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- Il Secolo d'Italia, 3 set 06 - Solidarietà ai gay aggrediti a Bologna
- Il Secolo d'Italia, 2 mar 06 - Boomerang gay
- Il Corriere della Sera, 2 mar 06 - Dal frustino di Velena all'impegno di Busi, trans e gay alla prova del voto
- La Repubblica, 3 mar 06 - E il secolo d'Italia riscopre i gay
Il Secolo
d'Italia, 10 set 06
SOLIDARIETA' AI GAY AGGREDITI A BOLOGNA
Dopo l'aggressione "nella tollerantissima Bologna di Cofferati" è necessario
verificare il grado di tolleranza riservato ai gay da parte degli
extracomunitari prima di concedere la cittadinanza rapida.
Lo afferma Enrico Oliari, presidente di GayLib, associazione dei gay di
centrodestra e militante di Alleanza Nazionale, che in una nota esprime
solidarietà ai due studenti che a Bologna, mentre stavano per entrare in un
circolo gay, sono stati insultati e picchiati con una spranga da tre uomini,
descritti dagli aggrediti come stranieri dell'Est europeo. Secondo Oliari "sono
in forte crescita i casi di aggressione fisica e verbale ai danni di gay e
lesbiche italiani da parte di extracomunitari provenienti dai paesi arabi e
dall'Europa dell'Est".
Il Secolo
D'Italia, 2 mar 06
A chi il voto gay? Non a Luxuria...
Boomerang gay
Accuse alla sinistra: "Ci usano come Kleenex"
di Gloria Sabatini
Vi a vedere che alla fine il nemico numero uno della comunità omosessuale
italiana diventa la sinistra. I moderati della Margherita lo sono apertamente
(non per difendere i valori della famiglia e della tradizione, ma i voti in
libera uscita del centro) i leader di Rifondazione, Comunisti italiani e Verdi
lo sono di fatto: dietro le chiacchiere, la solidarietà urtata, le carnevalate
in giro per l'Italia si comincia a sospettare ci sia il vuoto assoluto. «Hanno
fatto bene gay e lesbiche a fischiare Fausto Bertinotti, che almeno la smetta di
fingere dii spalleggiarci, lo sanno tutti che si è arreso alla Margherita» è il
commento che in queste ore corre sul filo della protesta del variegato mondo
dell'associazionismo gay.
Da silenziosa, tutta giocata in casa al riparo dei riflettori, la protesta
contro i compagni del palazzo «che se ne fregano dei pacs» nelle ultime ore è
esplosa pubblicamente. Più vengono candidati con ostentazione (come nel caso di
Vladimir Luxuria "blindata" al secondo posto delle liste di Rifondazione alla
Camera) e portati in giro per gli studi televisivi, più la comunità degli
omosessuali sente odore di "patacca"». «Le contestazioni mosse dalle comunità
gay ai vertici del Prc per il mancato riconoscimento dei pacs sono
obiettivamente fondate», dice Marco Ferrando, «anche su questo terreno
democratico elementare l'alleanza di governo con Francesco Rutelli e il centro
dell'Unione ha imposto il suo prezzo: l'adattamento alte pressioni vaticane». Il
leader trotzkista di Rifondazione, noto per dire quello che pensa senza tanti
alambicchi diplomatici (le"sparate" su Nassiriya gli sono costate il seggio alla
Camera) mette con un certo compiacimento il dito nella piaga. «Stretto nella
camicia di forza dell'Unione, Bertinotti deve rinunciare persino a Zapatero,
rischiando di regalare voti alla demagogia di immagine di Bonino-Boselli. Ma,
Rifondazione comunista non è nata 15 anni fa per finire in un compromesso
storico bonsai con i padroni e i vescovi...». Sarà pure la sua vendetta contro
Fausto per il benservito, ma quello che dice è «drammaticamente» vero,
sostengono i diretti interessati.
«Che me ne faccio di una clericale? Che c'entrano Rutelli e Mastella con
qualsivoglia concetto di sinistra? Che cosa investono nella speranza di uno
Stato finalmente laico i grossi cresimati e folgorati dalla ricerca di Dio
tramite cabina elettorale Bertinotti, Fassino, Prodi?», è il grido ai dolore di
Aldo Busi che ieri ha annunciato il suo voto per Emma Bonino e la Rosa nel
pugno.
