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Disabilità ed omosessualità (continua)

 

Affari Italiani, 4 nov 06

 

Disabili/ L'ira dei gay: "Per noi il sesso è tabù"

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"Te lo fanno capire, senza parole: una persona disabile non deve pensare al sesso, figurarsi al sesso omosessuale”. A dirlo è uno degli intervistati coinvolti in "Omo-disabilità - Quale il rapporto tra omosessualità e disabilità?”, il progetto coordinato da Arcigay e realizzato in collaborazione con il Centro bolognese di terapia della famiglia, l'associazione Centro documentazione handicap di Bologna e Handigay di Roma.
Sono una quindicina finora le persone disabili gay, lesbiche o bisessuali che hanno voluto raccontare la propria esperienza. “Ma la ricerca continua – dice Raffaele Lelleri, responsabile Salute di Arcigay e supervisore dell"indagine -. Cerchiamo infatti altre persone che vogliano descrivere la quotidianità, le difficoltà incontrate e le soluzioni adottate nel vivere una sorta di 'doppia condizione': essere contemporaneamente disabile e omosessuale”. Gli intervistati hanno un"età che varia dai 20 ai 60 anni e provengono principalmente dalle regioni del nord e del centro Italia. Il tipo di disabilità riscontrata è soprattutto fisica, congenita o acquisita; sono però state raccolte storie di vita anche di persone con problemi sensoriali, come non udenti o non vedenti.
Le interviste, che sono state realizzate con modalità molto diversificate tra loro che vanno dalla video-registrazione all’audio-registrazione fino al colloquio 'virtuale’ attraverso la chat, hanno trattato numerosi temi tra cui il coming out sia dell’omosessualità che della disabilità, l’atteggiamento della famiglia, i punti di riferimento e le amicizie, il ruolo di Internet, i servizi utilizzati e il rapporto con le istituzioni e l’associazionismo, l’ambiente di lavoro, la vita affettiva e sessuale, i legami di coppia e la relazione con gli altri.
“Ciò che colpisce maggiormente sono l’invisibilità e l’isolamento di queste persone – dice Lelleri -, che devono scontrarsi sia con le barriere architettoniche sia con le barriere culturali di una società che enfatizza la prestanza fisica, la giovane età e un canone di bellezza oggettivo. Ricordo in particolar modo le parole di un intervistato - continua - che ci ha detto che è molto diverso se a rivelarsi gay è una persona disabile, nel qual caso questa scelta viene considerata molto anomala. Il nostro obiettivo è comprendere meglio sia le aspettative delle persone sia i percorsi di integrazione che si potrebbero attivare, al fine di migliorare il dialogo tra le associazioni che si occupano di disabilità e omosessualità”, conclude il responsabile Salute di Arcigay. Le persone disposte a farsi intervistare possono contattare, anche tramite sms, il numero 348 5167091(se è spento lasciare un messaggio in segreteria), oppure scrivere a omodisabili@libero.it.

da Redattoresociale.it


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