Respinto donatore di sangue gay
di Luca Fregona
MERANO.
«Voglio donare il sangue, ma continuano ad impedirmelo perché
sono omosessuale, nonostante il ministro Veronesi abbia eliminato questa
insopportabile discriminazione». La denuncia è di Enrico Oliari,
31 anni, meranese, presidente dell'associazione Gaylib, più che
mai deciso ad abbattere uno steccato che non ha assolutamente ragion d'essere.
Tanto da intervenire pubblicamente.
«All'ospedale
di Bolzano - continua - non hanno ancora recepito la nuova circolare e
si attengono ad un comunicato che esclude, di fatto, le persone che hanno
rapporti omosessuali». Enrico Oliari, infermiere professionale all'ospedale
Tappeiner, è stato per anni un donatore regolare («l'Avis
mi ha pure consegnato il diploma di benemerito»), poi ha dovuto smettere
perché un decreto del gennaio 1991, firmato dall'allora ministro
alla sanità De Lorenzo, inseriva i gay nelle categorie a rischio
aids, vietando alle Asl di accettare il loro sangue. «Una decisione
assurda e profondamente discriminatoria - spiega Oliari - perché
partiva da un presupposto sbagliato, quello delle categorie a rischio.
Mentre invece, ad essere a rischio, sono i comportamenti. Faccio un esempio:
un gay monogamo ha sicuramente meno possibilità di contrarre l'aids
di un eterosessuale promiscuo o che frequenta regolarmente prostitute».
Contro il decreto De Lorenzo, Oliari, nella sua veste di presidente del
movimento Gaylib che raccoglie gli omosessuali italiani che si riconoscono
nel centrodestra, ha ingaggiato da 10 anni una vera e propria battaglia
personale. Qualche mese fa è stato chiamato a Roma come consulente
dal ministro per le pari opportunità Katia Belillo. «Ho lavorato
alla commissione "Diritti e libertà" che ha elaborato il nuovo decreto
sulle donazioni firmato dal ministro Veronesi il 3 aprile ed entrato in
vigore il 18».
Gazzetta
ufficiale alla mano, l'altro giorno Oliari si presenta al servizio trasfusionale
dell'Asl centro-sud, all' ospedale San Maurizio, con l'intenzione di riprendere
a donare il sangue. Prima però chiede allo sportello il comunicato
informativo sull'aids dove sono elencate le categorie escluse. «Grande
è stata la mia sorpresa - racconta - quando ho letto che gli omosessuali
rientravano ancora tra coloro che non possono donare il sangue. Insomma,
a Bolzano non si sono ancora accorti che la normativa è mutata».
Oliari chiede delle spiegazioni, ma ottiene solo delle risposte confuse.
«Mi sono allora deciso a segnalare la situazione a ministri Bellillo
e Veronesi, al direttore generale dell'Asl Lanzinger, al dirigente medico
Girardi e al primario del servizio trasfusionale, dottor Prinoth».
Libri "diversi", una sfida coraggiosa nella Bolzano amante della tradizione
Uscito il primo libro edito da Stefania Gander, verrà presentato domani alla libreria Madri Gras
di Michela Turra
Lo
dice lei stessa: «E' una grossa scommessa».
Creare
ex-novo una piccola casa editrice e puntare su libri in cui si crede, in
totale autonomia: ma Stefania Gander di coraggio ne ha (in passato lo ha
dimostrato) e ora si butta con entusiasmo in questa nuova avventura. Un'avventura
tutta sua, che l'ha portata a costituirsi come ditta individuale, Stefania
Gander editrice, e che comincia nel segno di un'altra donna, Rita Rasom,
la prima autrice data alle stampe, 11 cui libro, «Da donna a donna»
(sottotitolo Amori e passioni di una donna che par- la di donne), verrà
presentato domani alla libreria Mardi Gras di via Hofer 4, alla presenza,
oltre che di scrittrice ed editrice, della presidente nazionale dell' Arcitrans
Deborah Lambillotte.
E'
piuttosto chiaro, quindi, quali tematiche stanno a cuore a Stefania: quelle
sociali, ma anche privati, che si chiamano omosessualità, disagio,
condizione femminile. Alle donne è infatti dedicata la collana Pentesilea,
in cui pubblica la Rasom, che ne ha scelto il nome e che, autodidatta,
di professione fa la parrucchiera.