«Su questo terreno la sinistra farebbe bene a nascondersi. Se Rutelli gioca
sporco facendo l'occhietto al Vaticano, Bertinotti non è migliore. Dietro la
candidatura di Luxuria e i Gay Pride non c'è nessun impegno concreto a difesa
dei nostri diritti», dice Enrico Oliari, iscritto ad Alleanza nazionale dal 1989
e presidente dei GayLib, l'associazione che riunisce i liberi omosessuali di
destra.
«Le crociate a favore dei gay del centrosinistra sono tutto fumo e niente
arrosto. Vogliamo parlare delle due righe sui Pacs inserite nel programma di
Prodi? Si parla esclusivamente del riconoscimento dei diritti della singola
persona, praticamente il minimo che si possa dire, per altro già previsto dal
Codice civile».
Oliari non ha paura dei bigotti («trasversali agli schieramenti») combatte per
il riconoscimento giuridico delle unioni di fatto («sono favorevole al
matrimonio civile, certo, ho apprezzato il coraggio di Aznar in Spagna, ma sono
contrario alle adozioni, perché mi metto dalla parte del bambino che ha diritto
di crescere con un padre e una madre») e dice di non essere mai caduto nella
trappola dei luoghi comuni, che da decenni dipingono una sinistra italiana
«aperta, laica, moderna» e una destra «oscurantista, bacchettona, machista».
Che cosa c'è di più lontano dal rispetto delle minoranze dalla candidatura di
una star come Valdimir Luxuria, ricca e famosa, proprietaria di uno dei locali
più frendly (e redditizi) della capitale? Che cosa c'è di più insultante per un
omosessuale "normale"(jeans e maglione) delle carnevalate che ogni anno si
celebrano nel nome dell'orgoglio gay?
Facciamo un po' d'ordine nella memoria collettiva, aggiunge con un certo
fervore, "normalmente vengano sempre ricordati solo gli omosessuali perseguitati
dal nazi-fascismo, in realtà l'omosessualità è stata condannata, anche
duramente, in molti paesi comunisti - si infervora Oliari per fare un "po'
d'ordine" nella memoria storica di questo paese - sono cinquantamila gli
omosessuali scomparsi nei gulag sovietici, senza contare quelli internati in
Cina, a Cuba ed in molti altri paesi soggetti a regime comunista». Par condicio
delle discriminazioni? «No, ci mancherebbe. Voglio solo dire che la sinistra è
ipocrita e ignorante». Un esempio? «Nonostante sia stato proprio Che Guevara a
inventare i campi di concentramento per i gay cubani, a ogni Gay pride si vedono
centinaia di giovani con il suo volto ritratto su bandiere e magliette, quasi
che le sofferenze e gli orrori patiti dalle vittime non abbiamo nessuna
importanza. Ipocrisia, ipocrisia dovuta all'ignoranza». La tesi è audace ma
fondata. Oliari va persino più in là: «Forse, proprio perché il Movimento
sociale ha conosciuto il ghetto e l'isolamento non ha mai discriminato le
minoranze. E poi il fascismo è stata l'unica forma di governo di quel periodo a
non condannare gli omosessuali».
Ma torniamo all'attualità, tra destra bacchettona e la sinistra laica, gratta
gratta, la forza politica più ostile all'agenda della comunità gay è la seconda,
«perché finge di sposare una causa e poi, quando serve l'accelerazione finale,
te la trovi da un'altra parte».
Insomma, l'amarezza e delusione nel mondo omosessuale di sinistra uscite allo
scoperto con le dichiarazioni di Ferrando non sono un capriccio per alzare il
prezzo. «I gay italiani - taglia corto il presidente di GayLib - assistono
all'ennesimo tradimento da parte dei partiti di sinistra, che, ancor prima di
arrivare al governo (ma spero di no),
girano loro le spalle». Ma come concilia un omosessuale in An («sto cercando
casa con il mio compagno, ma non è facile») la sua crociata per i diritti gay
con i valori fondanti del partito di Fini? «Guardi che non sono certo gli
omosessuali a minacciare la famiglia italiana, nella quale anch'io credo. Chi
pensa questo non conosce la società in cui vive".
