pagina web di enrico oliari


I miei libri


L'omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti


(è severamente vietatala riproduzione, anche in parte, del contenuto del presente libro senza prima aver consultato l'autore)



Indice

Introduzione

INTRODUZIONE

Il periodo storico che va dall’Unificazione all’epoca giolittiana ha visto un sensibile cambiamento delle leggi sul rapporto sessuale fra persone dello stesso sesso.

Anche nell’Italia di fine Ottocento - inizio Novecento l’omosessuale,  definito anche “urningo” (1) o “pederasta”, continuò ad essere ritenuto un individuo pervertito, quando non affetto da un vizio generato dall’agiatezza, dall’accidia o da un male importato da altri Paesi.

Tuttavia il pensiero laico e liberale, ereditato dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione francese,  permise di non considerare l’omosessualità come un reato, nonostante il fatto che la morale cattolica, che la giudicava un peccato, conservasse una forte presa sulla popolazione.

La scienza medica, “liberatasi alfine dalla gesuiteria ridicola colla quale affrontava le questioni psico – sessuali” (2), s’impegnò a fornire una spiegazione empirica del comportamento omoerotico, ricercandone la causa ora nei disturbi psichici, ora nelle deformazioni organiche congenite.

Al di là delle disquisizioni auliche di medici e giuristi, l’amore fra persone dello stesso sesso continuò ad essere percepito come un comportamento antisociale anche quando non fu più perseguibile per legge. Sia le società borghesi delle città, sia le comunità dei villaggi agricoli (che all’epoca raccoglievano ancora la maggioranza della popolazione), erano caratterizzate da un forte perbenismo e respingevano l’uomo e la donna omosessuali come esseri corrotti e corruttori, individui “lascivi” e “contro-natura”.

L’emancipazione dei gay e delle lesbiche era ancora lontana (in Italia il movimento gay sarebbe nato solo nel 1971) e le lesbiche e gli omosessuali di allora si trovarono schiacciati da una tradizione culturale imperante, che imponeva a maschi e femmine un ruolo sociale e famigliare molto rigido.

L’omosessualità, nell’Italia di allora, semplicemente non esisteva: non erano pochi i sostenitori della teoria della scarsa diffusione dell’omosessualità nel Bel Paese:

“Anche gli italiani, come i francesi, sostengono che l’omosessualità sia presso di loro una cosa rara, ma, dal momento che non possono negare che anche in Italia succedano spesso atti omosessuali, usano come scusa il fatto che l’omosessualità sia stata importata e venga praticata da immigrati” (3).

Invece, come avremo modo di vedere nel presente studio, la neo-nata Italia conobbe diversi scandali legati a omosessuali.

Nell’Italia a cavallo fra i secoli XIX e XX, duramente spaccata fra forze clericali ed anticlericali (queste ultime composte da massoni, liberali laici, cattolici liberali, membri del Movimento operaio poi organizzati nel Partito socialista, all’epoca marxista), poteva accadere che uno scandalo di natura omosessuale venisse strumentalizzato da una fazione contro l’altra.

Ciò è visibile in modo chiaro, ad esempio, negli scandali che hanno visto il coinvolgimento di sacerdoti nei collegi, come in occasione dello “scandalo dei Salesiani di Varazze” del 1907 (cap. XI), o dello “scandalo dei Marianisti di Pallanza” del 1904 (cap. X), sia anche in quelli che ebbero protagonisti personaggi laici come Krupp, nella Capri del 1902 (cap. IX) o Wilhelm von Gloeden, nella Taormina del 1908 (cap. XIV).

Nella cronaca nera di allora vi furono ovviamente, fra gli altri, anche fatti di sangue a sfondo omosessuale che sconvolsero l’opinione pubblica, la quale non perdonò né alle vittime, né agli assassini di essere omosessuali, quasi vi fosse per loro il fardello di una doppia colpa.


