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Status rifugiato (continua)

 

In questa pagina:

- Evita l’espulsione perché è gay - Il Secolo XIX, 15 giu 10

- Emarginato dai suoi perché gay, ragazzo nigeriano salvo dall’espulsione - 4 ago 12

- Cassazione, può restare in Italia gay perseguitato nel suo paese - 20 gen 08

- Concesso permesso di soggiorno per scopi umanitari a omosessuale cubano -  23 ago 07

- Cuba: nuova retata di gay - 18 giu 09

- Ragazzo nigeriano ottiene permesso rifugiato in quanto omosessuale - 18 set 09

- Giovane marocchino ottiene status di rifugiato in Italia - 3 mar 12


Il Secolo XIX, 15 giu 10

 

Evita l’espulsione perché è gay

Il giudice di pace Elena Paolicchi ha revocato l’ordine di espulsione per un cittadino ecuadoriano omosessuale, difeso nel procedimento dallo Sportello Legale di Arcigay Genova riconoscendo che sussistono i presupposti per il diritto all’asilo per motivi umanitari in base all’art. 10 della Costituzione.
Secondo quanto si apprende il giovane, giunto in Italia dopo aver subito violenze e discriminazioni nel proprio paese per il suo orientamento sessuale, aveva ricevuto un provvedimento di espulsione da parte del Prefetto di Genova, subito impugnato dai legali dell’associazione. Soddisfazione è stata espressa da Valerio Barbini, presidente di Arcigay Genova.
«L’aspetto più saliente - ha commentato l’avv. Damiano Fiorato, responsabile dello Sportello legale che ha seguito il caso insieme al patrocinatore Daniele Ferrari - è che è stata riconosciuta l’esistenza di questi presupposti anche perché il giovane proviene da un Paese dove, pur non essendoci una legge discriminante omofoba, gli atti persecutori e di violenza nei confronti delle persone LGBT sono all’ordine del giorno e di fatto tollerate dall’autorità di quel Paese».

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APCom, 18 gen 08

 

CASSAZIONE, PUO' RESTARE IN ITALIA GAY PERSEGUITATO NEL SUO PAESE


Anche se espulso, ma solo se l'omosessualità nel suo Stato è reato


Roma, 18 gen. - La Cassazione spezza una lancia in favore dei diritti dei gay: gli extracomunitari espulsi e, nonostante questo, rimasti in Italia, non sono punibili penalmente a patto che nel loro paese l'omosessualità sia un reato e non "soltanto la manifestazione esteriore di impudicizia sessuale".
E' quanto si evince dalla sentenza n. 2907 depositata oggi dalla prima sezione penale della Suprema Corte.
E' il caso di un marocchino che non aveva ottemperato all'ordine di allontanamento disposto dal questore perché, aveva detto, aveva paura di essere perseguitato nel suo paese a causa della sua omosessualità. Poi, aveva avuto guai con la giustizia in quanto aveva violato l'articolo 14 della Bossi-Fini rimanendo in Italia. Il Tribunale di Modena aveva deciso di assolverlo perché, aveva spiegato, "attese la condizione di omosessualità
dell'imputato e la possibilità di essere perseguitato nel proprio paese - Marocco - avendo riguardo alla legislazione ivi vigente, sussistesse un giustificato motivo dell'inosservanza addebitata allo straniero".
Contro questa decisione ha fatto ricorso ai giudici del Palazzaccio la Procura di Bologna ottenendo una riapertura del caso (ricorso accolto con rinvio) per due motivi: i giudici emiliani, a parere del collegio di legittimità, non avevano accertato che il 35enne straniero fosse, non soltanto nato in Marocco, ma avesse la cittadinanza marocchina a tutti gli effetti. Non solo. Poi avrebbero dovuto accertarsi che in quello Stato l'omosessualità è un vero e proprio reato e comporta "il rischio di una grave persecuzione".
Insomma, l'ordine di allontanamento del questore è inesigibile se "lo straniero sia cittadino del Marocco di guisa che, come tale, ed in ragione della propria appartenenza a comunità sociale e familiare, egli potrebbe fare ritorno soltanto in quel paese; che alla stregua della previsione del Codice penale di detto paese sia penalmente sanzionata proprio l'omosessualità come pratica personale e non soltanto la manifestazione esteriore di impudicizia sessuale".
Insomma ora la Corte di Bologna dovrà valutare tutti questi elementi prima di decidere se giustificare o meno la violazione posta in essere al marocchino che, incurante dell'ordine del questore, è rimasto in Italia.

