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ISLAM (continua)

 

IRAQ
 

In questa pagina:

- Il Giornale, 16 gen 09: Condannati per stupro, no espulsione "Sono gay, in Iraq rischiano la morte"

- Gay.it, 3 gen 08: Iraq: amnistia per 5000 detenuti, ma non per i gay

- Gay.it, 8 mag 06: Iraq: giovane gay assassinato dalla polizia

- L'Unità, 17 ago 09: L'esercito del Mahdi: "Non vogliamo una società di effeminati"

- AP, 13 set 09: Iraq - Caccia al gay su internet, nuova battaglia degli islamici


Il Giornale, 16 gen 09

 

Condannati per stupro, no espulsione "Sono gay, in Iraq rischiano la morte"

Milano - «Non vi è alcuna garanzia che i due condannati, una volta consegnati a seguito di espulsione alle autorità del loro Paese, non solo non siano sottoposti a un nuovo processo ma anche che non siano sottoposti a forme di persecuzione legale o extralegale» tenendo conto da fonti aperte che «milizie e “squadroni della morte”, soprattutto di osservanza sciita, sono dedite in Iraq a persecuzioni, torture e omicidi in danno di omosessuali maschi e femmine in quanto tale condotta sarebbe condannata come empia dal Corano». Questa la motivazione con cui il giudice per l’udienza preliminare Guido Salvini ha ordinato il divieto di espulsione nei confronti di due curdi da lui stesso condannati a pene fino a 5 anni e 10 mesi di reclusione per aver violentato un loro connazionale, segregandolo in un appartamento in via Santa Rita da Cascia 59 nella notte tra il 31 gennaio e il 1 febbraio scorso. Il divieto è stato disposto in virtù dell’articolo 19 della legge 286/98, in base alla quale «in nessun caso può disporsi l’espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione». Kakuabi Ramadhan Azad e Amin Makok Muhamad, due iracheni di 34 e 25 anni originari di Kirkuk, rispondono di concorso in violenza sessuale di gruppo aggravata dall'uso di un coltello, sequestro di persona e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La vittima è un loro connazionale di vent'anni, che i due stavano aiutando a trasferirsi in Svezia dietro un compenso di 6.500 euro. La notte della violenza il giovane per scappare si è calato da un balcone al terzo piano, cadendo a terra e fratturandosi un piede. Lo ha aiutato una coraggiosa passante che ne aveva sentito i lamenti e che, dopo averlo nascosto dietro a un’automobile coprendolo con il proprio giubbotto, ha chiamato il 118. I suoi aggressori sono poi stati identificati e condannati con rito abbreviato a 5 anni e 2 mesi e a 5 anni e 10 mesi di reclusione e a pagare alla vittima una provvisionale di 35mila euro. Ora il gup ha depositato la sentenza, dedicando ampio spazio alla motivazione del divieto di espulsione, dettato anche dall’esame di “plurime e dettagliate ‘fonti aperte’” che a suo avviso confermano “in modo inequivocabile” il pericolo di persecuzioni in Irak a causa della loro condotta omosessuale. “Anche se i Tribunali di tale Paese non potrebbero formalmente sottoporre a sanzioni alcun cittadino solo in quanto omosessuale – aggiunge Salvini -, non vi è alcuna garanzia che Tribunali o milizie religiose non pongano in essere attività persecutorie nei confronti dei due imputati una volta divenuto noto il reato per cui sono stati condannati in Italia. Oltretutto non è dato sapere quale sarà tra alcuni anni, e cioè quanto la misura di sicurezza sull’espulsione dovrebbe essere eseguita (…), la situazione politico-religiosa e quindi giudiziaria di tale Paese”

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Gay.it, 3 gen 08

 

