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Status rifugiato (continua)

 

In questa pagina:

- Evita l’espulsione perché è gay - Il Secolo XIX, 15 giu 10

- Cassazione, può restare in Italia gay perseguitato nel suo paese - 20 gen 08

- Concesso permesso di soggiorno per scopi umanitari a omosessuale cubano -  23 ago 07

- Cuba: nuova retata di gay - 18 giu 09


Il Secolo XIX, 15 giu 10

 

Evita l’espulsione perché è gay

Il giudice di pace Elena Paolicchi ha revocato l’ordine di espulsione per un cittadino ecuadoriano omosessuale, difeso nel procedimento dallo Sportello Legale di Arcigay Genova riconoscendo che sussistono i presupposti per il diritto all’asilo per motivi umanitari in base all’art. 10 della Costituzione.
Secondo quanto si apprende il giovane, giunto in Italia dopo aver subito violenze e discriminazioni nel proprio paese per il suo orientamento sessuale, aveva ricevuto un provvedimento di espulsione da parte del Prefetto di Genova, subito impugnato dai legali dell’associazione. Soddisfazione è stata espressa da Valerio Barbini, presidente di Arcigay Genova.
«L’aspetto più saliente - ha commentato l’avv. Damiano Fiorato, responsabile dello Sportello legale che ha seguito il caso insieme al patrocinatore Daniele Ferrari - è che è stata riconosciuta l’esistenza di questi presupposti anche perché il giovane proviene da un Paese dove, pur non essendoci una legge discriminante omofoba, gli atti persecutori e di violenza nei confronti delle persone LGBT sono all’ordine del giorno e di fatto tollerate dall’autorità di quel Paese».

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APCom, 18 gen 08

 

CASSAZIONE, PUO' RESTARE IN ITALIA GAY PERSEGUITATO NEL SUO PAESE


Anche se espulso, ma solo se l'omosessualità nel suo Stato è reato


Roma, 18 gen. - La Cassazione spezza una lancia in favore dei diritti dei gay: gli extracomunitari espulsi e, nonostante questo, rimasti in Italia, non sono punibili penalmente a patto che nel loro paese l'omosessualità sia un reato e non "soltanto la manifestazione esteriore di impudicizia sessuale".
E' quanto si evince dalla sentenza n. 2907 depositata oggi dalla prima sezione penale della Suprema Corte.
E' il caso di un marocchino che non aveva ottemperato all'ordine di allontanamento disposto dal questore perché, aveva detto, aveva paura di essere perseguitato nel suo paese a causa della sua omosessualità. Poi, aveva avuto guai con la giustizia in quanto aveva violato l'articolo 14 della Bossi-Fini rimanendo in Italia. Il Tribunale di Modena aveva deciso di assolverlo perché, aveva spiegato, "attese la condizione di omosessualità
dell'imputato e la possibilità di essere perseguitato nel proprio paese - Marocco - avendo riguardo alla legislazione ivi vigente, sussistesse un giustificato motivo dell'inosservanza addebitata allo straniero".
Contro questa decisione ha fatto ricorso ai giudici del Palazzaccio la Procura di Bologna ottenendo una riapertura del caso (ricorso accolto con rinvio) per due motivi: i giudici emiliani, a parere del collegio di legittimità, non avevano accertato che il 35enne straniero fosse, non soltanto nato in Marocco, ma avesse la cittadinanza marocchina a tutti gli effetti. Non solo. Poi avrebbero dovuto accertarsi che in quello Stato l'omosessualità è un vero e proprio reato e comporta "il rischio di una grave persecuzione".
Insomma, l'ordine di allontanamento del questore è inesigibile se "lo straniero sia cittadino del Marocco di guisa che, come tale, ed in ragione della propria appartenenza a comunità sociale e familiare, egli potrebbe fare ritorno soltanto in quel paese; che alla stregua della previsione del Codice penale di detto paese sia penalmente sanzionata proprio l'omosessualità come pratica personale e non soltanto la manifestazione esteriore di impudicizia sessuale".
Insomma ora la Corte di Bologna dovrà valutare tutti questi elementi prima di decidere se giustificare o meno la violazione posta in essere al marocchino che, incurante dell'ordine del questore, è rimasto in Italia.

 

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CONCESSO IL PERMESSO DI SOGGIORNO PER PROTEZIONE UMANITARIA A GIOVANE OMOSESSUALE CUBANO

 

Brescia, 23 Agosto 2007

 

Apprendiamo con soddisfazione che questa mattina l'ufficio immigrazione della Questura di Brescia ha rilasciato un permesso di soggiorno per protezione umanitaria a Leonel Suarez Ruiz, ragazzo cubano di 27 anni che aveva chiesto la possibilità di soggiornare nel nostro paese a causa del clima di pesante omofobia in cui era costretto a vivere in patria.

La sua condizione di omosessuale costituisce infatti un motivo di forte discriminazione, tanto da configurarsi come un “rischio per l'incolumità del richiedente in caso di rimpatrio”. Nonostante le annunciate riforme legislative, la società cubana continua ad essere fortemente discriminatoria nei confronti di gay, lesbiche e transgender impedendone di fatto la libertà di vita e di espressione.

La decisione favorevole è giunta da parte della Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato di Gorizia che ha accolto l'istanza di protezione umanitaria (così come disciplinato dall'art. 6 del D.Lvo 286/98) presentato tramite la Questura di Brescia-Ufficio Asilo politico.

Orlando, Comitato provinciale Arcigay di Brescia desidera ringraziare l'ufficio Asilo politico della Questura di Brescia per la professionalità e la competenza giuridico amministrativa del personale che ha seguito l'iter procedurale dell'istanza. Leonel e noi abbiamo avuto modo di apprezzare una burocrazia non distaccata e sensibile, che ha saputo ascoltare ed accogliere le motivazioni che impedivano il rientro nel proprio paese natale del cittadino straniero.

Un ringraziamento anche allo Sportello rifugiati e richiedenti asilo del Comune di Brescia per aver interessato e coinvolto la nostra Associazione.

Questo gesto di civiltà consentirà a Leonel di vivere in libertà il suo orientamento sessuale e trovare quella serenità di vita che gli sarebbe impossibile in patria.

Ci auguriamo che per molti altri uomini e donne, perseguitati in patria a causa dell'orientamento sessuale e l'identità di genere, l'Italia possa essere un paese dove ritrovare speranza e incontrare accoglienza.

 

Luca Trentini

Presidente di Orlando

Comitato provinciale Arcigay Brescia

 

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gaynews24, 18 giu 09

 

Cuba: nuova retata di gay

Il blogger gay Amauri Dovodelavilla Torriente, assai accanito nella lotta contro l’HIV-AIDS a L’Avana, è stato arrestato sabato scorso durante una retata della polizia nazionale nei pressi del Campidolio di questa città. Circa trenta omosessuali che si trovavano presso la stazione di Dragones, sono stati presi e caricati su un cammion in attesa fra l’angolo della strada fra il Campidoglio e Monte e Cienfugos, fermati, a quanto sembra, per le loro apparenze omosessuali.
Amauri riporta di “essere stato arrestato sabato mattina e liberato la mattina del giorno dopo. Quando ho chiesto il motivo della detenzione non mi hanno fornito risposta alcuna. E’ umiliante e inumano essere arrestati senza ragione, solo per il fatto di essere gay e di voler conversare con i propri amici in uno spazio pubblico”.


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