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Oliari: "Gay, centrodestra, una realtà da non trascurare"
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Cdl, aspettando il partito unico i fan scatenati su internet
- Gay.it - Trentamila
per la normalità
Enrico Oliari: "Gay, centrodestra, una realtà da non trascurare"
di Nicholas D. Leone
Ventimila persone in piazza per i diritti dei gay. È il cospicuo risultato ottenuto dal Gay pride, la celebrazione annuale dell’orgoglio omosessuale che, dopo cinque giorni di festeggiamenti, si è conclusa sabato a Padova. La manifestazione finale è stata segnata dalla tensione: nella città veneta si erano infatti dati appuntamento anche i neofascisti di Forza Nuova, radunatisi in funzione anti-gay, e i centri sociali, capeggiati da Luca Casarini, che hanno sfilato in mezzo agli omosessuali. Al Gay pride hanno aderito gli omosessuali di centrodestra che fanno parte del movimento Gaylib: una presenza minoritaria, in una manifestazione tradizionalmente egemonizzata dai rappresentanti della sinistra. A Enrico Oliari, presidente di Gaylib, abbiamo rivolto alcune domande sulle difficoltà che gli omosessuali di centrodestra incontrano nel far sentire la propria voce. Qual era la vostra posizione sul Gay pride di quest’anno?Noi di Gaylib abbiamo aderito con distacco. Non eravamo d’accordo né sulle date prescelte, che coincidevano con le festività antoniane, né sullo slogan adottato (“Contro fascismi e totalitarismi”), che avrebbe invece dovuto porre l’accento sui diritti degli omosessuali. Tra i totalitarismi, prevalgono quelli comunisti, visto che di paesi fascisti non ce ne sono più. Sì al Gay pride, quindi, ma con qualche distinguo. Eravamo preoccupati soprattutto dai tentativi di infiltrazione nel tessuto culturale della festa: cosa c’entra Forza nuova, cosa c’entrano Casarini e i no-global? Noi siamo per la globalizzazione dei diritti civili. Partecipare al Gay pride è più difficile per i gay di centrodestra che per quelli di altre opinioni politiche?La festa dell’orgoglio omosessuale è nata come una manifestazione nel segno dell’ecumenismo: i gay vogliono combattere tutti insieme per i loro diritti. A Milano, l’anno scorso, noi di Gaylib ci siamo sentiti particolarmente a casa nostra, alla luce del patrocinio accordato dal presidente della Provincia, Ombretta Colli, e dal saluto inviato dal presidente del Senato, Marcello Pera. Voglio segnalare che proprio a Padova un assessore di An, Alvaro Gradella, ha presentato in consiglio comunale una mozione per il “riconoscimento delle coppie omoaffettive”. Ritiene che qualcosa si stia muovendo nel centrodestra? È cresciuta, in seno alla Casa delle libertà, la coscienza dei diritti degli omosessuali?Le affermazioni di alcuni esponenti del centrodestra dimostrano che c’è molta ignoranza sulla questione. Sono parecchi quelli che ci considerano ancora come pervertiti e pedofili. Nei lavori della Convenzione europea, Gianfranco Fini dovrà confrontarsi con rappresentanti di nove paesi (come Olanda, Germania, Spagna e Francia) che riconoscono i diritti civili dei gay, tra cui quello di unirsi legalmente. Noi siamo il fanalino di coda, forse per la presenza del Papa e, di conseguenza, per la forte cattolicizzazione cui è esposto il nostro paese. Alla Convenzione europea lavorerà anche Giuliano Amato, autore di una celebre gaffe sul Gay pride che Roma, “purtroppo”, ha dovuto ospitare nell’anno del Giubileo. Non dobbiamo più rimanere nascosti: ci si dovrà rendere conto che anche il vicino di casa, anche un figlio, possono essere gay, senza per questo essere sporcaccioni. All’interno del centrodestra, quali sono i vostri maggiori interlocutori?Il vero problema è che, dopo la diaspora della Democrazia cristiana, i cattolici si sono equamente ripartiti tra destra e sinistra. Per quanto riguarda il mio partito, An, a Fiuggi sembrò emergere un’impostazione culturale e ideologica diversa, poi l’influenza dei