 

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Il Vostro Quotidiano, 4 ago 12 -

 

Emarginato dai suoi perché gay, ragazzo nigeriano salvo dall’espulsione

di Tommaso Vesentini -  Scappato in Italia per sfuggire alla condanna nel suo Paese, un giovane nigeriano viene espulso dalla Prefettura di Padova ma il giudice sospende il verdetto: nel suo Paese sarebbe un perseguitato, rischierebbe la galera o addirittura il linciaggio. Intanto anche la comunità africana d'Italia l’ha già emarginato e ammettere l'omosessualità l'ha trasformato inun paria

PADOVA -Gli è rimasto un solo amico. Nigeriano anche lui, che lo conosce fin da bambino e che, da anni, aveva intuito che il suo compagno di giochi era omosessuale. In Italia sarebbe considerato un lato del carattere. In Africa è una vergogna che si paga con il linciaggio o la galera. Da questa sorte un giudice di Padova ha salvato un giovane nigeriano gay di ventisei anni, sospendendo il decreto di espulsione che pendeva sulla sua testa grazie all’azione dell’avvocato Carla Favaron di Federcontribuenti.
Il PESO DEL PREGIUDIZIO - «Sembra difficile da immaginare, ma l’aspetto più difficile – dice l’avvocato – è stato far confessare al ragazzo la sua omosessualità». Federcontribuentisi è segnalata per aver difeso in tribunale le persone colpite da Equitalia, truffate con falsi pacchetti-turistici e sfavorite dalle banche. Ultimamente, ha cominciato ad interessarsi anche dei problemi dei molti stranieri in Italia. «L’amico del ragazzo l’ha così accompagnato nei nostri uffici: da due anni era fuggito in Italia perché in Nigeria correva il rischio di finire in galera per 14 anni o condannato, nelle regioni dove vige la legge islamica, a morte certa».
Il PROBLEMA È LA COMUNITA’ - In Africa come in Italia, infatti, per i ragazzi gay di origine africana il pericolo maggiore viene dalla loro comunità.Le persone del villaggio, di casa, o della stessa etnia che si danno una mano nei Paesi dove i giovani africani emigrano, «sono le prime a condannare e perseguitare l’omosessualità dei loro membri». E, in Nigeria «spesso sono anche quelle responsabile dei linciaggi dei gay consumati molto prima dell’intervento delle autorità».
LA PERSECUZIONE COME UNA STIMMATE – «Il pregiudizio tra gli africani è così radicato che i ragazzi omosessuali vivono come una grandissimo trauma psicologico la loro condizione, e si vergognano oltremodo nel rivelarla. Il giovane al quale il giudice ha sospeso l’espulsione è già stato marginalizzato dalla sua comunità. Abbandonato perché gay».
NESSUN RISCHIO DI UNA SCAPPATOIA LEGALE - «Perciò, è molto bassa la probabilità che gli africani che delinquono utilizzino la “scusa” dell’omofilia per scampare all’espulsione. Preferirebbero autodenunciarsi». Lo stesso ragazzo in questione, ha rinunciato ad una tutela internazionale come perseguitato o rifugiato per la vergogna di doversi presentare davanti una commissione. Inoltre, puntualizza l’avvocato, «ogni processo prevede un’istruttoria e, durante le istruttorie, si presentano prove».
ORA C’È ATTESA PER IL VERDETTO – Il verdetto dovrà definire la posizione del giovane immigrato di fronte alla legge italiana. Quella davanti hai suoi conterranei, invece, è già stata pronunciata, facendone un paria a cui è rimasto un unico amico d’infanzia.
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CONCESSO IL PERMESSO DI SOGGIORNO PER PROTEZIONE UMANITARIA A GIOVANE OMOSESSUALE CUBANO

 

Brescia, 23 Agosto 2007

 

Apprendiamo con soddisfazione che questa mattina l'ufficio immigrazione della Questura di Brescia ha rilasciato un permesso di soggiorno per protezione umanitaria a Leonel Suarez Ruiz, ragazzo cubano di 27 anni che aveva chiesto la possibilità di soggiornare nel nostro paese a causa del clima di pesante omofobia in cui era costretto a vivere in patria.

La sua condizione di omosessuale costituisce infatti un motivo di forte discriminazione, tanto da configurarsi come un “rischio per l'incolumità del richiedente in caso di rimpatrio”. Nonostante le annunciate riforme legislative, la società cubana continua ad essere fortemente discriminatoria nei confronti di gay, lesbiche e transgender impedendone di fatto la libertà di vita e di espressione.

La decisione favorevole è giunta da parte della Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato di Gorizia che ha accolto l'istanza di protezione umanitaria (così come disciplinato dall'art. 6 del D.Lvo 286/98) presentato tramite la Questura di Brescia-Ufficio Asilo politico.

Orlando, Comitato provinciale Arcigay di Brescia desidera ringraziare l'ufficio Asilo politico della Questura di Brescia per la professionalità e la competenza giuridico amministrativa del personale che ha seguito l'iter procedurale dell'istanza. Leonel e noi abbiamo avuto modo di apprezzare una burocrazia non distaccata e sensibile, che ha saputo ascoltare ed accogliere le motivazioni che impedivano il rientro nel proprio paese natale del cittadino straniero.

Un ringraziamento anche allo Sportello rifugiati e richiedenti asilo del Comune di Brescia per aver interessato e coinvolto la nostra Associazione.

Questo gesto di civiltà consentirà a Leonel di vivere in libertà il suo orientamento sessuale e trovare quella serenità di vita che gli sarebbe impossibile in patria.

