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L'omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti


(è severamente vietatala riproduzione, anche in parte, del contenuto del presente libro senza prima aver consultato l'autore)



Indice

Venezia, 1908 - In memoriam: Raymond Laurent

"Un gesto... un colpo di revolver,
sangue rosso su gradini bianchi,
gente accorsa che si china,
una gondola... un cuore aperto....
un gesto, un colpo di revolver,
sangue rosso su gradini bianchi...
E fu tutto! Qualche spavento,
qualche parola amica,
e nelle gioiose gondole
la nostalgia di non essere più che tre!" (1).

Con queste tristi parole ordinate nella sua raffinata poesia, l'allora giovanissimo scrittore francese Jean Cocteau (1889-1963) tracciò il triste ricordo di un giovane amico, suicidatosi a Venezia nel 1908.
Si trattava di Raymond Laurent (1886-1908), appena ventiduenne, che la notte del 24 settembre si tolse la vita sparandosi un colpo di rivoltella sui gradini della chiesa di Santa Maria della Salute a Venezia.

Era un parigino molto colto e raffinato, benestante e di bell'aspetto, un habitué degli ambienti della cultura e della letteratura.

Jacques d'Adelsward Fersen, al quale era molto legato, lo descrisse come un giovane

"piccolo di statura, sinuoso, impertinente, abile, assimilatore e mimo meraviglioso e, nei momenti di confidenza e di abbandono, affettuoso, triste e molto servizievole, la testa portata come un'ostia, l'aria di un ragazzo troppo colto, la fronte molto bianca sotto la punta dei suoi capelli neri.
Ciò che Raymond Laurent aveva di più notevole, a parte la sua aria israelita (benché nato cattolico e educato dai Padri), erano i suoi occhi, molto azzurri, molto malinconici, molto grandi, contornati da palpebre facilmente arrossabili, come se fossero dipinti all'acquerello"...
Fui testimone dei suoi debutti letterari. Uno studio nella "Nouvelle Revue" (1906), Il Preraffaelismo in Inghilterra, un articolo nell' "Ermitage", una serie di commenti su "Lettres", tutto questo nel 1907" (2).

Anche Roger Peyrefitte parlò di lui nel suo romanzo L'esule di Capri, descrivendolo quale amico intimo dello stesso Fersen:

"Durante l'ultimo viaggio a Parigi si era legato a un giovane esteta, versato nella letteratura inglese, Raymond Laurent, cugino di Fernand Gregh e amico di Marcel Proust.
Erano rimasti in corrispondenza e il giovane aveva accettato il posto di segretario di "Akadémos" [la rivista fondata da Fersen, ndr.]. Ahimè! Era morto tragicamente a Venezia, prima della nascita della rivista.
Jacques voleva rendergli omaggio, ma senza nascondere che si era bruciato le cervella sotto la finestra di un giovane americano insensibile. "Raymond Laurent", aggiungeva Sonyeuse (3), "non si era mai rassegnato alla volgarità delle passioni femminili. La sua vita fu distrutta da un ideale molto altero, dell'altro amore" (4).

Alle due di notte di quel 24 settembre due guardie di finanza e una guardia daziaria sentirono uno sparo provenire dalla zona della "Salute", dove, tra l'altro, si trovavano gli uffici della Dogana.
Accorsi, rinvennero accasciato a terra

"un giovanotto sui 22 o 23 anni di media statura con capelli e piccoli baffi castani. Vestiva un tout-de-meme blu con scarpe di vernice eleganti ed un cappello molle nero. Non dava segni di vita. Apertagli la giacca, le guardie costatavano che aveva una ferita al capezzolo della mammella sinistra, dalla quale usciva poco sangue.
Il proiettile doveva essere penetrato in cavità ledendo il cuore e producendo così la morte istantanea" (5).

Addosso non gli furono trovati documenti ma, oltre al costoso orologio d'oro, a un anello senza pietra, a una spilla e a 37 lire in contanti, venne rinvenuto il conto dell'hotel Europa, presso il quale alloggiava, le cui finestre anche oggi danno sul canale oltre il quale sorge la "Chiesa della Salute".

Mentre la salma veniva portata all'obitorio, gli inquirenti salirono nella camera che il Laurent aveva affittato, la numero 81, e da dove era uscito lasciando la luce elettrica accesa.

Vi erano

"sulla sedia molti vestiti, il letto a posto e sul letto dei libri, molta corrispondenza sui tavoli e sul comodino, quattro lettere scritte all'ultimo momento dal Laurent e lasciate in evidenza.
Una era diretta al direttore dell'hotel Europa, una a Lady Layard, una a Madamme C. Laurent a Guethares (Bassi Pirenei) e la quarta a Mr. L. A. Wister (Whistler, ndr) presso l'hotel Monaco" (6).

Sì, Raymond Laurent si era sparato quella notte per una delusione amorosa, probabilmente perché Langhorn Whistler non ricambiava il suo sentimento, come lui avrebbe voluto.

Su questo aspetto, peraltro ignorato dai giornali dell'epoca, Jacques d'Adelsward Fersen volle lasciare la sua testimonianza in uno scritto "In Memoriam" di Raymond Laurent.
Si trattava di una lunga rievocazione malinconico per l'amico (o forse di più) perso per "l'Altro Amore":

"A parte il doganiere in servizio presso la Fortune d'Or, una sola persona, passando di lì per caso, udì a Venezia il colpo di pistola e trovò il cadavere ancora caldo del povero piccolo Laurent: era Vivian Wilde, figlio del grande poeta".

