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RASSEGNA STAMPA (continua)


In questa pagina:

- Il Mattino di Napoli, 19 ago 06: Quando l'omo era delinquente, di Roberto Carnero

- LibroBlog.it, 26 apr 06: La letteratura omosessuale. L'importanza dell'appartenenza, di Isabella Moroni


Il Mattino di Napoli, 19 ago 06

 

Una ricerca di Oliari ricostruisce scandali clamorosi come quello caprese di Krupp

 

Quando l’omo era delinquente

 

di Roberto Carnero

 

All’omosessualità un tempo ci si riferiva con espressioni come «vizio innominabile», «turpe abominio», «tendenza da invertiti» e simili. Ogni emersione del fenomeno era destinata inevitabilmente a suscitare ampio scandalo. Nella seconda metà del XIX secolo, poi, allo stigma a cui la Chiesa sottoponeva gli omosessuali, si aggiunse quello della nuova scienza medica di matrice positivista. Se provare attrazione per le persone del proprio stesso sesso non era più considerato solo un peccato, ma anche una malattia, non è detto che si fosse poi così clementi verso i «malati». Insomma, tempi in cui - cent’anni prima dei gay pride - gli omosessuali non avevano molto di che sentirsi «orgogliosi». È proprio al secondo Ottocento che ci riporta la ricerca di uno studioso, Enrico Oliari, dal titolo L’omo delinquente. Scandali e delitti gay dall’Unità a Giolitti (Prospettiva Editrice, pagg. 220, euro 12). Oliari ha raccolto nel suo libro una serie di casi che riempirono le aule dei tribunali e le pagine dei giornali nei primi decenni di vita di un’Italia da poco unificata. Proprio perché l’«oscarwildismo», come si diceva allora, era considerato qualcosa di disdicevole e di vergognoso, gli omosessuali finivano con il vivere la loro identità nell’oscurità e, spesso, all’insegna di un senso di colpa che era il miglior brodo di coltura per crimini e violenze. I casi riportati da Oliari, e raccontati sempre con accattivante piglio giornalistico, sono molti e curiosi. Troviamo personaggi noti, come il magnate tedesco Friedrich Krupp, l’industriale dell’acciaio, più ricco dello stesso imperatore Guglielmo II, che si era trasferito a Capri, innamorato, più che delle bellezze naturali, proprio dei ragazzi dell’isola. La grande quantità di denaro di cui disponeva - e grazie alla quale aveva fatto diventare ricche non poche famiglie capresi - gli rendeva facile trovare giovani disponibili ad assecondare i desideri suoi e degli amici del suo seguito. Tuttavia a un certo punto scoppiò la polemica, innescata nel 1901 proprio da un articolo pubblicato dal «Mattino» e firmato da Edoardo Scarfoglio, in cui il fondatore di questo giornale alludeva pesantemente all’omosessualità di Krupp, indicandolo come «re dei cannoni e dei capitoni». Presto le cose per il nobile tedesco volgeranno al peggio, fino a dover lasciare l’isola e a ritornarsene in Germania, dove morirà in circostanze mai del tutto chiarite. Ma sono più numerosi i nomi oggi oscuri, sottratti da Oliari all’oblio. Per esempio un altro tedesco, il barone Wilhelm von Plueschow, un fotografo che a Roma negli ultimi anni dell’Ottocento e nei primi del Novecento amava ritrarre nelle sue lastre ragazzi adolescenti in costume adamitico. L’uomo nel 1908 venne citato in giudizio, e in tribunale si discusse se questi suoi lavori fossero arte oppure pornografia. Ma la Corte non ebbe dubbi, poiché a suo giudizio lo scopo del fotografo era quello di «infiammare i pervertiti che si dilettano di tali laidezze e di facilitare con tale mezzo la corruzione di minorenni suoi modelli e lo sfogo degli appetiti pederastici dei suoi clienti». Ci furono poi alcuni scandali che coinvolsero categorie «insospettabili». Come i fattorini del telegrafo, che a Bologna nel 1908 «consegnavano», con i telegrammi, anche il proprio corpo ai clienti in grado di pagare. O i pompieri, che nella Milano del 1909, come all’epoca notava lo scrittore Paolo Valera, «indossavano pellicce da signori, avevano alle dita anelli con brillanti, mangiavano come persone dal palato ducale e scorazzavano e spendevano e si davano a tutti i lussi». Con denaro guadagnato, come emergerà, oltre l’orario di servizio. Ampio spazio occupano nel libro di Oliari le figure di ecclesiastici, spesso istitutori di collegi religiosi, come il barnabita Stanislao Ceresa, che a Monza nel 1873 aveva abusato ripetutamente dei suoi giovani allievi, tutti rampolli di nobili famiglie. Storie analoghe per i Marianisti di Pallanza (1904) e per i Salesiani di Varazze (1907). Triste la vicenda di un altro sacerdote, don Luigi Scheffermeyer, parroco a Palo, ucciso nel 1907 da tre prostituti del quale era abituale cliente. Ancora più estrema la storia di due preti romani, uno giovane e l’altro anziano, con il primo che si prostituiva per il secondo, ucciso nel 1908 dal ragazzo in modo efferato. Materia ricca e succulenta per gli anticlericali allora molto attivi, come testimoniano le vignette satiriche sui giornali del tempo. In una di esse il segretario di Pio X lo informa di questi scandali omosessuali che avevano coinvolto diversi preti. Il Pontefice mostra di ignorare il significato della parola «omosessualità» e domanda: «Un’altra tendenza del modernismo?» E il segretario: «No, Santità, nella Chiesa è una tendenza molto antica».