BREVE ESCURSUS LEGALE

Napoleone, durante il suo dominio sull’Italia, aveva abolito tutte le leggi che punivano gli atti sessuali fra adulti consenzienti: il suo codice penale (il “Codice napoleonico”), aveva così interrotto secoli di persecuzione dei sodomiti, abolendo pene che potevano arrivare addirittura alla condanna ad essere bruciati vivi (4).

Dopo la sua caduta, diversi stati italiani mantennero in vigore il codice napoleonico, sia pur “aggiornato” alle nuove necessità di governo.

Dopo la Restaurazione, solo lo Stato della Chiesa, il regno di Sardegna e l’impero d’Austria Ungheria (che occupava il Lombardo–Veneto, e le attuali regioni del Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, oltre ad Istria e Fiume) (5) reintrodussero leggi per punire il reato di “libidine contro natura”.

Il “Regolamento gregoriano”, promulgato sotto Papa Gregorio XVI nel 1832, puniva, nello Stato della Chiesa, con la “galera perpetua”, cioè l’ergastolo, “i colpevoli di delitto consumato contro natura” (6).

Nei Territori di Francesco Giuseppe il Codice penale perseguiva il rapporto omoerotico con i paragrafi 129 e 130:

Ҥ 129
Sono puniti come crimini anche le seguenti specie di libidine:
La libidine contro natura, cioè
con bestie;
con persone del medesimo sesso.
§ 130
La pena è il duro carcere da uno a cinque anni.  (omissis)…” (7).

I gay del regno di Sardegna (Savoia, Sardegna, Piemonte, Liguria, Nizza, Val d’Aosta) potevano incorrere nella trasgressione dell’articolo 425, attuato dal 1859 ed ereditato dall’articolo 439 del 1839:

“425. Qualunque atto di libidine contro natura, se sarà commesso con violenza, nei modi e nelle circostanze preveduti dagli articoli 489 e 490, sarà punito colla reclusione non minore di anni sette, estensibile ai lavori forzati a tempo: se non vi sarà stata violenza, ma vi sarà intervenuto scandalo o vi sarà stata querela, sarà punito colla reclusione, e potrà la pena estendersi ai lavori forzati per anni dieci, a seconda dei casi” (8).

La peculiarità di questo articolo, che lo differenziava da quelli simili in vigore negli altri Paesi, consisteva, nella necessità di querela di parte e/o del pubblico scandalo per poter essere applicato.

Man mano che il regno di Sardegna allargava i confini, il Codice penale sabaudo sostituiva quello vigente nelle regioni acquisite e così l’articolo 425 veniva introdotto in territori come il Granducato di Toscana, i ducati di Parma e Modena, il regno Lombardo–Veneto e le regioni già dello Stato della Chiesa (Nizza e la Savoia furono cedute alla Francia nel 1860).

Anche nel regno di Napoli (o delle Due Sicilie) venne introdotto il Codice penale sardo, ma alcuni articoli vennero abrogati e fra essi proprio quelli relativi alla punizione del rapporto omosessuale:

“È questo un sintomo del disagio con cui le bigotte disposizioni legislative sarde sull’omosessualità venivano accolte nel resto d’Italia.
Si tratta anche di un implicito riconoscimento degli effetti devastanti che una legge repressiva avrebbe avuto sui costumi del Sud Italia, dove una fase di comportamento omosessuale veniva data implicitamente per scontata nella vita di ogni individuo.
Fu insomma una prima silenziosa ammissione della diversità fra le due “culture” dell’omosessualità, quella mediterranea e quella nordica, esistenti anche oggi in Italia” (9).

