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I miei libri


L'omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti


(è severamente vietatala riproduzione, anche in parte, del contenuto del presente libro senza prima aver consultato l'autore)



Indice

"Il passato non è morto. Non è nemmeno passato".

Prefazione di Giovanni Dall'Orto

"Le società che non riescono a stabilire un rapporto adeguato con il proprio passato sembrano ammalarsi come le persone. (...) Perché il comunismo cinese, che sta dando un colpo di spugna alla storia nel tentativo di creare una società completamente nuova, finisce per riprodurre tante caratteristiche della burocrazia centralizzata delle dinastie imperiali che voleva eliminare? Per essere una cosa che non esiste, il passato pare molto potente.
Come ha scritto William Faulkner, 'il passato non è morto. Non è nemmeno passato'".
Alexander Stille, La memoria del futuro, Mondadori 2003, p. 313.


La storia è il giornale di oggi, letto fra qualche giorno... o anno... o (se ne resterà traccia) fra qualche secolo.
È il racconto delle passioni e azioni di persone come noi, anzi, magari proprio di noi stessi. E come tutti i racconti può essere estremamente affascinante ed avvincente.
Purtroppo, però, per la maggior parte delle persone la storia è quella-roba-lì-che-si-studia-a-scuola: un elenco noiosissimo di date e nomi che non hanno alcun riferimento con la nostra vita. Non è il giornale di ieri. Non è il "Nonna, raccontami di quando eri bambina tu". Non è il: "Io mi ricordo che quando io...". È qualcos'altro, che si studia a memoria... in modo da evitare il rischio che qualcuno arrivi a comprenderla.

Perché comprendere il motivo per cui le cose stanno come stanno è sempre politicamente pericoloso per chi controlla lo status quo di qualsiasi momento storico e di qualsiasi società. Non a caso una preoccupazione ossessiva del Grande Fratello nel romanzo 1984 di George Orwell è la riscrittura continua della storia, e la fabbricazione di documenti storici (falsi) che di volta in volta giustifichino la versione corrente.
Perché ogni cosa che conosciamo è quello che è solo in quanto è divenuta tale alla fine d'uno sviluppo: uno fra i molti possibili. Mentre chi detiene un potere (politico, accademico, culturale, religioso... sessuale) desidera sempre che si pensi che il presente è la conseguenza dell'unico risultato storico possibile, nonché immaginabile. Le cose "stanno così" perché "non potevano andare altrimenti": infatti "non esistevano alternative".

Ovviamente ciò non è vero: tutta la storiografia è un'immensa mappa dei bivi di fronte ai quali ci siamo trovati e ci troviamo quotidianamente.
Scrivere di storia vuol quindi sempre dire ricostruire a ritroso l'itinerario compiuto da noi e dagli altri esseri umani di bivio in bivio, cioè è il racconto delle nostre scelte. Quelle che abbiamo fatto, quelle che non abbiamo avuto il coraggio di fare, e quelle che abbiamo, ahimè, dovuto subire.
Ripetere che "le cose sono andate così perché non avrebbero potuto andare altrimenti" serve solo a nascondere a noi stessi il fatto che la storia la facciamo noi, con le nostre scelte quotidiane: con le cose che decidiamo, e con quelle che non abbiamo il coraggio di decidere, permettendo ad altri di decidere per noi. Il che vuol dire, in ultima analisi, che siamo tutti responsabili del presente, così com'è, e così come non è. Una splendida lezione di vita.

Quando si tratta poi del tema scelto da Enrico Oliari per questo libro, l'omosessualità, la storia assume un'importanza particolare. Nulla infatti, se non la storia, giustifica la condizione attuale delle persone omosessuali. La paura, l'ostilità, la vergogna di sé, la doppia vita, le condanne, gli anatemi, non hanno alcun argomento su cui basarsi se non l'affermazione mille volte ripetuta: "È stato sempre così"...
Di questo fatto sono convinti coloro che in nome della Tradizione (religiosa o di altro tipo) non vogliono che la società accetti l'omosessualità. Ma ne sono convinti anche gli stessi interessati, quando rinunciano a vivere meglio perché "Cosa ci vuoi fare... è stato sempre così!"

