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La città e l'isola - Omosessuali al confino nell'Italia fascista. Gianfranco Goretti, Tommaso Giartosio - Saggine 2006.

 

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Lo studio di Goretti e Giartosio sul confino fascista riservato ad alcuni mal capitati omosessuali della fine degli anni Trenta, ha il merito di aver reso più palpabile il dramma che riguardò le vittime di quella che fu, senza ombra di dubbio, una vera e propria persecuzione.

Gli autori escono dall’accademismo forzato, anche se indispensabile, di chi ha analizzato il fenomeno storico sotto un profilo prettamente scientifico – sociologico e danno al lettore la possibilità di conoscere le paure, le speranze, le delusioni e le risorse psicologiche che potevano avere gli “arrusi” colpiti dalle misure restrittive. In sintesi si potrebbe dire che Giartosio e Goretti fanno conoscere al lettore un aspetto più umano degli omosessuali dell' "Arvulu Rossu", confinati poi alle Tremiti e non solo.

Grande il merito di aver intervistato chi al confino, in quanto gay, ci finì davvero.

Il saggio è accattivante e di facile lettura, anche se manca della contestualizzazione storica necessaria per interpretare meglio i motivi della condanna e quindi del confino fascista Se è infatti vero che qualche centinaio di omosessuali italiani subirono il confino o l’ammenda per un comportamento non perseguibile dal Codice penale, ma comunque giudicato deviante soprattutto se associato ad altri crimini, non bisogna dimenticare che nella medesima epoca gli omosessuali del resto dell’Europa  potevano incorrere in pene e restrizioni ed in leggi assai più severe, che portavano al carcere, all’internamento nei Gulag e nei Lager o ai lavori forzati.

 

Un appunto sulla presentazione a cui ho potuto assistere nel maggio 2006 a Torino, in occasione della Fiera del Libro: dalla brillantezza de “La città e l’isola” si è passati al più vivo squallore di una presentazione del testo che, sostanzialmente suonava così: “gli arrusi finirono alle Tremiti per colpa di Berlusconi, non votate i partiti di destra”.

Io penso che chi vuole “produrre” storia (e Dio sa quanto ve n’è bisogno!) debba produrre storia, senza farcire il tutto di una politicizzazione esasperata. La Storia va spiegata così, com’è: spetta poi al lettore trarre le sue conclusioni e dare i propri giudizi.

Anche la presenza dell’on. Guadagno (“Wladimir Luxuria”) attesa e sospirata, e poi finalmente concretizzata (anche se Guadagno è rimasto per soli dieci minuti) è stata una forzatura che mal si conciliava con il lavoro dello storico e con quanto la platea (non quella accorsa per vedere il fenomeno del momento!) voleva ascoltare.

La comunità omosessuale ha bisogno di meno politica da quattro soldi e di molta, molta più cultura storica oggettiva.

 

Nella foto: Catania, l'"Arvulu Rossu"

 

Enrico Oliari


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