ISLAM (continua)
SENEGAL

Codice penale, art. 319
Fatte salve le più gravi sanzioni previste nei paragrafi precedenti o dagli artt. articoli 320 e 321 del presente codice, chiunque avrà commesso un atto improprio o contro natura con una persona dello stesso sesso sarà punito con la reclusione da tra uno e cinque anni e con una multa di 100.000 a 1.500.000 franchi. Se l'atto è stato commesso con una persona al di sotto della età di 21 anni, verrà applicata la massima pena.
Sans préjudice des peines plus graves prévues par les alinéas qui précédent ou par les articles 320 et 321 du présent Code, sera puni d'un emprisonnement d'un à cinq ans et d'une amende de 100.000 à 1.500.000 francs, quiconque aura commis un acte impudique ou contre nature avec un individu de son sexe. Si l'acte a été commis avec un mineur de 21 ans, le maximum de la peine sera toujours prononcé.
Asca, 7 gen 09
Senegal, nove omosessuali condannati a otto anni
di carcere
Dakar - Nove omosessuali sono stati condannati a otto anni di carcere in
Senegal, paese dove i gay sono considerati fuori legge. Arrestati a dicembre nei
dintorni di Dakar, i nove uomini, tutti sotto i 30 anni, sono stati accusati di
''condotta indecente e atti innaturali''.Secondo il loro avvocato, e' comunque
''la prima volta che il sistema legale senegalese emette una sentenza cosi'
dura''.In Senegal, dove il 95% della popolazione e' musulmana, la sentenza
massima per ''atti omosessuali'' e' di cinque anni.I nove sono stati puniti con
otto anni anche perche' accusati di essere ''membri di un'organizzazione
criminale'', che in realta' era solo un'associazione che si prefigge di
combattere l'Aids.red-uda
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Tetu, 22 feb 08
In Senegal la folla lincia due presunti omosessuali.
Un africano di 17 - 18 anni ed un anziano europeo. Queste sarebbero le vittime
di un linciaggio contro due presunti omosessuali da parte della folla inferocita
che li aveva visti ''baciarsi e toccarsi il culo''. Lo riporta un testimone
oculare al sito francese Tetu.com che lo pubblica in un articolo firmato da
Habibou Bangré. I fatti sarebbero accaduti il 14 febbraio scorso a Kaolack,
nell'ovest del Paese. Il testimone oculare della vicenda, che ha chiamato la
Polizia dal suo ufficio dopo avere assistitito inorridito al linciaggio, afferma
di non sapere che cosa sia stato dei due presunti omosessuali anche se ''si dice
che siano morti per le ferite riportate''. La Polizia, arrivata sul luogo una
mezz'ora dopo l'allarme, avrebbe arrestato alcuni dei partecipanti al
linciaggio.
Questo è il naturale risultato di una serie di atti discriminatori recentemente
messi in atto dalla polizia senegalese, che è intervenuta ad una sorta di
"matrimonio gay" arrestando una serie di "invitati" costretta poi a fare marcia
indietro ed a rilasciarli
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Sabatoseraonline, 17 dic 08
Senegal: condannati a due anni di carcere in
quanto omosessuali. Il processo "farsa" e le durissime condizioni di detenzione.
«Quando la polizia ha fatto irruzione ho pensato ad un'aggressione. Sono entrati
urlando e accusandomi di pedofilia, hanno perquisito gli armadi e i cassetti,
cercando foto compromettenti ma non hanno trovato nulla. Poi hanno trovato i
documenti di Moustapha in cui vi era scritto "sposato con Richard L". Questo li
ha resi euforici, era la prova che cercavano, Ci hanno ammanettati davanti a
tutto il vicinato. Siamo rimasti nelle celle del commissariato per quattro
giorni, senza mangiare, senza poterci lavare, sdraiati sul pavimento tra
scarafaggi e zanzare. Di notte sparavano la musica a tutto volume per non farci
dormire. Ad agosto, in un caldo infernale».Questo il racconto di Richard da
Bruxelles, dove sta cercando di riprendersi dopo quattro mesi di detenzione
nelle carceri senegalesi. Condannato in quanto omosessuale. Tutto era iniziato
quando Richard, 61 anni, e Moustapha, 63, erano tornati dal Belgio dopo il
matrimonio e la dolorosa operazione di Richard.«Tornati da Bruxelles ci siamo
accorti che il ragazzo che doveva prendersi cura della nostra casa di Dakar
l'aveva trasformata in un sorta di night club. Per questo l'ho licenziato e lui,
per ripicca, è corso alla polizia della Medina per comunicare che il suo padrone
era una checca».Al termine del quarto giorno, i due sono finalmente stati
interrogati. «I poliziotti hanno modificato i dati al computer per mostrare che
