PAGINA WEB DI ENRICO OLIARI

ISLAM (continua)

 

INDIA
 

In questa pagina:

- Il Corriere della Sera, 3 gen 06: India: esplode l'ira dei sudditi contro il principe omosessuale

- Ansa, 11 gen 06: India, arresti omosessuali


Il Corriere della Sera, 3 gen 06


India, esplode l'ira dei sudditi contro il principe omosessuale

Meglio una regina allegra che un principe triste, si è detto Manvendra Singh Gohil, per gli amici soltanto Maanav, quando ha deciso di raccontare al quotidiano del suo reame, Rajpipla, nel Gujarati (India occidentale), che le ragazze non gli piacciono. Non gli sono mai piaciute. Nemmeno la principessina minorenne che, 16 anni fa, la famiglia gli aveva affibbiato per moglie, come ancora usa da quelle parti.
L'outing, che invece da quelle parti non usa proprio, gli ha senz'altro giovato allo spirito, ma non al portafoglio. I genitori, benché consapevoli già da qualche anno di non poter contare su di lui per la perpetuazione della loro nobile stirpe, lo hanno ufficialmente diseredato, rinnegato, sradicato dall'albero genealogico. Molti dei suoi 70 mila concittadini, o ex sudditi, hanno completato la sentenza famigliare con un rogo purificatorio sulla pubblica piazza di tutte le fotografie del principe gay, dai bei baffi all'insù e dallo sguardo tenebroso, improvvisamente divenuto equivoco.
La più severa è stata la mamma, che ha minacciato azioni legali contro chiunque osi ancora riferirsi a lei come genitrice del reprobo Manvendra. Solamente il papà, Raghubir Singh Gohil, avrebbe deciso di lasciare ancora una porta del palazzo aperta all'unico rampollo maschio, che ha potuto così organizzare a corte, nonostante tutto, la festa per il suo quarantunesimo compleanno con un festival di musica classica, a beneficio di giovani artisti omosessuali.
«Sapevo da anni delle inclinazioni di mio figlio. Manvendra è presidente dell'organizzazione Lakshya Trust, che si occupa di diffondere la prevenzione dell'Aids» ha ammesso il Maharaja di Rajpipla in un'intervista al quotidiano nazionale Times of India.
La situazione è precipitata quando l'erede al trono, sebbene ormai soltanto onorario nell'India repubblicana, ha cominciato a chiedere l'abrogazione della legge che proibisce e punisce i «rapporti contro natura» fin dagli intransigenti tempi della Regina Vittoria. In una liberatoria chiacchierata con i giornalisti locali, Maanav ha confermato il suo impegno per i diritti degli omosessuali e ciò che i suoi migliori amici sapevano da tempo: era stufo di mascherare le sue reali tendenze, stanco di fingere per ragioni di Stato, le stesse che lo avevano forzato a un matrimonio giovanile, destinato infatti a concludersi con un divorzio altrettanto tempestivo, appena 15 mesi dopo. Era desolato per l'inganno involontariamente inflitto alla moglie bambina. Ma ormai non era più un segreto che quei grandi turbanti, le massicce sciabole d'ordinanza, le cerimonie aristocratiche non lo divertissero quanto uno show di drag queens: e allora?
Allora il telefono del palazzo non ha smesso di squillare, invocando giustizia nei confronti dello svergognato delfino dell'altra sponda. La famiglia è stata costretta a prendere provvedimenti, la madre a disconoscere il figlio. Rajpipla perdeva il suo futuro Maharaja, ma la comunità indiana dei gay guadagnava un paladino di sangue blu alla sua causa. E non è poco in una società dove i confini tra la nobiltà e i paria sono ancora molto lontani e ben marcati. Nemmeno per un attimo Maanav ha rimpianto i suoi privilegi, diventando il principe degli intoccabili gay del subcontinente. Finiti i tempi dell'opulenza, ma anche quelli della clandestinità, quando raccontava ai genitori di frequentare una scuola di yoga a Bombay e invece distribuiva preservativi nella sprovveduta comunità omosessuale.
Lontani e stupiti quotidiani internazionali, come il Los Angeles Times, registrano la vicenda quale incredibile anacronismo nella «più larga democrazia del mondo, dove risiedono un miliardo e cento milioni di cittadini per i quali i rapporti intimi fra due persone dello stesso sesso costituiscono ancora un reato penalmente perseguibile». Tra Hollywood e Bollywood le distanze si sono già accorciate con recenti produzioni indiane o anglo- indiane, come  Pink Mirror e Yours emotionally, che affrontano quei segreti del Gange ampiamente condivisi dai cowboys di Brokeback Mountain.
Non a caso Maanav aveva spalancato le porte del suo palazzo, provvidamente dipinto di un vivace color salmone, al regista e alla troupe di Yours emotionally, Sridhar Rangayan, per girare alcune delle scene principali della tribolata storia d'amore fra un omosessuale inglese di origine asiatica, Ravi, e un giovane operaio indiano, Mani, circondanti da una complice comunità gay. Forse era già una implicita confessione per il «principe rosa» che l'India, tecnologicamente avanzata e moralmente conservatrice, non voleva ascoltare.
 


