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- L'Unità, 16 feb 07: Il Carfagna-pensiero: "I gay sono sterili"
- L'Unità, 3 mag 06: Pacs. Scontro sulla proposta di legge Grillini
- Il Corriere della Sera, MI, 04 giu 05: Gay Pride: i gay di destra sfileranno senza striscione e senza cori. Per protesta.
- La Stampa, 04 giu 05: "Io, di destra, sopportato nel partito"
L'Unità, 16 feb 07
IL CARFAGNA-PENSIERO: «I GAY SONO STERILI»
La replica di Luxuria: «Non accetto lezioni da una sfasciafamiglie». Il circolo
Mario Mieli: ha offeso le coppie senza figli
di Natalia Lombardo
Sarà il complesso dello schermo perduto, o sono latenti invidie freudiane ad
aver contagiato del virus omofobico onorevoli veline e soubrettes, telegatte o
attrici finite in soffitta? Reclutate da Silvio come fioriere per abbellire i
banchi di Forza Italia in Parlamento, previo provino, le Carfagnacee e le
Gardinie arrancano in cerca di un’immagine monacale casa-famiglia-chiesa a prova
di hacker infiltrati nei siti per sbirciare immagini glamour.
Così, per mostrare (agli uomini) che non è solo quella bellezza che è, Mara
Carfagna, la madonnina azzurra, ha organizzato un convegno tutto suo anti Dico,
la prima uscita da parlamentare, per mettere i cartelli: coppie gay? «Pericolo
di infiltrazione nelle famiglie». Pericolo grave: «Gli omosessuali sono
costituzionalmente sterili». Si badi, per «costituzione» la deputata intende
quella in carne e ossa, non quella in Carta e penna. I gay non sono neppure
coppie perché «non basta volersi bene», ma il lasciapassare è «poter procreare».
La sparata parte da Palazzo Marino, attraversa Largo Chigi, gira attorno alla
colonna Antonina e piomba a Montecitorio. Qui l’onorevole di Rifondazione
Vladimiro Guadagno, orgogliosamente Vladimir Luxuria (già oggetto di crisi
estetica per la Gardini sulla soglia della toilette), rimanda il colpo dove
meglio può ferire: «Non prendo lezioni da chi crede di difendere la famiglia
mentre ne sta sfasciando una, quella di Berlusconi». E, ricorda alla «signora
Carfagna» che le coppie lesbiche «costituzionalmente» possono avere figli anche
con l’inseminazione. Ad essere incurabili, semmai, sono i «cuori sterili». Poi
Luxuria lascia la punzecchiata in salsa gossip e attacca: «A Mara Carfagna
bisogna ricordare un precedente pericoloso: con una legge la Germania di Hitler
internava gli omosessuali nei campi di concentramento ritenuti
“socio-sabotatori” perché non in grado di riprodursi e di tutelare la razza
ariana».
Touché. Su Mara la mora arriva una pioggia di critiche dalle associazioni gay:
«Ha insultato migliaia di coppie eterosessuali che non possono avere figli»,
commenta il Circolo Mario Mieli invitando a coprire con «un velo pietoso» gli
sfondoni dell’ex velina. Da destra Oliari del gayLib ironizza: «Anche i preti
sono costituzionalmente sterili». Fa muro il fronte forzista in difesa di Mara.
Lei, interprete per caso del pensiero riunian buttiglioniano, si difende così: «Luxuria
non ha capito, ho citato le parole del professor Francesco D’Agostino,
presidente onorario del Comitato di Bioetica». Poi scivola: «Le strade battute
da Guadagno lo rendono instabile».
Insomma, non sono bacchettona, è che mi disegnano così...
L'Unità, 3 mag 06
Pacs. Scontro sulla proposta di legge Grillini
I Ds con Franco Grillini e Vittoria Franco hanno presentato la prima proposta di
legge del nuovo parlamento sulla regolamentazione del patto di solidarietà (Pacs)
sottolineando la necessità per l´Italia di legiferare al più presto in tema di
diritti delle coppie omosessuali. La proposta di legge che istituirebbe i patti
civili di solidarietà è la numero 33 della XV legislatura, presentata alla
Camera il primo giorno di seduta. Ma subito c'è stata la replica di alcuni
rappresentanti dell'area cattolica dell'Unione, in particolare Luigi Bobba, ex
presidente delle Acli, ora deputato della Margherita e Paola Binetti che
pronosticano per la pproposta di legge una vita molto breve, non essendo,
sostengono, in linea col programma dell'Unione.
