MONDO (continua)
UGANDA

In questa pagina:
- Codice penale, art. 145 e segg.
- Vita, 2 nov 09: Approvata legge che prevede il carcere a vita. Il Gran Mufti: «Abbandoniamoli su un'isola deserta»
- La Repubblica.it, 27 nov 10: Uganda, l’appello della comunità gay
- Queer-Blog, 26 ago 07: Uganda: Le associazioni gay denunciano la repressione
- Gay.com, 15 ott 07: Uganda Cleric Calls For Annihilation Of Gays
- ApCom, 4 apr 09: Uganda/ Kampala: alcuni Paesi Onu diffondono l'omosessualità
- Ucciso in Uganda David Kato Kisule, esponente
africano del movimento gay. Era stato ospite a Roma del congresso di Certi
Diritti
Codice penale, art. 145 e segg.
145. Reati contro-natura.
Chi
(A), ha conoscenza carnale di altre persone contro l'ordine della natura;
(B), ha conoscenza carnale di un animale; o
(C), consente che una persona di sesso maschile abbia conoscenza carnale di lui
o di lei contro l'ordine della natura,
Commette un reato ed è passibile di reclusione a vita.
146. Tentativo di commettere reati contro-natura.
Ogni persona che tenta di commettere uno qualsiasi dei reati contemplati
all'art. 145 commette un crimine ed è passibile di reclusione per sette anni.
148. Pratiche indecenti.
Chi, in pubblico o in privato, commette un atto di grave indecenza con un altro
o fa sì che un'altra persona commetta un atto di grave indecenza con lui o lei o
tenti di procurarsi l'atto di un'altra persona con se stesso o con un altro, in
pubblico o in privato, commette un reato e rischia di reclusione per sette anni.
Vita.it, 2 nov 09
Uganda, il Paese che vuole cacciare i gay
Approvata legge che prevede il carcere a vita. Il Gran Mufti: «Abbandoniamoli
su un'isola deserta»
In Uganda non c’è pace per gli omosessuali. Nel paese africano, uno dei più duri
con i gay, per cui è previsto l’ergastolo, la massima carica religiosa sunnita
ha addirittura chiesto al presidente di mandarli tutti in un’isola deserta a
morire. E, pochi giorni dopo, il parlamento ha iniziato a discutere una nuova
legge per inasprire le punizioni, arrivando anche alla pena di morte.
«Ho chiesto al presidente Museveni (in foto, ndr.) di darci un’isola sul Lago
Vittoria, così che noi possiamo prendere questi omosessuali e farli morire lì».
La frase, sconvolgente, è risuonata come un tamburo nella sala della vecchia
moschea di Kampala dove il Mufti dell’Uganda, Sheikh Ramathan Shaban Mubajje,
stava parlando ai giornalisti.
Il leader religioso aveva incontrato la settimana prima il presidente del paese,
Yoweri Museveni all’Hotel Africana. «Se gli omosessuali morissero là, non ne
avremmo più nel nostro paese» ha continuato il Mufti «L’omosessualità può
devastare la nostra epoca come quella del Profeta Lut (colui che, secondo il
Corano, annunciò la distruzione di Sodoma e Gomorra ndr). Ci uniremo alle altre
religioni per combatterla».
Ma le parole di Sheikh Mubajje non sembrano essere cadute nel vuoto. Qualche
giorno fa è stata presentata una legge subito rinominata “Anti-Homosexual Bill
2009”. Oggi essere trovato in flagrante durante un rapporto sessuale con persone
dello stesso sesso è punito con il carcere a vita. Se la riforma passasse
chiunque fosse visto mentre “prova a compiere il reato” (definizione molto
ampia) può finire in prigione per sette anni e sottoposto al test dell’Hiv. Se
positivo, è prevista la pena di morte.
Nuove pene sono previste per chiunque “promuova” l’omosessualità e per chiunque
non denunci un criminale, cioè un gay, sono previsti fino a tre anni di carcere,
familiari compresi. E la pena di morte è stata estesa anche a chi abbia rapporti
con un disabile o un minorenne dello stesso sesso, anche se consenziente.
Sembra che a ispirare il presidente Museveni non siano state soltanto le parole
del Mufti, quanto quelle de La Compagnia (anche conosciuta come La Famiglia) uno
dei più potenti gruppi evangelici americani, che da tempo porta avanti una lotta
per eliminare l’omosessualità. E Douglas Coe, la guida, ha più volte citato
Museveni chiamandolo “il nostro uomo in Africa”
La comunità gay ha subito protestato. «Nessuno di noi può accettare che si
diffonda l’Hiv» ha affermato Frank Magisha, attivista per i diritti gay in
Uganda «è giusto punire chi mette a rischio la salute degli altri, chi commette
una violenza. Ma inserire questa misura dentro una legge che parla di gay è
sbagliato. Sono due questioni diverse. Questa legge porterà solo più odio nella
società ugandese».
