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I MIEI REPORTAGE (continua)

 

L'omosessualità nel Museo archeologico di Palermo e nel castello Ursino di Catania

 

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Un giovane danza, nudo, toccando con la mano il corpo di un suo compagno di danza. Non è necessariamente un vaso di significato erotico: il contatto fra la mano del primo ragazzo e il corpo dell'altro potrebbe essere dovuto solo alla fattura un poco grossolana e veloce dell'oggetto. Palermo, Museo archeologico regionale, sezione italica.

Un uomo barbuto e con un bastone insegue un efebo, che si gira per allontanare con la mano l'inseguitore. Vaso greco a figure rosse. Il vaso (privo di qualsiasi cartellino di spiegazione) potrebbe rappresentare anche un inseguimento ostile, ma immagini assai simili che coinvolgono un uomo e una donna vengono di solito interpretate come "scene di corteggiamento". Palermo, Museo archeologico regionale.

 

Raffinato vaso greco con figure di giovani su sfondo bianco. Ai lati dei due efebi appare tre volte l'acclamazione "KALOS" (<il ragazzo è> bello!). 
Una  figura maschile nuda e in erezione è dipinta sul lato addossato al muro del vaso accanto. Palermo, Museo archeologico regionale. 

 

In questa scena di gruppo di danzatori una coppia maschile nuda è affrontata: la mano dell'uomo di destra tocca il corpo di quello di sinistra, mentre le figure ai lati sono girate verso i due. L'esecuzione è molto grossolana e quindi priva di dettagli.Palermo, Museo archeologico regionale.

 

"Scena di conversazione" in palestra fra giovane atleta (il ragazzo nudo) e l'allenatore o un corteggiatore (la scena è convenzionale e comunissima sui vasi greci, in assenza di iscrizioni di "kalòs" è impossibile attribuire all'artista un'intenzione erotica esplicita). Palermo, Museo archeologico regionale

 

"Scena di simposio", con giovani e uomini adulti alternati. 
Cratere attico a figure rosse, 400-390 a.C. Catania, Castello Ursino

"Cratere con scena di simposio". Retro. 
Catania, Castello Ursino. 

   

Vaso greco rappresentante il gesto di corteggiamento definito dagli studiosi "up and down": una mano tocca i genitali nudi del ragazzo (la scena si svolge in una palestra, dove ci si esercitava senza alcun vestito), l'altra ne sale a carezzare il mento. Palermo, Museo archeologico regionale.

 

Ritratto di Polydeukes (Polluce) il ragazzo amato dal retore greco Erode Attico.

Dopo la sua morte Erode diede vita a un vero culto della sua memoria, elevandogli statue, similmente a quanto fatto da Adriano con Antinoo. Palermo, Museo archeologico regionale, 138 - 161 d.C

Bronzetto portafortuna a forma di fallo. L'anellino nella parte superiore mostra che era destinato ad essere appeso. Il fascinum (riproduzione del fallo) aveva per i romani poteri magici, al punto che da esso deriva la nostra parola "affascinare" ("ammaliare", "incantare"). Palermo, Museo archeologico regionale.
   
Vasetto greco a forma di genitali maschili.Conserva in buona parte la policromia. Palermo, Museo archeologico regionale.

Mosaico proveniente dal pavimento di una villa romana, Palermo, III sec. d.C. In epoca tarda tutte le immagini pagane furono distrutte e sostituite, come qui, da rozzi disegni geometrici. Prima di essere vandalizzato dai cristiani, questo riquadro raffigurava il ratto di Ganimede. Palermo, Museo archeologico regionale.


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