Rassegna stampa (continua)
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- L'Indipendente, 27 set 05: Attendi: c'è chi studia per una rivoluzione. Libertaria.
- L'Indipendente, 20 dic 06: Fassino assediato dai gay amici
L'Indipendente, 27 set 05
Attenti, c’è chi studia per una rivoluzione. Libertaria
di Daniele Priori
Laboratori. Il Movimento non ha un presidente ma un amministratore delegato
Prima proposta: flat tax al 22%. Una ola per festeggiare
Treviglio - Le strade strette, un silenzio dorato interrotto da qualche bicicletta e lì nel mezzo, nel cuore del paese, una sala con le poltroncine di velluto, stracolma già alle 10 di mattina dell’ultimo sabato di settembre che a Roma quasi pioveva e a Treviglio, nel cuore del bergamasco, ha messo in mostra una giornata talmente bella da poter sembrare proprio un’ “ottobrata romana”. Un evento? Forse. Perché in fondo, nello scorso fine settimana proprio Treviglio, 30mila abitanti, mezz’ora di macchina da Bergamo, un po’di più per arrivare a Milano, qualcosa si è mosso. Idee in movimento. Un movimento libertario. Qualcosa che fino ad oggi, nel panorama politico-culturale italiano, si è visto solo da lontano. Ideatore un visionario dalle idee chiare. Quel Leonardo Facco, galantuomo che di mestiere fa l’editore e dalle parti di Treviglio si aggira, lavora, milita, vive e che ormai da diverso tempo ha scelto di rendere pubblici pensieri e pensatori ancora tutt’altro che noti. E’ stato lui, qualche tempo fa, a decidere di provarci e farla la pazzia, chiamando a raccolta l’universo di satelliti un po’ribelli un po’ separatisti del piccolo grande panorama libertario. Tanto da dar vita ufficialmente, tra gli applausi e un accenno di ola, a fine giornata, al Movimento Libertario. Un sogno che per lui e per i tanti che hanno battuto le mani si trasformava in realtà.
Così, insomma, forse, si è autogiustificato quel raggio di sole “romano”, quel caldo ancora un po’ estivo che ha concesso a qualche giovane convitato, tra le tante giacche e cravatte, di sfoderare un divisa senza maniche e gioire della bellezza, uno dei tanti ingredienti di questo sabato lombardo in cui si è celebrata la libertà per la libertà.
E così si sono raccolte persone e personaggi di tutti i tipi: dai paludati e realisti membri dell’Istituto Bruno Leoni, guidati dal professor Carlo Lottieri, al leghista libertario ed ex ministro ai tempi del primo sogno berlusconiano, Giancarlo Paglierini. A fianco a loro molte altre cravatte verdi, giusto per ricordare che era la Lega, magari un’ala poco calderoliana, ma pur sempre la Lega a farla da padrona. Al punto che un onorevole, tale Stucchi, più verde-padano che mai, arrivato verso la fine, è salito sul palco e ha fatto un coming out da novello libertario. Va bene così. Prima di lui se n’erano sentite di ogni tipo. Come proprio l’editore Facco, nominato palesemente non presidente o segretario ma “amministratore delegato” del movimento, probabilmente si aspettava. Infatti se gli intenti, rispettati sostanzialmente almeno in mattinata, erano quelli di affrontare una cosa alla volta, prima di tutto l’economia, con il pensiero volato direttamente dal “popolo delle partite Iva”, agli imprenditori, rappresentati in sala da un club apposito, ai contribuenti e al ceto medio stanco dello Stato, con la proposta rivoluzionaria di una sola aliquota, precisamente una flat tax, fissa al 22%; nel pomeriggio hanno parlato proprio tutti dai veneti duri e puri della Raixe Venete di Patrik Riondato passando per i libertari pordenonesi e toscani, fino a Enrico Oliari, presidente di GayLib ed esponente di An che al mattino aveva avuto un apripista illustre nell’ex ministro Paglierini che, tanto per inserirsi nella disputa tra il cardinale Ruini e le coppie di fatto etero o gay che siano, ha proposto come un’utopia iperrealistica alla quale gettare l’occhio: il matrimonio fai da te. Magari anche con un termine. Giusto per adeguarsi ai tempi.
Idee e volti sovrastati, sabato, da una “A” maiuscola famosa, quella degli anarchici, in questo caso anarcolibertari, colorata di verde e riportata pure sulla testata della rivista libertaria edita da Facco che, non a caso, si chiama Enclave. Proprio quella stessa “A”con cui i ragazzotti più o meno cresciuti, eredi della sinistra barricadera, ancora vanno imbrattando i muri delle grandi città, tingendola però di rosso.
