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L'omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti


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Indice

Milano 1909: scoppia lo “Scandalo dei pompieri”

Quello dei “pompieri” fu un fattaccio che scosse le fondamenta della Milano per bene ed uno dei più grandi scandali legati all’omosessualità che la storia italiana ricordi, tanto che il suo epilogo vide le dimissioni del sindaco di Milano, il marchese Ponti, un duello a colpi di fioretto fra avvocati e soprattutto tanto, tanto sarcasmo.

Era stato appurato che un certo numero di gentiluomini della città lombarda si incontrava furtivamente nella caserma dei Vigili del fuoco per avere rapporti omosessuali con gli stessi pompieri.

In più di un’occasione venne addirittura coinvolto anche un giovane prostituto, il quale però non seppe tacere ed ingenuamente si confidò con alcuni suoi colleghi.
Questi ultimi, rammaricati di non poter prendere parte alla cuccagna di chi pagava bene le prestazioni, furono mossi d’invidia e sparsero la voce (1).

Fu lo stesso comando dei Vigili del Fuoco a richiedere l’intervento della Giunta comunale, dal momento che veniva messa in discussione l’integerrima reputazione di un Corpo stimato da tutti cittadini, dipendente dalla stessa Amministrazione comunale.

La Giunta comunale avviò un’inchiesta disciplinare, cosa di cui ne diede notizia il “Corriere della Sera” del 23 marzo 1909, quasi obbligato dal crescente mormorio popolare ad occuparsi di una faccenda tanto scomoda.

“Sta di fatto che in seguito a voci pervenutele la Giunta ha ordinato un’inchiesta. Dei provvedimenti contro alcuni pompieri ritenuti di abitudini corrotte  sono stati presi con grande prontezza. Quindici sono i pompieri che vennero puniti”….”L’annuncio del provvedimento della Giunta ha naturalmente destato una grande impressione. Il Corpo dei pompieri milanesi costituiva una specie di vanto della città, cosicché la più simpatica delle popolarità l’ha sempre circondato. Appunto per salvarne il prestigio la Giunta ha dovuto colpire con prontezza e con severità non appena ebbe sentore delle voci che correvano su alcuni pompieri” (2).

Il quotidiano milanese continuava facendo notare se vi erano pompieri “corrotti”, dovevano esserci per forza di cose anche oscuri “corruttori”, gente disposta a pagare anche profumatamente pur di partecipare a quello che era diventato una specie di club privato.

E di denaro probabilmente ne circolava davvero tanto, se il pubblicista Paolo Valera (3), alle prese, a suo dire, per arginare il fenomeno dilagante dell’“oscarwildismo”, descriveva i pompieri come giovanotti che

“indossavano pellicce da signori, avevano alle dita anelli con brillanti, mangiavano come persone dal palato ducale e scarrozzavano e spendevano e si davano a tutti i lussi” (4).

La gente mormorava, circolavano i pettegolezzi e le illazioni. La tremenda Tanella, riferendosi al Tencia nella rubrica “Porca l’oca” del settimanale satirico milanese “L’uomo di Pietra” affrontava l’argomento utilizzando spregiudicati doppi sensi:

“Quando si è poveri ma onesti galantuomini e si possiede una schiscia come te, non c’è figlio di duca o di marchese che possa far breccia… Veramente la breccia… “…” Io avevo ben notato certe chiamate serali d’urgenza; certe partenze improvvise senza ne’ macchine ne’ accessori; certi ritorni molto allegri: ma se domandavo qualche cosa mi rispondevano: Una cappa del camino incendiatasi in casa del marchese tale! Una cappa del camino in casa del conte tal altro! Erano sempre cappe da camino! Focherelli da nulla, ma che fruttavano biglietti di banca, orologi, portafogli ed ogni ben di Dio a chi li spegneva. Certe volte l’incendio succedeva in Brianza, sul lago, dove pure c’è tanta acqua; ma allora la cartolina ne dava l’annuncio il giorno prima, così: Venite in tre, venite in quattro, in cinque, a seconda delle… cappe da camino che esistevano nella villa!
Una notte, nel bel mezzo di un incendio vero, dove c’ero anch’io ecco arrivare, da un corpo di guardia vicino, dei rinforzi accompagnati da elegantoni che gridavano, mangiando l’erre: - Buavi pompievi! Buavi! Che coraggio! Che sangue freddo!” (5).