Come ho avuto modo di appurare nelle mie ricerche, l’articolo 425 non venne tuttavia applicato in modo omogeneo.
In Toscana e nei territori acquisiti ove in precedenza non era condannato il rapporto “contro natura”, polizia e magistratura chiusero un occhio sulla pratica omosessuale, alla condizione che non implicasse lo stupro, l’abuso di minorenni o la coercizione.
Inoltre lo spoglio dei processi per “atti contro natura” che ho effettuato presso l’Archivio di Stato di Milano (si veda in proposito Trascrizione documenti in www.oliari.com/ricerche/documenti.html) mi ha rivelato un curioso fenomeno:_mentre nei primi anni i processi riguardano anche atti omosessuali fra persone adulte, o quasi, col passare degli anni, specie nel periodo immediatamente precedente l’abrogazione dell’articolo di legge, si trovano soltanto casi di pedofilia, con bambini anche decenni, o casi di vero e proprio stupro, o corruzioni di scolari da parte di educatori. In altre parole, si nota che la percezione sociale del reato cambia dal 1859 al 1889: gli italiani non denunciano più alle autorità i casi di omosessualità, a meno che non sia coinvolto un bambino.
Di fatto, quindi, la società italiana aveva già, per conto suo, “depenalizzato” l’omosessualità anche prima del 1889, cosicché si può dire che il Codice Zanardelli si limitò a registrare un cambiamento sociale già avvenuto nel Paese, e non lo creò affatto ex novo.

A Italia fatta, venne infine decisa la stesura del primo Codice penale unitario italiano.

Ad occuparsene fu il ministro Giuseppe Zanardelli (10) e nella “Relazione sul primo Codice penale per il Regno d'Italia” del 1887 si può leggere:

“Titolo VIII - Delitti contro il buon costume e l'ordine delle famiglie

CXXVIII. Il Progetto riunisce in un solo Titolo, a somiglianza del codice penale toscano, i delitti contro il buon costume e quelli contro l'ordine delle famiglie. 
Con ciò si evita il pericolo, assai facile, di classificare erroneamente una specie criminosa; massime quando trattasi di reati dei quali, per la varietà delle offese che arrecano, non è agevole precisare i caratteri che li differenziano da altre categorie affini.
Così dicasi, a cagion d'esempio, della violenza carnale, del ratto, dell'adulterio e simili: delitti che offendono ad un tempo il buon costume e l'ordine delle famiglie.
Nel determinare i fatti da comprendersi nel presente Titolo, il Progetto attuale, in conformità ai precedenti, si ispira a questo concetto fondamentale che, se occorre da un lato reprimere severamente i fatti dai quali può derivare alle famiglie un danno evidente ed apprezzabile o che sono contrarii alla pubblica decenza, d'altra parte occorre altresì che il legislatore non invada il campo della morale. 
In conseguenza, le sanzioni penali del Progetto non colpiscono tutti indistintamente i fatti che offendono il buon costume e l'ordine delle famiglie, ma quelli soltanto che si estrinsecano coi caratteri della violenza, dell'ingiuria, della frode o dello scandalo, la repressione dei quali è più vivamente reclamata nell'interesse sociale. 
Quindi non sono incriminate le azioni che non hanno quei caratteri, e le indagine delle quali farebbe trascendere oltre i suoi giusti confini l'opera legislativa.
Il Progetto tace pertanto intorno alle libidini contro natura; avvegnaché rispetto ad esse, come ben dice il Carmignani, "riesce più utile l'ignoranza del vizio che non sia per giovare al pubblico esempio la cognizione delle pene che lo reprimono” (Segue nota dello stesso Zanardelli, riportata in seguito).
Anche questi atti di libidine sono compresi fra quelli che si rendono incriminabili per la violenza, o per l'età delle persone con le quali siano commessi, o per la loro pubblicità, senza però che essi siano in alcun modo nominati per farne oggetto di speciali disposizioni” (11).

