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Il Gay e la lesbica, di Ermanno Capelli

 

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I vizi e le virtù del genere umano vengono raccontati nella Creazione di Ermanno Capelli in chiave astratta, con un’iconologia ed una dialettica divertenti ma sferzanti e che richiamano  quegli ambienti suburbani di Clint Eastwood nei panni dell’ispettore Callaghan degli anni Settanta.

Un mondo vicino, reale, fatto di imbrogli e di spregiudicatezza, fortemente contrapposto alla mitologia (che, appunto, è irreale) della purezza dell’Isola che non c’è.

Virtù che una volta tanto sono insite (proprio come chip) nelle persone omosessuali, quasi a negare la percezione storico-sociale che vuole i gay e le lesbiche latori dei mali del mondo: per Dio God essi sono creature perfette, colme di bellezza, di purezza e di sentimento, mentre fino a poco fa (e per molte culture ancora oggi è così) gli omosessuali erano ladri con una colpa in più, assassini con una colpa in più, stupratori con una colpa in più, o semplicemente “immorali”, ma con una colpa in più.

La storia e la cronaca dei secoli sono colme di esempi in tal senso: si pensi alla condanna dei Templari, colpevoli di eresia, ma anche di sodomia, o al giornalismo italiano che fino a pochi anni fa narrava di omicidi maturati “nel torbido mondo degli omosessuali…”. Visioni cattive e distorte che accompagnano il male con l’omosessualità, mai positiva, mai bella: i gay e le lesbiche sono peccatori, malati, viziosi, distruttivi della razza nella Germania nazista, teppisti in Cina e “controrivoluzionari” in Unione Sovietica.

Capelli ferma il mondo e parla di una bellezza per nulla nuova, ma certamente negata, seppellita per millenni sotto metri di perbenismo forzato e di ipocrisia. Un Amore che non osa pronunciare il suo nome, come direbbe Oscar Wilde, il quale, se pur con un linguaggio ovviamente diverso, racconta la bellezza ed il gusto per il bello, anche se gay. Proprio come l’autore.

Nel romanzo tocca agli eterosessuali, gli Ursus e Mary Poppins qualunque, usciti dal sabotaggio dello scienziato Black (nero, morte), a personificare tutti i mali possibili, che poi sono gli orrori di oggi: i media costantemente ci aggiornano dello sfruttamento della prostituzione, del traffico di droga, del contrabbando delle armi, dell’omicidio, della violenza, del commercio di esseri umani. E sono mali eterosessuali. Dio God ci prova in tutti i modi a mettere le cose a posto scendendo in una società borghese falsa e proletaria falsa, gira nel Caos, nell’Olimpo sintetico di un’umanità superficiale, lotta con tutte le sue forze fino a rischiare la vita (Dio God, l’immortale!), ma poi preferirà fuggire dal mondo nascondendosi e rifiutando la società strutturata e consolidata dei vari “Cicci” che rappresentano i poteri consumati e corrotti, cioè politico, amministrativo e soprattutto clericale.

Dio God scrive un pentalogo di saggezza, prontamente rifiutato dalla società edonistica e dell’apparire, dominata dai media e dai messaggi distorti che essi trasmettono. “L’arte è come una supposta”, gli dicono: è la morte della bellezza, è la fine del sentimento.

Capelli lascia il romanzo senza finale, proprio perché la creazione è in perpetuo divenire e quindi non toglie a Dio God, cioè all’Uomo, la verità della speranza in un mondo migliore.

 

16 feb 09

 

Enrico Oliari


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