Più serio, anche se non di troppo, “Il Corriere della Sera” riportava le curiose tesi di un certo avvocato Gasparotto sulle cause della “corruzione” subentrata nel Corpo dei Vigili del Fuoco. Dall’ ex cathedra delle pagine del quotidiano, l’opinionista riteneva che molti pompieri si sarebbero corrotti a causa di abitudini poco raccomandabili:

“Uno dei maggiori elementi di contagio è stato il palcoscenico. Molti giovani pompieri salgono a prestarvi servizio vestiti ancora di tutta l’ingenuità popolana. Essi vengono a trovarsi a contatto con un ambiente spesso corrotto, specialmente nelle masse dei corpi di ballo, certo artificiale ed eccitante. Si deve ancora notare che, nell’ultima Esposizione, l’arruolamento venne fatto con una certa indulgenza.  Nel corpo dei pompieri entrarono allora anche elementi intellettualmente e fisicamente deficienti e fra essi, appunto, devono ricercarsi i puniti di oggi” (6).

I quindici vigili inquisiti vennero subito esonerati dal servizio; fra di essi vi erano quattro rei confessi, ai quali toccò addirittura di essere licenziati in tronco.

Quasi tempestivamente arrivarono febbrili comunicati da parte dell’”Associazione di previdenza e di miglioramento dei pompieri di prima categoria” per applaudire all’iniziativa inquisitoria della Giunta comunale e per prendere le distanze dai malfamati colleghi.
Si sentiva più sollevata l’”Associazione di previdenza e di miglioramento dei pompieri di seconda categoria”, che, ci tenne a precisare di non aveva indagati fra i propri iscritti (7).

Sempre più si aveva notizia di pompieri offesi e derisi durante le operazioni di spegnimento incendi e comparivano un po’ ovunque scritte sui muri delle case che deridevano il Corpo.
Il “Corriere della Sera” riportava:

“abbiamo assistito a vari incidenti penosi, di pompieri costretti a rendersi giustizia sommaria, perché proprio mentre andavano a compiere la loro opera utile e coraggiosa, venivano insultati da persone del popolo. Altri incidenti non meno penosi si verificano ora, a causa di un giornale umoristico, ‘L’Uomo di Pietra’ il quale non si è fatto riguardo al mondo di raccogliere alcune delle dicerie più avventate” (8).

Il giornale satirico aveva infatti riportato in una vignetta pompieri raccolti attorno alla Tavola Rotonda (9) in compagnia dell’assessore Candiani e di altri nobili e notabili, con tanto di simbologia che non lasciava spazio a dubbi.

L’opinione pubblica fremeva: voleva i nomi dei “corruttori”, non si accontentava di quattro vigili del fuoco licenziati in quanto rei confessi.

E dal momento che la stampa satirica scriveva di gentiluomini coinvolti, piovvero nelle sedi dei giornali richieste di precisazioni, che i redattori riportarono con un ulteriore sarcasmo:

“Corre voce che la faccenda dei pompieri avrà un contraccolpo nella produzione… del tamarindo. Non sappiamo spiegarcene il perché, pur sapendo che il tamarindo viene concentrato nel vuoto! Il signor conte Giuseppe Visconti di Modrone, mettendolo in relazione con un altro articolo dove si parlava di figli di duca o di marchese, ci ha chiesto per mezzo dei signori col Guicciardi e ten. Col. Uboldi di Capei, se si intendeva alludere alla sua persona - Rispondemmo di no.
Ai signori Gagnola e Greppi, inviatici dal conte Emanuele Castelbarco, il quale aveva creduto di trovare un’allusione alla sua persona nello stesso trafiletto, abbiamo pure risposto negativamente” (10).