Il Corriere della Sera, 2 mar 06
Dal frustino di Velena all'impegno di Busi, trans e gay alla prova del voto
Roma - Gay e lesbiche. I loro voti piacciono. E scottano. In tutti i
sensi. Ci sono testimoni. La scena è questa: un transgender di 43 anni
chiamato/a Helena Velena — cappotto leopardato, minigonna in pelle, calze
autoreggenti strappate e bracciali borchiati — che sfiora il collo di Fausto
Bertinotti con un frustino. E lui, il segretario di Rifondazione comunista, che
resta lì, sorpreso e forse impaurito, muto e immobile, nel rimbombo di
sghignazzi e applausi eccitati del centro congressi di via Cavour, scelto per
affrontare, appunto, «i dubbi di gay e lesbiche», dubbi da tramutare in
consensi, in voti.
È successo martedì pomeriggio, a Roma. Il quotidiano Liberazione ha seguito
l'assemblea. Il direttore Piero Sansonetti ha deciso di aprirci il giornale. Il
titolo, ieri, era questo: «Siamo con voi, con voi possiamo vincere». Anche se
poi non sono stati pochi quelli che hanno rimproverato al leader comunista di
aver «ceduto alla Margherita su un mucchio di questioni». A cominciare,
ovviamente, «dai Pacs. Un problema che Emma Bonino affronta meglio, molto meglio
di te, Fausto».
L'ha scritto persino il quotidiano del partito: quello con il movimento Glbtq
(gay, lesbiche, bisessuali, transgender e queer) era «forse l'appuntamento più
difficile. Perché è il punto più dolente del programma dell'Unione, perché in
questo caso il compromesso è più evidente».
Titti De Simone, fondatrice di Arci-lesbica e capolista per Rifondazione in
Emilia- Romagna, smorza però i toni: «Non esagererei. Il movimento gay ha, da
sempre, un rapporto di fiducia con noi di Rifondazione... Quanto a certi
personaggi, che pure girano, cosa c'entrano con noi?».
C'entrano. Come Mondrian, per esempio: ex maestro elementare e fondatore del
Gender e del Degrado, i primi due locali transgender d'Europa, conosciuti nella
Capitale anche per essere «frequentati da onorevoli e attori, da intellettuali e
magistrati». Tutti attirati da cosa, signor Mondrian? «Dal nostro essere liberi.
Da noi si parla e si fa sesso. Si è liberi, insomma, di far tutto. Come me, che
sono...». Che è? «Militante iscritto a Rifondazione. Fausto lo sa. Titti De
Simone no?».
Volti nuovi che portano, o dovrebbero portare, preferenze: come Vladimir Luxuria,
candidata Prc ormai onnipresente. «Facciamo il tifo per lei, cioè per lui»,
dicono al Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. «Questo si sa, ma se è
vero che il 72% degli omosessuali italiani vota a sinistra, noi ne
rappresentiamo almeno il 35%»: ottimista Franco Grillini, in lista «sicura» a
Milano con i Ds. «E non sono il solo: candidiamo anche Vanni Piccolo a Roma,
Alessandro Zan a Padova e Agata Ruscica in Sicilia». Gay e lesbiche che spostano
voti. «Tre milioni di omosessuali, perché tanti ce ne sono in Italia, che si
apprestano - si rattrista Alessandro Cecchi Paone - a rimediare una solenne
fregatura. Sono disamorato e indeciso per chi votare. Nessuno, temo, una volta
al governo, si ricorderà infatti di noi...». Questo tranquillizza anche Enrico
Oliari, presidente di Gay-Lib, gli omosessuali di destra. «Sui Pacs quelli del
centrosinistra parlano parlano, ma sono così distanti da noi... e poi la verità
è che io sono da sempre iscritto ad An».
Allibito il filosofo Gianni Vattimo. «Un gay iscritto ad Alleanza nazionale?».
Proprio così. «Un gay dovrebbe sempre essere di sinistra. Infatti io voterò per
i Comunisti italiani, pur tentato dalla Rosa nel pugno...».
Che, invece, avrà il voto dello scrittore Aldo Busi — «Cosa me ne faccio di una
sinistra radicale? Per Pannella e i suoi farò una campagna elettorale a dir poco
sfrenata» — e la candidatura di Luca Trentini (presidente Arcigay di Brescia).
