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- Il Velino - Enrico Oliari: "Gay, centrodestra, una realtà da non trascurare"

- Il Velino, 9 ago 05 - Cdl, aspettando il partito unico i fan scatenati su internet
- Gay.it - Trentamila per la normalità



Il Velino, 10 giu 02

Enrico Oliari: "Gay, centrodestra, una realtà da non trascurare"

di Nicholas D. Leone

Ventimila persone in piazza per i diritti dei gay. È il cospicuo risultato ottenuto dal Gay pride, la celebrazione annuale dell’orgoglio omosessuale che, dopo cinque giorni di festeggiamenti, si è conclusa sabato a Padova. La manifestazione finale è stata segnata dalla tensione: nella città veneta si erano infatti dati appuntamento anche i neofascisti di Forza Nuova, radunatisi in funzione anti-gay, e i centri sociali, capeggiati da Luca Casarini, che hanno sfilato in mezzo agli omosessuali. Al Gay pride hanno aderito gli omosessuali di centrodestra che fanno parte del movimento Gaylib: una presenza minoritaria, in una manifestazione tradizionalmente egemonizzata dai rappresentanti della sinistra. A Enrico Oliari, presidente di Gaylib, abbiamo rivolto alcune domande sulle difficoltà che gli omosessuali di centrodestra incontrano nel far sentire la propria voce. Qual era la vostra posizione sul Gay pride di quest’anno?Noi di Gaylib abbiamo aderito con distacco. Non eravamo d’accordo né sulle date prescelte, che coincidevano con le festività antoniane, né sullo slogan adottato (“Contro fascismi e totalitarismi”), che avrebbe invece dovuto porre l’accento sui diritti degli omosessuali. Tra i totalitarismi, prevalgono quelli comunisti, visto che di paesi fascisti non ce ne sono più. Sì al Gay pride, quindi, ma con qualche distinguo. Eravamo preoccupati soprattutto dai tentativi di infiltrazione nel tessuto culturale della festa: cosa c’entra Forza nuova, cosa c’entrano Casarini e i no-global? Noi siamo per la globalizzazione dei diritti civili. Partecipare al Gay pride è più difficile per i gay di centrodestra che per quelli di altre opinioni politiche?La festa dell’orgoglio omosessuale è nata come una manifestazione nel segno dell’ecumenismo: i gay vogliono combattere tutti insieme per i loro diritti. A Milano, l’anno scorso, noi di Gaylib ci siamo sentiti particolarmente a casa nostra, alla luce del patrocinio accordato dal presidente della Provincia, Ombretta Colli, e dal saluto inviato dal presidente del Senato, Marcello Pera. Voglio segnalare che proprio a Padova un assessore di An, Alvaro Gradella, ha presentato in consiglio comunale una mozione per il “riconoscimento delle coppie omoaffettive”. Ritiene che qualcosa si stia muovendo nel centrodestra? È cresciuta, in seno alla Casa delle libertà, la coscienza dei diritti degli omosessuali?Le affermazioni di alcuni esponenti del centrodestra dimostrano che c’è molta ignoranza sulla questione. Sono parecchi quelli che ci considerano ancora come pervertiti e pedofili. Nei lavori della Convenzione europea, Gianfranco Fini dovrà confrontarsi con rappresentanti di nove paesi (come Olanda, Germania, Spagna e Francia) che riconoscono i diritti civili dei gay, tra cui quello di unirsi legalmente. Noi siamo il fanalino di coda, forse per la presenza del Papa e, di conseguenza, per la forte cattolicizzazione cui è esposto il nostro paese. Alla Convenzione europea lavorerà anche Giuliano Amato, autore di una celebre gaffe sul Gay pride che Roma, “purtroppo”, ha dovuto ospitare nell’anno del Giubileo. Non dobbiamo più rimanere nascosti: ci si dovrà rendere conto che anche il vicino di casa, anche un figlio, possono essere gay, senza per questo essere sporcaccioni. All’interno del centrodestra, quali