Già a marzo la comunità gay del paese aveva vissuto momenti difficili quando si
diffuse la voce che alcuni di loro “convertivano” i bambini. La gente scese in
piazza, organizzando grandi manifestazioni. Durante un raduno degli stessi
omosessuali per rivendicare i propri diritti, i solo venti attivisti sono stati
insultati dai passanti. Alcuni sono stati anche denudati e esorcizzati dai
pastori e dai religiosi presenti nella folla.
La Repubblica.it, 27 nov 10
Uganda, l’appello della comunità gay
“Fermate la legge contro di noi”Nel paese africano è in corso una violenta
campagna omofobica. In discussione una norma contro l’omosessualità che prevede
la condanna a morte. David Kisule, uno dei 100 che ha visto la sua foto
pubblicata sul giornale “Rolling Stone”, che ne chiedeva l’impiccagione,
racconta la situazione a Mondo Solidale. Si trova in Italia per partecipare al
congresso di “Certi Diritti”.
di Pasquale Notargiacomo
Roma - C’è un paese africano dove, su iniziativa del ministro dell’Eticità e
della Moralità, è in discussione una legge chiamata “Anti Homosexuality Bill”.
Tra le pene che prevede per gli “omosessuali recidivi” figurano la condanna a
morte e l’ergastolo. Non solo, tra i reati ci sono anche la “promozione
dell’omosessualità” e la “mancata denuncia” delle persone che violano queste
disposizioni, punibile con il carcere fino a 3 anni. La proposta di legge
contiene anche una clausola extraterritoriale per cui un cittadino sarebbe
punibile per questi reati anche all’estero. Tutto questo, secondo i proponenti,
in deroga a qualunque convenzione internazionale.
Succede in Uganda. In un paese in cui il Codice penale, recependo una
disposizione “coloniale” britannica (la cosiddetta legge sulla Sodomia), già
dispone pene che contemplano la reclusione fino a 7 anni per chi pratica
comportamenti “contro natura”. In palese contraddizione con la Costituzione che
esclude qualsiasi tipo di discriminazione. Il corollario di tutto questo è una
massiccia campagna omofobica messa in atto da un giornale il “Rolling Stone”,
1che solo il mese scorso ha pubblicato foto, nomi e indirizzi di 100 attivisti
lgbt chiedendo ai lettori di “impiccare gli omosessuali”.
Campagna omofobica. L’uscita dell’articolo, raccontano le associazioni per i
diritti umani, ha causato l’aggressione di 8 persone citate, mentre una donna ha
dovuto lasciare la propria casa dopo che i vicini l’avevano colpita con una
raffica di pietre. All’inizio di questo mese, dopo una temporanea chiusura, il
giornale ha pubblicato la seconda parte dell’articolo: “Gli uomini della
Vergogna parte II”, con i nomi e le foto di 10 presunti gay. Tra le accuse che
vengono mosse alla comunità omosessuale quella di progettare attentanti
terroristici (come quello avvenuto a Kampala nel luglio scorso) e di raccogliere
miliardi in finanziamenti per “reclutare bambini” e farli “unire ai gruppi gay”.
In seguito a una causa intentata contro il giornale da organizzazioni della
società civile, la corte Suprema dell’Uganda ha emesso il 1° novembre un ordine
provvisorio che intima al “Rolling Stone” di cessare qualsiasi pubblicazione
dove siano presenti nomi, foto o altri dati “sensibili”.
Questione politica. Il governo ugandese del presidente Meseveni, interpellato a
riguardo dalla Commissione delle Nazioni unite sull’Eliminazione della
Discrimazione contro le Donne (CEDAW) ha respinto ogni responsabilità. Pesa,
sottolineano gli osservatori, che i diritti degli omosessuali siano diventati un
tema elettorale, con le presidenziali del 2011 in vista e il presidente uscente
che punta alla riconferma. Mentre sulla vicenda si registrano le pressioni di
potenti organizzazioni “evangeliche” come The Family (di base statunitense), che
in Uganda si sono adoperate in imponenti campagne di predicazione contro
l’omosessualità. Un pastore evangelico è anche il leader della “Coalizione
Nazionale contro l’Omosessualità e gli Abusi Sessuali” che si è schierata al
fianco del “Rolling Stone” nell’udienza davanti all’Alta Corte del 23 novembre.