cattolici è tornata a essere preponderante. Sono convinto che qualche apertura possa venire da Forza Italia, che ha una forte venatura liberale, sebbene offuscata da preoccupazioni religiose. Riponiamo poi fiducia in singole personalità politiche come Alessandra Mussolini e Nino Strano, entrambi di Alleanza nazionale, che hanno dimostrato sensibilità sui problemi dei gay, mentre ci preoccupa che la commissione Diritti e libertà, da istituire presso il dicastero delle Pari opportunità, non sia ancora stata attivata dal ministro Stefania Prestigiacomo, nonostante le promesse da lei formulate sin da febbraio. La sinistra, dal canto suo, negli ultimi anni non ha certo fatto di meglio.Come si può evitare che il Gay pride sia soprattutto una festa degli omosessuali di sinistra?In questa manifestazione la sinistra è prevalentemente maggioritaria, ma l’anno scorso, a Milano, c’è stato un certo equilibrio. È passata, secondo me, l’epoca in cui la sinistra difendeva i gay, mentre la destra voleva metterli in un forno. Un sondaggio condotto l’anno scorso da gay.it, il portale degli omosessuali italiani, ha dimostrato che molte delle nostre preferenze vanno al centrodestra: Berlusconi è il politico più votato dalla comunità gay. Crede che il centrodestra sia pronto a candidare esponenti della comunità gay, oltre che a riceverne i voti?Alle amministrative non ci sono state candidature di nostri rappresentanti: per le europee, vedremo. In occasione delle ultime elezioni politiche, si parlò di una mia candidatura e di una mia nomina a sottosegretario: poi l’operazione non andò in porto. Ci sono stati, in passato, candidati del centrodestra ufficialmente gay, ma non sono stati eletti. La politica non è ancora pronta ad accoglierci: eppure il nostro movimento sta crescendo, sia per numero di iscritti che in termini di contatti con il mondo parlamentare. È innegabile, infatti, che a livello europeo la battaglia per i diritti degli omosessuali sia ormai all’ordine del giorno. Non mancano di certo gli onorevoli gay, seppure pochissimi abbiano il coraggio di dichiararsi. Secondo Franco Grillini, presidente dell’Arcigay, sono almeno 50 i parlamentari italiani omosessuali. Non sarò certo io a violarne la privacy, ma posso dire che fanno parte anche di An. L’importante, in generale, è creare una società in cui un politico gay di destra possa essere accettato. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, in Italia ci sono quattro milioni di omosessuali: pesa di più il consenso dei cattolici, ma il nostro è un serbatoio di voti non trascurabile. Piaccia o no, in America le lobby gay possono decidere la sorte di un presidente: da noi siamo ancora in una fase embrionale. I politici, però, capiscono il nostro peso: alcuni di loro vengono da me per informarsi sui nostri orientamenti. Servono nuovi modelli di famiglia, perché quella tradizionale, sostenuta da Francesco Storace, fa acqua da tutte le parti: al Nord, un matrimonio su due finisce entro sette anni. Quanto alla Lega, tre o quattro anni fa appoggiava l’introduzione delle unioni gay nella repubblica padana, poi ha ritrattato, tanto da diventare la nostra peggiore nemica: nei consensi, però, è scesa. I partiti che difendono a tutti i costi i vecchi valori si stanno ridimensionando: se si ostina a sostenere un solo modello di famiglia, anche An rischia una batosta.
Il Velino, 9 ago 05
Cdl, aspettando il partito unico i fan scatenati su internet
Roma, 09 AGO (Velino) - In attesa che vada in rete quello ufficiale, i fan del
partito unico si divertono a costruire e a riempire un sito internet - nato
artigianalmente per iniziativa di un paio di ragazzi militanti nella Casa delle
liberta' - a sostegno della nascita della casa comune dei moderati. Dopo
l'insediamento fisico avvenuto lo scorso 29 luglio, le tappe del percorso di
aggregazione nel centrodestra a partire da settembre potranno essere seguite
anche cliccando su assembleacostituente.org.
