Dal mondo (continua)
PAKISTAN

Codice penale, art. 377
Reati contro-natura
Chi ha volontariamente un rapporto carnale contro l'ordine della natura con un
uomo, donna o animale, è punito con la reclusione a vita, o con la reclusione
per un'altra pena per un periodo che non può essere inferiore a due anni, né a
più di dieci anni, ed è passibile di un'ammenda.
-----
Pakistan, il paese del silenzio sui gay
www.ilgrandecolibri.com, 1 ago 11
di Pier – “progetto MOI – Musulmani Omosessuali in Italia” (con link:
http://www.ilgrandecolibri.com/search/label/Musulmani%20Omosessuali%20in%20Italia)
Certo, gli
europei sono sempre più civili e raffinati: impadronitisi del subcontinente
indiano posero fine all’inaccettabile pratica dell’impero Moghul di uccidere gli
omosessuali con roghi, lapidazioni e ferri ardenti infilati nel retto… per
sostituirla con la più elegante arte dell’impiccagione e dello strozzamento
tramite garrota. Morale: si faccia molta attenzione nell’esprimere giudizi
troppo affrettati su presunte superiorità di civiltà perché spesso, sotto tratti
più o meno sanguinolenti, la sostanza delle cose purtroppo non cambia molto.
Si faccia attenzione anche a giudicare il Pakistan, uno stato grande quasi tre
volte l’Italia e popolato da 170 milioni di abitanti che, nell’immaginario di
molti, diventa un immenso deserto disseminato da case di fango, grotte in cui
trovano rifugio terroristi e servizi segreti deviati… La fotografia di un
villaggio attraversato da un gruppo di talebani (probabilmente scattata in
Afghanistan) ruba il primo piano alla magnificenza dei monumenti e alla
maestosità dei grattacieli di Karachi (foto), una metropoli abitata da ben 15
milioni di persone (tante quante Lombardia e Lazio insieme).
Certo, esistono anche case di terra nel Gilgit-Baltistan, grotte nel Waziristan
e seri dubbi sull’operato dei servizi segreti, ma vedere solo questo di un paese
così grande equivale a rappresentare l’Italia solo attraverso i boss mafiosi che
dopo anni di latitanza vengono arrestati a casa loro, le minorenni che
transitano nel letto del premier o le stragi di Stato compiute con i
respingimenti in mare e i lager libici. Morale: è sempre meglio evitare processi
di stereotipizzazione e di iper-semplificazione della realtà…
Ma torniamo alle impiccagioni e alla garrota, cioè alle “sodomy laws” introdotte
dal Regno Unito nel subcontinente indiano e ammorbidite con il Codice Penale del
1860, il quale, all’articolo 377, mai abrogato, prevede “solo” la pena della
prigionia, anche a vita, per chi commetta “atti carnali contro l’ordine della
natura”. Nel 1979 sono state poi introdotte nuove norme moralizzatrici che
affiancano il codice penale e introducono punizioni giudicate più aderenti al
dettato coranico, tra cui anche la pena di morte tramite lapidazione per gli
omosessuali (pena che, in realtà, sembra finora non essere mai stata comminata
per questa accusa).
In realtà le leggi omofobe sono applicate molto raramente. Come ha raccontato un
gay di Karachi al Guardian “bizzarramente l’omosessualità è proibita, ma non
contrastata” : si tratta di un argomento di cui si preferisce tacere e magari
rappresentare come un vizio occidentale, estraneo alla cultura pakistana. Basti
pensare a quanto accadde nel 2003 quando un giornale rivelò che l’allora
governatore del Sindh, Ali Mohammad Mahar, era gay e amava travestirsi: lo
scandalo iniziale venne insabbiato in breve tempo e non pregiudicò la carriera
politica dell’uomo.
Il sesso omosessuale viene tollerato in molti casi: metà dei camionisti
pakistani (e il 72% nel nord del paese) dichiara di avere rapporti sessuali con
altri uomini, soprattutto giovani prostituti, mentre, secondo vari report –
accusati però di mistificare la realtà e di essere allarmisti e iperbolici –
nelle aree nord-occidentali sotto controllo tribale la pederastia sarebbe
comune. Quello che è certo è che il rapporto omosessuale non deve essere
pubblico: il primo matrimonio gay del paese si è risolto con la cacciata dei due
sposi sotto la minaccia di morte. Purtroppo a volte non ci si limita alle sole
minacce e anche in Pakistan esistono crimini d’odio, a volte particolarmente
efferati come l’uccisione a bastonate di un 60enne da parte di un gruppo di
fanatici religiosi. Gente che, come sempre, predica bene e razzola male: in un
Pakistan infestato dalla piaga dei religiosi pedofili che ricorda molto da
vicino le più note vicende vaticane, non mancano ragazzi sfregiati con l’acido
per aver rifiutato di avere rapporti sessuali con insegnanti delle scuole
religiose che, a voce, condannano l’omosessualità.
