L'OMOSESSUALITÀ SECONDO ALFRED ADLER
Molti studiosi hanno trattato
l'omosessualità, confutando il fatto che le sue radici siano da
ricercare nel vizio e nella smodatezza. Secondo i sostenitori della causa
biologica, ormonale o genetica, essa é congenita, mentre gli psicanalisti
si sono rifatti all'educazione dell'individuo ed all'ambiente famigliare
in cui esso é cresciuto. Krefft-Ebing fu il primo a distinguere
fra omosessualità congenita ed omosessualità acquisita; nel
contempo però sostenne anche che negli individui omosessuali maschi
vi sia una parte di cervello femminile. Binet, Schrenk e Freud ritennero
invece che la causa fosse correlata ad un trauma psicologico subito nell'età
infantile dall'individuo.
Freud
inoltre arrivò alla conclusione che l'omosessualità fosse
una componente della libido, originariamente rimossa ed in seguito riattivata,
presente in tutti nevrotici. Magnus Hirchfeld, psicanalista e promotore,
fra l'altro, del primo gruppo di attivismo omosessuale, puntò sullo
sbalzo di ormoni, andrina e ginecina, quale base sia dell'omosessualità
che dell'ermafroditismo. Alfred Adler (1870 - 1937), psicanalista studioso
delle perversioni, ritenne che l'omosessualità fosse un fattore
legato alla nevrosi individuale, non congenito. Pubblicò nel 1917
"Il problema dell'omosessualità", e nel 1930 "Psicologia dell'omosessualità",
edito da Hirzel, Lipsia.
Per quanto riguarda la definizione
attuale dell'omosessualità, si afferma che un individuo omosessuale,
il quale accetta in pieno e con serenità la propria condizione (libero
quindi da restrizioni morali) non va considerato patologico tout court,
vero che la nosografia psichiatrica ha cancellato l'omosessualità
dall'elenco dei disturbi psicosomatici. Oggi ci si limita a considerare
patologica la forma "egodistonica" dell'omosessualità, cioè
quella vissuta con incertezza ed angoscia.
PSICOLOGIA DELL'OMOSESSUALITÀ
L'opera di Alfred Adler per prima cosa fa il punto della situazione: nonostante le disposizioni giuridiche e penali, nonché il rigore morale dell'epoca (primi del Novecento), il fenomeno omosessuale non solo era calante, ma andava sempre più diffondendosi. L'autore inoltre rileva come gli studiosi del periodo, Freud, Hirschfeld, Fliess, non avevano trattato l'argomento in modo completo e quanto poco i loro trattati avevano inciso sull'opinione pubblica. Secondo Adler la psicologia individuale aveva determinato che i fenomeni di perversione (masturbazione, feticismo, omosessualità, masochismo...) hanno alcune peculiarità in comune:
1.Sono innanzitutto espressione
di un incremento della distanza fra uomo e donna;
2.Rappresentano una rivolta
contro il normale adattamento sessuale, intervento questo sia artificioso
che inconscio;
3.Indicano un disprezzo
del partner;
4.Sono compensatori per
ridurre il presunto senso di superiorità della donna;
5.Sono in relazione con
una forte sensibilità, con un eccesso di orgoglio e di caparbietà,
con carenza di spirito cameratesco, con poco sentimento sociale, diffidenza
e smania di comando.
L'individuo predisposto alla
nevrosi é più sensibile ai cambiamenti della vita, ed é
quindi confrontandosi con problemi di coppia e con il matrimonio che egli
reagisce con delle escamotage, le quali portano ad una distanza di sicurezza
dal soggetto-partner; una di queste é appunto l'omosessualità,
che, come la psiconevrosi, fa quindi parte dell'anormale. Nella fase dello
sviluppo il bambino affronta problemi e situazioni creando stratagemmi
che ricava dalla propria esperienza e dal confronto con quelle degli altri,
soluzioni che adotta come schemi del suo comportamento, ai quali si conformeranno
da allora le sue risposte. Le ricerche della psicologia individuale hanno
inoltre dimostrato che un bambino sarà tanto più perverso
quanto più sarà accresciuto in lui il senso di inferiorità.
Naturalmente sotto questa
chiave anche l'educazione assume un senso di primaria importanza: un padre-tiranno,
che offusca la personalità espressiva del figlio, può essere
causa dell'insicurezza dello stesso, creando un grave senso di inferiorità,
ed egli si oppone all'autorità del padre in modo nascosto, acquisendo
le doti tipiche del perverso. Stessa cosa accade se la madre é forte
e possessiva: il bambino avrà, un domani, un forte senso di scoraggiamento
e quindi di repulsione verso la donna.
La
fuoriuscita dallo schema tradizionale fa sì che l'omosessuale sia
scarsamente adattabile alla vita sociale, dove infatti egli è condannato
ad essere perseguito penalmente e moralmente. Trattandosi però di
una nevrosi individuale, la minaccia di una punizione incentiva la pratica
dell'omosessualità. È possibile curare l'individuo omosessuale?
Sempre per il fatto che si tratta di una nevrosi individuale costituita
in età giovanile, la cosa, se non é possibile, é quantomeno
difficile: sarebbe come curare un uomo codardo al fine di farlo divenire
coraggioso. Per curare l'omosessuale, é necessario quindi estirparne
l'omosessualità acquisita nell'infanzia, quindi rilevare in modo
preciso la distanza dal partner sessuale, evidenziare l'aspetto dell'antisocialità
e quindi sciogliere il senso di superiorità adottato per compensazione:
l'omosessualità, come si diceva, é un fattore di educazione
dell'infanzia. La vasta diffusione di questo fenomeno, normale nei tempi
antichi come tutt'oggi in ogni classe sociale, fa dedurre che l'omosessualità
sia una perversione non curabile.