(Nota originale di Zanardelli: Ne tace infatti il codice toscano; ne tacciono il codice francese, il belga, lo spagnuolo.
Invece il codice sardo prevede nell'art. 425 "qualunque atto di libidine contro natura" commesso con violenza, oppure con scandalo, od anche senza alcuno di questi due estremi se vi è stata querela. Il detto articolo 425 venne però abrogato per le provincie meridionali dal decreto luogotenenziale del 1861, quando quel codice vi fu esteso.
Il codice di Berna ha una disposizione somigliante a quella preindicata del codice sardo.
Altri codici, pure stabilendo sanzioni penali per le libidini contro natura, ne danno precisa definizione, ad impedire sconfinate interpretazioni e sconvenienti indagini concernenti la vita intima nei rapporti fra l'uno e l'altro sesso. Infatti, tanto il codice germanico (§ 275 (12)) quanto l'ungherese (§ 241) limitano il concetto degli atti di libidine contro natura a quelli commessi tra persone di sesso maschile, o da uomini con animali. 
Mentre il codice austriaco (§ 129) dichiara contro natura la libidine con bestie o con persone del medesimo sesso.
Ed allo stesso concetto è informata la legge inglese, che prevede la sodomia e la bestialità, sotto l'espressione di buggery...
Il codice ticinese pure prevede "gli atti della specie aborriti dalla natura sopra persone dello stesso sesso”).

Il reato “contro natura” venne quindi abrogato definitivamente, anche se la pillola non fu facile da digerire, soprattutto per i cattolici e per i moralisti.
Il giurista Giuseppe Ziino, ma non fu il solo, ebbe a dire che:

“Il nostro Codice ha realizzato il sogno degli ‘urningi’,i quali, avendo un po’ di furberia in modo da scansare gli occhi d’altronde non troppo vigili della Questura, possono a loro grado esercitare l’amore contro natura, sicuri di non essere passibili di castigo finché facciano le cose con garbo, e non déstino scandalo!” (13).

Da allora vennero presentate ben quattro le proposte di legge volte ad introdurre la punizione del rapporto omosessuale, le quali però vennero tutte respinte.

La prima fu inserita nel Progetto preliminare per un nuovo Codice penale, del 1927, in piena Era fascista, con un articolo, il 528, che prevedeva la concorrenza almeno del pubblico scandalo. La proposta venne però bocciata.

Nel 1960 alcuni deputati del Movimento Sociale Italiano (Manco, Gonnella, De Michieli Vitturi, De Vito, Gefter Wondrich, Nichelini, Roberti, Romualdi, Leccasi) presentarono la proposta d’introduzione dell’articolo 527 bis al Codice penale, ancora più restrittivo di quello del 1927, dal momento che non vedeva la necessità del pubblico scandalo:

“Chiunque ha rapporti sessuali con persona dello stesso sesso è punito con la pena della reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire 10.000 a lire 100.000.
Se dal fatto deriva pubblico scandalo la pena è aumentata.
Se tra le persone che hanno rapporti sessuali con persone dello stesso sesso vi siano uno o più minori di anni 18, la pena sarà aumentata nei confronti del maggiorenne o dei maggiorenni” (14);

L’iniziativa non ebbe successo e la proposta di legge non fu mai discussa; fu ripresentata nel 1963, ma venne nuovamente lasciata cadere senza essere mai messa all’ordine del giorno.

Nel 1961 fu la volta del deputato del Partito Socialdemocratico italiano Bruno Romano, che isolatamente, presentò, anch’egli senza successo, una proposta di legge assai più aspra ed articolata delle precedenti:

