LE
MIE RICERCHE STORICHE (continua)
Roma, 1908: don Adorni ammazza don Costantini, presso il quale si prostituiva
da Enrico Oliari, "L'Omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti". Prospettiva ed. 2006
severamente vietata la riproduzione senza il consenso dell'autore
Quasi
un secolo fa, precisamente il 4 settembre 1908, un anziano prete fu trovato
massacrato a colpi di martello nella sua abitazione di Roma. Ma chi avrebbe
potuto ammazzare un sacerdote di settantanove anni? E per quale motivo?
I
vicini e i pochi conoscenti sapevano che don Costanzo era un uomo particolare,
esageratamente avaro, misantropo e che non amava fermarsi a parlare con nessuno.
Era
originario di Orvieto, dove, facendo un torto alla sorella ed ai nipoti, si era
comportato da prepotente al momento della divisione dei beni di famiglia e aveva
ereditato un palazzotto e qualche ettaro di frutteti.
Viveva
in modo davvero semplice, in un piccolo appartamento affittato in via
dell’Arco della Chiesa Nuova, e consumava pasti frugali; amava la politica e
leggeva molti quotidiani. Per quanto anziano, si considerava un prete dalle idee
moderne e un seguace di don Murri[1]
e riceveva in casa, dissero i vicini, pochissime persone: solo qualche signora
di mezza età, un paio di preti e qualche giovanotto del quartiere. Teneva
inoltre nascosti in angoli diversi della stanza da letto ben dieci libretti
della cassa di risparmio e qualche soldo in contante.
Chi
poteva aver ucciso a martellate un sacerdote all'apparenza debole e innocuo? E
con quale movente? Forse la "pretofobia
di qualche epilettoide come nel caso del
delitto di Villa Pamphili"?[2]
Subito scattarono le indagini, coordinate dal Commissario cav. Adinolfi, e da lì
a poco vennero fermati due nipoti di don Costantini e
un giovane sacerdote suo amico. I sospettati avevano tutti un movente
valido: i due nipoti quello di "raccogliere un'eredità prima che andasse perduta" ed
il prete, si era detto, aveva con Costanzo Costantini una "passione
vergognosa" [3].
L'alibi
del giovane prete non era proprio "di ferro" e l'interrogatorio si
protrasse per tutta la giornata: era difficile far confessare Alfredo Adorni,
così calmo, sicuro di sé e con un atteggiamento a dir poco altezzoso.
Sui
quotidiani dell'epoca don Alfredo Adorni era descritto come un giovane snello
con naso aquilino e bocca grande, sofferente di attacchi epilettici, povero al
punto di vivere al limite della miseria.[4]
Celebrava quotidianamente l'ultima messa perché più redditizia delle altre e
recitava l'ultimo rosario in chiesa, attività che insieme gli fruttavano
l'entrata mensile delle 95 lire che gli permettevano appena di pagarsi la
pigione e il vitto.
Verso
la sera del 9 settembre, complice anche il troppo vino portatogli dal
Commissario, non resse ulteriormente agli interrogatori e si dichiarò colpevole
dell'omicidio del confratello Costanzo Costantini.
Raccontò:
"Conobbi
don Costanzo Costantini il 14 dello scorso agosto, il primo giorno in cui venni
a dire messa nella Chiesa Nuova. Terminata la messa andai in sacrestia e qui
incontrai il vecchio sacerdote che non conoscevo. Egli mi si presentò, mi
strinse la mano, manifestò il desiderio di far amicizia con me e mi invitò a
casa sua. V'andai con lui una mezz'ora dopo e quando fummo chiusi nella sua
camera da letto, mi offrì del denaro e mi costrinse a commettere atti immorali.
Da quel giorno tornai spesso a casa sua per suo insistente invito. Ormai mi
aveva messo sulla via della perdizione ed a me mancava la risoluzione di
resistere ai suoi allettamenti e di trattenermi dal commettere le turpitudini
ch'egli mi chiedeva. Ed ogni volta uscivo con dei regali in denaro c'egli mi
faceva...
I
suoi vizi di degenerato mi davano nausea; ma per quanto riluttante mi ci
adattavo poiché ne ritraevo un discreto lucro... .
Il
4 settembre tornai come quasi tutti i giorni da lui alle 2 del pomeriggio,
ancora e sempre da lui richiesto.
Egli
voleva che mi trattenessi più a lungo presso di lui. Siccome io resistevo si
offrì di far venire subito una donna. Io provai uno sdegno vivissimo al
pensiero che una persona estranea, una donna, avesse a partecipare al nostro
convegno e mi ribellai.
