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1 - La Repubblica, 18 feb 06 - An e quella fiamma nel simbolo


 

La Repubblica, 18 feb 06

 

An e quella fiamma nel simbolo

Urso: “Via solo con il partito unico”

 

di Francesco Bei

 

Roma - La Fiamma iniziò ad ardere nel '46, quando Almirante - ispirandosi al distintivo di un'associazione combattentistica - immaginò il simbolo de Msi. Intorno ci fiorì subito il mito: i militanti, come ricordano Lanna e Rossi in "Fascisti immaginari". interpretarono M. S. I. come acronimo di «Mussolini sei immortale». Un'altra leggenda voleva che la base del trapezio

rappresentasse il sepolcro del Duce da cui si sprigionava la fiamma delle idee immortali. Fatto sta che «la fiamma tricolore», seppur rimpicciolita per far spazio al nome di Fini, a dieci anni da Fiuggi è ancora lì e non ha nessuna intenzione di sloggiare dal simbolo di Alleanza Nazionale. Cosa accadrà però quando nella Cdl arriveranno i "cavalieri neri" di Alessandra Mussolini? L'ingresso di forze dichiaratamente neofasciste (anzi, come ha affermato ieri Tilgher, senza "neo") pone dei problemi all'identità - gollista, neoconservatrice, nazional-liberale – faticosamente conquistata da An dopo e grazie agli “strappi" del suo leader? Senza contare che nei simboli del Fronte nazionale e di Forza Nuova campeggia una bella fiamma tricolore, seppur stilizzata e quasi trasfigurata in un segno futurista.

Marco Tarchi, ricercatore di Scienza della politica a Firenze e uno degli studiosi più attenti della destra italiana (in passato anche intellettuale d'area, ora si definisce «un senza parte») ribalta l'approccio. Il problema, sostiene il professore, non è il simbolo ma la sostanza: «Non ho mai

pensato che la strada giusta per acquisire un'identità fosse semplicemente quella di sbarazzarsi

del passato. Anzi, insistere sulla necessità di cambiare i simboli crea le premesse per una scappatoia che esime i partiti dal dover ripensare il rapporto tra ciò che si è stati e ciò che si vuole essere».

In sostanza per Tarchi sarebbe un errore per An sbarazzarsi in fretta della Fiamma per distinti di evoluzione, ma il problema non è il passato, è il presente: non sono più un partito di estrema destra ma non si sa se diventeranno un partito liberale, non sono un partito conservatore ma hanno paura di essere un partito nazional-populista. Insomma, si sa cosa non sono più (fascisti) ma non si sa cosa sono diventati».

Per un dirigente di An come Adolfo Urso – tra i meno affezionati alle sacre reliquie - il problema della Fiamma invece «semplicemente non esiste come questione». Certo, ammette il viceministro, «nel passato anche al nostro interno qualcuno sosteneva che la Fiamma fosse un impedimento alla crescita di An e alla nostra legittimazione internazionale. Ma Fini è stato a Gerusalemme, a Washington, alla convenzione europea come leader di An, con quella fiamma nel simbolo. E non è successo nulla. Oltretutto oggi con quello stesso simbolo An potrebbe entrare nel Ppe, quindi il problema mi sembra ampiamente superato». Il partito unico del centrodestra, quello semmai è l'unico solvente capace di scolorire la fiamma: «Fin quando esisterà An ci sarà la Fiamma. Se nascerà il soggetto unico del centrodestra, a quel punto ne potremmo riparlare».

Paradossalmente, a difendere la Fiamma ci si mette pure Enrico Oliari, salito alle cronache per essere stato il primo omosessuale dichiarato iscritto ad An. Un partito che vede «come una Dc di destra, pieno di bacchettoni e cattoliconi, lontano da quell'idea di destra liberale che immaginavo a Fiuggi. Per questo - sospira il presidente di "GayLib", l'associazione degli gay che votano Cdl - la Fiamma ormai la vedo come una difesa, visto che almeno il MSI di Almirante si batteva per la difesa delle minoranze”.


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