“Art. 1
Chiunque ha rapporti sessuali, o commette atti idonei al raggiungimento di una finalità sessuale con persona dello stesso sesso, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 50.000 a lire 500.000.
Se la persona che commette tale reato ha un'età compresa tra i diciassette ed i ventuno anni, la pena è ridotta della metà.
Art. 2.
Chiunque, essendo maggiorenne, ha rapporti sessuali, o commette atti, idonei al raggiungimento di una finalità sessuale con persona dello stesso sesso la cui età sia inferiore ai diciassette anni, anche se quest'ultima persona sia consenziente, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.
Se la persona che commette tale reato ha un'età compresa tra i diciassette ed i ventuno anni, la pena è ridotta della metà.
Art. 3.
Le pene di cui ai precedenti articoli sono raddoppiate se l'attore ricorre alla violenza fisica o approfitta di soggetti inabili a resistere per condizioni morbose, o perché resi inabili con l'uso di stupefacenti, oppure di alcoolici, oppure di altre sostanze idonee a diminuire la capacità di intendere e di volere.
Le pene sono del pari raddoppiate se l'attore abusi della sua condizione di autorità nei confronti del partner, o ricorra alla corruzione con danaro od altri beni, o se il fatto sia commesso in località aperta al pubblico e dia luogo, o possa dar luogo, a pubblico scandalo.
Art. 4.
Chiunque a mezzo della stampa, della radio televisione, del teatro, del cinema, di convegni o riunioni dovunque tenuti e di ogni altro sistema di propaganda e diffusione, si renda promotore, organizzatore od esecutore di azioni e manifestazioni che abbiano come finalità l'apologia della condotta omosessuale è punito con la reclusione da cinque a dieci anni” (15). 

Come accennato in precedenza, l’abrogazione di una legge per punire il rapporto omosessuale fu indubbiamente un’innovazione positiva, ma non bisogna dimenticare che a lungo i gay e le lesbiche continuarono a subire il peso di una riprovazione sociale che non aveva certo bisogno di leggi per manifestarsi.

Riporto due esempi significativi, specchio di una mentalità molto diffusa:

Paolo Mantegazza, noto scienziato e medico, sosteneva che:

“l’amore fra i maschi è uno dei fatti più orribili dell’umana psicologia” (16);

Paolo Valera, giornalista, scrisse, in occasione dello “scandalo dei pompieri di Milano” (cap. XVIII) che

“L'oscarwildismo è la religione degli invertiti. Non è una malattia di certi uomini o di certi degenerati, come molti suppongono. È dell'estetismo di certe classi. Gli uomini che adorano gli uomini non sono ancora giunti alla sfacciataggine di affiggere pubblicamente le loro perversioni sessuali né a cercare i compagni di gozzoviglie carnali nelle inserzioni a pagamento. Ma in conversazione, nei ritrovi mondani non hanno paura di sostenere il diritto degli uomini ai matrimoni socratici, ai delirii sadici, alle turpitudini del sesso unico” (17).

Un esame di questa realtà non era mai stato compiuto, fino ad oggi, in Italia. Ho perciò compilato questo studio su Scandali e delitti gay dall’Unità a Giolitti per dare una prima idea della situazione, attraverso i casi di cronaca nera.
La scelta della “cronaca nera” è stata fatta per rendere più adatto a un pubblico di non specialisti un argomento che, se discusso parlando solo di leggi, psichiatri_ e medici, può risultare un po’ arido. Gli “scandali” erano in effetti i soli momenti in cui la stampa di allora era disposta a parlare di questo argomento, rivelando il punto di vista prevalente. Ovviamente, non positivo. Ma attraverso queste “storie”, realmente accadute, riusciamo a recuperare brandelli di quella “Storia” delle persone omosessuali che in Italia non è stata ancora scritta.

Il titolo di questo studio, ovviamente, allude a quello del celeberrimo bestseller criminologico di Cesare Lombroso, l’Uomo delinquente, e non implica un giudizio morale da parte mia rispetto ai “delinquenti” di cui ho parlato.


Note:

1 - "Prestito dal tedesco Urning, coniato nel 1864 dal militante omosessuale Karl Heinrich Ulrichs che lo prese dal nome di Afrodite Urania, cioè nata dal dio Urano, indicata nel Simposio di Platone come la dea che protegge gli amori omosessuali. In italiano ha dato vita anche alle varianti uranita e uranista (quest'ultima più usata di urningo), mentre l'orribile corrispettivo femminile, urningina, non ha mai attecchito nella nostra lingua" (così Giovanni Dall'Orto, Le parole per dirlo... Storia di undici termini relativi all’omosessualità, “Sodoma”, primavera – estate 1986, pp. 81-96).