Insomma, la repressione e l’omofobia ci sono e sono e forti, ma alcuni spiragli
sembrano aprirsi: nelle città più grandi alcune persone fanno coming out con la
famiglia e con gli amici e amicizie e conoscenze sono molto facilitate da
Internet. I pakistani, ad esempio, sono nel mondo gli uomini che più
frequentemente si dichiarano interessati agli altri uomini su Facebook. Le
lesbiche subiscono un silenzio più pesante e impenetrabile, che significa al
tempo stesso meno dichiarazioni di ostilità e più difficoltà a essere prese in
considerazione.
Sul territorio pakistano nessuna organizzazione formale sostiene i diritti delle
persone LGBT, con l’eccezione del piccolo e ben poco influente Partito Verde, il
quale ha inserito tra i suoi punti programmatici principali la tutela dei
diritti umani e il rispetto per ogni tipo di diversità, anche (ma senza nessuna
enfasi) quelle sessuali.
In compenso sono stati proprio dei pakistani emigrati all’estero ad avere
fondato due delle più importanti associazioni di musulmani omosessuali di tutto
il mondo: si tratta di Imaan, la principale organizzazione LGBTQ* islamica del
Regno Unito, ma soprattutto di Al-Fatiha, che, fondata negli Stati da Faisal
Alam nel 1998, oggi opera anche in Turchia, Spagna, Inghilterra, Canada e
Sudafrica.
Un discorso del tutto particolare va fatto per quanto riguarda le persone
transgender. Le hijra (chiamate anche khusra in punjabi) sono persone nate in un
corpo maschile che si identificano nel genere femminile e per questo adottano
comportamenti e abbigliamenti tipicamente muliebri e, a volte, si sottopongono
alla castrazione. Queste figure hanno una tradizione molto antica: se
testimonianze certe della loro presenza datano al Cinque-Seicento, sotto
l’impero Moghul, alcune tracce sembrano essere presenti anche nel Kama Sutra,
opera risalente ai primissimi secoli dell’era cristiana.
Se nei secoli precedenti le hijra occupavano spesso posizioni di grande
importanza (come consigliere di re e guardie del corpo di regine), gli inglesi,
negli anni del loro dominio, cercarono di estirpare quella che consideravano una
tradizione indecente e intollerabile. Così è cresciuta una cultura ostile alle
hijra, costrette a lavorare come prostitute o come danzatrici nei matrimoni.
Negli ultimi mesi, tuttavia, la magistratura pakistana ha riconosciuto a queste
transessuali numerosi diritti, tra cui quello di essere ufficialmente
riconosciute come “terzo sesso”.
Accanto alle hijra, esistono anche persone che possono essere assimilate ai
“travestiti” occidentali: si tratta di uomini, spesso sposati, che conducono una
seconda vita clandestina come donne, vestendo abiti femminili e avendo rapporti
sessuali con altri uomini. Nei loro confronti l’intolleranza sociale è molto più
forte che rispetto alle hijra.
* * *
Fawaz ha 24 anni, si è trasferito dal sud del Pakistan a Lahore per frequentare
le prestigiose accademie artistiche della città.
“Qui in Pakistan non dico a nessuno della mia omosessualità, non posso dirlo
neppure ai miei genitori. Lo sanno solo alcuni amici, che sono gay anche loro”.
Vivi la tua sessualità con questi amici?
“No, sono solo amici. A volte capita di fare sesso con qualcuno che mi
presentano, ma la maggior parte delle volte trovo i miei partner su Internet. Ci
sono alcune community, in cui non ci si dichiara esplicitamente gay, ma si
lanciano segnali sui propri gusti”.
Conosci quindi molti gay nel tuo paese?
“Non molti, siamo una comunità molto sotterranea, nascosta. Non ci si incontra
molto spesso. La nostra omosessualità si esprime soprattutto attraverso
Internet. Ad esempio, tramite Internet conosco spesso persone con cui faccio
cyber sex… che è una cosa di cui non vado molto fiero”.
Insomma, non è un vita molto semplice…
“Per questo me ne voglio andare. Studio francese perché quando avrò abbastanza
soldi voglio andare in Francia e restare lì. Mi piacerebbe anche venire in
Italia, che è un paese fantastico per chi ama l’arte come me