Le mie recensioni a...
Riflessione su un ideale parallelismo fra "A viso aperto" di Alessandro Cecchi Paone e "L'omo delinquente" di Enrico Oliari
Carissimo Alessandro,
i nostri libri, “L’omo delinquente” e “A viso aperto”, sono usciti pressoché contemporaneamente e, avendo letto con interesse ed entusiasmo il tuo, mi è uscita spontanea una piccola riflessione:
esiste infatti una sottile linea rossa (o verde, se pensiamo al colore di Oscar Wilde) che unisce il mio modesto studio sugli scandali ed i delitti gay dall’Unità a Giolitti e la copiosa raccolta delle lettere che ti sono pervenute, così ben raccolte nel tuo libro; si tratta dell’evoluzione energica e colossale non semplicemente di un modo di vivere o di essere accettati, ma di una comunità ogni giorno sempre più cosciente e forte che solo oggi, dopo millenni di oscurantismi, comincia ad avere la forza di tirar fuori la propria identità.
Fra le epoche de “L’omo delinquente” e di “A viso aperto” vi si sono stabilite diverse rivoluzioni culturali e molte cose sono cambiate, eppure non è stata ancora realizzata, almeno nella nostra società, la piena emancipazione delle persone omoaffettive. Ed infatti le tue lettere arrivano da un “continente sommerso”, segno tangibile che la lotta per i nostri diritti civili è un’azione in pieno svolgimento.
Per carità, dichiararsi gay all’epoca di Giolitti non è come dichiararsi gay oggi, anche perché le persone omosessuali stesse hanno una diversa percezione del proprio orientamento sessuale (non necessariamente vissuto come un peccato o come una malattia, per intenderci), tuttavia “A viso aperto” ci fa capire quanta strada ci sia ancora da percorrere perché noi omosessuali arriviamo alla piena coscienza di far parte di una comunità vera e propria, con la sua cultura, le sue attese dal mondo politico, i suoi errori e la sua ricerca di dignità.
Uno dei meriti del tuo lavoro consiste, a mio giudizio, nel dare la possibilità di capire in modo chiaro la realtà di come noi gay e lesbiche siamo visti dagli altri e di come ci vediamo noi stessi.
Potrei identificare la sottile linea che unisce i due libri con l’immagine di un fotografo extraterrestre, che abbia voluto riprendere la comunità omosessuale in due tempi diversi: unendo le due foto l’omino verde si accorgerebbe di un indiscutibile evoluzione, ma anche della necessità di un terzo futuro scatto che riprenda la piena emancipazione e la piena uguaglianza per tutti noi.
Mi complimento.
Enrico Oliari