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L'omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti


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Indice

Catania, 1908: Von Gloeden e il commercio di giovani da parte dei tedeschi.

"I tedeschi nulla hanno inventato... nemmeno la pederastia, ma tutto hanno applicato e sviluppato su larga scala: soprattutto la pederastia" (1).

Così Guido Podrecca iniziava il suo La Tavola rotonda in Germania, un libello sarcastico e forse un po' pesante, con il quale cercava di dimostrare quanto fossero diffuse le pratiche omosessuali nel Paese del Kaiser, e soprattutto come i tedeschi si dessero da fare per esportarle in tutto il mondo, specialmente nella "vergine" Italia.
Un dato era certo: agli inizi del Novecento non erano pochi i borghesi, i letterati ed i nobili prussiani calati nel Bel Paese per godere, oltre che del sole, degli spaghetti e della bellezza dei paesaggi, anche dei giovani italiani.

Il Codice Zanardelli nel 1889 aveva depenalizzato il rapporto "contro natura" e ciò rappresentava indubbiamente una vera novità di carattere libertario, se si pensa che in Germania gli "urninghi" (2) avevano come primo nemico giurato il paragrafo 175 del Codice penale, che recitava:

"L'immoralità contronatura, commessa fra persone di sesso maschile o fra uomini ed animali, è punita con l'imprigionamento; inoltre può comportare la privazione dei diritti civili".

In quell'epoca la popolazione italiana era, specie al sud, composta da gente indigente e non erano pochi i giovani, magari spinti anche dalle loro famiglie, disposti a compiacere il ricco tedesco in cambio di denaro o di regali.
Le autorità italiane fingevano di non vedere il rapporto di simbiosi che si era creato fra i ricchi tedeschi e la cittadinanza povera e, dal momento che gli stranieri, oltre a sollevare alcune famiglie dalla miseria, ristrutturavano edifici e monumenti, costruivano lussuose ville e persino strade, esse chiudevano un occhio e possibilmente anche due.
Scrive il Podrecca, riportando sue "indagini personali" fatte a Taormina:

"Individui e famiglie "facevan la stagione" col forestiero e il compiacerlo diventava quasi un obbligo d'ospitalità, come il provvedere delle buone stanze, dei buoni cavalli e del buon vino. I robusti giovanotti, che si trasformavano in stalloni del tedesco, venivano alla fine considerati come un cespite d'entrata per il paese" (3).

Tutto poteva procedere in modo tranquillo, fino a quando non interveniva uno scandalo alimentato, generalmente, dalla stampa di area socialista, la quale vedeva nei Kapitalisten Homosexualen degli sfruttatori pervertiti che corrompevano la gioventù italiana.

Così toccò a Krupp essere letteralmente divorato dal quotidiano "La Propaganda" (4) e così toccò anche al barone von Gloeden, il quale subì i duri attacchi dell'inquieto giornalista (e successivamente deputato socialista) Umberto Bianchi.


Il rapporto tutto sommato positivo che si era venuto a creare fra il fotografo tedesco e la piccola cittadinanza di Taormina perdurò sereno fino al 1930, un anno prima della sua morte, anche perché "il barone", come veniva chiamato, ed i suoi illustri visitatori facevano circolare non poco denaro,
Von Gloeden sembrò essere  sempre superiore ad ogni polemica, capace di andare avanti sulla sua strada senza commettere l'errore (in cui cadde invece Krupp) di cedere o intervenire in inutili e dannose polemiche (specie politiche), come quelle che tentò di muovergli il giornalista fiorentino (ma residente a Messina) Umberto Bianchi (5).

La prima sferzata avvenne il 6 maggio del 1908 e, benché citasse von Gloeden e la sua arte fotografica, sembrava essere diretta principalmente contro la presenza in Sicilia dell'omosessualità:

"una malattia modernissima che, nata in Germania, ingigantitasi all'ombra dello stemma imperiale tedesco, volle piantare ed incrementare le sue succursali nel nostro Paese" (6).