Udienza che, per inciso, il giornale ha disertato.
C’era invece Kato David Kisule, 45 anni, rappresentante dell’associazione
“Sexual Minorities Uganda” (SMUG). Kisule, da anni si batte per i diritti della
comunità lgbt in Uganda. E’ uno dei cento che ha visto la sua foto pubblicata
sul “Rolling Stone”, sotto la scritta “Impiccateli”. In quattro, tra cui lui,
hanno avuto il coraggio di denunciare il giornale per violazione della privacy e
istigazione alla violenza. Nell’ultima udienza, Kisule si è salvato solo grazie
all’aiuto di un conoscente dalla folla di dimostranti che voleva aggredirlo. Si
trova in Italia per il IV Congresso dell’associazione radicale “Certi Diritti”
in programma il 27-28 novembre a Roma.
Kisule, com’è la situazione per gli omosessuali in Uganda?
I diritti degli omosessuali sono diventati un tema elettorale. Ci sono le
elezioni il prossimo anno. Il presidente uscente vuole essere riconfermato e
mantiene un basso profilo sulla legge contro l’omosessualità. Il ministro
dell’Eticità e della Moralità, che invece è già sicuro che non verrà rieletto,
ha promesso che la legge sarà approvata entro maggio, prima dell’insediamento
del nuovo Parlamento.
Cosa ha provocato la campagna stampa del “Rolling Stone”?
Con la pubblicazione di questi articoli molte persone che incominciavano a
vivere più liberamente la propria sessualità sono tornate nell’ombra. Sono
aumentate le dimostrazioni pubbliche, le violenze e le discriminazioni in
famiglia e sul posto del lavoro. Diverse persone sono state licenziate.
Cosa hai provato vedendo anche la tua foto sul giornale?
Personalmente sono più abituato delle altre persone citate a espormi in
pubblico. Questo non significa che non abbia paura. Il clima si è inasprito
parecchio. Adesso sono entrati in campo aspetti politici. Non sappiamo più da
chi dobbiamo difenderci. La campagna del “Rolling Stone” è una forma
d’intimidazione pesante. Quello che trovo insopportabile poi è essere additato
come pedofilo. Io non ho problemi con la mia omosessualità ma le accuse di
pedofilia sono davvero troppo.
Che conseguenze ha avuto tutto questo sulla tua famiglia?
Mia madre vive in un villaggio. Per fortuna non ha saputo tutto questo. Mio
fratello mi ama per quello che sono. L’unica cosa, mi raccomanda di essere
prudente. In questo momento, mi dice, ti stai scontrando con pressioni politiche
molto forti.
Cosa chiedete alla comunità internazionale?
Solo le pressioni internazionali possono fermare questa legge. L’Uganda dipende
dagli aiuti internazionali. Ma come possono i governi mondiali aiutare chi vuole
istituzionalizzare simili discriminazioni?
APCom, 4 ott 08
Uganda/ Governo annuncia linea dura contro gli
omosessuali
Roma, 4 ott. (Apcom) - Il governo di Kampala ha annunciato che intende
rafforzare le leggi contro gli omosessuali e lanciare operazioni di polizia
contro gay e lesbiche.
"Il nostro benessere morale è messo alla prova e noi siamo preoccupati per il
proliferare di lesbiche e omosessuali - ha dichiarato oggi il ministro per
l'Etica e l'Integrità, Nsaba Buturo, in una conferenza stampa citata
dall'agenzia di stampa sudafricana (Sapa) - dieci anni fa, questo fenomeno non
esisteva, ma la malattia si è infiltrata ovunque".
Rapporti e matrimoni tra persone dello stesso sesso sono illegali in Uganda e
punibili con l'ergastolo, ma nessuno è stato condannato finora. "Vogliamo
adottare una legge per cui se qualcuno è omosessuale o confessa di essere
omosessuale o lesbica, allora è un criminale", ha aggiunto il ministro.
Queer-Blog, 26 ago 07
Uganda: Le associazioni gay denunciano la repressione
Un emblematico caso di quella che noi ci ostiniamo a chiamare “Homosexual
Intifada”. E’ notizia dei giorni scorsi che un gruppo, formato da una trentina
di attivisti appartententi ad associazioni glbt ugandesi, ha indetto una
conferenza stampa a Kampala per denunciare il regime omicida e le gravi
violazioni umane del regime di Museveni riguardo agli omosessuali. Lo slogan
era: Let us leave in peace.