Ansa, 11 gen 06

 

India, arresti omosessuali

 

Organizzazioni non governative e dall'Organizzazione dell'Onu per la lotta all'aids Unaids hanno criticato l'India a seguito dell'arresto di quattro persone accusate di omosessualità e di aver gestito un club omosessuale online.
La legge indiana in base alla quale l'omosessualità è un reato non solo è contraria al rispetto dei diritti umani ma ostacola anche la lotta alla diffusione dell'aids, ha dichiarato una associazione americana per i diritti umani in una lettera indirizzata al primo ministro Manmohan Singh. Alla denuncia si è associata anche Unaids.
La lettera è stata inviata a seguito di informazioni su "vergognose vessazioni" messe in atto dalla polizia nella città di Lucknow, nel nord est dell'India, nei confronti di alcuni omosessuali. Secondo gli attivisti americani, il 4 gennaio scorso la polizia di Lucknow ha arrestato quattro uomini con l'accusa di "compiere sesso innaturale" e di avere intrapreso un commercio del sesso omosessuale su internet, attraverso un club online nel quale gli iscritti, omosessuali indiani, discutevano dei loro problemi nel paese.
L'India considera i rapporti sessuali fra persone dello stesso sesso non solo moralmente riprovevoli ma un vero e proprio crimine. Il codice penale (la cui stesura risale a 145 anni fa) punisce gli atti omosessuali con il carcere fino a dieci anni. Più volte sono state presentate petizioni per l'abolizione di questa legge, sempre cadute nel nulla.
"L'incidente accaduto a Luknow - dichiara Scott Long, direttore del Human Rights Watch's Lesbian, Gay, Bisexual, and Transgender Rights Programme - non è purtroppo un fatto isolato. La polizia di Lucknow vanta un vergognoso curriculum di casi di molestie contro gli omosessuali. Ciò può avvenire in quanto il governo indiano continua a criminalizzare l'omosessualità".
Una posizione non condivisa dal governo indiano: "Se da un lato il rispetto per la vita privata e familiare di ognuno è un fatto indiscusso - si legge in un documento governativo - è però altrettanto giusto che lo stato si preoccupi della protezione e della tutela della salute e della morale dei cittadini. Che poi è quello che fa la legge".
"Siamo sconcertati per gli arresti di Lucknow - ha dichiarato Dennis Broun, il coordinatore indiano di Unaids - soprattutto perchè si tratta di arresti in base ad una legge arcaica dell'epoca coloniale britannica. La criminalizzazione di coloro che sono a maggior rischio di contrarre il virus dell'HIV può aumentare la discriminazione, favorendo la diffusione dell'epidemia".
In India sono 5.1 milioni le persone affette da HIV/Aids, anche se le organizzazioni non governative e l'Unaids ritengono che i contagiati siano molti di più. L'India è al mondo seconda solo al Sud Africa per numero di conagiati e nel 2015 potrebbe diventare il primo paese al mondo per numero di sieropositivi.


 

i gay nel mondo

pagina web di enrico oliari

www.gaylib.it