non fossero passate più di 72 ore dal nostro arresto e hanno incominciato a
chiederci quanti rapporti omosessuali avevamo consumato. Io ho provato a
spiegarli che non era fisicamente possibile che avessimo avuto rapporti dal
nostro ritorno dal Belgio, perché ero appena stato operato ai testicoli, ma la
cosa non li ha minimamente turbati».Nella lettera Richard descrive nei dettagli
i problemi di salute che gli hanno impedito di avere rapporti sessuali tra il
giorno del loro ritorno in Senegal, il 19 luglio e il loro arresto del 15
agosto. Ve li risparmiamo, ma come ha brillantemente sintetizzato Richard
«niente sesso, nè davanti né di dietro».I due sono stati quindi rinviati a
giudizio. «Il mio avvocato ha fatto notare che le procedure di arresto non erano
legali, ma il giudice non l'ha fatto neanche finire. Ha scherzato durante tutta
l'udienza facendosi grasse risate chiedendo chi era l'uomo e chi la donna tra me
e Moustapha. Il mio avvocato ha provato a spiegare che non c'erano prove,
testimoni, nulla di nulla, ma non è stato ascoltato. "Se vi siete sposati in
Belgio siete omosessuali e quindi avete compiuto l'atto sessuale. Se l'avete
compiuto siete colpevoli. Due anni di carcere, si passi al prossimo caso”. Fine
della farsa». Moustapha e Richard sono così finiti in carcere a Rebeuss. «Io
sono stato messo in quarantena mentre Tapha è stata messo in una cella
collettiva, a convivere con gli scherzi e gli insulti degli altri detenuti. Ha
dovuto cambiare cella più volte, fino a che non ho protestato con il direttore
che si è limitato a rifilarmi un discorso moralizzatore: "Lo sapete, nella
nostra religione è considerato un crimine molto grave etc etc”. Intanto nella
sezione dove mi trovavo io un cretino di imam non smetteva di aizzare tutti
contro di me, per fortuna ho fatto amicizia con un francese che se ne fregava e
divideva con me il suo lauto pasto». Successivamente, l'avvocato è riuscito a
trasferire i due in un carcere con migliori condizioni detentive. Inizialmente
Richard non ha ottenuto grande collaborazione dall'Ambasciata belga, ma non
appena si sono mosse le organizzazioni per la difesa dei diritti umani, hanno
accettato di andarlo a visitare in carcere e portargli del cibo. «Ho dovuto
imporre che si occupassero anche di Moustapha. Non volevano farlo in quanto
cittadino senegalese. Gli ho urlato che essendo sposato ad un belga non poteva
fare finta di niente. Per cui, che trovassero il modo di fare arrivare anche a
lui qualcosa da mangiare. Hanno accettato e improvvisamente Tapha ha trovato
qualcuno desideroso di dividere il pasto con lui».Il trasferimento in ospedale e
la liberazioneRichard, invece, ha iniziato a rifiutare il cibo dell'ambasciata e
si è alimentato solo con quanto passato dalla direzione del carcere. Così ha
perso 16 kg in due mesi, passando da 76kg a 60. «Alla fine sono stati costretti
a trasferirmi nel reparto penitenziario dell'ospedale Aristide le Dantec. Non è
stato un grande miglioramento. Non avevo un letto, eravamo ammassati per terra,
sempre tra gli scarafaggi. Una notte è morta la persona che dormiva nel letto
vicino a me. il solo commento degli infermieri è stato "sei fortunato straniero,
da domani avrai un letto anche tu"».Intanto avvocati, ambasciata e Ong premevano
sulle autorità senegalesi perché liberassero Richard e Moustapha. Per fortuna il
6 dicembre era prevista la visita in Senegal della principessa Matilde, moglie
del principe ereditario belga e le autorità hanno garantito che i due sarebbero
stati liberati prima di quella data.Così il 24 novembre i due sono stati rimessi
in libertà dopo più di quattro mesi di carcere. «Appena liberi abbiamo chiamato
amici e parenti e abbiamo finalmente mangiato un pasto decente. L'ambasciata ci
aveva prenotato anche due stanze in un albergo, ma io l'ho fatta cambiare in una
sola. Io e Tapha avevamo molte cose da discutere”. Richard ha quindi preso il
primo aereo disponibile per il Belgio, mentre Moustapha è rimasto in Senegal per
festeggiare la festa del Montone dell'8 dicembre. Attualmente Richard si trova
ancora nella capitale belga, ma aspetta il primo volo economico per tornare da
Moustapha in Senegal.«Nonostante i timori dell'ambasciata, i vicini di casa
senegalesi ci hanno accolto bene, ho potuto ristabilire la verità dei fatti e
non ci hanno nè lapidato nè bruciato vivi. Devo ammettere, però, che il Senegal
mi ha stufato. Di colpo mi è venuta voglia di fare un giro in Guinea Bissau.