Iraq: amnistia per 5000 detenuti, ma non per i gay


Il parlamento di Baghdad ha presentato un progetto di legge che prevede l'amnistia per un quarto dei prigionieri nelle carceri di stato. Ma l'omosessualità è tra i reati che non ne beneficieranno.
Il governo iracheno ha inviato al presidente del parlamento la bozza di un progetto di legge che riguarda l'amnistia per alcuni detenuti che si trovano nelle carceri di stato. Lo riferisce il portavoce del governo, Ali al-Dabbagh. Non è certo una novità per gli iracheni: anche l'ex dittatore Saddam Hussein, una volta l'anno, liberava una certa quantità di galeotti. Ma se pensavate che, destituito e anche ucciso Saddam il provvedimento sarebbe stato più equo, vi sbagliavate di grosso. Sotto la dittatura di Hussein l'omosessualità è stata legale fino al 2001, quando per pressioni dei gruppi religiosi estremisti la sodomia divenne reato. I
l nuovo progetto di legge esclude i prigionieri sotto custodia americana e coloro incarcerati per una serie particolare di reati come terrorismo, sequestro, furto di antichità per contrabbando, adulterio e, naturalmente, omosessualità. Esclusi anche i dirigenti dell'ex regime Baath di Saddam Hussein.
Se sarà approvata senza modifiche, la legge porterà al rilascio di cinquemila detenuti sui ventimila ospitati nelle carceri statali, dice al-Dabbagh. L'esercito Usa ne detiene più o meno venticinquemila.
I parlamentari sunniti hanno criticato la bozza di legge perché limita molto il numero di coloro che potranno beneficiarne, come i detenuti accusati di terrorismo che rappresentano la maggior parte dei prigionieri.
Altri temono invece che la bozza rimarrà arenata in parlamento e sarà ritardato il rilascio dei detenuti.
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Gay.it, 8 mag 06

 

Iraq: giovane gay assassinato dalla polizia
 
Nell’Iraq che dovrebbe essere avviato verso la moderna democrazia gli Ayatollah invocano la messa a morte dei gay e gli omicidi nella comunità LGBT aumentano in modo allarmante.

BAGHDAD – Ucciso da membri della polizia irachena perché omosessuale. Il caso del giovane Ahmed Jhalil è arrivato ai media occidentali grazie alla denuncia dei gruppi di attivisti umani, che parlano giustamente di atto barbaro. Stando a quanto riportato da testimoni il ragazzo, appena quattordicenne, sarebbe stato ucciso sulla porta di casa da uomini che vestivano le uniformi della polizia dell’Iraq. A seguito della "fatwa" contro gay, lesbiche e trans emessa dalle massime autorità religiose del paese, tra cui il gran Ayatollah Ali al-Sistani, la casistica di omosessuali assassinati è in costante aumento. Ali Hili, coordinatore di un gruppo di gay iracheni in esilio, ha detto al quotidiano inglese The Indipendent che la "fatwa" religiosa ha scatenato una vera e propria «caccia alle streghe contro lesbiche e gay in Iraq, causando violenti pestaggi, rapimenti e assassinii.» Il fatto è avvenuto nel sobborgo di al-Dura e i vicini di casa che hanno riferito la testimonianza hanno detto che il padre del ragazzo era stato arrestato dalle forze di polizia un paio di giorni prima dell’omicidio e interrogato riguardo alle attività sessuali del figlio. È probabile che il ragazzo si prostituisse per cercare di aiutare la sua poverissima famiglia e per questo "crimine" è stato giustiziato dai poliziotti iracheni. «Il giovane Ahmed è stato vittima della povertà» ha commentato amaramente Hill, «La sua è stata un’esecuzione sommaria, apparentemente compiuta da elementi fondamentalisti della polizia irachena.»
In precedenza già un'altra fatwa emessa dal defunto ayatollah Abul Qassim Khoei ordinava ai fedeli di uccidere gli omosessuali "con la spada o di bruciarli vivi, oppure di legare loro mani e piedi e di gettarli da una rupe". Gli attivisti per i diritti umani sono particolarmente preoccupati per la crescente attività delle milizie sciite che si sono infiltrate nelle forze di polizia, soprattutto le milizie Sadr e Badr, quest’ultima vero e proprio braccio armato del principale partito sciita del paese, il Consiglio supremo per la rivoluzione islamica in Iraq (SCIRI). I casi riportati sono ormai diversi. Lo scorso settembre un transessuale è stato bruciato vivo in una delle vie principali del distretto al-Karada di Baghdad e in gennaio un altro omosessuale è stato ucciso da sospetti militanti con un colpo di arma da fuoco alla testa. Secondo Ali Hill, il cui gruppo Abu Nawas ha contatti con il movimento omosessuale clandestino che esiste nel paese, le forze militari americane presenti non si sono mosse per cercare di fermare questi attacchi: «Non vogliono creare problemi al governo iracheno sollevando un problema collegato al tabù dell’omosessualità, anche se gli assassinii omofobi si sono intensificati.» Il Dipartimento di Stato americano dal canto suo deve ancora documentare questo fenomeno nel suo annuale rapporto sul tema dei diritti umani. Il problema peraltro non riguarda solo l’Iraq ma anche altri paesi arabi come l’Iran, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, anch’essi noti per le loro persecuzioni verso la comunità omosessuale. (RT)