Se era difficile digerire la satira de “L’Uomo di Pietra” per chi non era citato direttamente, figurarsi per chi vi poteva trovare scritto il proprio nome e cognome.
L’assessore Ettore Candiani citò in giudizio per diffamazione i fratelli Cima, editori del giornale satirico, sostenendo che

“La diffamazione per mezzo di figure  - dice la querela – è la forma più grave e insidiosa, perché mentre parla anche alla mente degli illetterati, lascia il più largo campo all’interpretazione diffamatoria, anche oltre a confini che, con eventuale malizia, si fossero posti in un testo scritto” (11).

Il settimanale dei fratelli Cima aveva nel frattempo indicato, fra i “corruttori” dei pompieri, addirittura Andrea Ponti, figlio del sindaco di Milano, il quale, informato dei fatti, lasciò subito la Sicilia dove si era recato per motivi di lavoro, tornò a Milano,

“si recò a cercare uno dei direttori de l’Uomo di Pietra, che è impiegato alla Banca Popolare, e lo schiaffeggiò” (12).

Vi fu anche un illustre avvocato che aveva fatto il nome di un suo collega coinvolto, a suo dire, nell’inchiesta; i due, incontrandosi, passarono dagli insulti alle mani, ma, dal momento che erano altri tempi e si trattava pur sempre di gentiluomini, il diverbio fu appianato con un duello: l’avvocato Alberto Scaravaglio e l’avvocato Umberto Monteverde si diedero appuntamento presso San Siro alle prime luci dell’alba per avere soddisfazione a colpi di fioretto.
Tuttavia

“Il duello, che doveva andare avanti ad oltranza, durò meno di un minuto. Al primo assalto infatti i duellanti rimasero feriti” (13).

Nel frattempo anche la famiglia Ponti aveva manifestato l’intenzione di unirsi all’assessore Candiani nella querela contro i fratelli Cima, ma il proposito venne presto accantonato:

“Gli avvocati consultati dalla famiglia Ponti, avv, Paulghetti, avv. Cesare Bellotti e senatore avv. Luigi Rossi, riconosciuta – per risultanze ineccepibili l’assoluta insussistenza dell’accusa dell”Uomo di Pietra – hanno recisamente sconsigliato di dare querela avanti ai Tribunali, ritenendo che, colla reazione esercitata dal giovane Ponti, nei locali della Banca Popolare, debba ritenersi chiusa la questione” (14).

Passavano le settimane, ma la polemica non sembrava avere fine. Per lo scandalo dei pompieri la calunnia non sembra essere stata proprio un venticello: la gente voleva i nomi dei gentiluomini coinvolti nello scandalo e cominciavano ad essere mosse critiche sulla scelta dell’amministrazione, è il caso di dire, di lavare i panni sporchi in famiglia.

Si mormorava che si era voluto tutelare l’onore di famiglie importanti e di personaggi in vista e che a farne le spese erano, per ora, solo i quindici pompieri.
I quali, tra l’altro, non erano penalmente perseguibili, dal momento che si trattava di maggiorenni consenzienti che non avevano causato direttamente pubblico scandalo; essi assunsero quindi dei difensori per tutelare la loro immagine e la loro dignità.

Ad un mese dall’inizio della vicenda nell’aula dell’assemblea cittadina ancora si dibatteva e si discuteva in modo piuttosto acceso sullo scandalo.

Gli esponenti dell’opposizione, ed in particolare il professor Sinigaglia, contestavano il modo di procedere della Giunta, la quale aveva deciso il licenziamento o la sospensione dei quindici pompieri indagati.

Sinigaglia sventolò un foglietto con indicata la sospensione dal servizio di uno dei pompieri, facendo notare che la data riportata precedeva quella dell’ordine d’esonero.