Il gruppo, guidato da Victor Juliet Mukasa, leader transessuale del Sexual
Minorities Uganda (SMUG), un coordinamento che comprende altre organizzazioni
clandestine, ha denunciato per la prima volta
gli abusi della polizia contro i gay e la grave situazione dell’assistenza
sanitaria per le persone omosessuali, abbandonate, oltreché al disprezzo
sociale, anche ad una totale ignoranza su sessualità e rischi sanitari.
In Uganda ogni atto sessuale contro natura è punibile con la reclusione fino
all’ergastolo e sono esplicitamente vietati i matrimoni tra gay. Non che non se
ne fa menzione, come in tutte le costituzioni, ma si vieta proprio tale unione.
Le persone gay qui sono osteggiate fino all’inverosimile e il presidente
Museveni ha vietato ogni tipo di campagna informativa sull’hiv.
Un plauso al coraggio degli attivisti ugandesi e un monito a noi tutti: sarebbe
il caso di smuovere qualcosa da quassù. Forse solo le pressioni degli altri
governi possono fare qualcosa.
Gay.com, 15 ott 07
Uganda Cleric Calls For Annihilation Of Gays
(Kampala) Uganda's leading Muslim cleric has proposed to President Yoweri
Museveni that gays be rounded up and marooned on an island in Lake Victoria
until they die.
Sheikh Ramathan Shaban Mubajje told reporters of his plan following a much
publicized meeting with Museveni.
"I asked President Museveni to get us an island on Lake Victoria and we take
these homosexuals and they die out there," Mubajje told a news conference.
"If they die there then we shall have no more homosexuals in the country."
Others at the meeting reportedly said that the president did not respond to the
suggestion.
Uganda outlaws male homosexuality, under laws originally imposed by the British
colonizers in the nineteenth century. Offenders can face a maximum sentence of
life imprisonment
Mubajje's remarks follow similar threats by other Islamic leaders.
Recently, Muslim Tabliqh youth announced a plan to form an 'Anti-Gay Squad' to
fight homosexuality in Uganda.
On 28 August 2007, Sheikh Multah Bukenya, a senior cleric in the Tabliqh
Organization, was quoted during prayers at Noor Mosque in Kampala as saying that
his followers are "ready to act swiftly and form this squad that will wipe out
all abnormal practices like homosexuality in our society."
Anti-gay attacks are commonplace in Uganda but have been increasing since August
when Ugandan LGBT rights groups for the first time held a public news conference
to demand basic civil rights. (story) Many of the participants wore disguises
out of fears of government reprisals.
A week later supporters of a coalition of Christian and Muslim religious groups
filled a downtown stadium demanding mass arrests of gays.
Last week the International Gay and Lesbian Human Rights Commission said that it
had uncovered evidence that the Bush administration has funded groups in Uganda
that actively promote violence and discrimination against lesbians and gay men.
Among those receiving money, according to US government records, is Uganda
Muslim Tabliqh, and the Makerere University Community Church,
The church's leader, Pastor Martin Ssempa, was a leading organizer of the
anti-gay rally in Kampala.
Ssempa and his coalition, which includes Roman Catholics, Anglicans, Baptists,
Seventh Day Adventists, and Evangelicals, also have threatened the safety of
Ugandan LGBT rights activists by posting their names, photos and addresses on a
website
Apcom, 4 apr 09
Uganda/ Kampala: alcuni Paesi Onu diffondono l'omosessualità
Ministro per l'Etica annuncia inasprimento leggi contro i gay
Kampala, 4 apr. (Apcom) - Il ministro per l'Etica ugandese, James Nsaba Buturo,
ha accusato alcuni Paesi delle Nazioni Unite di voler diffondere l'omosessualità
nel mondo. "Alle Nazioni Unite, sono in corso tentativi da parte di alcuni paesi
di imporre l'omosessualità agli altri come noi - ha detto Buturo durante una
conferenza Onu sulla popolazione in corso nella capitale ugandese - abbiamo
saputo che vogliono far passare sottobanco delle disposizioni
sull'omosessualità. Abbiamo appreso delle nostre fonti che alcuni vogliono
utilizzare questa conferenza per proteggere gli omosessuali". Buturo ha quindi
detto di aver discusso nei giorni scorsi con l'ambasciatore delle Nazioni Unite
in Uganda per ricordargli che l'omosessualità è "contro-natura, anormale,
illegale, pericolosa e sudicia". Mercoledì scorso, un gruppo di attivisti per la
difesa dei diritti degli omosessuali ha manifestato a Kampala per chiedere la
depenalizzazione dell'omosessualità e uguali diritti. Gli attivisti hanno
rivendicato diritti che "la Costituzione ci garantisce". "E' falso", ha
replicato il ministro, aggiungendo che "se accettiamo che gli omosessuali siano
una minoranza, allora anche i ladri potranno dire 'anche noi siamo una
minoranza'". Il ministro ha quindi annunciato misure più dure contro
l'omosessualità, ritenendo "deboli" le leggi attualmente in vigore.
