PAGINA WEB DI ENRICO OLIARI
RASSEGNA STAMPA (continua)
In questa pagina:
- Alto Adige BZ: Respinto donatore di sangue gay
- Il Mattino BZ: Libri "diversi", una sfida coraggiosa nella Bolzano amante della tradizione
- Polix: Gay in politica, un universo nascosto, quasi fantasma


Alto Adige BZ, 12 mag 2001

Respinto donatore di sangue gay

di Luca Fregona

MERANO. «Voglio donare il sangue, ma continuano ad impedirmelo perché sono omosessuale, nonostante il ministro Veronesi abbia eliminato questa insopportabile discriminazione». La denuncia è di Enrico Oliari, 31 anni, meranese, presidente dell'associazione Gaylib, più che mai deciso ad abbattere uno steccato che non ha assolutamente ragion d'essere. Tanto da intervenire pubblicamente.
«All'ospedale di Bolzano - continua - non hanno ancora recepito la nuova circolare e si attengono ad un comunicato che esclude, di fatto, le persone che hanno rapporti omosessuali». Enrico Oliari, infermiere professionale all'ospedale Tappeiner, è stato per anni un donatore regolare («l'Avis mi ha pure consegnato il diploma di benemerito»), poi ha dovuto smettere perché un decreto del gennaio 1991, firmato dall'allora ministro alla sanità De Lorenzo, inseriva i gay nelle categorie a rischio aids, vietando alle Asl di accettare il loro sangue. «Una decisione assurda e profondamente discriminatoria - spiega Oliari - perché partiva da un presupposto sbagliato, quello delle categorie a rischio. Mentre invece, ad essere a rischio, sono i comportamenti. Faccio un esempio: un gay monogamo ha sicuramente meno possibilità di contrarre l'aids di un eterosessuale promiscuo o che frequenta regolarmente prostitute». Contro il decreto De Lorenzo, Oliari, nella sua veste di presidente del movimento Gaylib che raccoglie gli omosessuali italiani che si riconoscono nel centrodestra, ha ingaggiato da 10 anni una vera e propria battaglia personale. Qualche mese fa è stato chiamato a Roma come consulente dal ministro per le pari opportunità Katia Belillo. «Ho lavorato alla commissione "Diritti e libertà" che ha elaborato il nuovo decreto sulle donazioni firmato dal ministro Veronesi il 3 aprile ed entrato in vigore il 18».
Gazzetta ufficiale alla mano, l'altro giorno Oliari si presenta al servizio trasfusionale dell'Asl centro-sud, all' ospedale San Maurizio, con l'intenzione di riprendere a donare il sangue. Prima però chiede allo sportello il comunicato informativo sull'aids dove sono elencate le categorie escluse. «Grande è stata la mia sorpresa - racconta - quando ho letto che gli omosessuali rientravano ancora tra coloro che non possono donare il sangue. Insomma, a Bolzano non si sono ancora accorti che la normativa è mutata». Oliari chiede delle spiegazioni, ma ottiene solo delle risposte confuse. «Mi sono allora deciso a segnalare la situazione a ministri Bellillo e Veronesi, al direttore generale dell'Asl Lanzinger, al dirigente medico Girardi e al primario del servizio trasfusionale, dottor Prinoth».



Il Mattino BZ, 19 apr 01

Libri "diversi", una sfida coraggiosa nella Bolzano amante della tradizione

Uscito il primo libro edito da Stefania Gander, verrà presentato domani alla libreria Madri Gras