L´Arcigay accoglie invece con entusiasmo il disegno di legge e chiede al nuovo
governo di aprire una nuova fase di riforme sull´uguaglianza giuridica delle
persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender. «I due parlamentari Ds- afferma
Sergio Lo Giudice, presidente dell´associazione- danno così il via ad una
battaglia legislativa che troverà il suo corrispettivo sociale in una forte
mobilitazione del nostro movimento», e aggiunge: «l´Italia fa parte dell´Ue, non
può avere leggi che legittimino l´apartheid giuridico di una parte così
rilevante della popolazione», e a sostegno del disegno di legge organizza una
manifestazione per il 6 maggio in piazza Augusto Imperatore a Roma.
Da destra insorge Maurizio Gasparri che vede la proposta di legge dei Ds come un
attacco alle basi della famiglia tradizionale.
«Gasparri e un omofobico,-ribatte Enrico Oliari, leader di Gaylib, associazione
gay di centrodestra- perché dietro alle sue prese di posizione si nasconde la
paura per il riconoscimento della coppia gay». Anche per i gay di destra,
dunque, l´Italia si dimostra arretrata rispetto agli altri Paesi europei non
avendo ancora legiferato in tema di riconoscimento della coppia omosessuale.
«Ben presto-aggiunge Oliari- saremo superati dalle nazioni del terzo mondo».Non
allo stesso modo si esprimono però gli esponenti del centrodestra. Per An la
proposta Grillini denuncia la «deriva zapaterista» dell'Unione. Grasparri di An
annuncia che la destra userà «tutti i mezzi per evitare che questo governo di
funamboli trasformi la famiglia in una caricatura».
Il Corriere della Sera, MI, 04 giu 05
Gay Pride: i gay di
destra sfileranno senza striscione e senza cori. Per protesta.
Ci saranno, ma senza striscioni e senza cori. Per protesta. Contro il
centrodestra "bigotto" che nega il patrocinio alla manifestazione del Gay Pride
e contro il centrosinistra che strumentalizza le battaglie dei gay "per
affondare la Cdl". Posizione difficile quella di Enrico Oliari, presidente di
GayLib, l'associazione che raccoglie gli omosessuali e le lesbiche liberali e di
centrodestra. Oggi sfilerà per le strade di Milano, ma a bocca chiusa, insieme
ad altri rappresentanti della sua associazione. Oliari, protestate contro il no
del Comune al patrocinio? "Anche per quello. Ma soprattutto per la
strumentalizzazione del centrosinistra". Perché? "Ma vi sembra naturale che
l'associazionismo di sinistra decida di tenere il Gay Pride solo in città dove
ci sono amministrazioni di centrodestra nel tentativo di organizzare uno scontro
politico?". E Roma dove la mette? "Sì, ma pensi al caso di Grosseto dell'anno
scorso. Si è andata a cercare una delle poche città toscane rette dal
centrodestra. Ma gli è andata male. Così come gli è andata male a Bari. Il
centrodestra non è caduto nella trappola". A Milano è successo il contrario. "Il
sindaco e la giunta sono caduti nella trappola della sinistra e hanno votato
contro il patrocinio. Ma mi spiega perché fino all'ultimo momento si era scelto
Bologna come sede del Gay Pride e poi si è optato per Milano? Magari per non
mettere in difficoltà Cofferati". Fatto sta che nel centrodestra c'è una
chiusura storica sui diritti degli omosessuali. Che si è puntualmente ripetuta
con il no al patrocinio da parte del Comune. "Anche il centrodestra si è
dimostrato chiuso su queste tematiche. L'assessore Maiolo aveva dimostrato una
certa apertura. Ma teniamo conto che il Gay Pride dovrebbe essere meno
politicizzato, meno folkloristico e più sindacale..." Sta sviando dalle
responsabilità del Comune. "Il centrodestra italiano ha sbagliato e sta
sbagliando. C'è una grande differenza tra il nostro centrodestra e quello di
altri paesi sui diritti civili dell'individuo. In Francia non sarebbe mai
successo. Siamo chiusi e poco preparati sui diritti. Credo che a Milano abbia
giocato questo tipo di impostazione". Una doppia protesta. Perché non ha
rinunciato a venire a Milano? "Perché sosteniamo che alla fine il nemico dei gay
non sono gli schieramenti di destra o di sinistra, ma il bigottismo e il
filo-clericalismo radicati come un cancro in entrambi gli schieramenti". C'è
spazio per i gay nel centrodestra? "Ho la tessera di An da 15 anni. Sono stato
candidato per il Comune di Merano. Mi occupo degli anziani. Cerco di cambiare il
centrodestra lavorando dall'interno. E siamo sicuri di farcela. D'altra parte,
questa è una peculiarità tutta italiana. In America, tra i repubblicani ci sono
gruppi gay molto forti. La destra italiana è bigotta, chiusa e perbenista, ma il
centrosinistra non fa altro che chiacchierare. E strumentalizzare".