sono i vostri maggiori interlocutori?Il vero problema è che, dopo la diaspora della Democrazia cristiana, i cattolici si sono equamente ripartiti tra destra e sinistra. Per quanto riguarda il mio partito, An, a Fiuggi sembrò emergere un’impostazione culturale e ideologica diversa, poi l’influenza dei cattolici è tornata a essere preponderante. Sono convinto che qualche apertura possa venire da Forza Italia, che ha una forte venatura liberale, sebbene offuscata da preoccupazioni religiose. Riponiamo poi fiducia in singole personalità politiche come Alessandra Mussolini e Nino Strano, entrambi di Alleanza nazionale, che hanno dimostrato sensibilità sui problemi dei gay, mentre ci preoccupa che la commissione Diritti e libertà, da istituire presso il dicastero delle Pari opportunità, non sia ancora stata attivata dal ministro Stefania Prestigiacomo, nonostante le promesse da lei formulate sin da febbraio. La sinistra, dal canto suo, negli ultimi anni non ha certo fatto di meglio.Come si può evitare che il Gay pride sia soprattutto una festa degli omosessuali di sinistra?In questa manifestazione la sinistra è prevalentemente maggioritaria, ma l’anno scorso, a Milano, c’è stato un certo equilibrio. È passata, secondo me, l’epoca in cui la sinistra difendeva i gay, mentre la destra voleva metterli in un forno. Un sondaggio condotto l’anno scorso da gay.it, il portale degli omosessuali italiani, ha dimostrato che molte delle nostre preferenze vanno al centrodestra: Berlusconi è il politico più votato dalla comunità gay. Crede che il centrodestra sia pronto a candidare esponenti della comunità gay, oltre che a riceverne i voti?Alle amministrative non ci sono state candidature di nostri rappresentanti: per le europee, vedremo. In occasione delle ultime elezioni politiche, si parlò di una mia candidatura e di una mia nomina a sottosegretario: poi l’operazione non andò in porto. Ci sono stati, in passato, candidati del centrodestra ufficialmente gay, ma non sono stati eletti. La politica non è ancora pronta ad accoglierci: eppure il nostro movimento sta crescendo, sia per numero di iscritti che in termini di contatti con il mondo parlamentare. È innegabile, infatti, che a livello europeo la battaglia per i diritti degli omosessuali sia ormai all’ordine del giorno. Non mancano di certo gli onorevoli gay, seppure pochissimi abbiano il coraggio di dichiararsi. Secondo Franco Grillini, presidente dell’Arcigay, sono almeno 50 i parlamentari italiani omosessuali. Non sarò certo io a violarne la privacy, ma posso dire che fanno parte anche di An. L’importante, in generale, è creare una società in cui un politico gay di destra possa essere accettato. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, in Italia ci sono quattro milioni di omosessuali: pesa di più il consenso dei cattolici, ma il nostro è un serbatoio di voti non trascurabile. Piaccia o no, in America le lobby gay possono decidere la sorte di un presidente: da noi siamo ancora in una fase embrionale. I politici, però, capiscono il nostro peso: alcuni di loro vengono da me per informarsi sui nostri orientamenti. Servono nuovi modelli di famiglia, perché quella tradizionale, sostenuta da Francesco Storace, fa acqua da tutte le parti: al Nord, un matrimonio su due finisce entro sette anni. Quanto alla Lega, tre o quattro anni fa appoggiava l’introduzione delle unioni gay nella repubblica padana, poi ha ritrattato, tanto da diventare la nostra peggiore nemica: nei consensi, però, è scesa. I partiti che difendono a tutti i costi i vecchi valori si stanno ridimensionando: se si ostina a sostenere un solo modello di famiglia, anche An rischia una batosta.