Il
suo testo è un vivido spaccato sul mondo dei sentimenti, ferite
aperte, che bruciano nelle pagine, dirette da lei, donna, ad altre donne.
Delle
difficoltà di vivere da «diversa» in una Bolzano che
«onora» di considerazione sociale le donne sposate e con figli,
Rita Rasom parla nella prefazione, in cui fa palpitare la città
di due mondi, uno di qua e l'altro di là dal Talvera. mentre un'umanità
varia oscilla in cerca di piaceri intorno al locale Holler. E Bolzano è
presente nei pensieri di Rita come in quelli di Stefania.
Perchè
hai creato una tua casa editrice? Avevo due possibilità: andare
a lavorare in un ufficio, oppure fare qualcosa di mio, in cui credo davvero.
Ho optato per questa seconda scelta. E poi, l'ho fatto anche per offrire
un'opportunità ad autrici e autori dell'Alto Adige, uno sbocco che
vada oltre la regione. Oggi che la produzione editoriale è fortemente
omologata, dalle piccole case editrici deve venire un forte stimolo e io
spero di farlo con i miei libri.
Che
cosa ti ha colpito del testo di Rita Rasom? L'ho pubblicato perchè
fa capire che l'amore lesbico è sentimento, una cosa non accettata
nell'opinione comune. In particolare, Bolzano è una città
che tollera, ma tollerare e basta è troppo poco, bisogna comprendere.
Un «diverso» qui vive bene sa fa le cose nel privato; seppure
non gli si manifesta ostilità, la richiesta è di adesione
a un modello tradizionale. E per le lesbiche è ancora più
difficile che per i gay.
Dopo
questa, quali altre opere farai uscire? II secondo libro, che uscirà
a settembre, è un testo di altro altoatesino, Enrico Oliari, dal
titolo «Omo sapiens», una raccolta di interviste sull'omosessualità
fatte da lui ad esponenti della destra. Terza opera in cantiere, «Game
over», confessioni di un ex giocatore d'azzardo preso in cura da
un Centro, che uscirà pure in autunno. Ancora allo studio, per quarto
vorrei pubblicare un lavoro sul teatro per bambini. Complessivamente, l'idea
è di stampare 3-4 libri l'anno.
Una
volta in libreria, abbandonerai le opere, come fanno tanti editori, piccoli
e grandi, o le promuoverai sul mercato? Sento il prodotto che
pubblico molto mio e lo curo attraverso un'accurata operazione di marketing.
Lo sto facendo con «Da donna a donna», già presentato
a Milano e a Torino, e che mercoledì 27. porterò al Lesbian
Pride Festival di Bologna.
Come
finanzi la tua attività? Il mio solo sostentamento saranno
le vendite, perchè ci tengo ad essere autonoma, e dunque un flop
non me lo posso permettere. Ho stampato questo primo volume in 1.500
copie e conto di venderne almeno 1.000: il libro sta andando bene, ha avuto
una buona accoglienza e anche recensioni. Purtroppo, noi piccoli incontriamo
problemi di distribuzione; non li ho avuti con l'estero, e li ho in Italia.
Sei
aperta a proposte di esordienti, ad opere che trovano difficoltà
ad avere spazio nel circuito commerciale? Credo che il cassetto sia
custode di molti bei testi, e leggerò tutto quanto mi arriverà.
Alcune persone mi daranno una mano nella conduzione della casa editrice
e anche nella lettura delle opere. La
storia di Stefania Gander, 32 anni, è piuttosto nota. In una lettera
a «Repubblica» dichiarò apertamente, anni fa, di essere
transessuale, prendendo posizione sulle problematiche di genere. Apparsa
in diverse trasmissioni televisive, Stefania, iscritta alla facoltà
di Scienze politiche dell'Università di Padova, fece scalpore poi
in occasioni delle elezioni comunali del maggio 2000, quando si presentò
candidata per la Margherita. Non fu eletta, ma ebbe un discreto successo
personale.
Oggi,
ormai donna a tutti gli effetti, tenta la strada della casa editrice, convinta
che in Alto Adige ci sia bisogno di una voce letteraria capace di dare
voce a chi si batte contro la discriminazione, il pregiudizio, l'intolleranza
e l'emarginazione.