2 - Richard von Krafft-Ebing, in prefazione a Albert Moll, I pervertimenti sessuali. Psicopatia sessuale – Uranismo e prostituzione mascolina, Ed. Capaccini, Roma 1897.

3 - Magnus Hirschfeld, “Vierteljahrsberichte des Wissenschaftlich-humanitaeren Komitees – Januar 1910, Jahrbuchs fuer sexuelle Zwischenstufen”, Ed. Max Spohr, Leipzig 1910, p. 184 e segg.

4 - Si veda in proposito l’interessante studio di Giovanni Dall’Orto Leggi italiane prenapoleoniche, e commentari, contro i sodomiti, in latino (1259-1799) in http://www.giovannidallorto.com/testi/leges/leges.html.

5 - Il presente libro copre un periodo di tempo che va dal 1863 al 1910: ne sono pertanto esclusi i territori che entrarono a fare parte del Regno d’Italia dopo il 1918.

6 - Regolamento sui delitti e sulle pene, Tipografia della Reverenda Camera apostolica, Roma 1863.

7 - “Codice penale austriaco”, 27/5/1852 – Capo XV. Milano, Imperiale Regia Stamperia 1852.

8 - Codice penale per il Regno di Sardegna, 20/11/1859 – Libro II, Titolo VII, “Dei reati contro il buon costume”.

9 - Giovanni Dall’Orto – La codificazione preunitaria – “Sito internet  di Giovanni Dall’Orto” - http://www.giovannidallorto.com/saggistoria/tollera/tolle2.html.

10 - Giurista,  ministro e deputato di area liberale (1826–1903).

11 - Camera dei Deputati, Progetto del Codice Penale per il Regno d’Italia e disegno di legge che ne autorizza la pubblicazione (…), vol. 1: Relazione ministeriale, Stamperia Reale, Roma 1897, pp. 213–214 (seduta del 22/11/1897), come riportato in Massimo Consoli , “Rome Gay News”, 4/2/1997.

12 - Come giustamente fa notare lo stesso Massimo Consoli, si tratta probabilmente di un errore: il paragrafo è infatti, notoriamente, il 175.

13 - Giuseppe Ziino, voce “Stupro” del Digesto italiano, Ed. Utet, Torino 1895, p. 1001, come riportato da Giovanni Dall’Orto in nota in: Le ragioni di una persecuzione, in: Bent. Nazismo, fascismo e omosessualità, Ed. Gruppo Abele, Torino 1984, p. 113.

14 - Sito internet di Giovanni Dall’Orto -  Proposta di legge MSI http://www.giovannidallorto.com/testi/leggi/msi1960/msi1960.html.

15 - Bruno Romano, Proposta di legge n. 2990/1961, come riportato in: Massimo Consoli, Rome Gay News, 4/2/1997.

16 - Paolo Mantegazza, Gli amori degli uomini, Marzocco, Firenze 1948. Mantegazza (1831–1910) era medico ed antropologo darwiniano.

17 - Paolo Valera, Milano sconosciuta, Ed. La Folla, Milano 1923. Edito precedentemente in I gentiluomini invertiti, eco dello scandalo di Milano, Ed. La Folla, Milano 1909. Paolo Valera, giornalista e scrittore (1850–1926) fu militante socialista ed in seguito divenne un attivista del Partito nazionale fascista.



Metto a disposizione i libri e le ricerche che ho scritto a titolo gratuito, dopo averne riacquisto i diritti. Hanno richiesto approfonditi studi presso archivi di Stato, tribunali e biblioteche: se vuoi contribuire con un'offerta libera, sarà un gesto apprezzato, utile a sviluppare nuovi lavori: per essere comunità noi gay, lesbiche e persone transessuali dobbiamo dimostrare di avere una nostra cultura, un patrimonio identitario.
Clicca qui per Paypal, Posterai e Conto corrente. Se desideri il libro cartaceo, scrivimi.

pagina dei libri di storia gay - indice de L'omo delinquente

pagina web di enrico oliari