Il dominio e' stato gia' acquistato dal Comitato di Todi, e prima del prossimo
appuntamento ufficiale dei fondatori dell'iniziativa, fissato al 20 settembre,
il sito sara' operativo. Intanto, pero', chi vuole dire la sua sul partito
unitario lo puo' fare scrivendo al partitounico.it, iniziativa di un gruppo di
giovani che si e' appassionato all'idea di rilanciare le forze del centrodestra
sotto un unico tetto. Per ultimo lo ha fatto Enrico Oliari, presidente
dell'associazione GayLib (gay liberali e di centrodestra) che si e' rammaricato
del fatto che non ci sono rappresentanti omosessuali nella costituente del
partito unitario e ha chiesto udienza a Ferdinando Adornato. "Assieme agli amici
della mia associazione abbiamo preso atto con senso di responsabilita',
serenita' ma certo non poca tristezza dell'impossibilita' di vedere un nostro
rappresentante tra i cento padri costituenti del partito unitario di
centrodestra", si legge sul messaggio pubblicato nella sezione del sito dedicata
alle "proposte degli elettori". GayLib conferma l'appoggio "all'importante passo
politico" ma si rivolge ad Adornato chiedendo "la possibilita' di partecipare a
un'audizione nella quale dare il nostro contributo alla causa comune spiegando
le ragioni, i diritti e i doveri che le persone omosessuali liberali e di
centrodestra sarebbero lieti di ritrovare nella Carta dei valori del futuribile
soggetto politico unitario".
Gay.it, 8 giu 02
Trentamila per la normalità
Un Pride riuscitissimo, affollato e soprattutto, "politically correct": cordoni per proteggere i luoghi di culto, pochi eccessi e tante coppiette. Segno dei tempi?
di Giulio Corbelli
PADOVA - Niente più
tette finte al vento e chiappe in bella mostra, la manifestazione nazionale
dell'orgoglio gay e lesbico si è svolta all'insegna del politically
correct: il PadovaPride 2002 è stato un grande successo, con un'affluenza
superiore alle più rosee aspettative. La dirigenza Arcigay parla
di trentamila persone che avrebbero sfilato nella città del Santo
oggi, in ordine, con allegria, dimostrando il loro orgoglio con il divertimento
e il sorriso. Nessun incidente a rovinare la manifestazione, che si è
distinta per la sua voglia di normalità: numerosi i giovanissimi,
molte le coppie teneramente abbracciate, tanti ragazzi e ragazze in abbigliamento
normale, e poche mise appariscenti, per una sfilata sobriamente rivendicativa,
circondata da uno schieramento di poliziotti e carabinieri che a dire il
vero, non sono stati chiamati a fare alcunché.
Le tante persone hanno cominciato
a concentrarsi già verso le 14, ma il corteo ha cominciato a muoversi
solo alle 16, aperto dalle rombanti motociclette del coMoG, il Coordinamento
Motociclisti Gay. Tante le personalità politiche presenti: oltre
naturalmente all'immancabile Franco Grillini, c'era anche il deputato di
Rifondazione Comunista Nichi Vendola, e
una nutrita rappresentanza
dei Radicali Italiani, guidata da Daniele Capezzone, che grazie a uno sciopero
della fame di nove giorni, ha raccolto intorno alla proposta di legge sulle
unioni omosessuali, il consenso di 196 parlamentari, riuscendo così
a depositarla: «Ora la proposta attende la discussione» ha
affermato il leader Radicale.
Subito dopo le coloratissime
due ruote, la sfilata era guidata dal carro dell'organizzazione animato
da una scatenatissima Imma Battaglia. L' organizzatrice del World Pride
del 2000, la manifestazione che così radicalmente ha mutato l'atteggiamento
dell'opinione pubblica nei confronti dell'omosessualità, ha sostenuto
anche questo Gay Pride in prima fila: «I Pride portano una crescita
nella consapevolezza e nella visibilità delle persone, ovunque si
svolgano e chiunque li organizzi - ha detto Imma a
Gay.it - Se la manifestazione
di Roma ha portato un cambiamento paragonabile a quello causato da venti
anni di movimento gay in Italia, questa servirà a renderci ancora
più visibili». E la politica? «Io rivendico i miei diritti
verso chiunque governi, sia di destra o di sinistra. Io sono orgogliosamente
di sinistra, ma se devo avere come interlocutore un governo di destra,
pretendo rispetto anche da loro».
