SE LUI AMA LUI, IL PARTITO CHE FA?
di Anna Sartorio
I GAY E LA POLITICA
In Italia ci sono 4 milioni
di omosessuali. Che votano. A destra come a sinistra. Eppure sono in molti
a pensare che parole come "tolleranza" appartengano più all'Ulivo
che al Polo. È davvero
così? Non proprio, a sentire alcuni militanti e rappresentanti di
Alleanza nazionale. Che lanciano un appello: Fini, occupati anche di noi.
Chi ha paura dei gay, chi
ha paura del lupo cattivo? «L' omosessualità è estranea
al nostro dna», proclamavano qualche mese fa i dirigenti torinesi
di Alleanza nazionale. «Per il partito della falce e martello era
impensabile vivere fuori dai canoni della sessualità suggerita dal
parroco», stuzzicava Armando Plebe, il filosofo amico del Msi che
20 anni fa dichiarò a Giampaolo Pansa la propria omosessualità,
scandalizzando il Pci. Ma allora chi è più omofobica, la
Destra o la Sinistra?
Platinette scuote la testina
bionda. «È una domanda senza risposta», flauta. «A
parte il fatto che non esiste più ne l'una ne l' altra, il problema
dei froci non è orizzontale, ma verticale». Tradotto, dal
platinettese significa: «E una questione di strati sociali: la borghesia
li accetta, basta che non si espongano troppo; il proletariato no».
Quanto al «froci» - è bene precisarlo -secondo Platinette
«è la parola più bella: omosessuale e gay sono termini
orrendi. E chi se ne frega se la sinistra lo trova un appellativo poco politically
correct». Ma torniamo al proletariato. Ricorda Platinette: «Quando
negli anni Settanta i froci andavano a manifestare insieme con i metalmeccanici
-e questo
posso assicurarlo perche
l'ho visto con i miei occhioni -gli operai li guardavano male, i finocchi,
uh se li guardavano male». Poi votavano Pci. «Comunque i froci
ci sono sia a destra che a sinistra», assicura la bionda drag queen,
che giura di non stare «ne da una parte ne dall'altra: io sono liberale,
come certe democrazie del Nord Europa». E molto libera, si potrebbe
aggiungere, visto che reclama "la possibilità di cambiare idea ogni
quarto d'ora". Insomma, come al solito Platinette è simpatica ma
non esaustiva: meglio rivolgersi al-trove. Salvo lasciare spazio al suo
appello finale: «Vorrei aprire il prossimo congresso di An, così
magari conosco la de-stra, di cui non so niente». Proprio niente?
«Beh, non ho ancora capito chi era Evola».
Cartellino rosso Enrico
Oliari, presidente di GayLib, l'unica associazione italiana di omosessuali
ad avere un orientamento di centrodestra, prende la faccenda più
seriamente. Intanto perchè, nel 1992, era stato cacciato fuori dal
Msi per essersi dichiarato gay (salvo poi essere reintegrato, con mille
scuse, grazie all'intercessione di Gianfranco Fini e Alessandra Mussolini).
E poi perche «i governi di centrosinistra, per gli omosessuali, non
hanno ancora combinato niente: tante belle parole, ma tutti i progetti
di legge restano lettera morta», Per queste due ragioni ha iniziato
la sua battaglia: dimostrare che destra e omosessualità non sono
affatto incompatibili. Oliari non ha dubbi: «La sinistra è
omofobica». E giù con gli esempi: «II presidente dell'
Arcigay, Franco Grillini, ha tentato più volte di candidarsi alle
politiche per il centrosinistra. Tutto inutile». Esempio numero
due: «Tre anni fa, alla festa dell'Unità, i compagni lanciarono
pomodori e uova marce contro i soci del circolo omosessuale Pink».
Terzo: «Monte Caprino, a Roma, luogo storico di appuntamento tra
omosessuali. Quel parco è rimasto aperto sotto la Roma dei Papi,
sotto la Roma di Mussolini e persino durante la lunga stagione democristiana.
Beh, sa chi l'ha fatto chiudere? Il sindaco ulivista Francesco Rutelli».
Anche nella destra, va detto, c' è un po' di confusione. Quando
Gianfranco Fini dichiarò dal palco del Costanzo Show la sua scarsa
simpatia verso i maestri omosessuali, si attirò gli strali dei suoi
stessi compagni di partito. Nino Strano, ex assessore siciliano di An,
se ne uscì con una battuta sarcastica: «Camerati, il presidente
ha parlato di maestri di scuola, non di assessori». Il filosofo Plebe
la prese un po' peggio: «Mi piacerebbe sapere se Fini, per suo figlio,
avrebbe preferito Socrate oppure un insegnante qualsiasi con gli ormoni
a posto». Oliari, che non nasconde -anzi -la sua simpatia per il
leader di An, ancora oggi liquida quella frase come «un'uscita abbastanza
infelice».