Ma è stato davvero "sempre così"? Davvero la condizione omosessuale è sempre stata la stessa, senza mai cambiamenti?
La risposta è abbastanza ovvia: no. Tutti hanno sentito parlare almeno una volta del diverso grado di tolleranza che secoli diversi hanno concesso a questa "variante naturale del comportamento sessuale umano" (come l'ha definita l'Organizzazione mondiale di Sanità) che è l'omosessualità.
L'antica Grecia ha avuto, per esempio, un atteggiamento più rilassato dei secoli che sono venuti dopo, mentre il medioevo gli omosessuali li bruciava vivi sul rogo. Perfino all'interno del secolo appena trascorso abbiamo avuto alti e bassi, con addirittura il ritorno delle persecuzioni, e con i gulag e i lager che hanno inghiottito omosessuali a decine di migliaia per non restituirli più.
Dunque la storia dell'omosessualità ha una grande importanza perché ci mostra come atteggiamenti diversi, nel passato della nostra società, abbiano dato vita a soluzioni diverse dalle nostre, dimostrandoci che non sono affatto le "uniche" e soprattutto che non sono affatto "le uniche possibili". E ci mostra attraverso a quali bivi e quali scelte (sociali, filosofiche, religiose, politiche, culturali) siamo arrivati al punto in cui siamo oggi.

L'omo delinquente colma un vuoto nella ricerca storica sull'omosessualità in Italia. Banalmente: con un paio solo d'eccezioni, tutti i casi di cronaca qui presentati non erano mai stati studiati prima. Si tratta perciò di materiale nuovo, che allarga il cono di luce che riusciamo oggi a gettare sulle tenebre del passato.
Non per questo L'omo delinquente (nonostante il richiamo ironico al titolo del celeberrimo L'uomo delinquente del criminologo ottocentesco Cesare Lombroso) è un'opera destinata agli specialisti. Al contrario, è stato scritto con tono piano e giornalistico (Oliari è collaboratore di diversi periodici) letteralmente sfogliando la stampa di un secolo fa. In questo si differenzia nettamente da quel tipo di ricerca accademica (per fortuna poco diffusa in Italia) che allo studio degli avvenimenti ha privilegiato finora il commento ai commenti (di neurologi, criminologi, antropologi, sociologi, psicologi e "alienisti" in genere) ottocenteschi, e in qualche caso estremo è arrivato a commentare il lavoro dei commentatori dei commentatori...
Al centro dello studio di Oliari stanno invece, e deliberatamente, gli avvenimenti, i fatti di cronaca, anzi, addirittura i fattacci di cronaca nera, così come ce li hanno tramandati i documenti dell'epoca.
Prima di commentare un evento occorre conoscere l'evento stesso, ma per quanto ciò possa sembrare strano, fino ad oggi nessuno studioso aveva pensato a farlo, e a raccogliere i dati nudi e crudi.

Chi ha frequentazione con gli studiosi ottocenteschi noterà che fra i casi qui raccolti fanno capolino vicende che, avendo avuto una clamorosa eco di cronaca, furono poi commentate dai criminologi e dagli psicologi dell'epoca, a iniziare proprio da Cesare Lombroso. E poter gettare infine un po' di luce su questi "fatti" che stanno dietro ai "commenti" non gli o le sarà certo inutile.
Chi invece si avvicinasse a questo libro per la curiosità di conoscere un fenomeno e un periodo poco noti, troverà un racconto che per così dire "cede la parola" ai giornalisti e ai commentatori di un secolo fa, lasciando che per quanto possibile siano loro a spiegare cosa accadde... secondo il loro punto di vista. Il commento di Oliari, che essendo un esponente del movimento di liberazione gay italiano non può ovviamente essere quello dei cronisti dell'epoca, è in genere assai discreto, proprio per lasciare maggior spazio al punto di vista di allora.

A questi racconti si accompagna un corredo d'immagini, che io ho trovato particolarmente interessante perché ci mostra, foto alla mano, che i fatti raccontati dai giornali si svolsero nelle stesse città in cui viviamo, spesso in edifici che possiamo ancora vedere e frequentare, uscendo dai quali i protagonisti camminavano sulla stessa strada che calpestiamo noi oggi, respirando la stessa aria che respiriamo noi (anche se magari un po' meno inquinata...).
Le foto di questo libro, per proporre le quali spesso l'autore ha percorso centinaia di chilometri, secondo il mio parere rendono molto meno distante, e più visibile e immediata, la Storia che emerge dalle molte storie qui raccontate.
Nonostante i loro modi di pensare ed i loro comportamenti fossero spesso tanto alieni a noi omosessuali del XXI secolo, gli omosessuali del XIX secolo erano pur sempre persone "proprio come noi", e probabilmente (non possiamo fare a meno di notarlo) erano quel che avremmo potuto essere noi se fossimo nati noi, al posto loro, in quegli anni e in quei luoghi.