di Michela Turra

Lo dice lei stessa: «E' una grossa scommessa».
Creare ex-novo una piccola casa editrice e puntare su libri in cui si crede, in totale autonomia: ma Stefania Gander di coraggio ne ha (in passato lo ha dimostrato) e ora si butta con entusiasmo in questa nuova avventura. Un'avventura tutta sua, che l'ha portata a costituirsi come ditta individuale, Stefania Gander editrice, e che comincia nel segno di un'altra donna, Rita Rasom, la prima autrice data alle stampe, 11 cui libro, «Da donna a donna»  (sottotitolo Amori e passioni di una donna che par- la di donne), verrà presentato domani alla libreria Mardi Gras di via Hofer 4, alla presenza, oltre che di scrittrice ed editrice, della presidente nazionale dell' Arcitrans Deborah Lambillotte.
E' piuttosto chiaro, quindi, quali tematiche stanno a cuore a Stefania: quelle sociali, ma anche privati, che si chiamano omosessualità, disagio, condizione femminile. Alle donne è infatti dedicata la collana Pentesilea, in cui pubblica la Rasom, che ne ha scelto il nome e che, autodidatta, di professione fa la parrucchiera.
Il suo testo è un vivido spaccato sul mondo dei sentimenti, ferite aperte, che bruciano nelle pagine, dirette da lei, donna, ad altre donne.
Delle difficoltà di vivere da «diversa» in una Bolzano che «onora» di considerazione sociale le donne sposate e con figli, Rita Rasom parla nella prefazione, in cui fa palpitare la città di due mondi, uno di qua e l'altro di là dal Talvera. mentre un'umanità varia oscilla in cerca di piaceri intorno al locale Holler. E Bolzano è presente nei pensieri di Rita come in quelli di Stefania.
Perchè hai creato una tua casa editrice? Avevo due possibilità: andare a lavorare in un ufficio, oppure fare qualcosa di mio, in cui credo davvero. Ho optato per questa seconda scelta. E poi, l'ho fatto anche per offrire un'opportunità ad autrici e autori dell'Alto Adige, uno sbocco che vada oltre la regione. Oggi che la produzione editoriale è fortemente omologata, dalle piccole case editrici deve venire un forte stimolo e io spero di farlo con i miei libri.
Che cosa ti ha colpito del testo di Rita Rasom? L'ho pubblicato perchè fa capire che l'amore lesbico è sentimento, una cosa non accettata nell'opinione comune. In particolare, Bolzano è una città che tollera, ma tollerare e basta è troppo poco, bisogna comprendere. Un «diverso» qui vive bene sa fa le cose nel privato; seppure non gli si manifesta ostilità, la richiesta è di adesione a un modello tradizionale. E per le lesbiche è ancora più difficile che per i gay.
Dopo questa, quali altre opere farai uscire? II secondo libro, che uscirà a settembre, è un testo di altro altoatesino, Enrico Oliari, dal titolo «Omo sapiens», una raccolta di interviste sull'omosessualità fatte da lui ad esponenti della destra. Terza opera in cantiere, «Game over», confessioni di un ex giocatore d'azzardo preso in cura da un Centro, che uscirà pure in autunno. Ancora allo studio, per quarto vorrei pubblicare un lavoro sul teatro per bambini. Complessivamente, l'idea è di stampare 3-4 libri l'anno.
Una volta in libreria, abbandonerai le opere, come fanno tanti editori, piccoli e grandi, o le promuoverai sul mercato?  Sento il prodotto che pubblico molto mio e lo curo attraverso un'accurata operazione di marketing. Lo sto facendo con «Da donna a donna», già presentato a Milano e a Torino, e che mercoledì 27. porterò al Lesbian Pride Festival di Bologna.
Come finanzi la tua attività?  Il mio solo sostentamento saranno le vendite, perchè ci tengo ad essere autonoma, e dunque un flop non me lo posso permettere.  Ho stampato questo primo volume in 1.500 copie e conto di venderne almeno 1.000: il libro sta andando bene, ha avuto una buona accoglienza e anche recensioni. Purtroppo, noi piccoli incontriamo problemi di distribuzione; non li ho avuti con l'estero, e li ho in Italia.
Sei aperta a proposte di esordienti, ad opere che trovano difficoltà ad avere spazio nel circuito commerciale? Credo che il cassetto sia custode di molti bei testi, e leggerò tutto quanto mi arriverà. Alcune persone mi daranno una mano nella conduzione della casa editrice e anche nella lettura delle opere. La storia di Stefania Gander, 32 anni, è piuttosto nota. In una lettera a «Repubblica» dichiarò apertamente, anni fa, di essere transessuale, prendendo posizione sulle problematiche di genere. Apparsa in diverse trasmissioni televisive, Stefania, iscritta alla facoltà di Scienze politiche dell'Università di Padova, fece scalpore poi in occasioni delle elezioni comunali del maggio 2000, quando si presentò candidata per la Margherita. Non fu eletta, ma ebbe un discreto successo personale.
Oggi, ormai donna a tutti gli effetti, tenta la strada della casa editrice, convinta che in Alto Adige ci sia bisogno di una voce letteraria capace di dare voce a chi si batte contro la discriminazione, il pregiudizio, l'intolleranza e l'emarginazione.
«Non necessariamente - precisa - la mia casa editrice si occuperà di omosessualità come in questo primo libro, ma riproporrò il tema appena possibile, anche perché da queste parti se ne parla pochissimo».Il primo volume edito da lei è «Da donna a donna», della 30enne bolzanina Rita Rasom, uno scritto che affronta appunto il tema dell'amore tra donne. «Quando, per la prima volta, mi trovai fra le mani gli scritti di Rita Rasom, ne rimasi subito affascinata - scrive la Gander nell'introduzione al volume, 18.000 lire, 81 pagine - Ciò che mi colpì fu lo stile inconfondibilmente femminile di Rita, in cui l'evento in se era solo il pretesto per raccontare emozioni, sentimenti, amori, passioni...» E in conclusione: «Come editrice, non posso celare la soddisfazione di iniziare questa avventura proprio con Da donna a donna, con l'auspicio che la voce di Rita Rasom possa arrivare quanto più lontano possibile».
Per scoprire che cosa di questo testo ha colpito la giovane editrice, che in passato ha tra l'altro lavorato presso il Centro di recupero degli ex-giocatori d'azzardo di Bolzano, ci si può recare domani sera alle 20 alla libreria Mardi Gras, dove verrà presentato.