Ci auguriamo che per molti altri uomini e donne, perseguitati in patria a causa dell'orientamento sessuale e l'identità di genere, l'Italia possa essere un paese dove ritrovare speranza e incontrare accoglienza.

 

Luca Trentini

Presidente di Orlando

Comitato provinciale Arcigay Brescia

 

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gaynews24, 18 giu 09

 

Cuba: nuova retata di gay

Il blogger gay Amauri Dovodelavilla Torriente, assai accanito nella lotta contro l’HIV-AIDS a L’Avana, è stato arrestato sabato scorso durante una retata della polizia nazionale nei pressi del Campidolio di questa città. Circa trenta omosessuali che si trovavano presso la stazione di Dragones, sono stati presi e caricati su un cammion in attesa fra l’angolo della strada fra il Campidoglio e Monte e Cienfugos, fermati, a quanto sembra, per le loro apparenze omosessuali.
Amauri riporta di “essere stato arrestato sabato mattina e liberato la mattina del giorno dopo. Quando ho chiesto il motivo della detenzione non mi hanno fornito risposta alcuna. E’ umiliante e inumano essere arrestati senza ragione, solo per il fatto di essere gay e di voler conversare con i propri amici in uno spazio pubblico”.

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Cig, 18 set 10

 

Ragazzo nigeriano ottiene permesso rifugiato in quanto omosessuale

Importante risultato conseguito grazie al contribuito del Progetto “Immigrazioni e Omosessualità” del C.I.G. Centro di Iniziativa Gay, Arcigay di Milano.

In data 2 settembre 2010 un ragazzo nigeriano ha ottenuto lo status di rifugiato dalla Commissione Territoriale per motivi legati alla discriminazione subita come omosessuale nel suo paese di origine, la Nigeria.
Il risultato è il frutto della collaborazione tra i volontari del Progetto “Immigrazione e Omosessualità” di Arcigay Milano C.I.G. Centro di Iniziativa Gay; dello sportello legale del C.I.G. e di altre associazioni Milanesi.
Questo gruppo, che da anni porta avanti nella città il progetto IO-Immigrazioni e Omosessualità ha supportato il ragazzo nigeriano nelle procedure legali per il riconoscimento dello status di rifugiato politico e sta supportando simili richieste pervenute da altri ragazzi/e immigrate.
Il progetto IO nasce dall'omonimo progetto nazionale di Arcigay di cui Giorgio Dell'Amico è il referente (migra@arcigay.it) e rappresenta un forte segnale di lotta a favore della doppia discriminazione che subiscono gli immigrati omosessuali in Italia.
Il risultato ottenuto si aggiunge a quelli conseguiti da analoghi progetti presenti in altre regioni italiane e ci motiva ulteriormente nel nostro lavoro e nella nostra lotta politica affinché i principi del rispetto della persona e delle sue peculiarità possa venire sempre tutelato.
Speriamo che anche per le altre persone che in questo momento sono seguite dal progetto IO si possa a breve conseguire l’importante risultato raggiunto per il ragazzo nigeriano.
Speriamo altresì che queste azioni sensibilizzino la cultura pubblica e facciano acquisire sensibilità e determinazione, affinché i valori del rispetto della persona umana non rappresentino più un principio da conseguire, ma viceversa, una realtà da salvaguardare.

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Gay.it, 3 mar 12

 

Giovane marocchino ottiene status di rifugiato in Italia

Se fosse stato rimpatriato nel suo paese avrebbe rischiato il carcere perché omosessuale. Per questo un giovane marocchino di 20 anni ha ottenuto lo status di rifugiato in Italia.

"Un giovane marocchino di 20 anni ha ottenuto lo status di rifugiato in Italia. Se F.H. fosse stato rimpatriato in Marocco avrebbe rischiato il carcere perché omosessuale. Lo status gli è stato conferito grazie alla Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1954 successivamente ratificata in Italia". L'omosessualità, infatti, viene punita come reato in 80 Paesi nel mondo e in cinque di questi, addirittura, con la pena di morte.
A darne notizia sono le due associazioni che hanno seguito la vicenda, Arcigay Rome e Gay Center. La vicenda di F.H. - riferisce la nota - è stata presa in esame dagli uffici competenti del Ministero dell'Interno grazie ad una segnalazione del numero verde Gay Help Line 800.713.713 e al sostegno dell'Oscad (Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori) interforze Polizia di Stato e Carabinieri.
"Si tratta - aggiungono - di un caso importante di contrasto alla discriminazione basata su orientamento sessuale e va dato merito all'Oscad interforze Polizia di Stato e Carabinieri, con il quale va avanti da tempo una collaborazione molto positiva, di aver saputo ben interpretare la vicenda che aveva già visto il giovane F.H. vittima di violenze e abusi. Ci auguriamo che ora possa vivere più serenamente grazie a questa vittoria significativa. È necessario - concludono Marrazzo e Stocco - che la comunità internazionale tenga alta l'attenzione su questo tema portando avanti la battaglia per la depenalizzazione dell'omosessualità nel mondo".


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