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Gay City News, 4 mag 09

 

Iraqi Gays Face Gruesome Torture/ Murder Technique

Yanar Mohammed, a leading Iraqi feminist leader, played the critical role in keeping the gruesome new torture/murder technique to light.
As the murder campaign targeting Iraqi gays intensifies, a leading Arabic television network last week revealed the use of a horrifying new form of lethal torture against Iraqi gay men - anti-gay Shiite death squads are sealing their anuses with a powerful glue, then inducing diarrhea, which leads to a painful and agonizing death. The use of this stomach-turning new torture was first reported by the Al Arabiya network, which is headquartered in the United Arab Emirates and was alerted to the story by a leading Iraqi feminist and human rights activist.
Yanar Mohammed, president of the Organization of Women's Freedom in Iraq (OWFI), told Al Arabiya that the torture substance "is an Iranian-manufactured glue that, if applied to the skin, sticks to it and can only be removed by surgery. After they glue the anuses of homosexuals, they give them a drink that causes diarrhea. Since the anus is closed, the diarrhea causes death. Videos of this form of torture are being distributed on mobile telephones in Iraq."
Al Arabiya said its reporter confirmed the use of this anal torture by "visiting the Baghdad morgue in Bab-al-Moazaam in central Baghdad, where Neman Mohsen, the medical examiner, confirmed they have the bodies of seven homosexuals in the morgue. He said, 'We were not able to identify the culprits, who dumped the bodies in front of the morgue and fled without being seen.'" A two-person team from Human Rights Watch (HRW) currently in Iraq to investigate persecution of LGBT people has also confirmed the use of this form of torture. In a widely-circulated email from Iraq, the head of HRW's LGBT desk, Scott Long, said he and his colleague had gathered evidence which confirms the Al Arabiya report and that HRW would make its own detailed report after the organization's two staffers return to the United States next week.
OWFI's Mohammed, the woman responsible for gathering information about the use of this sadistic anal torture and passing it on to Al Arabiya, told Gay City News that "the story was so horrific that when I first heard it from gay friends I didn't believe it. But then I investigated and found it was really true that the anuses of gay men were being glued shut." Speaking by telephone from Toronto, where she was on a brief visit to relatives before a scheduled return to Iraq next week, Mohammed told this reporter that, "Fortunately, Al Arabiya has a very good human rights reporter, to whom I told what I had found, and he was able to confirm it by visiting the morgue."
She said that "many older women in my organization were quite opposed to taking up the question of the persecution of homosexuals and didn't understand why it was important. But I firmly believe that misogyny and homophobia are two sides of the same coin, and that we had a duty to speak out against the persecution of gays in Iraq, which is so little known that I was surprised by the extent of it when I began to look into it."
Mohammed, 49, is well known for her courageous human rights work. She co-founded OWFI in Baghdad in June 2003 in the wake of the U.S. invasion and occupation, and the organization has led campaigns against so-called honor killings, the abduction of women, and trafficking in women and children. She also co-founded Iraq's first feminist newspaper, Al Mousawat (Equality), which has been published quarterly for the last three years. Trained as an architect, Mohammed told Gay City News she has abandoned that profession to work full time for OWFI. She has received numerous awards for her work for women's rights and human rights, including the Eleanor Roosevelt Global Rights Award given by the US Feminist Majority Foundation.