Saune e vecchiaia.
Che, nell'immaginario della gente, la destra storca il naso davanti ai
gay è una realtà: la sinistra rappresenta una fetta larghissima
del mondo omo- sessuale politico. l' Arcigay, che è di sinistra,
conta 70 mila iscritti. GayLib solo 400. «È un dato distorto»,
assicura Oliati. «Il fatto è che la tessera dell' Arcigay
serve per entrare nelle discoteche, nei locali e nelle saune per omosessuali.
Ce l'hanno tutti, anche i fan di Pino Rauti». GayLib, invece, ha
ben altra politica: niente iniziative nottambule, ma pro- getti di cui
la sinistra si disinteressa. «Il nostro obiettivo è aprire
una casa di riposò per anziani omosessuali. La sinistra si occupa
dei gay finchè sono giovani, belli e tirano tardi nei pub. Noi pensiamo
a quelli che, non avendo mai avuto ne' figli ne' famiglia, una volta invecchiati
e sfioriti restano soli al mondo. E magari sono pure malati».
Orgoglio e
pregiudizi L'interrogativo iniziale resta irrisolto. Secondo una stima
dell'Organizzazione mondiale della Sanità (eh già: fino a
qualche anno fa l'omosessualità era inserita nell'elenco delle patologie),
in Italia ci sono 4 milioni di gay. Stanno a destra? A sinistra? E chi
li teme? Per chi sono più scomodi? Secondo Nino Strano «l'e-
lettorato di An non è affatto assatanato contro gli omosessuali».
Il regista Franco Zeffirelli, che non ha mai nascosto le sue preferenze
sessuali, fu eletto senatore del Polo
nel 1994. Insomma, il pregiudizio destrorso nei confronti dei gay sarebbe
solo presunto.
«Certo che è
così», i spiega Oliari. «E non solo adesso, ma da sempre.
Tutti dicono che il fascismo era omofobico. Non è vero niente. Il
codice Rocco, quello di procedura penale approvato nel 1930, prevedeva
inizialmente leggi restrittive nei confronti dei gay. Ebbene, furono gli
stessi fascisti a emendarle. E poi basta parlare sempre e solo dei 200
omosessuali mandati al confino sotto Mussolini, negli anni Trenta. Perchè
non parliamo un po' delle migliaia di gay uccisi nei gulag sovietici oppure
nella Cina di Mao?». Già, chissà perchè.
Eppure, se è vero che la sinistra fa solo demagogia, anche la destra
ha le sue colpe. «Sì», ammette Oliari. «Una soprattutto:
è ignorante, nel senso che ignora le problematiche gay. Non esistono
posizioni ufficiali del partito sulI' argomento. Non se n' è mai
parlato apertamente. Ci sono solo posizioni di singoli politici».
Qualcuno potrebbe pensare a una scelta di comodo, magari un po' ipocrita.
O no? «No, no», incalza il presidente di GayLib, «non
si tratta ne' di ipocrisia ne' di machismo. Forse la destra ha solo paura
a toccare l' argomento. E dire che basterebbe una parentesi, a margine
di un congresso, per chiarire finalmente molte cose». l' appello
è lanciato. Chi ha orecchi per intendere...
Ich gehe hin
von Karin Gamper
Enrico Oliari, Präsident der AN -nahen Homosexuellen- Vereinigung "Gaylib ", über die Polemiken um die Veranstaltung der "World Gay Pride" in Rom.
TAGESZEITUNG: Herr Oliari,
als gescheiterter AN-Kandidat für den Bozner Gemeinderat und Vorsitzender
der AN-nahen Homosexuellenvereinigung "Gaglib" befinden Sie sich in einer
Zwickmühle: Gianfranco Fini hat die Veranstaltung in Rolli scharf
verurteilt. Werden Sie trotzdem hingehen?
ENRICO OLIARI: Natürlich.
Unsere Position unterscheidet sich aber von den anderen Teilnehmern. Wir
kritisieren die Organisatoren des "Gay Pride", weil sie eine gegen die
Kirche gerichtete Veranstaltung auf die Beine gestellthaben. Die "Gay Pride"
soll ein Denkzettel für ~en Papst u~.d sein~ schwulen- ~ndlichen Außerungen
sein. vvlr sind der Meinung, dass die Veranstaltung im Jubiläumsjahr
auch anderswo stattfinden hätte können.
