LE
MIE RICERCHE STORICHE (continua)
L'omosessualità di Giulio II (Giuliano della Rovere, 1443 - 1513)
Giuliano
della Rovere nacque nelle terre di Savona nel 1443, da una famiglia ne’ ricca,
ne’ potente. Già in giovane età venne avviato agli studi religiosi ed al
servizio ecclesiastico a Perugia su interessamento dello zio Francesco, il quale
ebbe un ruolo crescente nella Chiesa fino ad essere eletto papa col nome di
Sisto IV, nel 1471. In
quei tempi il nepotismo era una prassi consolidata, quasi istituzionalizzata, e
papa Sisto non si venne meno alla regola: nello stesso anno della sua elezione
nominò Giuliano Cardinale e, avendo notato nel giovane doti di sagacia non
comuni e di intelligenza politica, lo delegò in importanti e delicate missioni
di carattere diplomatico. Nel
1484 morì lo zio Sisto e gli successe, quasi per volontà di Giuliano, il
cardinal Cybo, che prese il nome di Innocenzo VIII. In quel periodo crebbe di
molto la potenza del cardinale della Rovere, ma nel 1492 si autocostrinse
all’esilio a causa della sua dichiarata inimicizia verso il nuovo pontefice,
Alessandro VI (Rodrigo Borgia); tornò a Roma solo alla sua morte, avvenuta nel
1503. A papa Borgia successe Pio III (Francesco
Piccolomini Todeschini), scelto indubbiamente perché persona buona e rispettata
da tutti, ma più probabilmente perché anziano e mezzo malandato. Dopo solo un
mese di pontificato morì e, col più breve conclave della storia (24 ore),
venne eletto all’unanimità Giuliano della Rovere, che assunse il nome di
Giulio II. Fu
un papa davvero energico: guidava di persona gli eserciti portandosi tutto il
seguito di cardinali e di ufficiali pontifici; fu severo e collerico al punto da
bastonare chi lo contraddiceva; aveva una figlia riconosciuta, Felice; fu un
grande mecenate, forse il più grande che la storia ricordi: nonostante che la
sua parsimonia e la sua avarizia fossero risapute (ridusse all’osso le spese
di corte), assoldò i più importanti architetti ed artisti dell’epoca, da
Michelangelo a Raffaello, dal Pollaiolo, al Bramante ecc. Si
hanno notizie anche dell’omosessualità di Giuliano della Rovere, già da
quando era cardinale: Stefano Infessura, ufficiale dell’amministrazione
capitolina, riporta nel suo Diario che Virginio Orsini, capo di una delle
fazioni baronali di Roma, aveva cosparso la capitale di fogli in cui accusava
Giuliano della Rovere di sodomia e che, se Dio gli avesse concesso la vittoria
contro i Colonna, avrebbe portato la sua testa in processione infilzata su una
lancia.
Francesco
Alidosi da Castel del Rio era indubbiamente un ottimo politico ed uno dei più
grandi amici del della Rovere, il quale, una volta eletto papa, si premurò
subito di nominarlo cardinale (1505). Vi furono molte dicerie sulla relazione
omosessuale fra i due, ma bisogna dire che il pettegolezzo, a volte spinto, era
diffuso nella corte papale con lo scopo di screditare gli avversari politici. Certamente
fu la gelosia per le attenzioni del papa verso di lui a spingere il diciottenne
Francesco Maria della Rovere (che, adottato divenne un Montefeltro), nominato
"capitano generale della Chiesa", ad accoltellare a Ravenna l’Alidosi. Di lui si sa che godeva di un
particolare affetto da parte del papa, il quale passava ore ad osservarlo,
specie nell’arte dell’equitazione. Alessandro
Luzio scriveva in quel tempo, nel suo “La reggenza di Isabella d’Este”,
che papa Giulio insistette con decisione per avere come ostaggio a Roma il
giovane Federico Gonzaga e che sia Massimiliano d’Asburgo, che Luigi XII
espressero forti dubbi sulle reali intenzioni del pontefice. Calunnie
o meno che fossero, le tendenze omosessuali di Giulio II erano dominio di mezza
Europa. Lo
scrittore e storico Giovanni Dall’Orto riporta nel suo sito interessanti
testimonianze, che però necessitano di prudenza, in quanto Giulio II era nemico
della Serenissima al punto di volerne la scomunica. Il
diarista veneziano Girolamo Priuli, contemporaneo del papa, scrisse che "Conduzeva
cum[con] lui li sui
ganimedi, id est [cioè] alchuni bellissimi giovani, cum li quali
se diceva publice[pubblicamente] che l'havea acto carnale cum loro, ymmo
che lui hera patiente [passivo] et se dilectava molto di questo vitio
sogomoreo, cossa veramente abhorenda in chadauno". Marino
Sanudo, diplomatico veneziano, stese addirittura un sonetto sulla vita
omoerotica del papa e sul suo amore per la bottiglia: "Ritorna
o padre santo al tuo San Pietro, Per
strali e lanze di carne e di vetro, e
de' bei modi assai de sodomia; Dall’Orto
riporta anche una “pasquinata” del 1534, "I
ruffiani guidarono Sisto, i sodomiti passivi Giulio; e
quanto scrisse il capo degli ugonotti
Philippe
de Mornay: "ometterei
volentieri quegli altri [epigrammi] dello stesso autore [anonimo!,
NdR], se non fosse che cadono a proposito: Venne
in Italia stimato di indole rara Questo
orrore è attribuito al questo buon Giulio.
Fonti: Stefano
In fessura, “Diario della Città di Roma 1303 – 1494” – Istituto
per il Medioevo, 1890 Christine
Shaw, “Giulio II”, - SEI 1995 Alessandro
Luzio, “La reggenza di Isabella d’Este negli ultimi tre anni” Giovanni
Dall’Orto, sito: -
Girolamo Priuli, Diarii. In: Rerum italicarum scriptores,
tomo XXIV, parte III, Zanichelli, Bologna 1938 -
Marino Sanudo "il giovane", I diarii, Visentini, Venezia
1879-1902 (ristampa anastatica: Forni, Bologna 1969-1979), -
"Sixtum lenones, Iulium rexere cinaedi; / imperium vani,
scurra, Leonis habes". Da: Valerio Marucci (a cura di), Pasquinate
del Cinque e Seicento, Salerno, Roma 1988 - Philippe de Mornay, seigneur du Plessis-Marly, Le mystère d'iniquité, c'est à dire, l'histoire de la papauté, Albert, Genève 1612, pp. 1296-1297, sub anno 1505.
Immagini: 1 - Stemma papale di Giulio II 2 - Raffaello, "Giulio II" 3 - Raffaello, "Francesco Maria della Rovere" 4 - Tiziano, "Federico Gonzaga" |
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