Ali Hili, the 33-year-old gay Iraqi exile who coordinates the association Iraqi LGBT, which is headquartered in London but has members and informants throughout Iraq, told Gay City News that he has also been able to confirm the use of lethal anal torture. "We have had reports, increasingly over the last four or five days, about the use of this technique not just in Baghdad but in smaller town and cities all over Iraq," Hili said by telephone. "We have reports on seven young men who have been through this horrible experience in which they were arrested in the south of Iraq and had their anuses sealed, or 'locked' as the torturers say. Our sources told us that hospitals all over Iraq's southern region have received so many cases of similar incidents where men have had their anuses glued, but that what makes the situation even worse and more lethal is that they have been refused treatment in hospitals when they sought it because of homophobia."
As of this week, Hili and Iraqi LGBT have documented 617 cases of assassinations of LGBT people since a death-to-all-gays fatwa was issued by Grand Ayatollah Ali al-Sistani, the spiritual leader of all Shiite muslims in Iraq, in 2005. The murder campaign of "sexual cleansing" of homosexuals has intensified in recent months, with 70 new killings since December alone (see this reporter's April 16-29 article, "Iraqi Gay Murders Surge; World Finally Takes Note").
Now, Hili says, "I have just received word of seven new murders of gays in one week, last week." He provided Gay City News with the names and towns of origin of the most recent victims of the anti-gay-death squads. They are Abbas Mosa, 33, from Al Hay; Saeed Majeed, 27, from Al Samawa; Jabar Khothayer, 19, from Al Dewaniya; Majed Alawi, 41, from Al Hindiya; Hazim Hussein, age unknown, from Al Najaf; Mohammed Qasim, 25, from Al Dewaniya; and Rama Sabri, 19, from Al Mohanawiya.
At the same time, the Iraqi news website niqash.org reported last week that "Al-Baghdadiya, a satellite television channel based in Cairo... broadcast a report on April 7 saying that 20 young men accused of homosexuality were taken to Ibn al-Nafis hospital in Baghdad with mutilated genitals."
Hili told Gay City News that much of the most recent wave of assassinations appears to be the work of the Mahdi Army, the militia led by fundamentalist Shiite cleric Muqtada al-Sadr. He said that one of Iraqi LGBT's informants "is connected to high-ranking religious within the Mahdi Army, and he has been told of a campaign to target anyone who is suspected of being gay." Increasingly, Hili said, leaflets and "Wanted" posters are appearing with lists of men targeted to be killed for what are called "crimes against morality," meaning homosexuality. A list of Iraqi LGBT members to be eliminated is also circulating, Hili said, and he's been told his own name is at the top of this list.
Hili also said that pharmacists have been reporting to the police about male customers who were regularly buying female hormones and cosmetic creams. In one such recent instance, two of these supposed transgendered men were arrested and taken to an unknown location, and have not been heard from since.

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L'Unità, 17 ago 09

 

L'esercito del Mahdi: "Non vogliamo una società di effeminati"

di Ma.M.