Sulle colonne de "Il Corriere di Catania" Bianchi ebbe modo di scrivere:

"A Taormina... puntini di reticenza! Qui noi parliamo da testimoni de visu. Alla larga, intendiamoci bene!
Vi sono delle coppie impenitenti, le quali si ostinano a voler osservare la luna ed altri magnifici panorami, sulla via che mena, per strade tortuose, alla stazione ferroviaria.
Si mormorano, in proposito, da male lingue, aneddoti piccantissimi, che ci duole non poter riportare, perché nella narrazione di essi il signor procuratore del re vedrebbe di sicuro quell'oltraggio al pudore che viceversa non sa vedere nel fatto in se stesso.
Difatti la polizia... me la saluta lei?
Non sappiamo con quale approssimazione di verità si narra l'avventura di una squadra di cinque carabinieri travestiti – dediti alla sorveglianza di pratiche [termine illeggibile, ndr]  in seguito ad una pubblicazione resa tempo addietro dal nostro giornale – la quale fornì al colto ed all'inclita il meraviglioso spettacolo di uno dei suoi militi tanto compreso nella sua purificatrice missione da dover costatare di persona i tristi effetti patologici delle lezioni somatiche!!
Ma vi è dippù. Ci sono le solleticanti fotografie del Gloeden, le quali continuano far bella e pubblica mostra di sé nelle vetrine, travestite, si intende, da studi dal vero, con atteggiamenti classici di pose fidaiche (7).
Chi lo avrebbe mai detto, o Prassitele (8), che la tua pura scuola dovesse un giorno arrivare come maschera di ellenismo alla religione di Sada [Sade]?
Ci sono i cari giovanotti paffutelli, dal labbro e dal mento accuratamente raso, dalle guance vermigliette e procaccianti, dalle parvenze espressive e voluttuose; Molte sacerdotesse di Milo potrebbero venire a disciplinarsi qui con tali preclari maestri.
E ci sono tedeschi stecchiti, dalle gambe a sedano e dagli zigomi sporgenti, le carni abbrunate che guardano incessantemente i formosi macchinisti della stazione con l'occhio dall'espressione ineffabile, da tirare gli schiaffi a dieci metri di distanza! Puah!" (9).

L'articolo di Umberto Bianchi si concludeva, oltre che con la raccomandazione al procuratore del re di una maggiore repressione, anche con la curiosa indicazione di un antidoto per scongiurare il diffondersi dell'omosessualità, ovvero un amore eterosessuale più libero, con la possibilità per le coppie di scambiare i partner sessuali senza incorrere in moralismi:

"Cominci per esempio il Mezzogiorno d'Italia ad imitare in questo il Settentrione, ed il Settentrione ad imitare i Paesi del Nord dove i freni morali dello scambio sessuale calcano meno sulla ruota del buon costume facendola scorrere a miglior agio.
Noi vedremo gli effetti immediati col diminuire degli effetti passionali, dell'incesto e del sodomismo" (10).

Ma Bianchi non era ancora sazio. Pochi giorni dopo si rivolse al procuratore del re (11) con un pezzo di fuoco pubblicato sul medesimo quotidiano, nel quale scrisse apertamente di un "mercato di carne umana".

Senza mezze misure il giornalista attaccò il magistrato reo, a suo dire, di aver ignorato il suo precedente articolo e con esso una denuncia che gli sarebbe stata inviata: "Voi teneste il documento e... rievocaste l'annoso episodio di Ponzio Pilato" (12).
Si lagnò anche del fatto che la polizia si sarebbe occupata più volentieri dei socialisti che degli omosessuali, deleteri per la pubblica moralità.
Nella lettera aperta al procuratore del re scrisse:

" 'È lotta a Taormina – si dice -; si vuol disonorare il Paese!'.
Perché non aggiungere che l'oro Francese o Inglese o quello di albergatori di altre Città, inspira le nostre accuse e le nostre rivelazioni?
Ebbene, noi diciamo chiaro e forte:
Chi ci inspira è un alto e nobile senso moralizzatore; è carità del natio loco offesa da brutture straniere; è sentimento di dignità frustrata a sangue da pratiche disonoranti la natura umana; è malinconia di vedere abbondanza di persone disertare Taormina per le sozzure che si dileguano; è spirito innato ed irresistibile di avversione al vizioso ed al brutto; è desiderio intensissimo di sapere la fine di tanto ignobile mercato di carne e d'anima"... "Il mercato è fatto così: entra il ... tedesco, a caccia di emozioni fisiologiche, nel retro negozio.
Gli si mostrano fotografie artistiche; Socrate all'Aquarium coi fanciulli discinti e vezzosetti; il vecchio filosofo ammantato in un bianco bardamento, l'aspetto flacco e cadente, ma gli occhi scintillano e vanno a posarsi sulle procaccianti forme tenerelle dei piccoli discepoli. Il quadro è molto ben fatto e suggestivo.
Il secondo rappresenta una rupe sorgente dal mare, perduta nell'azzurro di questo bel cielo meraviglioso.
C'è dell'ellenismo nell'aria e nell'arte.
Un satiro cornuto dalla folta chioma costretta in un nastro, siede nudo sull'aspra roccia, le braccia muscolose indietro tese, lo sguardo sfavillante, le labbra frementi.
Vicino a lui, appena coperto da una fascia nelle parti indispensabili è l'uomo-femmina, la donna del satiro, un giovincello flessuoso, dal corpo ben modellato e le forme plastiche. I due generi insomma... così il tedesco può scegliere!
Un terzo è il San Luigi, molto simile, almeno... nelle tendenze sessuali, egregiamente reso da un quindicenne in atto serafico, gli occhi al cielo, le labbra voluttuose, un atteggiamento da... aspettanti favori non proprio celesti! È il tipo dell'erotismo mistico.
Un quarto: busto di ragazzo ignudo fino alla cintola, capelli neri incolti sparsi al vento, naso aquilino,  occhi neri e vivissimi, postura maschia ma procacciante: una corona di quercia gli cinge la fronte. È il tipo selvatico (13).
Vi sono poi gruppi di schiavi greci nel peristilio antico, nudi del tutto e tutti giovanissimi; il gruppo di suonatori di tibia,  in costume adamitico, sulla terrazza prospiciente il mare; vi sono infinite varietà di ritratti.
Il... tedesco ammira e compera. Se è timido si accontenta delle fotografie, eminentemente suggestive capaci di suscitare sensi erotici assai più - Onorevole sig. Procuratore del Re – di quelle tali illustrazioni dell'Asino in cui il vostro egregio collega di Roma volle riscontrare oltraggio al pudore.
Se non è timido strizza l'occhio o modula acconce frasi ed allora il fotografo... offre gli originali.
Messi su questa via l'intesa è in breve raggiunta.
Il soggetto è messo a disposizione per un certo numero di sedute ovvero è addirittura scritturato come groom (14), cameriere o altro.
Da particolari informazioni mi risulta che l'impresario ha in nota più di cinquanta soggetti, prelevati in diverse regioni e coi quali tiene attiva corrispondenza, come pure con molti aristocratici assuntori di simili generi d'appalti.
E così avviene che si vedono partire, con forestieri, giovanetti imberbi e poveri, che dopo qualche tempo tornano più... disinvolti e ben vestiti. Fanno buona vita finché hanno denaro e poi rispiccano il volo per lidi ignorati.
Testimonianze autorevoli mi affermano che si son visti e si vedono stranieri andare con fotografie alla mano in cerca dei modelli, chiamarli e trattare con loro. Un figuro tedesco ebbe l'audacia di suonare alla porta di un distinto forestiero, il cui servitore era stato fotografato, farlo discendere e presentargli proposte oscene. Ci volle il bastone del gentiluomo per impedire il contratto.
Signor procuratore: i nomi a vostra disposizione.
Mi domanderete: dove è la pietra dello scandalo; chi è il fotografo colpevole di tanta immondizia morale e di tanta abiezione?
Signor procuratore: cercatelo, signor procuratore: indagate.
I fotografi a Taormina sono in parecchi. Ma vedrete che uno solo si risentirà di questo mio scritto. Mettetegli le mani addosso... ma calzatevi prima i guanti. Egli potrebbe equivocare sul vostro atto!
E sarebbe curioso che voi pure – emerito magistrato – foste per essere fotografato da lui" (15).

Bianchi sconvolgeva delicati equilibri, e soprattutto la regola del "si sa ma è meglio non sapere" che andava comoda a non pochi.
Toccò così a lui subire, pochi giorni dopo il suo articolo, gli attacchi di suoi colleghi siciliani, indignati, ed in particolare di un giornalista de “L’Azione di Catania” che si firmava con lo pseudonimo di “Asino”.
Secondo quanto Bianchi riporta nella sua replica, gli si rimproverò razzisticamente di scrivere senza conoscere la realtà della terra siciliana, dal momento che sarebbe piovuto "da un borgo putrido dell'Alta Italia" (16) (che in realtà era Firenze) con queste parole:

"Le denigrazioni di questo novello Harden, che vorrebbe con la lanterna di Diogene far credere una ipotetica tavola rotonda, non possono non indignare  ogni animo ben nato perché – oltre ad essere false di sana pianta, riescono estremamente esiziali agli interessi di Taormina non solo, ma della Sicilia intera, cui si aggiungono alle antiche calunnie, altre infamie che vorrebbero intaccare ciò che un popolo ha più di sacro: l'onore" (17).