«Non
necessariamente - precisa - la mia casa editrice si occuperà di
omosessualità come in questo primo libro, ma riproporrò il
tema appena possibile, anche perché da queste parti se ne parla
pochissimo».Il primo volume edito da lei è «Da donna
a donna», della 30enne bolzanina Rita Rasom, uno scritto che affronta
appunto il tema dell'amore tra donne. «Quando, per la prima volta,
mi trovai fra le mani gli scritti di Rita Rasom, ne rimasi subito affascinata
- scrive la Gander nell'introduzione al volume, 18.000 lire, 81 pagine
- Ciò che mi colpì fu lo stile inconfondibilmente femminile
di Rita, in cui l'evento in se era solo il pretesto per raccontare emozioni,
sentimenti, amori, passioni...» E in conclusione: «Come editrice,
non posso celare la soddisfazione di iniziare questa avventura proprio
con Da donna a donna, con l'auspicio che la voce di Rita Rasom possa arrivare
quanto più lontano possibile».
Per
scoprire che cosa di questo testo ha colpito la giovane editrice, che in
passato ha tra l'altro lavorato presso il Centro di recupero degli ex-giocatori
d'azzardo di Bolzano, ci si può recare domani sera alle 20 alla
libreria Mardi Gras, dove verrà presentato.
Gay in politica, un universo nascosto, quasi fantasma
di Ettore Colombo
Nella
Casa delle Libertà, per ora il problema di una candidatura gay non
si pone. Eppure, oltre allo storico gruppo dell'ArciGay, da sempre vicino
alla sinistra, oggi esiste anche Gay.lib, l'associazione dei gay vicini
al Polo. Ed è arrivato proprio ieri l'appello di Enzo Palmesano,
dell'assemblea nazionale di An, al presidente Fini affinché candidi
alla Camera Enrico Oliari, presidente di Gay-lib: "Oliari rappresenterebbe
un forte segnale dell'impegno di An in difesa dei diritti delle persone
omosessuali, una svolta storica. Sarebbe lui il nostro Delanoe". Cosa farà
il Polo? Accetterà la provocazione del "liberal" Palmesano? Rimane
comunque in piedi la storica battaglia dei Radicali a favore del movimento
omosessuale e rimane una pratica ancora poco frequente, tra i politici
di casa nostra, quella dell'outing
I
gay e la Casa delle Libertà. Un rapporto non certo facile, tutt'altro.
Ma c'è chi ci prova - e da anni - a costruirlo, nonostante le battute
d'arresto e le sconfitte non siano certo state poche. Enrico Oliari, trentenne,
bolzanese, iscritto e militante convinto di Alleanza nazionale, ha creato
un'associazione, Gay.lib, che raccoglie oltre trecento aderenti "e - dice
- ci tengo a sottolinearlo, tutti politicamente convinti di questa scelta
di campo, non certo gente che va solo nei locali gay, nei circoli gay e
che solo per questo motivo ha in tasca la tessera dell'Arcigay, finendo
per essere però poi subito arruolato dalla sinistra". "Sinistra
che - continua - finge di appoggiare i gay e invece non lo fa: il Parlamento,
in questa legislatura, non ha fatto nulla per appoggiare le leggi a favore
dei gay e ben due commissioni ministeriali, quelle della Balbo e della
Bellillo, non sono servite a nulla". Certo è che di problemi,
con il suo stesso partito e con tutto il Polo, Olliaro ne ha avuti parecchi
e non si vergogna di raccontarli: "A Napoli, durante la conferenza programmatica
di An, mi hanno persino impedito di tenere una conferenza stampa per spiegare
le nostre posizioni e anche prima mi avevano osteggiato in tutti i modi.
Del resto, anche Forza Italia, da quando ha aderito al Ppe e consacrato
la sua svolta clericale e moderata, abbandonando lo spirito liberale delle
origini, non ci aiuta più come prima, ma i nostri veri avversari
interni sono la Lega di Bossi e i cattolici integralisti alla Bottiglione.