I poster nelle strade invitano a stare attenti e a prendere nota. Nomi, cognomi e indirizzi di omosessuali da punire. Novanta omicidi accertati dall'inizio dell'anno, una caccia alle streghe per cancellare il rischio di una società di "effeminati". Sui corpi seviziati messaggi offensivi che pretendono di spiegare: "pervertito". Oppure "cucciolo", appellativo che a Baghdad sta per gay. Si è scatenata la caccia agli omosessuali in Iraq. Secondo un rapporto di Human Rights Watch pubblicato in Libano, quest'anno centinaia di uomini sospettati di essere gay sono stati rapiti, torturati e uccisi da miliziani sciiti senza che le autorità del Paese movessero un dito per fermare la persecuzione. Anzi spesso sono gli stessi agenti di sicurezza a perseguire i gay, nonostante l'omosessualità non sia reato. Principale incriminato, secondo quanto riferisce il rapporto, è il gruppo di miliziani del leader sciita Moqtada al Sadr. I blitz antigay si svolgono secondo un copione collaudato. I miliziani irrompono nelle case dei presunti omosessuali, li trascinano fuori, li interrogano sotto tortura per estorcere i nomi di altri gay, poi li finiscono. Il portavoce dell'esercito del Mahdi, la milizia di al Sadr, ha spiegato che l'offensiva è una reazione necessaria, per contrastare il crescente «effeminamento» degli uomini iracheni. Con quali mezzi, lo raccontano medici e impiegati d'obitorio che raccolgono i cadaveri e che testimoniano di segni di torture e persino di mutilazioni. "Abbiamo resoconti medici di uomini a cui è stato incollato l'ano o che sono stati imbottiti di lassativi, cosa che comporta una morte molto dolorosa", spiega Rasha Munneh, uno degli autori del rapporto di Human Right Watch. Le persecuzioni sono partite da Baghdad ma stanno contagiando il Paese. Kirkuk, Bassora, Najaf. Alcuni omicidi sono considerati delitti d'onor. A uccidere spesso sono le stesse famiglie «per mantenere integra la loro reputazione» e cancellare la vergogna di un figlio diverso. La persecuzione sta costringendo molti gay iracheni a emigrare verso i Paesi vicini, nonostante l'omosessualità sia reato in Egitto, Giordania e Libano. «Gli omicidi senza processo, commessi sulla base del pregiudizio, violano anche i dettami della stessa Sharia», la legge islamica, si sottolinea nel rapporto. Ma finora da parte delle autorità non c'è stato un segnale chiaro. "Questi omicidi continueranno - ha raccontato un gay -. Perché è diventato normale in Iraq uccidere gli omosessuali".

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AP, 13 set 09

 

Iraq - Caccia al gay su internet, nuova battaglia degli islamici

Un nuovo fronte di battaglia si è aperto in Iraq, quello della guerra contro gli omosessuali. Gli integralisti islamici - racconta oggi un reportage sull'Observer- infiltrano le chat-line gay su internet e danno la caccia alle loro vittime che, si teme, siano centinaia.
"Seduto per terra, con indosso gli abiti islamici tradizionali, Abu Hamizi, 22 anni, tiene il suo notebook sulle ginocchia e trascorre più di sei ore al giorno alla ricerca di chat-room su internet legate ai siti omosessuali. Non cerca nuovi amici, cerca le sue vittime", si legge nell'articolo.
"E' il modo più semplice per scovare la gente che sta distruggendo l'Islam e vuole rovinare la nostra reputazione, che abbiamo impiegato secoli a costruire", spiega il giovane. Quando trova i suoi "amici", Hamizi prende appuntamento, poi li aggredisce, talvolta li uccide. Il gruppo al quale appartiene Hamizi, e altri simili, è responsabile della morte di 130 omosessuali iracheni dall'inizio dell'anno.
La difesa dei diritti degli omosessuali, come quello di tutti le minoranze più vulnerabili in Iraq, è uno dei test chiave delle effettive capacità del governo di Baghdad di tenere il controllo della vita sociale, dopo il ritiro degli americani. L'omosessualità non era considerata un reato durante il regime di Saddam Hussein; la violenza contro i gay è aumentata dopo l'invasione del 2003. Dal 2004, secondo un'associazione omosessuale irachena con base a Londra, 680 omosessuali sono stati uccisi, 70 solo negli ultimi cinque mesi. In sette casi si tratta di donne. Gli omicidi sono brutali, il più delle volte le vittime vengono torturate.
Secondo Human Rights Watch le milizie sciite dell'esercito di Mahdi son coinvolte nella campagna di "purificazione", soprattutto nella parte settentrionale di Baghdad, a Sadr City.


i gay nel mondo

pagina web di enrico oliari

www.gaylib.it