Aus welchem Grund gehen
Sie dann hin?
Um gegen die Mitte-Links-Regierung
zu demonstrieren, die trotz woßer Ankündigungen nichts für
unsgetan hat. Wir wollen mehr Rechtein Italien. Immerhin gibt es laut Statistiken
Z\vischen drei und vier Millionen Homosexuelle. Gleichzeitig treten wir
für das Recht ein, protestieren zu dürfen. Es kann doch
nicht sein, dass nicht mehr protestiert werden kann, weil der Papst dies
verbietet.
Waren Sie schon einmal
bei einer Gay Pride?
Ja, natürlieh. Ich
habe eine Verantaltung sogar selbst organisiert. Dabei bin ich strikt gegen
das exotische, folkloristische Auf treten der Gays. Sie sollten in AIltagskleidern
hipgehen. Nur so verstehen die Leute, dass es Menschen wie alle anderen
auch sind.
Fühlen Sie sich
in einer Partei wohl, deren Leader offen gegen die Veranstaltung eintritt
und auch in dervergangenheit homosexullenfeindliche Sprüche
geklopft hat?
Alleanza Nazionale hat nichts
gegen die "Gay Prlde". Die Partei will wegen des Jubiläumsjahres nur
nicht, dass die Veranstaltung in Rom stattfindet. Aber es stimmt: Ich bin
in letzter Zeit etwas berunruhigt, weil in Alleanza Nazionale wieder sehr
reaktionäre Positionen zuspüren sind. Ich habe immer gehofft,
dass die Partei liberaler wird.
Was sagt Gianfranco Fini
zu Ihrer Teilnahme?
Ich habe mit ihm gesprochenurid
er hat gemeint, dass bei AN jeder seine Meinung vertreten kann. Dasselbe
hat mir in Bozen Giorgio Holzmann gesagt.
Sollten die Mitte-Rechts-Kräf-
te demnächst an die Regierung gelangen: Erhoffen Sie sich davon eine
wesentliche Besserung der Stellung der Homosexuellen in Italien? Das
kom darauf an: Wenn Mitte-Rechts als katholiche Kraft an die Regirung gelangt,
bleibt alles beim Alten. Wenn sie eine liberale Richtung einschlägt;
besteht Hoffnung für uns.
La nostra lobby è diversa
di Daniele Scalise
Quattro deputati fra cui spicca il trascinatore Grillini. Giornali, siti internet, club. Da An fino a Rifondazione.
E’
iniziata in sordina, ma ha tutte le intenzioni di farsi sentire. T esse
la sua tela a sinistra ma è obbligata
a
guardare anche a destra. La lobby gay, per la prima volta rappresentata
in Parlamento da ben quattro deputati (Franco Grillini, Titti De Simone,
Nichi Vendola e Alfonso Pecoraro Scanio) , che l'anno scorso fece pubblica
professione di bisessualità), si fa forte di gruppi associativi
solidificati, occupa uno spazio consistente su Internet, diffonde tre mensili
e ha sviluppato una rete commerciale (locali, discoteche, bar, saune, ristoranti,
librerie) che cresce a vista d'occhio. Se è vero che 1'obiettivo
principale è quello di vedere riconosciuti i propri diritti, altrettanto
innegabile è che differenze su come arrivarci e quali battaglie
combattere ce ne sono parecchie.
Un
esempio. Antimatrimonialista convinta, Titti De Simone ha come primo gesto
del suo mandato di rappresentante del popolo presentato una legge per il
riconoscimento delle unioni civili: “Non n1i piace molto la parola lobby,
anche se credo che sarà naturale collaborare con gli altri deputati
che provengono dal movimento gay”. Franco Grillini, forte del principio
aureo secondo il quale “gay o etero, per me pari sono”, chiede l'allargamento
dell'istituzione matrimoniale, e per far questo ripete in continuazione
che è disposto “a incontrare, discutere e convincere anche i parlamentari
di destra. Del resto non mi pare che ci sia molta alternativa”.
Nella
coalizione vincitrice e ora al governo, qualcosa in effetti si muove. Lentamente,
come un pachiderma che non ama essere infastidito, ma si muove. Silvio
Berlusconi, e con lui Lucio Colletti e Marco Taradash (ora non più
in parlamento) avevano più volte e con toni diversi mostrato aperture
e interesse nei confronti della minoranza più cospicua del paese.