Polix, 20 mag 2001

Gay in politica, un universo nascosto, quasi fantasma

di Ettore Colombo

Nella Casa delle Libertà, per ora il problema di una candidatura gay non si pone. Eppure, oltre allo storico gruppo dell'ArciGay, da sempre vicino alla sinistra, oggi esiste anche Gay.lib, l'associazione dei gay vicini al Polo. Ed è arrivato proprio ieri l'appello di Enzo Palmesano, dell'assemblea nazionale di An, al presidente Fini affinché candidi alla Camera Enrico Oliari, presidente di Gay-lib: "Oliari rappresenterebbe un forte segnale dell'impegno di An in difesa dei diritti delle persone omosessuali, una svolta storica. Sarebbe lui il nostro Delanoe". Cosa farà il Polo? Accetterà la provocazione del "liberal" Palmesano? Rimane comunque in piedi la storica battaglia dei Radicali a favore del movimento omosessuale e rimane una pratica ancora poco frequente, tra i politici di casa nostra, quella dell'outing
I gay e la Casa delle Libertà. Un rapporto non certo facile, tutt'altro. Ma c'è chi ci prova - e da anni - a costruirlo, nonostante le battute d'arresto e le sconfitte non siano certo state poche. Enrico Oliari, trentenne, bolzanese, iscritto e militante convinto di Alleanza nazionale, ha creato un'associazione, Gay.lib, che raccoglie oltre trecento aderenti "e - dice - ci tengo a sottolinearlo, tutti politicamente convinti di questa scelta di campo, non certo gente che va solo nei locali gay, nei circoli gay e che solo per questo motivo ha in tasca la tessera dell'Arcigay, finendo per essere però poi subito arruolato dalla sinistra". "Sinistra che - continua - finge di appoggiare i gay e invece non lo fa: il Parlamento, in questa legislatura, non ha fatto nulla per appoggiare le leggi a favore dei gay e ben due commissioni ministeriali, quelle della Balbo e della Bellillo, non sono servite a nulla".  Certo è che di problemi, con il suo stesso partito e con tutto il Polo, Olliaro ne ha avuti parecchi e non si vergogna di raccontarli: "A Napoli, durante la conferenza programmatica di An, mi hanno persino impedito di tenere una conferenza stampa per spiegare le nostre posizioni e anche prima mi avevano osteggiato in tutti i modi. Del resto, anche Forza Italia,  da quando ha aderito al Ppe e consacrato la sua svolta clericale e moderata, abbandonando lo spirito liberale delle origini, non ci aiuta più come prima, ma i nostri veri avversari interni sono la Lega di Bossi e i cattolici integralisti alla Bottiglione. I nostri amici, invece, sono i fondatori del Polo laico, come l'onorevole Taradash". "Certo è", conclude Olliaro, "che anche tra i gay le vecchie categorie di destra e sinistra non reggono più, come dimostra il clamoroso risultato del sondaggio promosso tra i gay italiani dal sito www.gay.it, nel quale risulta che il politico italiano che sarà più votato alle prossime politiche dalla comunità gay è proprio lui, Silvio Berlusconi. Nonostante ciò, un parlamentare gay dichiarato da eleggere nelle fila della Casa della Libertà per ora non è un problema all'ordine del giorno...".  