A proposito di centro-destra,
erano presenti alcuni esponenti di GayLib, tra cui il presidente Enrico
Oliari: «Il Pride è una manifestazione di tutti e per tutti
- ha detto Oliari, salvo esprimere poi profondo dissenso nei confronti
del manifesto politico della manifestazione - Un manifesto che inizia con
l'opposizione al fascismo è assurdo: non ci sono più nazioni
fasciste in Europa, e l'Italia sicuramente non lo è».
Ma quello che colpiva di
più nella sfilata di oggi, era il tono più pacato rispetto
alle edizioni precedenti. "Siamo persone normali, con una vita normale"
sembrava voler affermare la folla che allegramente ha sfilato oggi a Padova,
anche se qualche Drag Queen e qualche trans hanno comunque colorato l'atmosfera,
rendendosi anche disponibile ai tantissimi fotografi e cineoperatori presenti.
Se, infatti, il PadovaPride è stato snobbato dagli organi di stampa
nazionali fino a ieri, a giudicare dalla quantità di
giornalisti presenti oggi,
si direbbe che la manifestazione avrà larga visibilità a
partire da domani: decine di reporter hanno intervistato la gente per strada,
i politici presenti, e soprattutto le tante coppie che hanno sfilato in
mezzo alla folla.
Come Fabrizio e Max, da
Milano, che hanno candidamente affermato di non approvare i Pride: «Non
ci piacciono gli esibizionismi: siamo qui per dire 'siamo normali', non
'siamo froci'». Oppure Paolo e Franco, che portano magliette con
stampato su "Vogliamo Sposarci": «Ma non è vero - ammettono
- Magari non ci sposeremo, ma vogliamo che ci venga riconsociuto il diritto
di farlo».
Le lesbiche, come al solito
un po' meno visibili e diponibili dei maschietti, erano comunque presenti
in gran numero: «Siamo qui per divertirci - ci hanno confessato Susanna
e Elena arrivate da Bologna - E' vero che questo Pride è meno eccentrico:
credo che in questa zona sia meglio evitare gli eccessi». Anche Matteo
e Michele, due ragazzi di Verona, sono venuti a manifestare, per conto
proprio, e non al seguito di qualche associazione, perché sanno
quanto sia difficile vivere tranquillamente la
propria omosessualità
in questa zona: «Per trovare casa, abbiamo dovuto tacere sul fatto
che siamo una coppia» testimoniano tristemente.
Tantissime le organizzazioni
presenti: dai Leather agli Orsi, dai genitori ai trans, e tantissimi gruppi
di omosessuali credenti. Erano presenti, anche se anonimamente, molti rappresentanti
delle forze dell'ordine omosessuali: finanzieri, poliziotti e carabinieri
gay, raccoltisi intorno all'associazione Gay In Divisa e al suo sito internet,
hanno formato un gruppetto anonimo. Ma c'erano. C'erano anche i "soliti"
gay in giacca e cravatta, con il cartellino "il tuo consulente finanziario",
"il tuo medico", ecc. Ovviamente era presente anche Arcigay nazionale,
con Franco Grillini, presidente onorario, Aurelio Mancuso, segretario nazionale,
e Sergio Lo Giudice, presidente nazionale: «Il risultato più
bello è stato non tanto le trentamila persone che sfilavano - ha
detto Lo Giudice - quanto i ventimila padovani che si sono assiepati ai
lati del corteo per applaudire e
sostenerci. E' evidente
che nonostante l'amministrazione della città non ci abbia agevolato,
la popolazione è con noi».
Gli organizzatori hanno
avuto cura di evitare ogni polemica politica: il percorso scelto per il
corteo si è volutamente tenuto lontano dai luoghi di culto più
importanti («E' anche una risposta alla posizione di dialogo espressa
dalla Curia» ha detto Lo Giudice) e alcuni volontari della CGIL,
con indosso la maglietta con il logo ufficiale del Pride, realizzavano
piccoli cordoni umani davanti
agli edifici di culto, per scoraggiare chi avesse voluto inneggiare contro
la Chiesa. Ma a nessuno è venuto in mente di farlo: gli slogan scanditi
dal carro dell'organizazzione erano accolti e ripetuti solo dai pochi giovani
vicini. Il resto del corteo è sfilato in tranquillità, tutt'al
più accompagnato dalla musica di qualche carro organizzato da questa
o quella realtà imprenditoriale gay, anche queste molto più
numerose che a Roma. Sign of the Times?