Egli allora ebbe uno scatto nervoso e mi intimò: - O accetti, o vado a raccontare tutto quanto è successo fra noi ai tuoi superiori! – Non farai questo, ribattei, perché rovinando me, rovini anche te! – E che importa – egli soggiunse – Io sono vecchio, nessuno può farmi del male... Tu invece sarai rovinato per sempre... e ti rovinerò!...
Allora
perdetti la testa. Sopra una mensola a portata della mia mano stava un piccolo
martello tutto in ferro. Lo presi e incominciai a percuotere don Costanzo che
rimaneva dinanzi a me in posizione strana...".[5]
Tuttavia
già il giorno successivo venivano espressi forti dubbi sul rapporto omosessuale
fra i due sacerdoti, in quanto sembrava impossibile che il vecchio Costantini,
quasi ottantenne e per di più prete, avesse
avuto rapporti sessuali. Si decise di puntare sulla pista dell'omicidio a scopo
di furto, poiché erano spariti otto dei dieci libretti di risparmio tenuti dal
don Costantini, oltre che una certa somma di denaro. Inoltre, dopo il delitto,
don Adorni aveva prelevato da uno dei libretti
la forte somma
di 800 lire, che spese per comprarsi vestiti.
Si
pensò che Adorni si era inventato tutto per diminuire la propria responsabilità
penale e si continuò sulla strada dell'omicidio a scopo di furto, accusa che
poi la parte civile e il pubblico ministero avrebbero sostenuto in occasione del
processo.
Ciò
nonostante sia la posizione in cui venne rinvenuto il cadavere, sia il referto
autoptico rappresentavano un mistero. Don Costantini ebbe la testa fratturata da
diverse martellate, venne rinvenuto a terra ricoperto di lenzuola e cuscini, ma
con la tonaca alzata al di sopra del ventre. Vi erano poi tracce di sperma, come
se l'assassino si fosse masturbato eiaculando sopra il cadavere.
Alfredo
Adorni un pazzo? Un mostro? Un attento assassino intenzionato a fuorviare le
indagini? Si trattò di omicidio volontario o accidentale? E per quale movente:
le "turpitudini" o il furto? È vero che dopo il delitto si comportò
come sempre, mantenne una lucida calma, celebrò messe?
I
quotidiani dell'epoca si diedero da fare per fare chiarezza sulla personalità
complessa di don Alfredo e pubblicarono così notizie del suo passato
movimentato e degli attacchi epilettici che lo accompagnavano fin da quando era
bambino.
Era
figlio di contadini ed anche la madre soffriva di epilessia, mentre il padre era
alcolizzato. Alfredo venne mandato a studiare presso il collegio dei Padri
filippini a Osimo. Celebrò la sua prima messa nel 1903 e da allora venne
ricevuto ed allontanato da diverse parrocchie a causa, si diceva, dei suoi
attacchi epilettici. Fu così sacerdote a Osimo, a Perugina, a Carpi e a
Spoleto; da quest'ultima città fecero però sapere che fu in realtà
allontanato "per atti di sudiceria",
perché "accarezzava troppo i
minorenni che lo avvicinavano, e alcuni di questi lo dicono ora pubblicamente"[6].
I
Padri filippini lo inviarono quindi a Roma, dove padre Recanatesi insistette
presso padre Calenzio, che era sacerdote diocesano e non filippino, per
ospitarlo nella sua casa in via della Chiesa Nuova al numero 14, mentre don
Costantini abitava al numero 1.
Dopo
l'arresto il tribunale incaricò diversi periti di studiare la personalità di
Alfredo Adorni, il quale, tra l'altro, il 21 settembre aveva ritrattato le
accuse di "rapporti contro
natura" rivolte allo scomparso don
Costantini.
La
sua difesa fu affidata a un collegio di avvocati guidato dal celebre oratore e
deputato Arturo Vecchini, il quale intendeva dimostrare l'infermità
neuropsichica e quindi l'impunibilità del suo cliente.
Al
contrario, il pubblico ministero e la parte civile puntavano sulla lucida
premeditazione del delitto, a scopo di furto.
Durante
l'arringa difensiva il Vecchini tracciò un immagine di Alfredo Adorni quale
persona vittima degli eventi, essere abbandonato a se stesso le cui richieste
d'aiuto venivano ignorate, respinto da tutti, costretto a farsi prete e quindi a
reprimere i suoi impulsi sessuali con la masturbazione: "La
Venere solitaria l'aveva ghermito fin dalla sua infanzia: l'aveva accompagnato
negli anni crescenti; lo tiranneggiava ad ogni ora, livida, allettatrice,
spasmodica. La masturbazione, vibrione dissolvitore, tarlo vorace, gli rodeva le
carni, gli succhiava le ossa, gli fiaccava la volontà"[7].