Lo stesso Giuliano Ferrara, notoriamente molto vicino al presidente del
Consiglio. è pronto a scommetterci la testa. “Non vedo perché
Berlusconi non dovrebbe prestare attenzione alle richieste dei gay o perché
i gay debbano sentirsi minacciati dal centro-destra» , ha di chiarato
poco prima delle elezioni. E sul suo giornale, "il Foglio", ha fatto pressing
a favore di Enrico Oliari, leader di GayLib,.l'organizzazione che riunisce
i simpatizzanti omosessuali del centrodestra. Oliari era stato infatti
proposto da Enzo Palmesano, componente dell’Assemblea nazionale di An,
come sot-tosegretario ai Diritti civili e alla tutela delle minoranze.
A dire il vero con poche, se non nulle, possibilità di successo.
Grillini
ha comunque deciso di non lasciare nulla di intentato..
Non
a caso, appena messo piede a Montecitorio, il neodeputato e presidente
onorario dell' Arcigay ha colto l'occasione offertagli da Ignazio La Russa
per stringere amicizia con Nino Strano, anche lui di An ed eletto nel collegio
di Catania-Misterbianco. Strano ha condotto buona parte della sua campagna
elettorale in molti luoghi di ritrovo gay. Con risultati eccellenti, tanto
da essere diventato a destra uno dei punti di riferimento per la lobby
in via di composizione. Sicura- mente vicina alla causa omosessuale è
poi anche Alessandra Mussolini, tra le prime a difendere a spada tratta,
con l'impeto che la contraddistingue, il diritto a veder riconosciuta in
modo pieno la cittadinanza ai gay.
A
sinistra Grillini conta molto sull'aiuto delle diessine Gloria Buffo e
Giovanna Melandri, che nelle scorse legislature hanno preso a cuore e difeso
la questione gay. Come del resto spera di avere un sostegno da Fabio Mussi,
che in un passato non lontanissimo ha mostrato simpatia per la causa. Incoraggianti
anche le prime dichiarazioni del ministro della Sanità, il cattolico
Gerolamo Sirchia, che a proposito della pillola del giorno dopo ha dichiarato
di vo- ler essere “un ministro della Repubblica italiana e non del Vaticano”.
Un segnale che potrebbe favorire la discussione sulla procreazione assistita
(come chiedono da anni le lesbiche) e su una campagna più pressante
per la prevenzione dell'Aids. “Capisco la posizione della Chiesa”, ha infatti
dichiarato il ministro dopo aver giurato al Quirinale, “ma come scienziato
e uomo di governo ho il dovere di dire che la profilassi è giusta”.
E ha assestato così un colpo ferale alla fronda integralista della
Casa delle libertà che contava su una esplicita e dura condanna
del diabolico condom.
A
questo punto, irrobustite dal World Pride del 2000, che ha laminato l’attenzione
di tutti i media, le associazioni gay sono decise a contare di più
nella nuova legislatura. L' Arcigay , per esempio, vanta al suo attivo
100 mila tesserati, la maggioranza dei quali mostra simpatie per i Ds,
mentre una minoranza guarda al partito di Bertinotti e a quel che resta
dei Verdi. Ciò non toglie che, come dice il presidente Sergio Lo
Giudice, “ci sono molti nostri aderenti che non si riconoscono nella sinistra,
e per i quali la questione omosessuale è legata al conseguimento
degli obiettivi classici del liberalismo europeo”. Arcilesbica è
forse meno cospicua, ma non per questo meno combattiva. A fare da contraltare
alI' Arcigay bolognese, c'è poi il Circolo di Cultura omosessuale
Mario Mieli di Roma. La presidente uscente Imma Battaglia ha partecipato
attivamente ai comitati Melandri, che hanno lavorato per la rielezione
dell'ex ministro della Cultura. E ora si attende, di risposta, sostegno.
Una
vera e propria potenza internettiana è infine quella costituita
da Gay .it, il portale che ogni giorno registra ben 20 mila visitatori.
Guidato da Alessio De Giorgi, ha suscitato gli appetiti di Seat-Pagine
Gialle e di American On Line, due società che sono entrate nella
composizione azionaria con il 22,5 per cento a testa. È ancora fresco
il dibattito aspro che ha coinvolto la comunità omosessuale sulla
decisione di De Giorgi di aprire, durante la bellicosa campagna elettorale,
i propri spazi pubblicitari anche a Forza Italia. “Siamo potenti e non
ce ne dispiace. Tutt'altro”, dice lui. “E il nostro potere vogliamo farlo
pesare tutte le volte che lo riterremo opportuno. È ora che la politica
si svegli”.