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- L'indipendente, 15 dic 04: Omosessuali orfani uniti solo dall'arcobaleno


L'indipendente, 15 dic 04

Omosessuali orfani uniti solo dall'arcobaleno

La rivista Babilonia non è più gaya. E c'è chi attacca la destra e spacca la comunità varia.

 

     MEDIA E GAY. Puntare sul messaggio socialidentitario, o sul manifesto di natura sociopolitica basato sull'esistenza (come soggetto) di una "comunità gay" all'interno della società? Un dibattito eterno nel mondo gay impegnato che in questi giorni sta vivendo il suo culmine. Babilonia, la rivista che più di altre - non fosse altro per i suoi 20 anni di storia - ha rappresentato al meglio il gay italiano medio, cambia editore e perde quella sua connotazione politica e culturale di rivista "frocia" per eccellenza. Immediatamente tra i vari capoccioni dell'intellettualismo gay (i direttori delle altre riviste in primis) è iniziato il dibattito sull'eredità possibile o, come per tutte le morti tragiche, sul come sia potuto succedere. Impietosa l'analisi di Giovanni Dall'Orto, direttore della rivista Pride e intellettuale di sinistra. Per lui è colpa della svolta a destra che l'editore di Babilonia aveva favorito nell'ultimo periodo. Se non che, sempre a giudizio di Dall'Orto, il gay di destra non vive per cultura quella militanza frocia, naturalmente di sinistra. Anzi quasi si vergogna nell'identificarsi con una rivista gay quale era Babilonia. A Dall'Orto hanno risposto in maniera garba­ta ma forte il presidente di Gay­Lib, Enrico Oliari e Roberto Schena, direttore di Lui Guidemagazine, rivista gay che non ha mai negato la sua vicinanza alla destra laica e libertaria (quindi essere gay e di destra è possibile). L'Indipendente stesso, con questa rubrica e non solo, ha individuato la questione omosessuale come punto focale nella lotta per l'affermazione delle libertà individuali. Come cardine per la nuova società in cui lo Stato non si erge a guardone e guardiano della pubblica moralità, ma assiste discreto l'individuo nel processo non sempre facile di coesione con il resto del corpo sociale. E al tempo stesso affianca l'individuo nel suo sacrosanto diritto all'esistenza, riconoscendolo per ciò che è. Concetti che, per cultura, non possono essere accettati da tutta la destra. Neppure da tutti i lettori di questo quotidiano. E che però dovrebbero essere invece afferrati al volo da chi della comunità varia è parte. Sia pure da sinistra. La comunità varia infatti ha un senso solo se si pone l'obiettivo di tutelare in primo luogo gli interessi della popolazione glbt (gay, lesbica, bisex e trans) oggi bistrattata persino nel diritto al lavoro. Vale la pena pensarci e nel recitare il requiem per la storia di Babilonia non perdere tempo prezioso a litigare ma riflettere sul senso e sugli errori di una comunità gay che non riesce a trovare un metodo politico fruttuoso. E sopravvive fra mille sinistri spasmi di faziosità che aiutano solo chi questa comunità non vuole nemmeno sentirla respirare. Per dare prova del fatto, invece, che il cuore gay batte forte e respira a più polmoni in ogni ambito della cultura, della politica e della vita civile, si deve solo fare fronte comune. Dare fastidio a chi non vuole vederci e cercare il più possibile di spiegare le ragioni della comunità glbt a chi di questa comunità non è parte. La "Gaya Destra" serve a questo. Babilonia è stata un manifesto. Le altre riviste e gli altri media gay guardino a quanto di buono è stato fatto in 20 anni, per non dovere recitare più requiem ma festeggiare la vittoria in battaglie di civiltà. Solo allora potremo sventolare altre bandiere. Ora, per necessità, non pos­siamo fare altro che aggrapparci al nostro arcobaleno. In cui i colori, forse non a caso, sono rappresentati tutti.                     


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