Il Velino, 9 ago 05

 

Cdl, aspettando il partito unico i fan scatenati su internet


Roma, 09 AGO (Velino) - In attesa che vada in rete quello ufficiale, i fan del partito unico si divertono a costruire e a riempire un sito internet - nato artigianalmente per iniziativa di un paio di ragazzi militanti nella Casa delle liberta' - a sostegno della nascita della casa comune dei moderati. Dopo l'insediamento fisico avvenuto lo scorso 29 luglio, le tappe del percorso di aggregazione nel centrodestra a partire da settembre potranno essere seguite anche cliccando su assembleacostituente.org.
Il dominio e' stato gia' acquistato dal Comitato di Todi, e prima del prossimo appuntamento ufficiale dei fondatori dell'iniziativa, fissato al 20 settembre, il sito sara' operativo. Intanto, pero', chi vuole dire la sua sul partito unitario lo puo' fare scrivendo al partitounico.it, iniziativa di un gruppo di giovani che si e' appassionato all'idea di rilanciare le forze del centrodestra sotto un unico tetto. Per ultimo lo ha fatto Enrico Oliari, presidente dell'associazione GayLib (gay liberali e di centrodestra) che si e' rammaricato del fatto che non ci sono rappresentanti omosessuali nella costituente del partito unitario e ha chiesto udienza a Ferdinando Adornato. "Assieme agli amici della mia associazione abbiamo preso atto con senso di responsabilita', serenita' ma certo non poca tristezza dell'impossibilita' di vedere un nostro rappresentante tra i cento padri costituenti del partito unitario di centrodestra", si legge sul messaggio pubblicato nella sezione del sito dedicata alle "proposte degli elettori". GayLib conferma l'appoggio "all'importante passo politico" ma si rivolge ad Adornato chiedendo "la possibilita' di partecipare a un'audizione nella quale dare il nostro contributo alla causa comune spiegando le ragioni, i diritti e i doveri che le persone omosessuali liberali e di centrodestra sarebbero lieti di ritrovare nella Carta dei valori del futuribile soggetto politico unitario".


Gay.it, 8 giu 02

Trentamila per la normalità

Un Pride riuscitissimo, affollato e soprattutto, "politically correct": cordoni per proteggere i luoghi di culto, pochi eccessi e tante coppiette. Segno dei tempi?

