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IRAQ
 

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- Gay.it, 3 gen 08: Iraq: amnistia per 5000 detenuti, ma non per i gay

- Gay.it, 8 mag 06: Iraq: giovane gay assassinato dalla polizia


Gay.it, 3 gen 08

 

Iraq: amnistia per 5000 detenuti, ma non per i gay


Il parlamento di Baghdad ha presentato un progetto di legge che prevede l'amnistia per un quarto dei prigionieri nelle carceri di stato. Ma l'omosessualità è tra i reati che non ne beneficieranno.
Il governo iracheno ha inviato al presidente del parlamento la bozza di un progetto di legge che riguarda l'amnistia per alcuni detenuti che si trovano nelle carceri di stato. Lo riferisce il portavoce del governo, Ali al-Dabbagh. Non è certo una novità per gli iracheni: anche l'ex dittatore Saddam Hussein, una volta l'anno, liberava una certa quantità di galeotti. Ma se pensavate che, destituito e anche ucciso Saddam il provvedimento sarebbe stato più equo, vi sbagliavate di grosso. Sotto la dittatura di Hussein l'omosessualità è stata legale fino al 2001, quando per pressioni dei gruppi religiosi estremisti la sodomia divenne reato. I
l nuovo progetto di legge esclude i prigionieri sotto custodia americana e coloro incarcerati per una serie particolare di reati come terrorismo, sequestro, furto di antichità per contrabbando, adulterio e, naturalmente, omosessualità. Esclusi anche i dirigenti dell'ex regime Baath di Saddam Hussein.
Se sarà approvata senza modifiche, la legge porterà al rilascio di cinquemila detenuti sui ventimila ospitati nelle carceri statali, dice al-Dabbagh. L'esercito Usa ne detiene più o meno venticinquemila.
I parlamentari sunniti hanno criticato la bozza di legge perché limita molto il numero di coloro che potranno beneficiarne, come i detenuti accusati di terrorismo che rappresentano la maggior parte dei prigionieri.
Altri temono invece che la bozza rimarrà arenata in parlamento e sarà ritardato il rilascio dei detenuti.
 


Gay.it, 8 mag 06

 

Iraq: giovane gay assassinato dalla polizia
 

Nell’Iraq che dovrebbe essere avviato verso la moderna democrazia gli Ayatollah invocano la messa a morte dei gay e gli omicidi nella comunità LGBT aumentano in modo allarmante.

BAGHDAD – Ucciso da membri della polizia irachena perché omosessuale. Il caso del giovane Ahmed Jhalil è arrivato ai media occidentali grazie alla denuncia dei gruppi di attivisti umani, che parlano giustamente di atto barbaro. Stando a quanto riportato da testimoni il ragazzo, appena quattordicenne, sarebbe stato ucciso sulla porta di casa da uomini che vestivano le uniformi della polizia dell’Iraq. A seguito della "fatwa" contro gay, lesbiche e trans emessa dalle massime autorità religiose del paese, tra cui il gran Ayatollah Ali al-Sistani, la casistica di omosessuali assassinati è in costante aumento. Ali Hili, coordinatore di un gruppo di gay iracheni in esilio, ha detto al quotidiano inglese The Indipendent che la "fatwa" religiosa ha scatenato una vera e propria «caccia alle streghe contro lesbiche e gay in Iraq, causando violenti pestaggi, rapimenti e assassinii.» Il fatto è avvenuto nel sobborgo di al-Dura e i vicini di casa che hanno riferito la testimonianza hanno detto che il padre del ragazzo era stato arrestato dalle forze di polizia un paio di giorni prima dell’omicidio e interrogato riguardo alle attività sessuali del figlio. È probabile che il ragazzo si prostituisse per cercare di aiutare la sua poverissima famiglia e per questo "crimine" è stato giustiziato dai poliziotti iracheni. «Il giovane Ahmed è stato vittima della povertà» ha commentato amaramente Hill, «La sua è stata un’esecuzione sommaria, apparentemente compiuta da elementi fondamentalisti della polizia irachena.»
In precedenza già un'altra fatwa emessa dal defunto ayatollah Abul Qassim Khoei ordinava ai fedeli di uccidere gli omosessuali "con la spada o di bruciarli vivi, oppure di legare loro mani e piedi e di gettarli da una rupe". Gli attivisti per i diritti umani sono particolarmente preoccupati per la crescente attività delle milizie sciite che si sono infiltrate nelle forze di polizia, soprattutto le milizie Sadr e Badr, quest’ultima vero e proprio braccio armato del principale partito sciita del paese, il Consiglio supremo per la rivoluzione islamica in Iraq (SCIRI). I casi riportati sono ormai diversi. Lo scorso settembre un transessuale è stato bruciato vivo in una delle vie principali del distretto al-Karada di Baghdad e in gennaio un altro omosessuale è stato ucciso da sospetti militanti con un colpo di arma da fuoco alla testa. Secondo Ali Hill, il cui gruppo Abu Nawas ha contatti con il movimento omosessuale clandestino che esiste nel paese, le forze militari americane presenti non si sono mosse per cercare di fermare questi attacchi: «Non vogliono creare problemi al governo iracheno sollevando un problema collegato al tabù dell’omosessualità, anche se gli assassinii omofobi si sono intensificati.» Il Dipartimento di Stato americano dal canto suo deve ancora documentare questo fenomeno nel suo annuale rapporto sul tema dei diritti umani. Il problema peraltro non riguarda solo l’Iraq ma anche altri paesi arabi come l’Iran, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, anch’essi noti per le loro persecuzioni verso la comunità omosessuale. (RT)


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