I nostri amici, invece, sono i fondatori del Polo laico, come l'onorevole
Taradash". "Certo è", conclude Olliaro, "che anche tra i gay le
vecchie categorie di destra e sinistra non reggono più, come dimostra
il clamoroso risultato del sondaggio promosso tra i gay italiani dal sito
www.gay.it, nel quale risulta che il politico italiano che sarà
più votato alle prossime politiche dalla comunità gay è
proprio lui, Silvio Berlusconi. Nonostante ciò, un parlamentare
gay dichiarato da eleggere nelle fila della Casa della Libertà per
ora non è un problema all'ordine del giorno...". Questo era
quanto dichiarava a Polix Oliari, ma il giorno dopo (il 20 marzo) Enzo
Palmesano, membro dell'assemblea nazionale di An e storico rappresentante
dell'ala liberal del suo partito, dettava alle agenzie una frase di segno
diametralmente opposto: "Candidamo Oliari alle elezioni. Darebbe un contributo
notevole al nostro paese e rappresenterebbe un forte segnale dentro An".
Eppure, come volevasi dimostrare e nonostante una martellante - e civilissima
- campagna di stampa orchestrata dal Foglio diretto da Giuliano Ferrara,
tendente a chiedere ad An, cercando di stanarne i vertici, di "accettare"
l'idea di una candidatura gay nelle proprie fila (candidatura appoggiata
anche, e proprio sul Foglio, da donna Assunta Almirante, vedova del fondatore
dell'Msi), il Polo ha categoricamente escluso candidati gay dalle sue liste.
Amici
storici del movimento gay sono sempre stati, invece, i Radicali, a cominciare
dal suo stesso leader storico, Marco Pannella, che proprio il giorno dopo
l'elezione di Delanoe ha dettato questa frase alle agenzie: "La pudibonderia
degli italiani e della grande stampa italiana non ha il coraggio di riconoscere
che il sindaco di Parigi è un frocio, una persona che - come noi
radicali - non ha mai avuto l'orgoglio omosessuale. E allora cosa sono
Sodomia e Gomorra secondo i liberatori Bossi e Bottiglione? Non so se il
sindaco di Parigi sia a favore delle famiglie omosessuali - cose sulle
quali anch'io ho sempre avuto una posizione molto soft, però sono
sicuro che questo sindaco non è come certi politici italiani, anche
importantissimi, che sono sopravvissuti alla vergogna tacita del loro essere
omosessuali, e non si vergognerà affatto di praticare una politica
senza discriminazioni verso i gay".
Pannella,
al suo solito, tuona e può rivendicare lo storico e fondamentale
appoggio che lui e il suo partito diedero, sin dalla loro nascita, alle
battaglie e alle tematiche omosessuali. Il "FUORI", la prima organizzazione
omosessuale italiana, della quale quest'anno ricorre il trentennale della
nascita (1971), già dal 1974 si federò al Partito radicale
e questi rimase sempre al suo fianco, promuovendo, nel 1976, grazie a suoi
deputati il primo dibattito parlamentare sui problemi dei gay. Ma oggi
anche a Pannella e ai radicali vengono rivolte delle accuse, anche su questo
tema specifico: il giornalista Mauro Suttora, per esempio, in un libro
appena uscito, Pannella & Bonino Spa (Kaos edizioni), che proprio della
trasformazione subita, nel corso degli anni, dal partito radicale parla,
sostiene a chiare lettere che tutti i segretari venti/trentenni del partito
radicali, giovani e brillanti esponenti di quel partito, sono assurti a
tale carica anche per... "motivi di letto" con Marco Pannella. Insomma,
il primo a non aver mai voluto fare esplicitamente "outing" sarebbe stato
proprio lo storico leader radicale. Non è il solo, tuttavia, questo
è certo: di omosessuali non dichiarati in Parlamento ce ne sono
molti, ma l'unico (e il primo) che ha avuto il coraggio di ammetterlo pubblicamente
è stato proprio il primo deputato gay eletto a Montecitorio, l'onorevole
di Rifondazione Nichi Vendola. E il caso del ministro verde Alfonso Pecoraro
Scanio, che l'anno scorso dichiarò pubblicamente la sua bisessualità,
è rimasta un'eccezione. Del resto, si era allora in epoca di World
gay Pride. Nella vita di tutti i giorni, tutto diventa più difficile
e si complica maledettamente. Anche e soprattutto quando si tratta di eleggere
dei parlamentari della Repubblica.