Lo scontro assumeva una certa rivalità: da una parte i giornalisti siciliani che difendevano “la società dell’onore”, dall’altra il socialista fiorentino accusava la “società della colpa”.
 E Bianchi non perse l'occasione per rispondere a tono a quelli che lui definiva "untorelli del giornalismo nasofilo" e "microcefali" (18), i quali lo accusavano di danneggiare il turismo a Taormina:

"No! Sono le innominabili pratiche omosessualiste, è la corruzione del costume, è la presenza in Taormina di un elemento perturbante, che allontana i forestieri!" (19).

E a un anonimo pubblicista socialista che lo accusava di essersi inventato tutto, dal momento che von Gloeden era un artista, e che non esisteva luogo nella cittadina siciliana ove si svolgesse un "mercato di carne umana":

"Ecco, corrispondente di Giardini (20), dove si consuma il mercato di carne: presso i proprietari di stanze ammobiliate... e voi avete l'obbligo di correggere, mettere fuori i nomi e continuare con esattezza e scrupolo la moralissima campagna"...
"Io ho preso ad offendere il Gloeden perché ho assai ragione di ritenere che il Gloeden sia stato l'importatore della mala gramigna e che il suo mestiere serva molto bene di incentivo e di eccitamento alle pratiche omosessuali"...
"Io ho qui sott'occhio una fotografia di W. von Gloeden, Taormina (Sicilia) contrassegnata col numero 72, edita il 4–5 marzo 1907 e... la tengo a disposizione dell'Illustrissimo signor Procuratore del re.
Essa rappresenta un... quadro plastico: una specie di bassa caverna rocciosa, di quelle tante, in nostre contrade, che formano la delizia degli esteti, nonché... dei seguaci d'Eulenburg! (21) Ci sono dei cespugli e degli arbusti infiorati per terra e attorno ai bassi fianchi interni della grotta. Sopra di quelli intrecciano una danza leggiadra due ragazzi cui un lieve arboscello semi–cela i... mezzi genitali – il resto è nudo completamente – ed una giovane donna vestita da... Eva senza foglia. Gli sguardi dei ragazzi sono rivolti alla... foglia!
A un metro di distanza, assiso sopra una roccia ricoperta da una pelle di daino o di camoscio, sta un bambino settenne tutto nudo, con due cornetti sulla testa fatti coi capelli, il quale fischia in un pifferetto, dando il tempo alla danza.
Questo miscuglio sessuale di uomini e di donne, di adulti, quasi adulti e bambini, è eminentemente suggestivo per gli organismi malati, dediti ai vizi così bene diagnosticati dal Mantegazza (22).
E ciò si chiama animare le rocce?

Passiamo oltre.
Il n. 2154, edito il 15 marzo 1906, rende l'immagine di un giovane taorminese, bruno, ben costruito e noto, seduto su di un artistico sedile, a la cui spalliera sovrastano anfore antiche. Il giovane, in costume adamitico, prima del peccato tiene disteso sulle sue gambe, trasversalmente, un bambino forse decenne, anch'esso ignudo. Le labbra del soggetto attivo sono atteggiate a libidine...
Il n. 180 del 1 aprile 906 rende un gruppetto di cinque giovanotti attornianti un pozzo; nell'atteggiamento di guardarsi dentro. È una magnifica esposizione di... rotondità umane la quale pare gridi all'osservatore: "Avanti, avanti, signori, la scelta è libera!".
Il n. 682 del 4 marzo 1907 mostra un giovane maschio ed una femmina addossati entrambi ad una parete rocciosa ed esponenti la doppia varietà già contenuta nei bianchi calzoni dei corazzieri d'Alsazia! (23) Notevole: il maschio tiene sul davanti e non... altrove una candida e molto significativa bacca di giglio.
Potrei continuare, avvertendo che non mi è assolutamente possibile descrivere in stile decente altri quadri di gran lunga più osceni di questi e che mi riserbo di presentare all'Autorità.
Or dimmi, contraddittore, questa è arte pura o... porcheria?" (24).