Questo mi permetterebbe di traslocare tutti i miei mobili in camion, senza
perdere tutto. Ma bon, questa è un'altra storia".
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Il Corriere della Sera, 20 apr 09
Senegal, annullate le condanne ai gay
La Corte d'appello ha disposto l'immediata scarcerazione
A nove attivisti anti-Aids erano stati dati otto anni di carcere per «condotta
indecente e atti contro natura»
Kakar - In Senegal una Corte d'appello ha annullato le condanne per
omosessualità inflitte a gennaio a nove uomini e ne ha disposto l'immediata
scarcerazione. La sentenza di primo grado, che aveva suscitato le proteste delle
associazioni per i diritti dei gay e del presidente francese, Nicolas Sarkozy,
aveva comminato agli imputati otto anni di carcere per «condotta indecente e
atti contro natura».
Attivisti contro l'AIDS - I nove partecipavano a un programma di informazione
per la lotta all'Aids ed erano stati arrestati il 19 dicembre in un appartamento
alla periferia di Dakar. L'omosessualità è un reato in Senegal, un Paese per il
95% musulmano in cui i gay sono emarginati. Gli imputati erano stati
inizialmente rinchiusi in un affollato carcere di Dakar dove avevano ricevuto
minacce e insulti prima che la difesa ottenesse il trasferimento in un'altra
struttura.
Il processo - All'apertura del processo di appello, la settimana scorsa, i
legali avevano sostenuto che le accuse si reggevano prevalentemente su denunce
anonime e che gli imputati non erano mai stati colti in flagrante, come invece
aveva sostenuto il pm. Tra l'altro si era trattato delle pene più severe mai
inflitte per omosessualità: ai cinque anni, pena massima prevista dall'articolo
3913 del codice penale, erano stati aggiunti tre anni per associazione a
delinquere, in quanto l'organizzazione di cui facevano parte - Aides - sarebbe
stata una copertura per reclutare altri gay.
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Apcom, 5 mag 09
Senegal: Esumato due volte il corpo di un gay
I familiari hanno deciso di sotterrarlo nel giardino di casa.
Il corpo di un uomo ritenuto omosessuale è stato disotterrato per due volte in
un cimitero musulmano in Senegal. L'uomo, scrive la Bbc, era stato sotterrato
sabato prima che gli abitanti della città di Thies lo esumassero per lasciarlo
di fianco alla tomba. La famiglia l'ha quindi risotterrato ma il cadavere è
stato nuovamente estratto dalla terra e abbandonato davanti all'abitazione dei
famigliari. La polizia ha raccontato che l'uomo è stato quindi sotterrato fuori
dal cimitero. Secondo il giornale locale Le Soleil, è stato sepolto nel giardino
di casa.
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Notiziegay.it, 22 ago 09
Senegal - 17enne processato per atti contro
natura, rischia 5 anni di carcere
di Guido Keller
Un ragazzo senegalese di 17 anni è stato rinviato a giudizio per atti “contro
natura” e con lui altri due uomini. A rivelarlo è l’ IGLHRC, l’associazione
nazionale per i diritti delle persone omosessuali che ha voluto denunciare
tramite il suo portavoce Cary Alan Johnson il grave pericolo che corrono i gay
senegalesi.
L’articolo 319 del codice penale recita infatti : “Fatte salve le più gravi
sanzioni previste nei paragrafi precedenti o dagli artt. articoli 320 e 321 del
presente codice, chiunque avrà commesso un atto improprio o contro natura con
una persona dello stesso sesso sarà punito con la reclusione da tra uno e cinque
anni e con una multa di 100.000 a 1.500.000 franchi. Se l'atto è stato commesso
con una persona al di sotto della età di 21 anni, verrà applicata la massima
pena” (www.oliari.com/inpiu/paesi.html).
Tutti e tre gli uomini sono dalla città di Darou Mousty, a Louga e sono stati
arrestati il 19 agosto scorso, ma all’appello mancherebbe un quarto uomo di cui
ancora non si conosce la posizione . I due maggiorenni, processati per
direttissima, sono stati condannati a 5 anni di reclusione in base alle
testimonianze fornite dai vicini di casa, ma sembrerebbe che la dura condanna
sia stata inflitta nonostante la scarsità di prove più per il sentimento di
omofobia largamente diffuso nel paese, tanto che in passato vi erano stati veri
e propri tentativi di linciaggio di omosessuali da parte della folla inferocita.
L’Islam è la religione più diffusa nel paese (95 per cento) e la classe
politica, per non perdere il voto dei credenti, ha alimentato in questi anni
l’omofobia lasciando il paese africano in uno stato perenne di assenza di
libertà e diritto individuale.