Status rifugiato (continua)
In questa pagina:
- Respinto il ricorso del marocchino contro l'espulsione per omosessualità - 6 lug 07
- Immigrati, Cassazione: per coppie gay no al ricongiungimento - 18 mar 09
- Trieste: “Non è gay”, annullato il permesso di soggiorno - 15 giu 11
AdnKronos, 6 lug 07
TORINO: RESPINTO RICORSO CONTRO ESPULSIONE PRESENTATO DA MAROCCHINO GAY
Non è stato perseguitato
Torino, 6 lug. - "Il ricorrente e' entrato in Italia quando aveva almeno 39 anni
senza dimostrare che per la sua asserita condizione abbia dovuto emigrare ben
prima dal suo paese nel quale si deve perciò presumere che abbia vissuto
normalmente per almeno un paio di decenni senza particolari persecuzioni".
Questo uno dei motivi (in sostanza perchè dovrebbe essere perseguitato ora se
non lo è mai stato?) con il quale un giudice di pace di Torino ha respinto il
ricorso contro il provvedimento di espulsione presentato da un marocchino
clandestino di 41 anni che aveva chiesto l'annullamento del decreto per la sua
omosessualità, condizione che nel suo paese viene perseguita penalmente.
Il giudice, di fronte al quale si sono presentati numerosi testimoni compreso il
compagno della straniero, ha inoltre osservato che in base alla legislazione
vigente affinché sussistano i presupposti per la revoca dell'espulsione verso un
paese che punisce l'omosessualità', l'interessato deve dimostrare, come si legge
ancora nel dispositivo del giudice "di versare nel fondato timore di essere
perseguitato" nel caso dovesse tornare nella sua terra d'origine.
Il marocchino, che era arrivato in Italia nel 2005, è stato raggiunto dal
provvedimento, dopo essere stato fermato in un controllo, il 17 maggio scorso.
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Adnkronos, 18 mar 09
IMMIGRATI: CASSAZIONE, PER COPPIE GAY NO AL
RICONGIUNGIMENTO
Roma, 18 mar. () - No al ricongiungimento familiare per le coppie gay. Lo
sottolinea la Cassazione che ha bocciato il ricorso di un neozelandese che aveva
gia' ottenuto il visto d'ingresso da parte delle autorita' neozelandesi e
chiedeva al nostro Paese di avere il permesso di soggiorno per ricongiungersi
con il compagno livornese. Secondo la Suprema Corte, legittimamente il giudice
di merito ha negato il ricongiungimento familiare a D.W. in quanto il
neozelandese "non e' cittadino di uno stato dell'Unione Europea" e perche'
comunque "l'equiparazione dell'unione registrata al matrimonio, al fine del
riconoscimento della qualita' di 'familiare' e quindi del diritto di ingresso e
di soggiorno, deve essere prevista dalla legislazione nazionale dello stato
ospitante".
Inutilmente la coppia di fatto, dopo che la Corte d'appello di Firenze, nel
luglio 2000, aveva respinto la richiesta di ricongiungimento, ha fatto ricorso
in Cassazione, sostenendo che non si chiedeva il riconoscimento di uno 'status'
gia' acquisito dallo straniero nell'ordinamento neozelandese, ma soltanto il
rilascio del permesso di soggiorno "per motivi familiari". La Prima sezione
civile (sentenza 6441) ha bocciato il ricorso di D. W. e di R.T. e ha
evidenziato che il permesso di soggiorno per 'motivi familiari' si puo'
applicare soltanto nei casi del "coniuge" dei "figli minori", di "figli
maggiorenni non autosufficienti per ragioni di salute", e di "genitori a carico
che non dispongano di adeguato sostegno familiare nel paese di origine o di
provenienza". Detto questo, la Cassazione rileva che "la mancata equiparazione
al coniuge del partner di unione registrata o attestata, ai fini della
disciplina dell'immigrazione, non appare in contrasto con alcun principio
costituzionale".
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Il Messaggero Veneto, 15 giu 11
Trieste: “Non è gay”, annullato il permesso di
soggiorno
Trieste – La Corte d’appello di Trieste ha annullato la sentenza con la quale,
qualche mese fa, il tribunale aveva concesso a un quarantenne tunisino residente
a Udine, un permesso di soggiorno umanitario. Lo straniero lo aveva richiesto
dicendo che, se fosse tornato nel suo Paese, sarebbe stato perseguitato perchè
omosessuale. Inizialmente le sue ragioni era state accolte dal tribunale di
Trieste. Ma la Procura di Trieste ha impugnato il pronunciamento, sottolineando
che «l’omosessualità era solo presunta, visto che l’unica cosa nota era che il
tunisino si prostituiva con uomini ed era stato condannato a 3 anni di carcere
per aver rapinato un cliente».
Ciò, secondo il pm del capoluogo giuliano, «è ben diverso dall’essere
omossessuale». «Inoltre, la dichiarata omosessualità non era nota in Tunisia,
quindi nessuno avrebbe compiuto azioni ai danni del tunisino». Al reclamo del pm
triestino aveva aderito anche il ministero. Non solo: nel provvedimento si
sottolinea anche che il quarantenne «è tornato 5 volte in Tunisia per 20-25
giorni (una volta anche per 90 giorni) senza che nessuno gli torcesse un
capello. E il fatto poi che il tunisino fosse cristiano non significa nulla:
migliaia di cristiani vivono in Tunisia senza conseguenze». Secondo quanto
risulta dalla documentazione di questo procedimento giudiziario, lo straniero
avrebbe raccontato di aver avuto qualche problema in Tunisia in un’unica
occasione in cui sarebbe stato aggredito e sarebbe poi riuscito a scappare in
Turchia.
Il racconto è stato giudicato dal tribunale «talmente fantasioso, rocambolesco e
lacunoso da non essere credibile. Ma anche a voler credere a quanto riferito, va
detto che i fatti sono indice di episodi criminali, indipendenti dalla sua
omosessualità e dal suo credo religioso, visto anche che poi lo straniero,
semplicemente pagando una modesta somma ha riottenuto la libertà». Sempre
seguendo la motivazioni alla base della recente decisione della Corte d’appello,
va ricordato che il questore di Udine il 19 marzo 2010 aveva disposto
l’espulsione del tunisino elencando, tra l’altro, i reati compiuti e le pene
irrogate.