B
ianchi tirò in ballo anche il cugino di Gloeden, Wilhelm von Plueschow, riferendo, ahimè, nome e dati non precisi:

"Per questa medesima morale professionale, per aver smerciato simili studi di nudo, Guglielmo Flueschow (sic), cugino materno di W. Von Gloeden, fu lo scorso anno dal tribunale di Roma condannato a un anno e mezzo di reclusione  ed espulso dal territorio italiano.
Il che significa che la magistratura romana era perfettamente di parere opposto  al tuo e riconosceva nelle fotografie di Flueschow (sic) quello spirito osceno e pervertitore che tu ti ostini a disconoscere in quelle del Gloeden" (25).

In realtà von Plueschow era stato condannato solo un mese prima, a 7 mesi e 15 giorni di reclusione ed a lire mille di multa, per il ben più grave reato di induzione di minorenni alla prostituzione ed alla corruzione, oltre che per la vendita di materiale apertamente pornografico (26).

Ed ancora il 28 maggio:

“Io riportai nell'ultimo articolo una notizia che voi chiamate sensazionale, e lo è difatti, relativa al Pluschow, cugino materno di W von Glieden (sic!) che io accuso di vendere fotografie eccitanti all'omosessalismo e di essere l'importatore indigeno di questa esotica malattia. Voi categoricamente mi smentite. Io io mi limito a far ismentire la vostra smentita dai seguenti documenti: (dal Corriere di Catania N. 340 del 6 dicembre 1907): Uno scandaloso processo - l'industria di un tedesco speculatore del vizio” (27).

Nella polemica con il misterioso “Asino” che, a quanto sembra, gli controbatteva da Giardini, Umberto Bianchi alluse ad un processo intentato da Wilhelm von Gloeden qualche anno prima, per la precisione nel 1894.

Il fotografo tedesco aveva infatti denunciato per diffamazione Adolfo Werther Fischer, Otto e Angelo Geleng e Pancrazio Silicato, i quali sostenevano che “commetteva delle azioni infamanti ed oscene determinate dal vizio della sodomia” (28).

Il rapporto omosessuale non era di per sé punito dal Codice penale e von Gloeden riuscì a ricavare dalla controversia la somma di 896 lire.

Si parlò anche di due processi intentati contro Wilhelm von Gloeden per la stampa e la diffusione di fotografie oscene, ma l’artista ne uscì pulito e per di più indennizzato con la forte somma di 1000 lire.


Von Gloeden morì nel 1931; Sulla sorte della sua azienda fotografica abbiamo una dichiarazione scritta nell'ottobre del 1931 dalla sorellastra, Frieda von Hammerstein, la quale cedeva i diritti sull'azienda a colui che per trent'anni era stato all'assistente di Gloeden, Pancrazio Bucinì detto "il Moro":

"Signor Pancrazio Moro, per i Suoi meriti a riguardo del mio defunto fratello sono ben volentieri pronta a prestarLe il mio aiuto e con ciò dichiaro, ad uso dell'autorità competente, che, quale unica erede di mio fratello, del signor Guglielmo von Gloeden, deceduto a Taormina, cedo a lei tutti i diritti inerenti alla ditta del defunto" (29).

Nel 1933 la polizia sequestrò una parte dell'archivio fotografico di von Gloeden ed accusò Bucinì di commercializzare e detenere materiale pornografico. Più di mille negative e duemila fotografie andarono distrutte, ma Bucinì continuò nella vendita del materiale che non era stato sequestrato.

La Giustizia tornò alla carica sul finire degli anni Trenta, e Bucinì venne denunciato per la vendita di materiale pornografico, ma fu ancora assolto.