 

La letteratura omosessuale. L'importanza dell'appartenenza

 

di Isabella Moroni in Anteprime  - 26 apr 06
 

Sulla letteratura gay ci sono punti di vista diversi, come in genere accade per le situazioni sociali sofferte ed in lotta, che cercano il rispetto che si dovrebbe ad ogni manifestazione intellettuale e pacifica del genere umano.
Il problema dei "generi" è forse quello di più difficile risoluzione in questo inizio dei millennio. Ed, inoltre, non riesce ad attenuarsi l'annoso dibattito sul se l'appartenenza ad un genere debba essere affermata e discussa, oppure acquisita e trattata come qualsiasi altra cosa.
Credo che il riconoscimento passi per l'affermazione. Far passare sotto silenzio le diversità e le difficoltà ad esse legate solo per fingere che siano annoverate fra le "normalità" è un tradimento della propria appartenenza.
Così ben venga la letteratura che ci rende possibile conoscere, scoprire, incontrare storie, vissuti, drammi o soltanto punti di vista ancora sempre troppo costretti a confondersi con la quotidianità, quando potrebbero essere unicità risolutive ed illuminanti per l'intera collettività.
Un piccolo, ma corposo "tour" fra libri ultimamente pubblicati e prossime uscite della letteratura gay:
Enrico Oliari ha raccolto per Prospettivaeditrice alcuni atti processuali riguardanti scandali, delitti e fatti di sangue d'ambito omosessuale in un libro dal titolo "L’Omo Delinquente. Scandali e delitti gay dall’Unità a Giolitti".
Nel periodo post unità d'Italia, ci fa notare Oliari, si consolida il concetto che l'omosessuale, definito anche “urningo” o “pederasta”, sia un individuo pervertito, quando non affetto da un vizio generato dall’agiatezza, dall’accidia o da un male importato da altri Paesi.
Tuttavia il pensiero laico e liberale, ereditato dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione francese, permette di non considerare l’omosessualità come un reato e la scienza medica, una volta liberata dalle modalità cattoliche con le quali aveva fino ad allora affrontato le questioni psico-sessuali, s’impegna a fornire una spiegazione empirica del comportamento omoerotico, ricercandone la causa ora nei disturbi psichici, ora nelle deformazioni organiche congenite.
Ma nonostante tutto l’amore fra persone dello stesso sesso continua ad essere percepito come un comportamento antisociale anche quando non è più perseguibile per legge e, sia le società borghesi delle città, sia le comunità dei villaggi agricoli, respingono l’uomo e la donna omosessuali come esseri corrotti e corruttori, individui “lascivi” e “contro-natura”.
Eppure, come si scopre andando avanti nella lettura del libro, la neo-nata Italia conobbe diversi scandali legati a omosessuali.
Molto spesso gli scandali di natura omosessuale venivano strumentalizzati dalle opposte fazioni (all'epoca esisteva una notevole spaccatura fra forze clericali ed anticlericali composte da massoni, liberali laici, cattolici liberali e membri del Movimento operaio) come ad esempio negli scandali che hanno visto il coinvolgimento di sacerdoti nei collegi (lo “scandalo dei Salesiani di Varazze” del 1907 o quello "dei Marianisti di Pallanza” del 1904), oppure quelli che ebbero protagonisti personaggi laici come Krupp, nella Capri del 1902 o Wilhelm von Gloeden, nella Taormina del 1908.
Nella cronaca nera di allora vi furono ovviamente, fra gli altri, anche fatti di sangue a sfondo omosessuale che sconvolsero l’opinione pubblica, la quale non perdonò né alle vittime, né agli assassini di essere omosessuali, quasi vi fosse per loro il fardello di una doppia colpa.


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