Altri leader scontati: Alfonso Pecoraro Scanio (bisex) per i Verdi, Nicki
Vendola (gay) per Rifondazione. Cui andrà anche il voto dell'attore Leo Gullotta
(amico personale di Bertinotti).
Imbarazzo per il regista di origine turca Ferzan Ozpetek, che al Corriere ha già
spiegato: «Sono di sinistra, ma il mio mito è Tina Anselmi».
Fabrizio Roncone
La Repubblica, 3 feb 06
E IL SECOLO D'ITALIA" RISCOPRE I GAY
"E' la sinistra che li
discrimina"L'omosessualità sulla prima pagina del quotidiano di An. Ma Grillini:
"Una presa in giro"
di
Alessandra Longo
"Non prendiamoci per il c...": il diessino Franco Grillini sarà forse un po'
rude ma il suo commento rende l'idea di come un esponente di rilievo della
comunità omosessuale possa reagire di fronte all'improvvisa attenzione di An per
i gay. Il quotidiano di Fini ha pubblicato ieri in prima pagina un lungo
articolo con il seguente teorema: "Tra destra bacchettona e sinistra laica,
gratta gratta, la forza politica più ostile all'agenda gay è la seconda...".
Tesi suffragata dal sempreverde Enrico Oliari, presidente di Gaylib,
l'associazione nazionale dei gay liberali e di centrodestra, uno che ha passato
anni in gattabuia tra i machisti del partito, espulso nel 1993 in quanto "busone",
e poi ripreso con tante scuse ma senza avanzamenti di carriera. Infilandosi
nell'odierno - e non particolarmente avvincente - dibattito interno alla
sinistra su chi ha fatto di più per la comunità, se Bertinotti oppure la Rosa
nel Pugno, Oliari, infermiere, un compagno cameriere, descrive i poveri gay di
sinistra "delusi, amareggiati, traditi alle spalle" dalla loro stessa area
politica di riferimento che, "prima finge di sposare la causa e poi, quando
serve l'accelerazione finale, ecco che va da un'altra parte". A destra, si
lascia intendere, dopo gli anni bui dell'ironia, ci sono novità, si sarebbe
messa in moto una gioiosa macchina da guerra a favore degli omosessuali, a suo
tempo liquidati come "froci" dal sempre schietto Storace. Se chiedi alla
direzione del "Secolo" come mai l'argomento viene considerato ora da prima
pagina, la risposta è sul filo del fastidio: "La nostra è un'attenzione
normale". Che sia sfuggito un passaggio, che sia cambiato qualcosa dal '94, anno
in cui Piero Buscaroli, candidato An alle Europee, voleva risolvere il problema
alla radice e spedire "tutti i froci in campo di concentramento"? "Cambiato
qualcosa? Non prendiamoci per il c... - dice Grillini, candidato dei Ds con
seggio sicuro in Lombardia - la campagna elettorale della destra è tutta
impostata sull'esaltazione della famiglia e sull'omofobia, un'omofobia, questo
sì, diventata gentile della serie "ti discrimino per il tuo bene". No, non si
possono rovesciare le carte in tavola. La verità è che i Ds hanno fortemente
voluto la legge sui Pacs, hanno garantito la candidatura a quattro esponenti gay
e a destra, invece, non c'è niente di niente, anzi si sono pure alleati con i
fascisti che ci hanno malmenato all'ultimo Gaypride". Oliari può godere dei
malumori della comunità a sinistra, rifugiarsi persino nel ricordo edulcorato di
un Movimento Sociale che "non discriminava le minoranze" o, addirittura, di un
regime fascista che bocciava la legge contro gli omosessuali (salvo mandarli al
confino, ndr), ma deve arrendersi all'idea che lo sdoganamento a destra è
lontano. Marcello Veneziani è tranchant: "Ho il massimo rispetto per i problemi
che si pone Oliari ma sono solo suoi, non possono diventare una battaglia, il
tema politico dei gay non appartiene al repertorio culturale e civile della
destra". Pietra tombale di uno che conosce bene l'ambiente. Del resto, lo stesso
Oliari, cinque anni fa, in un momento di massimo realismo, poneva a se stesso
questa domanda: "Possono esistere gay di destra o è un po' come se la gente di
colore si iscrivesse al Ku Klux Klan?".