M.Gian.
La Stampa, 04 giu 05
"Io, di destra, sopportato nel partito"
di Fabio Poletti
Ci sarà. Ma è il primo a storcere il naso. «Non capisco perché si sfili sempre nelle città amministrate dal centrodestra. Sembra fatto apposta per alzare la polemica sul mancato patrocinio dei comuni». A Enrico Oliari, presidente di Gay.lib, l'associazione che raggruppa gli omosessuali di destra, tessera di An in tasca, il ruolo di bastian contrario si addice da tempo. “Nell'89 mi buttarono fuori dal Fronte della Gioventù di Merano, la mia città, perché ero gay. Nel'95 quando stavo nel direttivo nazionale dell'Arcigay, mi guardavano storto perché di destra. I pregiudizi sono duri a morire», un po' se la ride questo infermiere professionale con gli occhialini, l'aria sognante del poeta dilettante - «Sei partito con
un treno. Hai lasciato a me i Una manifesta; tuoi dubbi, a me le tue certezze. Fuoco di paglia, estate di fuoco, fuoco d'Amore» - e un sogno ancora nel cassetto.
Alle ultime elezioni comunali a Merano ha preso 58 voti nella lista di An - «Non pochi, sono il terzo dei non eletti», fa due conti – però nel 2001 quando qualcuno nel partito pensava di candidarlo alle politiche, non se ne fece nulla. Troppe resistenze, troppi imbarazzi. E poi tra i suoi autorevoli colleghi c'è ancora chi, come il ministro Mirko Tremaglia, quelli come lui li ha chiamati «culattoni» senza tanti giri di parole. «Una imbarazzante goliardata, più per lui che per noi...», cerca di smussare i toni il giovane Oliari che aveva tenuto testa in un dibattito - tanto per dire – pure all'ex governatore del Lazio Francesco Storace che aveva definito «viziosi» i gay: «Lei, in compenso non è affatto male con quella mascella romana...”
Sui grandi temi della politica nazionale ha idee chiare: «Capisco che il matrimonio tra gay possa essere oggetto di resistenze. Ma almeno siano applicati gli stessi diritti delle coppie dì fatto. Sulla procreazione assistita sto coi radicali, la legge non va bene, spero nel referendum”. Sulle polemiche col politica mondo gay, le sue idee sono ancora più nette: «Tra gli omosessuali di sinistra e di destra c'è un'enorme differenza. Intanto di chiarezza. Come si fa a manifestare tra i gay con la bandiera rossa e con quella di Che Guevara? E i 50 mila omosessuali spariti nei gulag? E i campi di concentramento a Cuba?». Meglio fascisti allora, al punto, suo giudizio è lapidario: “Io non ho mai sentito la necessità di definirmi fascista. Anche se il fascismo non ha discriminato gli omosessuali». Ma se proprio deve trovare un punto di riferimento, al giovane Enrico Oliari viene in mente soprattutto l'olandese Pini Fortuyn, gay di destra, ammazzato a colpi di pistola: «Lui ha fatto molto per noi in Europa. E molto c'è ancora da visto che Italia, Grecia e Irlanda sono gli unici Paesi europei che non hanno riconosciuto i diritti dei gay”. Con questo in testa, Enrico Oliari sarà al Gay Pride di Milano, polemicamente senza striscione ma con una maglietta con tre cerchi colorati di verde, bianco e rosso e la scritta Gay.lib.