…"Il sangue del nostro amico macchiava appena le pietre. Davanti, l'Hotel Europa, dal quale Raymond Laurent era appena uscito per farsi portare alla scalinata della Salute, aveva ancora una sola finestra illuminata (7): quella della camera occupata da un giovane americano: Langhorn Whistler" (8).

 ..."Gli amici di viaggio, preoccupati di non invischiarsi nella storia, erano spariti, a cominciare da Langhorn Whistler, ignara causa della tragedia.
Uno solo avrebbe potuto, col suo istinto da poeta, dare dei degni funerali a colui che morì all'età di Shelley. Ma costui, Jean C. (9) fu costretto a partire non senza aver fatto del suo meglio. E mentre partivano i dispacci alla ricerca di una madre lontana, di una madre il cui dolore le avrebbe lancinato l'anima, Raymond Laurent, a 22 anni, imbellettato da un supremo pallore mortuario, rigido e già pietrificato, con la bocca contorta dal disprezzo dell'agonia, attese cinque giorni, su una lastra di marmo dell'obitorio, che le proprie spoglie venissero reclamate o di essere sepolto" (10).

Non ci è dato sapere il contenuto della lettera indirizzata a Whistler (quella a Lady Layard era una richiesta per visitare una collezione d'arte privata), né di sapere la reazione dell'americano alla notizia della morte di Laurent; la stampa non menzionò la passione di Raymond e i motivi che lo condussero al gesto fatale.

Purtroppo, ed è forse questo il vero scandalo, gli amici si defilarono, ansiosi di non essere coinvolti pubblicamente nella conoscenza di un omosessuale e
 
"un soleggiato lunedì d'autunno, una di quelle mattine di color vermiglio che sembrano trasportare verso i canali veneziani le foglie rosso acceso dei giardini nei dintorni, una povera barca, dai drappi strascicati, lunga e contenente una bara molto sottile, si dirigeva verso l'isolotto del cimitero.
Dietro seguiva una sola gondola con a bordo il console, il suo segretario e due corone. Tutti dovettero passare in mezzo a rioni popolosi, disturbati dai battelli a petrolio.
La salma fu scossa ed uno dei gondolieri dovette raddrizzare il feretro vacillante.
Un'ora dopo tutto era finito" (11).

Chissà, forse aveva ragione Fersen:

"La sua fossa l'ha scavata l'amore, l'amore e la gente di quel tempo. L'amore, ma non quello che si intende comunemente. Egli non si rassegnò mai alla volgarità delle passioni femminili, tipiche della sua età.
Laurent non si sarebbe certo sentito a suo agio in certi bar o in certe case non abbastanza chiuse.
La sua vita affannosa e nervosa fu sconvolta da un ideale nobile e molto raro: L'ALTRO AMORE.
Ed è questo che fa del suo corteo un qualcosa di ineffabilmente soave, per il quale Shakespeare avrebbe cantato i versi e Buonarroti dipinto gli affreschi. Flaubert e Verlaine dimorano vicino al nostro amico".

Ed è superfluo notare che con questo elenco di nomi di celebri artisti omosessuali (fra i quali in un eccesso di zelo è arruolato a sorpresa anche... Flaubert) Fersen intese fare di Laurent un "martire dell'altro amore", ovvero di una società che non lo aveva capito e che non gli aveva permesso di essere apertamente e felicemente se stesso (12).

Foto:
1 - Raymond Laurent.
2 - I gradini della Chiesa di S. Maria della Salute.

Note:
1 - Jean Cocteau in: Jean Pierre Joecker (cur.), "Album Masques. Jean Cocteau", Parigi 1983, pp. 16-17 (trad. Giovanni Dall'Orto).
2 - Sonyeuse (pseud. di Jacques d'Adelsward Fersen), In memoriam: Raymond Laurent, "Akadémos", Janvier-juin 1909, pp. 66 e segg. Trad. Gianfranco Spotti.
3 - Pseudonimo di Fersen: cfr. su ciò W. Ogrinc nel sito: http://semgai.free.fr/contenu/textes/fersen/W_Ogrinc_Fersen.html,  A shrine to love and sorrow -  Jacques d'Adelswärd-Fersen (1880-1923).
4 - Roger Peyrefitte, L'esule di Capri, Longanesi, Milano 1959, pp. 250-251.
5 - Il suicidio di uno sconosciuto, "La Gazzetta di Venezia", 25/9/1908.
6 - "La Gazzetta di Venezia", 25/9/1908. Cit.
7 - Preso dall'emozione Fersen scrisse un'inesattezza: sappiamo infatti che la luce accesa all'hotel Europa era quella della stanza di Laurent e che Whistler alloggiava all'hotel Monaco, dove il suicida aveva indirizzato una delle quattro lettere. Sappiamo pure che anche due guardie daziarie accorsero allo sparo. "La Gazzetta di Venezia" non nomina il figlio di Wilde, ma lo sappiamo a Venezia in quei giorni, dato che frequentò Jean Cocteau (è lui uno dei "tre" rimasti, nominati nella poesia citata in apertura). 
8 - Jacques d'Adelsward Fersen, ibidem.
9 - Jean Cocteau, che si trovava a Venezia in viaggio con la madre.
10 - Jacques d'Adelsward Fersen, ibidem.
11 - Jacques d'Adelsward Fersen, ibidem.
12 - Jacques d'Adelsward Fersen, ibidem.


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