L'omosessualità è illegale e può essere punita con condanne fino a sette anni di
carcere. Tuttavia, non sono mai stati registrati casi di omosessuali o lesbiche
condannate. Molti paesi della regione, dove sono piuttosto influenti le chiese
evangeliche, hanno di recente rafforzato quella che gli attivisti definiscono
una repressione degli omosessuali. (fonte Afp)
CS Certi Diritti, 27 gen 11
Ucciso in Uganda David Kato Kisule, esponente
africano del movimento gay. Era stato ospite a Roma del congresso di Certi
Diritti
La sua
foto era stata pubblicata, tra le altre, dal quotidiano ugandese Rolling Stone
nel corso di una campagna persecutoria contro le persone omosessuali.
L’Associazione radicale ‘Certi Diritti’ e l’Ong radicale ‘Non c’è Pace Senza
Giustizia’ piangono la morte di David Kato Kisule. esponente di rilievo
dell’organizzazione SMUG (Sexual Minorities Uganda), principale rappresentate
del movimento gay ugandese. Secondo le prime informazioni raccolte, David è
stato ucciso ieri pomeriggio, presso la sua abitazione in circostanze poco
chiare. La polizia di Kampala ha avviato delle indagini che sono ancora in
corso.
Grazie all’impegno di Elio Polizzotto e dell’Ong ‘Non c’è Pace Senza Giustizia’,
David era stato ospite lo scorso novembre ai lavori del IV Congresso
dell’Associazione Radicale Certi Diritti dove aveva
raccontato
delle persecuzioni e di veri e propri linciaggi, di cui sono vittime le persone
lesbiche e gay in Uganda, promosse da organizzazioni del fondamentalismo
religioso.
Il 16 ottobre 2010 la rivista ugandese Rolling Stones pubblicò in prima pagina
le foto di 100 attivisti omosessuali (o presunti tali) ugandesi chiedendone
l’arresto. Tra le 100 foto vi era anche quella di David Kato Kisule, l’esponente
più noto del movimento. Il clima di odio contro le persone omosessuali è
alimentato dal fondamentalismo religioso dei predicatori evangelisti che trovano
terreno molto fertile tra la popolazione che vive nella miseria e nella
disperazione.
Molte Ong internazionali si erano mobilitate in diversi paesi del mondo contro
questa barbarie. Il Parlamento Europeo, grazie alla campagna internazionale di
Non c’è Pace Senza Giustizia, aveva approvato una Risoluzione di condanna nei
confronti dell’Uganda. David era stato anche audito dalla Sottocommissione
Diritti Umani del Parlamento Europeo dopo aver partecipato a Roma al Congresso
di ‘Certi Diritti’.
David, con molto coraggio e determinazione, aveva avviato una iniziativa legale
contro la rivista Rolling Stones e lo scorso 7 gennaio l’Alta Corte ugandese
aveva condannato la rivista per violazione della legge sulla privacy, difendendo
le persone gay perseguitate. L’Alta Corte aveva dichiarato che nessuna delle
persone la cui foto era stata pubblicata, aveva commesso reati, previsti dal
codice penale ugandese per le persone omosessuali.
David Kato, nel suo soggiorno a Roma, aveva raccontato di come la situazione in
Uganda fosse divenuta per gli attivisti omosessuali molto pericolosa. Durante le
udienze in Tribunale era protetto da volontari delle Ong internazionali che
seguivano il processo e difeso da diplomatici di ambasciate occidentali che lo
avevano salvato da diversi tentativi di linciaggio perché riconosciuto dalla
folla inferocita.
L’Associazione radicale ‘Certi Diritti’, si unisce alla richiesta promossa da
Smug (Sexual Minorities Uganda), Human Rights Watch, Global Rights, Global LGBT
Advocacy, Npwj, e altre Ong, affinchè il Governo protegga gli attivisti in
pericolo in Uganda e si avvii quanto prima un dialogo con le autorità e le
organizzazioni politiche e religiose.
Nei prossimi giorni l’Associazione Radicale Certi Diritti, promuoverà una
iniziativa per ricordare e conoscere la figura di David Kato Kisule. Ricorderemo
inoltre il suo impegno durante i lavori del XXXIX Congresso del Partito Radicale
Nonviolento, transnazionale e transpartito che si svolgerà a Chianciano dal 17
al 21 febbraio 2011 al quale David avrebbe dovuto partecipare.