Secondo
la testimonianza del dottor Croci, medico del seminario che aveva ospitato don
Adorni, il giovane già a suo tempo avrebbe sofferto di una "nevrastenia
acuta per anemia derivante dalla masturbazione"[8].
La
masturbazione continua veniva ad essere una delle tre cause dell'epilessia
dell'Adorni, insieme a quella dell'ereditarietà da padre alcolista ed a quella
dell'ereditarietà da madre istero-epilettica.
L'avvocato
sosteneva inoltre che in Adorni non c'era stata una maturazione psicologica atta
a distinguere la differenziazione dei sessi ed accostava la sua storia a quella
di un altro sacerdote, il barnabita Stanislao Ceresa, che era rimasto coinvolto
poco prima in uno scandalo di natura omosessuale.
L'aver
ritrattato le accuse di omosessualità rivolte a don Costantini era giustificato
con una crisi di coscienza: il giovane prete non voleva infierire ulteriormente
sulla persona del confratello Costantini, descritto da Vecchini come un
vecchiaccio desideroso del giovane fisico di don Alfredo al punto da ricattarlo.
L'avvocato
concluse la sua arringa sostenendo che fu un attacco epilettico (seppur senza le
peculiarità della bava alla bocca, della perdita di memoria e d'urina) a
spingere don Adorni ad uccidere don Costantini con tanta violenza, e fu sempre
in seguito a quell'attacco epilettico che si masturbò sopra il cadavere.
Chiese
quindi ai giurati un verdetto di irresponsabilità e il ricovero presso un
manicomio, ma non un manicomio criminale che, a suo dire, avrebbe peggiorato la
sua delicata situazione psicologica.
Il
caso Costantini – Adorni venne citato anche dal noto medico tedesco Magnus
Hirschfeld, biologo e sessuologo, in occasione della riunione quadrimestrale del
comitato per gli studi umanitari di Charlottenburg del 1910.
Hirschfeld,
fondatore della prima associazione per i diritti gay della storia, fece notare
come in diversi paesi europei veniva sistematicamente negata l’esistenza
dell’omosessualità, nonostante la presenza continua di notizie sulla stampa
riportanti scandali e delitti legati alla sfera omosessuale. Lo scienziato
accennò al terribile omicidio Costantini, volendo anche indicare
l’indiscutibile presenza di omosessuali nella Chiesa[9].
Il
4 luglio del 1910 si svolse a Roma il processo contro Alfredo Adorni. Fu
accusato di aver ucciso don Costantin per sottrarre dalla sua abitazione due
orologi ed alcuni libretti della
Cassa di Risparmio, per un valore totale di 25.000 lire. Venne condannato a 30
anni di reclusione[10].
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Nelle foto:
- La "Chiesa Nuova", ovvero "Santa Maria in Vallicella" (XVI)
- Scorcio dell' "Arco della Chiesa Nuova"
- Via dell'Arco della Chiesa Nuova
[1] Don Romolo Murri (1870 –
1944). Prete liberale e modernista, fondatore di un primo polo di idee
chiamato “"Democrazia
Cristiana”".
Era contro il celibato sacerdotale. Venne scomunicato da Pio X ed in seguito
si sposò. Cfr. il Sito di Alleanza
Cattolica.
[2] Nota apparsa su “"Il
Messaggero”",
8.9.1908
[3] Cfr. “"Il
Messaggero”",
9.9.1908
[4] Cfr. ”"Il
Corriere della Sera”",
9.9.1908
[5] Cfr. “"Il
Messaggero”",
9.9.1908
[6] Cfr. “"Il
Messaggero”".
13.9.1908
[7] Arturo Vecchini “"Arringhe
penali”"
, Puccini, Ancona 1912 – pag. 398
[8] Arturo Vecchini, op. cit., pag. 400
[9]
Magnus Hirschfeld, “Vierteljahrsberichte des
Wissenschaftlich-humanitaeren Komitees – Januar 1910, Jahrbuchs fuer
sexuelle Zwischenstufen” – Ed. Max Spohr – Leipzig 1910, pag. 187
[10] Cfr. Sentenza corte Assise, Archivio di Stato di Roma. Adorni tentò un ricorso in Cassazione, che venne però respinto.