Il pubblico che gremiva l’aula andò in escandescenza fischiando i rappresentanti della maggioranza e sostenendo con applausi il difensore dei pompieri, sempre più visti come vittime deboli schiacciate da un’aristocrazia viziosa e prepotente.

Colpito sia nella sua immagine di persona a capo dell’amministrazione comunale, sia nei suoi affetti famigliari, il sindaco di Milano, il marchese Ettore Ponti, presentò in modo irrevocabile le dimissioni.

Si trattava di un primo cittadino molto amato dalla popolazione e tenuto in grande considerazione in tutti gli ambienti politici ed ultimamente era impegnato a studiare risposte concrete all’annoso problema del rincaro degli affitti e dei generi alimentari.

Il 30 aprile, siccome Ponti non intendeva recedere dalla sua decisione, per solidarietà si dimise anche la giunta municipale e fu grazie all’intervento del consigliere anziano Luigi Della Porta se non si dimise anche il consiglio comunale.

Da quel momento lo scandalo dei pompieri uscì dalle cronache giornalistiche, quasi ci fosse stata un’intesa per non alimentare ulteriormente la polemica di fronte ad un crescendo di calunnie e di violenza.

Forse per questo motivo, nonostante il trambusto, lo studioso tedesco Magnus Hirschfeld, riferendosi alla vicenda e facendo dei paragoni con gli scandali che videro coinvolti omosessuali in Germania, riconobbe che

“i giornali italiani, a differenza di quelli tedeschi, hanno parlato in maniera molto delicata e discreta di questo scandalo. L’italiano ha più tatto del tedesco e sa conservare di più l’onore della nazione” (15).

Foto:
1 - Pompieri di Milano agli inizi del Novecento.
2 - Paolo Valera.

Note:
1 - Magnus Hirschfeld, “Vierteljahrsberichte des Wissenschaftlich-humanitaeren Komitees“ – Januar 1910, Jahrbuchs fuer sexuelle Zwischenstufen – Ed. Max Spohr – Leipzig 1910, pag. 185 e segg.
2 - Uno scandalo nel corpo dei pompieri - “Il Corriere della Sera – Corriere Milanese”, 23/3/1909.
3 - Giornalista e scrittore (1850 – 1926). Militante socialista, aderì in seguito al Partito nazionale fascista.
4 - Paolo Valera,  Milano sconosciuta,  Ed. La Folla, Milano 1923, p. 156. (Vedi trascrizione integrale del capitolo in oggetto).
5 - Tanella, Porca l’oca!!! , “L’Uomo di Pietra”, 26/3/1909.
6 - “Il Corriere della Sera – Corriere Milanese”, 23/3/1909, cit.
7 - Un ordine del giorno dell’associazione fra i pompieri, “Il Corriere della Sera – Corriere Milanese”, 26/3/1909.
8 - Querele e incidenti per una campagna diffamatoria, “Il Corriere della Sera – Corriere Milanese”, 31/3/ 1909.
9 - Il riferimento è allo scandalo della Tavola Rotonda, che scoppiò in Germania nel 1907 e fu di carattere omosessuale; vide il coinvolgimento dei massimi esponenti dell’Impero, fra cui ambasciatori, capi di stato maggiore, ministri ed altri notabili. Prese il nome di “Eulenburg”, dal principe amico personale e consigliere del Kaiser, che fu il principale accusato.
10 - Corre voce – “L’Uomo di Pietra”, 3/4/1909.
11 - “Il Corriere della Sera – Corriere Milanese”, 31 marzo 1909, cit.
12 - Ivi.
13 - Un duello fra avvocati, “Il Corriere della Sera – Corriere Milanese”, 1/4/1909. Ne parla anche Hirschfeld, op. cit.
14 - I processi dell’Uomo di Pietra, “Il Corriere della Sera – Corriere Milanese”, 13//1909.
15 - Magnus Hirschfeld, op. cit.

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