di Giulio Corbelli

PADOVA - Niente più tette finte al vento e chiappe in bella mostra, la manifestazione nazionale dell'orgoglio gay e lesbico si è svolta all'insegna del politically correct: il PadovaPride 2002 è stato un grande successo, con un'affluenza superiore alle più rosee aspettative. La dirigenza Arcigay parla di trentamila persone che avrebbero sfilato nella città del Santo oggi, in ordine, con allegria, dimostrando il loro orgoglio con il divertimento e il sorriso. Nessun incidente a rovinare la manifestazione, che si è distinta per la sua voglia di normalità: numerosi i giovanissimi, molte le coppie teneramente abbracciate, tanti ragazzi e ragazze in abbigliamento normale, e poche mise appariscenti, per una sfilata sobriamente rivendicativa, circondata da uno schieramento di poliziotti e carabinieri che a dire il vero, non sono stati chiamati a fare alcunché.
Le tante persone hanno cominciato a concentrarsi già verso le 14, ma il corteo ha cominciato a muoversi solo alle 16, aperto dalle rombanti motociclette del coMoG, il Coordinamento Motociclisti Gay. Tante le personalità politiche presenti: oltre naturalmente all'immancabile Franco Grillini, c'era anche il deputato di Rifondazione Comunista Nichi Vendola, e
una nutrita rappresentanza dei Radicali Italiani, guidata da Daniele Capezzone, che grazie a uno sciopero della fame di nove giorni, ha raccolto intorno alla proposta di legge sulle unioni omosessuali, il consenso di 196 parlamentari, riuscendo così a depositarla: «Ora la proposta attende la discussione» ha affermato il leader Radicale.
Subito dopo le coloratissime due ruote, la sfilata era guidata dal carro dell'organizzazione animato da una scatenatissima Imma Battaglia. L' organizzatrice del World Pride del 2000, la manifestazione che così radicalmente ha mutato l'atteggiamento dell'opinione pubblica nei confronti dell'omosessualità, ha sostenuto anche questo Gay Pride in prima fila: «I Pride portano una crescita nella consapevolezza e nella visibilità delle persone, ovunque si svolgano e chiunque li organizzi - ha detto Imma a
Gay.it - Se la manifestazione di Roma ha portato un cambiamento paragonabile a quello causato da venti anni di movimento gay in Italia, questa servirà a renderci ancora più visibili». E la politica? «Io rivendico i miei diritti verso chiunque governi, sia di destra o di sinistra. Io sono orgogliosamente di sinistra, ma se devo avere come interlocutore un governo di destra, pretendo rispetto anche da loro».
A proposito di centro-destra, erano presenti alcuni esponenti di GayLib, tra cui il presidente Enrico Oliari: «Il Pride è una manifestazione di tutti e per tutti - ha detto Oliari, salvo esprimere poi profondo dissenso nei confronti del manifesto politico della manifestazione - Un manifesto che inizia con l'opposizione al fascismo è assurdo: non ci sono più nazioni fasciste in Europa, e l'Italia sicuramente non lo è».
Ma quello che colpiva di più nella sfilata di oggi, era il tono più pacato rispetto alle edizioni precedenti. "Siamo persone normali, con una vita normale" sembrava voler affermare la folla che allegramente ha sfilato oggi a Padova, anche se qualche Drag Queen e qualche trans hanno comunque colorato l'atmosfera, rendendosi anche disponibile ai tantissimi fotografi e cineoperatori presenti. Se, infatti, il PadovaPride è stato snobbato dagli organi di stampa nazionali fino a ieri, a giudicare dalla quantità di
giornalisti presenti oggi, si direbbe che la manifestazione avrà larga visibilità a partire da domani: decine di reporter hanno intervistato la gente per strada, i politici presenti, e soprattutto le tante coppie che hanno sfilato in mezzo alla folla.
Come Fabrizio e Max, da Milano, che hanno candidamente affermato di non approvare i Pride: «Non ci piacciono gli esibizionismi: siamo qui per dire 'siamo normali', non 'siamo froci'». Oppure Paolo e Franco, che portano magliette con stampato su "Vogliamo Sposarci": «Ma non è vero - ammettono - Magari non ci sposeremo, ma vogliamo che ci venga riconsociuto il diritto di farlo».
Le lesbiche, come al solito un po' meno visibili e diponibili dei maschietti, erano comunque presenti in gran numero: «Siamo qui per divertirci - ci hanno confessato Susanna e Elena arrivate da Bologna - E' vero che questo Pride è meno eccentrico: credo che in questa zona sia meglio evitare gli eccessi». Anche Matteo e Michele, due ragazzi di Verona, sono venuti a manifestare, per conto proprio, e non al seguito di qualche associazione, perché sanno quanto sia difficile vivere tranquillamente la
propria omosessualità in questa zona: «Per trovare casa, abbiamo dovuto tacere sul fatto che siamo una coppia» testimoniano tristemente.
Tantissime le organizzazioni presenti: dai Leather agli Orsi, dai genitori ai trans, e tantissimi gruppi di omosessuali credenti. Erano presenti, anche se anonimamente, molti rappresentanti delle forze dell'ordine omosessuali: finanzieri, poliziotti e carabinieri gay, raccoltisi intorno all'associazione Gay In Divisa e al suo sito internet, hanno formato un gruppetto anonimo. Ma c'erano. C'erano anche i "soliti" gay in giacca e cravatta, con il cartellino "il tuo consulente finanziario", "il tuo medico", ecc. Ovviamente era presente anche Arcigay nazionale, con Franco Grillini, presidente onorario, Aurelio Mancuso, segretario nazionale, e Sergio Lo Giudice, presidente nazionale: «Il risultato più bello è stato non tanto le trentamila persone che sfilavano - ha detto Lo Giudice - quanto i ventimila padovani che si sono assiepati ai lati del corteo per applaudire e
sostenerci. E' evidente che nonostante l'amministrazione della città non ci abbia agevolato, la popolazione è con noi».
Gli organizzatori hanno avuto cura di evitare ogni polemica politica: il percorso scelto per il corteo si è volutamente tenuto lontano dai luoghi di culto più importanti («E' anche una risposta alla posizione di dialogo espressa dalla Curia» ha detto Lo Giudice) e alcuni volontari della CGIL, con indosso la maglietta con il logo ufficiale del Pride, realizzavano
piccoli cordoni umani davanti agli edifici di culto, per scoraggiare chi avesse voluto inneggiare contro la Chiesa. Ma a nessuno è venuto in mente di farlo: gli slogan scanditi dal carro dell'organizazzione erano accolti e ripetuti solo dai pochi giovani vicini. Il resto del corteo è sfilato in tranquillità, tutt'al più accompagnato dalla musica di qualche carro organizzato da questa o quella realtà imprenditoriale gay, anche queste molto più numerose che a Roma. Sign of the Times?


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