Diego Mormorio fa tuttavia sapere che

" il pubblico ministero Francesco Panetta, il quale aveva chiesto la condanna a sei mesi di reclusione, la confisca del materiale fotografico e la pena pecuniaria di duemila lire, impugnò la sentenza così motivando:

"L'aver ricercato, sia Gloeden che Bucinì, i contadini del territorio e i giovani della città di Taormina forniti di membri più sviluppati, in modo da ritrarli completamente nudi e allo scopo di far risaltare i loro organi genitali, dimostra che il fotografo non volle copiare un'opera d'arte, ma procurarsi, a scopo di lucro volgare, delle fotografie tendenti unicamente a eccitare la bassa concupiscenza di stranieri pervertiti e destinati al terzo girone del settimo cerchio dell'Inferno.
Solo chi non esamina il materiale sequestrato può ipotizzare un mondo estetico per nulla lascivo e impudico, incapace di suscitare sentimenti impuri, ma chi prende visione delle fotografie scorge subito il nudo pornografico, per la spiccata ostentazione dei membri virili d'individui a bella posta prescelti, e scarta qualsiasi velleità artistica, inconcepibile del resto nel Bucinì, che pensava solo a vendere le fotografie lasciategli dal Gloeden e le altre di sua produzione che egli stesso chiama meno artistiche".

In seguito a questo appello, il procuratore del re - forse sorpreso del fatto che il tribunale avesse mandato assolto il Moro - per stabilire se le fotografie del barone dovessero considerarsi artistiche o meno, chiese il parere del titolare della cattedra di storia dell'arte medioevale e moderna all'università di Catania, tal professor Bottari, che aveva nomea di quasi bigotto e che considerava la fotografia inadatta all'arte.
A conclusione della sua perizia - tanto prolissa da giustificare le 220 lire d'onorario, per il resto del tutto ingiustificate - Bottari così scriveva:

"Tutte le negative che le positive riproducono, nella maggior parte dei casi, nudi e gruppi di nudi, in prevalenza maschili ed esibenti, alle volte in primo piano e senza alcuna particolare giustificazione, il membro virile.
L'accennata preferenza non è certo casuale, ma il frutto di un temperamento malato e viziato che si serve di tale mezzo a scopo di oscena eccitazione. L'artisticità di detti nudi consisterebbe nel fatto che essi sono il più delle volte posti in pose statuarie e ammantati all'antica: il fotografo ha cioè di imitare statue antiche e di rievocare scene classiche. Ma si tratta sempre di una classicità oleografica e di pessimo gusto richiamata come attrattiva sessuale di bassa specie. Quanto sin qui si è esposto riguarda il soggetto delle fotografie, e se nella fotografia il soggetto è tutto, gran parte del materiale sequestrato deve considerarsi senz'altro pornografico o comunque osceno e lesivo del pudore.
A prescindere dalla discutibile possibilità che la realtà materiale, qual’è quella che viene data dalla riproduzione fotografica, possa trasfigurarsi con mezzi meccanici (la macchina fotografica) o chimici (i mezzi per la riproduzione) in realtà artistica, resta il fatto indiscutibile che le accennate fotografie, anche in base ai più correnti criteri moralistici, debbono ritenersi, come già si è notato, lesive del pudore, quando sono eseguite e propagate con lo scopo evidente di attrazione e di eccitazione sessuale. Per queste considerazioni il sottoscritto è convinto che gran parte del materiale fotografico sequestrato non può restare in circolazione senza offesa al pudore. Possono restare in circolazione soltanto alcune fotografie in cui i nudi sono drappeggiati e disposti in modo da perdere la loro offensiva ed eccitante materialità".

Non sappiamo sino a che punto questa materialità abbia eccitato il perito, anche se, dalla violenza dei toni, può supporsi abbastanza.
Comunque sia, nonostante il parere del professore, il Tribunale di Messina, il 30 maggio 1941, mandò ancora una volta assolto il Bucinì" (30).

Foto:
1 - Wilhelm von Gloeden, Autoritratto 1891.
2 - Umberto Bianchi.
3 - Wilhelm von Gloeden, Caino, 1900.

