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Status rifugiato (continua)

 

(AGI) - Torino, 3 feb. 2005 - Pur essendo un "irregolare" in Italia, un giovane senegalese ha evitato l'espulsione che era stata decisa dalla Questura di Torino, perche' dichiaratamente omosessuale e nel suo paese in quanto "gay", rischia fino a 5anni di carcere. Il giovane ha beneficiato di una sentenza a suo favore emessa dal giudice di pace del capoluogo piemontese, con un provvedimento dove si specifica, appunto, che l'espulsione non e' possibile in quanto nel suo Paese di origine, l'omosessualita' viene perseguita con il carcere.
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Libero, 5 feb 05 

Il diritto italiano apre gli occhi sulle barbarie 

di Angelo Pezzana

“Se mi dichiarassi gay in Senegal rischierei da uno a cinque anni di carcere”, ha dichiarato Mohammed, il giovane senegalese che a Torino è riuscito finalmente a ottenere il permesso di soggiorno dopo che la sentenza del giudice di pace Giuliana Bologna gli aveva riconosciuto i benefici della legge Bossi-Fini sull'immigrazione. Mohammed non verrà più rimandato in Senegal, dove essere omosessuale comporta pene gravissime. Potrà costruirsi una vita legittima nel nostro paese, dove da tempo ha un compagno italiano. La sua vera identità è rimasta però nascosta perché, come ha tenuto a sottolineare, con i suoi connazionali ha condiviso casa e lavoro, ma niente di più. Se sapessero che è gay potrebbero denunciarlo in Senegal, dove anche la sua famiglia verrebbe incriminata per "non averlo saputo educare", arrivando addirittura a ripudiarlo. 
Il doppiopesismo occidentale. 
Purtroppo gran parte dell'opinione pubblica italiana, avvolta com'è in una keffiah soffocante, è troppo impegnata a sostenere "resistenti" gli iracheni contro gli "occupanti" anglo-americani e a fare distinzioni fra guerriglieri" e terroristi per accorgersi di quello che avviene nei paesi islamici, nei quali parole come diritti civili non hanno significato. Mohammed deve averlo spiegato fin nei particolari al giudice di pace. A Dakar bastava essere vestiti in modo strano per essere picchiati a morte. Il pregiudizio è diffuso a “tutti livelli”, ha dichiarato, “e diventa ancora più forte fra gli immigrati”. Eppure in Italia non manca certo l'informazione dai paesi arabi musulmani. Almeno dalla prima guerra del golfo, quindici anni fa, siamo stati inondati di servizi dal Medio Oriente, peccato che fossero in gran parte favorevoli nei confronti di una "grande civiltà", messa a rischio dai cattivi "capitalisti" occidentali. Né Lilli Gruber, né Giulietto Chiesa - tanto per citarne due - si sono mai presi la briga di andare a toccare con mano come venivano considerati i diritti civili in Iraq quando regnava Saddam. Molto meglio criticare le "forze d'occupazione", non si corrono pericoli e si può sempre guadagnare un seggio al parlamento europeo. 
Israele e la tutela dei diversi
Lo stesso avviene all'interno del movimento gay, troppo impegnato a sfilare con i gruppi no global per la Palestina libera, senza accorgersi che sotto la quarantennale dittatura di Arafat i Mohammed omosessuali hanno sempre cercato scampo nel confinante Israele, dove la democrazia dello Stato ebraico non ha mai discriminato i suoi cittadini gay. Ma questa è la tragedia della sinistra italiana, costretta dalla obbedienza ideologica a non vedere la realtà, a travisarla, nasconderla. Il caso Mohammed servirà di lezione? Ne dubitiamo, se dobbiamo trarre una lezione dall'ossessione antiamericana che tuttora la pervade. Un'ossessione che poi non è altro che il rifiuto della modernità. Da questo forse l'attrazione verso società che definire arretrate è poco. Dopo la scandalosa sentenza del giudice Forleo a Milano, fa piacere che un altro giudice a Torino abbia emesso una sentenza equilibrata. Che poi la storia di Mohammed apra gli occhi a chi li vuole tenere chiusi è un altro discorso.
 


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