C’è da ridere a pensarci su. A riflettere su una tradizione, una intera scuola di pensiero, ignorata a tal punto dai più. E pensare poi a cosa sarà passato per la testa dei soliti studentelli “politicamenteimpegnati” che sabato mattina andavano a scuola, capelli lunghi, magari rasta, kaffiah d’ordinanza, maglietta col Che belloccio tinta nera su sfondo rosso. Chissà. Perché lì, in via Carcano, in quell’auditorium borghese, di un istituto di credito nasceva un movimento. Un esperimento, cioè. Il Movimento Libertario. Gente tranquilla, poco rivoluzionaria almeno nell’abbigliamento, forse addirittura anonima a tratti. Come quei ragazzi che all’uscita ti guardavano ammiccanti per venderti un libro di Ayn Rand o del papà di tutti i libertari, Rothbard. Come a dirti che lì dentro c’era scritta la ricetta di un sogno, il loro, conosciuto da pochi. Che è poi lo stesso dell’edtore Facco: vedere quei testi e quegli autori, un giorno, divenire dei classici magari anche studiati a scuola. A giudicare da quanto si è visto l’altro giorno la strada imbroccata è quella giusta.
L'indipendente, 20 dic 06
Adozioni controverse
Fassino assediato dai gay amici
di Gianluca Cicinelli
Lo stupore più della rabbia monta come un’onda sulla rete della comunità
omosessuale. Lo hanno scatenato le dichiarazioni di Piero Fassino, contrario
alle adozioni gay. Dal leader dei Ds non se l’aspettavano. «Le parole improvvide
di Fassino hanno aperto una vera requisitoria contro i Ds, che hanno rinunciato
anche alla parvenza di essere sinistra in nome di un'alleanza strategica con i
neoclericali della Margherita», scrive Ailred su w.queerblog.it. Punta invece
sulle coincidenze Ivan Scalfarotto, candidato contro Prodi alle primarie del
centrosinistra, che nel suo blog mette in rilievo come l'azione
di Fassino arrivi nei giorni della chiusura per mancanza di pubblicità di
Gay.tv. «Il segretario del più grande partito di sinistra non potrebbe
permettersi il lusso di parlare su questioni che egli stesso definisce delicate
e difficili, senza avere correttamente studiato e approfondito la questione,
come se si trattasse di una chiacchierata al bar dello sport», scrive invece sul
forum del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Parole ferme ma serene,
mai offensive, che denotano l’enorme consapevolezza del movimento omosessuale di
aver seminato nella società gli anticorpi contro l’omofobia. Una consapevolezza
confermata dai sondaggi, secondo cui un italiano su tre è ormai favorevole ai
matrimoni, non solo alle unioni civili, tra persone dello stesso sesso. Per
questo passo però è necessaria un’azione legislativa e qui nascono i problemi.
«La nostra fiducia nei confronti dell’attività di governo è crollata
vertiginosamente», commenta Aurelio Mancuso, segretario nazionale dell’Arcigay,
che dopo le parole di Fassino ha deciso di allontanarsi dai Ds dopo 25 anni di
militanza nel partito. Ma non è un addio in silenzio e Mancuso annuncia
battaglia con una grande manifestazione,
in agenda a marzo. «Il centrosinistra è ipocrita – sostiene Enrico Oliari,
presidente di GayLib, associazione di centrodestra – noi siamo rimasti nei
partiti anche quando questi ci attaccavano, perché la questione omosessuale non
è di destra o di sinistra. Tutti i partiti, quando non vogliono darci diritti,
per deviare l’attenzione, ci tirano addosso i bambini. Noi comunque siamo
contrari alle adozioni».
L’idea di andarsene dai Ds non trova d’accordo neanche Mario Cirrito,
responsabile della redazione di Babilonia Magazine, che attribuisce alla logica
di una coalizione le posizioni più o meno vicine alle richieste di gay, lesbiche
e transgender.
«Forse Fassino ci ha fatto un favore – dichiara – così, se non lo sapeva,
possiamo spiegargli che già sono migliaia le famiglie di fatto con figli, le
famiglie “arcobaleno” che sfilano con noi nei GayPride». Questo dibattito sta
mettendo a dura prova anche la pazienza del leader storico dell’Arcigay
e deputato Ds Franco Grillini. «Quando si è al governo si parla con i fatti e
fin qui sono stati deludenti. Fassino è l’azionista di riferimento del
centrosinistra – spiega – e a lui nei prossimi giorni diremo che non è possibile
che ogni volta che si sta facendo qualcosa per i diritti civili si alza
un teodem o un teopop o un teoqualcosa della Margherita che blocca tutto con il
consenso del segretario della Quercia». Grillini rivendica che
gli omosessuali italiani hanno la posizione più moderata dell’occidente e
attacca i Dl «che in commissione affari sociali non volevano ascoltare la
Lega italiana delle coppie di fatto».
Ciò che emerge con prepotenza da questo dibattito e che tra i tanti temi
nell’agenda del governo Prodi quello delle coppie di fatto rischia di
trasformarsi in un crinale impegnativo, quanto la riforma delle pensioni.