Note:
1 - Cfr. Guido Podrecca, La Tavola rotonda in Germania, Mantegazza, Roma 1919, pag. 7.
2 -  Giovanni Dall'Orto, Le parole per dirlo…Storia di undici termini relativi all’omosessualità. Sodoma, primavera – estate 1986, pp. 81 - 96 "Prestito dal tedesco Urning, coniato nel 1864 dal militante omosessuale Karl Heinrich Ulrichs che lo prese dal nome di Afrodite Urania, cioè nata dal dio Urano, indicata nel Simposio di Platone come la dea che protegge gli amori omosessuali. In italiano ha dato vita anche alle varianti uranita e uranista (quest'ultima più usata di urningo), mentre l'orribile corrispettivo femminile, urningina, non ha mai attecchito nella nostra lingua".
3 - Cfr. Guido Podrecca, Op. cit., pag. 110.
4 - Si veda il capitolo: "Capri, 1902: quando l'acciaio si spezza"
5 - Umberto Bianchi più tardi divenne deputato socialista, ma la sua vita continuò a essere caratterizzata da un certo movimento; fu segretario alla Camera del Lavoro di Forlì nel 1911 e pubblicò diversi opuscoli socialisti. Divenne deputato e più tardi fu arrestato dalla polizia fascista per attività socialista.
6 - Umberto Bianchi - Una malerba che non si sradica – Da Taormina a Capri – Gli omosessuali in Sicilia. "Il Corriere di Catania", 6/5/1908.
7 - Fidia: scultore greco nato ad Atene nel 490 e morto attorno al 430 a.C.
8 - Prassitele: celebre scultore greco, attivo fra il 375 e il 330 a.C.
9 - "Il Corriere di Catania", 6/5/1908, cit.
10 - "Il Corriere di Catania", 6/5/1908, cit.
11 - Umberto Bianchi - I fastigi della Tavola Rotonda a Taormina – Il mercato di carne umana – all’Illustrissimo Procuratore del re, "Il Corriere di Catania", 11/5/1908.
12 - Si tratta probabilmente di Salvatore Pagliano, procuratore generale del re a Catania dal febbraio del 1908 allo stesso mese del 1914.
13 - Qui Bianchi sta insinuando che si tratti di un catalogo fotografico di un bordello, dal quale scegliere il tipo fisico perfetto. Poco dopo accusa espressamente Gloeden di fare il ruffiano. Personalmente ritengo che, se l’accusa può considerarsi valida per il cugino Wilhelm von Plueschow, sia un errore vedere in von Gloeden un prosseneta.
14 - Governante.
15 - Umberto Bianchi - "Il Corriere di Catania", 11/5/1908, Cit.
16 - Umberto Bianchi - E i malfattori sudici. "Il Corriere di Catania", 21/5/1908.
17 - Ivi.
18 - Ivi. Il termine "nasofilo" allude allo scandalo Nasi, del 1904: il Ministro della Pubblica Istruzione Nuzio Nasi fu accusato di aver fatto sparire i fondi destinati agli insegnanti. Per “nasofilo” in questo caso si intende “appartenente alla clientela del Nasi”.
19 - Ivi.
20 - Località confinante con Taormina, oggi Giardini-Naxos.
21 - Lo scandalo della Tavola Rotonda scoppiò in Germania nel 1907 e fu di carattere omosessuale; vide il coinvolgimento dei massimi esponenti dell’Impero, fra cui ambasciatori, capi di stato maggiore, ministri ed altri notabili. Prese il nome di “Eulenburg”, dal principe amico personale e consigliere del Kaiser, che fu il principale accusato.
22 - Paolo Mantegazza, medico ed antropologo (1831 – 1910). Vedeva nell’omosessualità una malattia ed una degenerazione morale.
23 - Il riferimento è ancora una volta allo scandalo della Tavola Rotonda: si veda nota 21.
24 - Il Corriere di Catania", 21/5/1908. Cit.
25 - Ivi.
26 - Si veda il capitolo "Roma, 1908: Wilhelm von Plueschow arrestato e processato". Giovanni Dall’Orto fa notare che “von Pluschow, e in particolare il suo assistente Galdi, commercializzarono immagini di coiti, come sappiamo dal fatto che alcune foto di suoi modelli intenti in tali attività, sia pure non firmate, sono arrivate fino a noi, mentre non è mai stata trovata fino ad oggi alcuna foto di coiti che utilizzasse alcuno dei modelli usati da Gloeden, il che autorizza a ipotizzare che Gloeden non ne abbia semplicemente mai scattate. Del resto Bucinì non se la sarebbe cavata con così poco se ne fosse stata trovata anche una sola fra i negativi  e le stampe da lui ereditati!”.
27 - E sempre i malfattori sudici!.  “Il Corriere di Catania”, 28/5/1908. Per l’articolo de “Il Corriere di Catania” citato da Bianchi sul caso Plueschow, si rimanda al capitolo cit.
28 - “Il Corriere di Catania”, 28/5/1908, cit.
29 - Cfr. Diego Mormorio, Processo a von Gloeden, “Gente di fotografia”, n. 3, inverno 1994, pp. 8 – 11.
30 - Ivi.


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