Questo era quanto dichiarava a Polix Oliari, ma il giorno dopo (il 20 marzo) Enzo Palmesano, membro dell'assemblea nazionale di An e storico rappresentante dell'ala liberal del suo partito, dettava alle agenzie una frase di segno diametralmente opposto: "Candidamo Oliari alle elezioni. Darebbe un contributo notevole al nostro paese e rappresenterebbe un forte segnale dentro An". Eppure, come volevasi dimostrare e nonostante una martellante - e civilissima - campagna di stampa orchestrata dal Foglio diretto da Giuliano Ferrara, tendente a chiedere ad An, cercando di stanarne i vertici, di "accettare" l'idea di una candidatura gay nelle proprie fila (candidatura appoggiata anche, e proprio sul Foglio, da donna Assunta Almirante, vedova del fondatore dell'Msi), il Polo ha categoricamente escluso candidati gay dalle sue liste.
Amici storici del movimento gay sono sempre stati, invece, i Radicali, a cominciare dal suo stesso leader storico, Marco Pannella, che proprio il giorno dopo l'elezione di Delanoe ha dettato questa frase alle agenzie: "La pudibonderia degli italiani e della grande stampa italiana non ha il coraggio di riconoscere che il sindaco di Parigi è un frocio, una persona che - come noi radicali - non ha mai avuto l'orgoglio omosessuale. E allora cosa sono Sodomia e Gomorra secondo i liberatori Bossi e Bottiglione? Non so se il sindaco di Parigi sia a favore delle famiglie omosessuali - cose sulle quali anch'io ho sempre avuto una posizione molto soft, però sono sicuro che questo sindaco non è come certi politici italiani, anche importantissimi, che sono sopravvissuti alla vergogna tacita del loro essere omosessuali, e non si vergognerà affatto di praticare una politica senza discriminazioni verso i gay".
Pannella, al suo solito, tuona e può rivendicare lo storico e fondamentale appoggio che lui e il suo partito diedero, sin dalla loro nascita, alle battaglie e alle tematiche omosessuali. Il "FUORI", la prima organizzazione omosessuale italiana, della quale quest'anno ricorre il trentennale della nascita (1971), già dal 1974 si federò al Partito radicale e questi rimase sempre al suo fianco, promuovendo, nel 1976, grazie a suoi deputati il primo dibattito parlamentare sui problemi dei gay. Ma oggi anche a Pannella e ai radicali vengono rivolte delle accuse, anche su questo tema specifico: il giornalista Mauro Suttora, per esempio, in un libro appena uscito, Pannella & Bonino Spa (Kaos edizioni), che proprio della trasformazione subita, nel corso degli anni, dal partito radicale parla, sostiene a chiare lettere che tutti i segretari venti/trentenni del partito radicali, giovani e brillanti esponenti di quel partito, sono assurti a tale carica anche per... "motivi di letto" con Marco Pannella. Insomma, il primo a non aver mai voluto fare esplicitamente "outing" sarebbe stato proprio lo storico leader radicale. Non è il solo, tuttavia, questo è certo: di omosessuali non dichiarati in Parlamento ce ne sono molti, ma l'unico (e il primo) che ha avuto il coraggio di ammetterlo pubblicamente è stato proprio il primo deputato gay eletto a Montecitorio, l'onorevole di Rifondazione Nichi Vendola. E il caso del ministro verde Alfonso Pecoraro Scanio, che l'anno scorso dichiarò pubblicamente la sua bisessualità, è rimasta un'eccezione. Del resto, si era allora in epoca di World gay Pride. Nella vita di tutti i giorni, tutto diventa più difficile e si complica maledettamente. Anche e soprattutto quando si tratta di eleggere dei parlamentari della Repubblica.


rassegna stampa
pagina web di enrico oliari