Dal mondo (continua)
CAMERUN

- Codice penale, art. 347 bis
- Il Manifesto, 10 feb 06: Caccia al gay
- Amnesty international, mar 08: 11 arresti
- Agr, 6 mag 06: Camerun: il governo si rifiuta di rilasciare 9 uomini gay
Codice penale, art. 347 bis
Articolo 347 bis, vieta le attività sessuali tra persone dello stesso sesso, con una pena della reclusione da sei mesi a cinque anni e una multa di 20000 a 200000 franchi.
Irene Panozzo
Una vera e propria lista di proscrizione. Pubblicata e ripubblicata su tabloid
scandalistici, che sono andati a ruba tra la popolazione del Camerun, richiamata
alle edicole da titoli come “Ecco le checche di casa nostra” e “Devianza: la
lista completa degli omosessuali del Camerun”. Si è aperta così nelle settimane
scorse un’insolita caccia alle streghe. Che rischia di fare però vittime
eccellenti, visto che nelle famose liste compaiono ministri della repubblica,
uomini politici, imprenditori, artisti e perfino un vescovo.
L’effetto è stato dirompente. Perché in Camerun l’omosessualità non solo non è
socialmente accettata, ma è anche perseguibile per legge. È un’eredità del
vecchio codice penale di epoca coloniale, che all’articolo 347 stabilisce che
ogni persona che abbia relazioni sessuali con un’altra dello stesso sesso può
essere punito con una pena che va dai sei mesi ai cinque anni di carcere e con
un’ammenda che può variare tra i 20mila e i 200mila franchi CFA (dai 30 ai 300
euro). Ma se chi commette il reato è minore di ventun anni, la pena è
automaticamente raddoppiata.
Finire sulle prime pagine dei giornali nazionali non è quindi uno scherzo. E le
reazioni dei diretti interessati non si sono fatte attendere. A parlare per
tutti è il ministro della comunicazione, Pierre Moukoko Mbonjo, che ha domandato
come i giornalisti che hanno redatto le liste pensano di dimostrare in tribunale
le accuse mosse contro i presunti omosessuali. A meno che, ha concluso
affondando il colpo, non siano loro stessi i partner di coloro che sono stati
citati dai giornali. Ha poi raddrizzato il tiro, sostenendo che “sia che siano
eterosessuali sia che siano omosessuali, i comportamenti sessuali sono una
questione privata che riguarda due persone in un ambiente intimo”.
Un’affermazione che però è molto lontana dal sentimento diffuso tra la
popolazione e che i direttori dei giornali impegnati nella caccia alle
personalità gay stanno facendo di tutto per smentire. Fino ad arrivare ad
arrogarsi il diritto e il dovere di “purificare” la nazione dal virus
dell’omosessualità. “L’amore tra gli uomini è disgustoso”, ha dichiarato il
direttore di L’Anecdote, uno dei giornali che si sono gettati a pesce sullo
scandalo. “Può essere normale in Europa”, ha continuato, “ma in Africa e in
Camerun è impensabile”. Parole che ricordano da vicino quelle di personaggi in
vista della scena politica africana, come il controverso presidente dello
Zimbabwe Robert Mugabe, che ha abituato cronisti e popolazioni con esternazioni
spesso eccessive sul tema.
Lo straparlare di Mugabe o il caso camerunese si inseriscono in un panorama,
quello africano, di radicata e persistente omofobia. Nella maggior parte
dell’Africa sub-sahariana l’omosessualità è fuorilegge (alcuni paesi prevedono
addirittura l’ergastolo o la pena di morte per i gay) e non è un argomento di
discussione pubblica. In molti casi, anche lo status legale dell’omosessualità
non dice molto sul reale stato dei gay e lesbiche, visto che solitamente i tabù
hanno una rilevanza maggiore delle leggi. Ciò non significa che comunità
omosessuali, per quanto underground, non esistano. Ma non essendo un argomento
di discussione pubblica, anche il livello di consapevolezza individuale
dell’omosessualità può essere bassa. Unico caso decisamente in controtendenza è
il Sudafrica, che è l’unico paese al mondo ad avere una costituzione che
proibisce esplicitamente qualsiasi tipo di discriminazione nei confronti delle
minoranze sessuali e dove i matrimoni omosessuali sono diventati legali lo
scorso dicembre.
Ma nel caso delle liste sui giornali camerunesi non c’è solo la pura e semplice
omofobia a muovere le fila dello scandalo. Alcuni osservatori hanno voluto
vedere dietro a tutto questo bailamme delle manovre politiche causate da una
lotta di potere interna al partito del presidente Biya, in vista di un eventuale
prossimo rimpasto di governo. Ma ci sono anche gli interessi commerciali dei
giornali, che nel giro di pochi giorni hanno visto crescere vertiginosamente le
proprie vendite. E mentre i prezzi delle singole copie si decuplicavano, le
fotocopie delle liste incriminate hanno raggiunto quotazioni astronomiche al
mercato nero.
Amnesty international, marzo 2008
11 arresti
In
Camerun fra il 19 luglio e il 1 settembre 2007 nelle città di Douala e Yaoundé,
11 uomini sono stati arrestati con l’accusa di essere stati coinvolti in atti
omosessuali.
Amnesty International ritiene che gli uomini arrestati potrebbero essere
condannati a una pena detentiva variabile dai sei mesi ai cinque anni a causa
del loro reale o presunto orientamento sessuale. La detenzione effettuata su
tali basi viola il diritto alla libertà da ogni discriminazione, il diritto alla
privacy, alla libertà di assemblea e di associazione, così come garantito dai
trattati internazionali e regionali di cui il Camerun è parte.
Nello specifico il paragrafo 347 bis del codice penale camerunese stabilisce
che: “Chiunque abbia relazioni sessuali con persone dello stesso sesso, sarà
punito con una pena detentiva variabile dai sei mesi ai cinque anni e con una
multa compresa tra i 20.000 e i 200.000 franchi” (approssimativamente fra i 35 e
i 350 dollari).
Agr, 6 mag 06
Camerun: il governo si rifiuta di rilasciare 9 uomini gay
YAOUNDE (Camerun) - Le organizzazioni internazionali per i diritti di gay e
lesbiche protestano contro il governo del Camerun, che si rifiuta di rilasciare
nove uomini gay anche dopo che sono stati giudicati innocenti dal tribunale il
21 aprile. Gli uomini, che erano stati arrestati il 21 maggio 2005 insieme ad
altri 8 con l'accusa di "sodomia", sono stati processati e prosciolti per
l'assenza di prove e testimoni, riferisce l'ong International gay and lesbian
human rights commission. Ma l'ufficio del procuratore ha rifiutato di liberarli.
(Agr)