Certo, tutti i casi studiati in questo libro appartengono al campo della "cronaca nera". Ma dato che, a differenza di quanto accadeva in altre nazioni, in Italia non esistevano ancora in quei decenni militanti omosessuali in grado di lasciarci un punto di vista "diverso" e di prima mano, questa era una scelta obbligata.
In un Paese come l'Italia in cui ancora pochi decenni fa era considerato "oscena" la pura e semplice rappresentazione d'un personaggio omosessuale in un'opera narrativa, teatrale o cinematografica, le uniche occasioni in cui la realtà omosessuale riusciva a lasciare un segno nelle cronache dei giornali era appunto attraverso scandali o delitti (in qualche caso anche efferati).
Il lettore minimamente avvertito comprenderà da solo che non tutti gli omosessuali di fine Ottocento erano sacerdoti pedofili appassionati di stupri di scolari, o spietate lesbiche uxoricide, o sfacciati prostituti, o... Anzi: questi casi sono stati registrati nella cronaca dei giornali proprio per la loro "eccezionalità", perché erano il celebre caso dell'"uomo-che-morde-il-cane". Eppure, leggendo gli articoli di giornale dell'epoca, spesso si resta stupiti dalla reticenza con cui liquidano in poche righe casi che, da altre fonti, sappiamo essere stati talmente clamorosi da far dimettere il sindaco di Milano  o da spingere al suicidio l'uomo più ricco dell'impero tedesco, o...
Gli altri, i casi del "cane-che-morde-l'uomo", non hanno fatto notizia, segnando così il successo dei protagonisti, che spesso hanno vissuto la loro vita proprio cercando spasmodicamente di non essere scoperti e "sputtanati" dai loro contemporanei.
Un po' come la coppia di cui racconta Pirandello nella novella "Notizie dal mondo", che è una coppia omosessuale, ma è descritta in termini tanto "discreti" che la gran parte dei lettori, e dei critici letterari, non s'è mai accorta del fatto che d'una coppia omosessuale si tratta...

In effetti, per secoli il massimo successo di milioni di coppie lesbiche e omosessuali è stato evitare di essere scoperte come tali, e spesso tale progetto ha comportato addirittura la proibizione a se stesse/i di ammettere di essere tali.
Di questi milioni di coppie, delle lesbiche e degli omosessuali per così dire "normali", non sapremo mai nulla, anche se era proprio di loro che era fatta l'"ordinarietà" della vita omosessuale nel secolo scorso.
Eppure questa "ordinarietà" riusciamo a intravederla solo per un attimo, quando diventa "straordinaria" attraverso lo scandalo e il delitto. Che possiamo paragonare a fulmini che per un attimo illuminano di luce intensissima quanto stava avvenendo nelle tenebre... ma che inceneriscono o feriscono tragicamente gli sfortunati colpiti dalla loro luce esagerata.

Alcuni dei fatti raccontati in L'omo delinquente (gli assassinii in primo luogo) restano tragici anche a distanza d'un secolo, altri invece hanno contorni boccacceschi che oggi inducono molto più al riso che al raccapriccio, ma in tutti i casi si trattò di eventi di cronaca di prima grandezza, che coinvolsero personaggi anche celeberrimi, da Fogazzaro a Giolitti, dal giovanissimo Pertini ai figli della più scelta nobiltà italiana, da Cocteau al Kaiser Guglielmo II...
Questo, ovviamente, è dovuto solo al fatto che gli scandali che hanno coinvolto personaggi molto noti hanno lasciato più tracce nei documenti, ed è stato quindi più facile rintracciare per primi loro. Tuttavia non c'è alcun dubbio sul fatto che decine, e forse centinaia, di casi simili dormano ancora negli archivi, nelle biblioteche e fra le pagine dei giornali d'un secolo fa, in attesa d'essere riscoperti e studiati da uno storico contemporaneo.

Ma questo è già un altro, ulteriore, libro...



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