pagina web di enrico oliari


I miei libri


L'omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti


(è severamente vietatala riproduzione, anche in parte, del contenuto del presente libro senza prima aver consultato l'autore)



Indice

Roma, 1908: Wilhelm von Plueschow viene processato

Durante il primo decennio del Novecento si diffuse su larga scala l’uso della fotografia, “un’ arte (o tecnica) – come osserva lo storico D’Autilia - che proprio in questi anni diventa “democratica”: ognuno può scattare o acquistare una fedele riproduzione della realtà oggettiva” (1); l’impiego della fotografia si radicò ben presto in tutte le classi sociali, soprattutto nella borghesia: si calcola che fra atelier ed ambulanti esistevano allora in Italia più di 20.000 fotografi (2).

Anche lo Stato intuì vantaggi e svantaggi della nuova tecnica: la utilizzò nel campo militare, per ritrarre personalità ed eventi e per catalogare il patrimonio artistico del Bel Paese. Nacque anche la fotografia giudiziaria, soprattutto grazie a Cesare Lombroso, il quale “cercava di dimostrare, anche attraverso la fotografia, il legame tra degenerazioni morali e caratteri somatici” (3).

Si cercò inoltre di reprimere il più possibile la produzione della pornografia, la quale si  diffuse comunque tramite vie clandestine (compreso i caleidoscopi) e si fece oscillare continuamente sopra gli artisti del nudo la spada di Damocle dell’accusa di reato contro il pudore.

Fra i professionisti dediti a questa specialità fotografica, solo di recente si è potuto fare luce sulla figura del barone tedesco Wilhelm von Plueschow, un ardito fotografo che fra gli ultimi anni dell’Ottocento ed i primi del Novecento fissava sulle sue lastre coraggiose immagini di nudo maschile e femminile, ritraendo ragazzi e ragazze per lo più adolescenti, cosa non moralmente proibitiva nel contesto dell’epoca prefroidiana.

Fino a qualche anno fa lo si riteneva un personaggio avvolto da un quasi assoluto mistero, tanto che vi fu chi mise in dubbio addirittura la sua esistenza:

“Distinguere le foto di Gloeden e quelle di Pluschow è ancora impossibile, utilizzarono gli stessi modelli o modelle. Solo un timbro con il nome di Pluschow apposto sul retro di alcune foto permette di attribuirne la paternità. Ma tutto nelle foto è perfettamente identico tanto da far nascere il sospetto che questo personaggio non sia mai esistito e che von Gloeden si sia servito di uno pseudonimo” (4).

Oggi sappiamo con certezza che Wilhelm von Plueschow nacque nel 1852 a Wismar, nel Mecleburgo; poco più che ventenne arrivò in Italia per commerciare in vini, professione che ben presto mise da parte per dedicarsi esclusivamente alla fotografia.

Abitò i primi tempi a Napoli e poi a Roma, dove l’arte dello scatto, ma più probabilmente non solo quella, gli procurò lauti guadagni, almeno fino al momento del suo arresto, che avvenne nel 1907.

Sarebbe indubbiamente interessante soffermarsi ad esaminare la sua sensibilità artistica e quindi le sue fotografie che, come spiega Giovanni Dall’Orto, “possiedono un’immediatezza, una crudezza, un realismo” (5) che il cugino Wilhelm von Gloeden, pure fotografo di nudo maschile e femminile, deliberatamente evita.

Tuttavia l’oggetto del presente studio si occupa specificamente di “scandali e delitti gay”, e diventerebbe dispersivo navigare nel mare magnum dell’arte e della critica ad essa correlata; ci si occuperà quindi elusivamente dell’arresto del von Plueschow e del processo che ne seguì, tenendo un giudizio acritico e ben presente il contesto storico e giuridico in cui si svolsero i fatti.

L’11 maggio del 1907 il ventinovenne Alfredo Marinelli presentò denuncia contro Wilhelm von Plueschow: suo figlio Ernani, di 12 anni, era stato fotografato più volte nudo dall’artista tedesco nel suo studio di corso Umberto (oggi via del Corso) a Roma.

Non solo: il padre del ragazzo affermava nella denuncia di

“aver appreso dal proprio figlio Ernani di anni 12, addetto al Bar Fariglia, che in un giorno non precisato posteriormente al giugno 1906, avendo il Marinelli Ernani portato liquori e caffè al Pluschow nel di lui domicilio questi lo aveva fatto ubbriacare e gli aveva somministrato anche un narcotico, che il Marinelli nello svegliarsi dal torpore, si era trovato sul letto del fotografo con i calzoni calati, bagnato nelle parti deretane di un liquido vischioso, che si era dato a piangere e vi si era stato rassicurato dal Pluschow con parole e donativi in denaro e dopo di allora costui aveva ripetuto più volte atti nefandi sulla sua persona anche in presenza di altri uomini e lo aveva fotografato nudo da solo ed in compagnia di bambine” (6).

L’accusa mossa al Plueschow di aver commesso atti di libidine sul giovanissimo Ernani contravveniva l’articolo 333 del Codice Penale ed era davvero pesante, ma inspiegabilmente poco tempo dopo il Marinelli ritirò la denuncia e fece così decadere l’atto d’accusa.

Nel frattempo il giudice istruttore aveva tuttavia disposto una perquisizione in casa dell’artista tedesco, luogo ove, a dir della stampa,

“si riunivano uomini che si chiamavano urninghi, in massima parte tedeschi e giovani che venivano istradati al vizio” (7).

I quotidiani offrirono un’ampia descrizione della casa del von Plueschow:

“L’ambiente nel quale convenivano i modelli del Pluskow  (il cognome verrà storpiato in diversi modi) è al riparo da ogni sguardo indiscreto.
All’ultimo piano segnato col N. 333 del Corso Umberto – un palazzo occupato nei piani inferiori da laboratori e uffici e quindi molto frequentato – il Pluskow aveva la propria abitazione, alla quale si accede dall’uscio che si trova a destra del pianerottolo; altri due usci, uno dei quali poco visibile, mettono nel gabinetto fotografico e nella terrazza; questa e quello comunicano internamente con l’appartamentino.
La terrazza, che è allo stesso livello dell’attico che adorna il palazzo del “Modern Hotel”, è circondata da piante e da vasi fioriti. In un lato di essa è costruita una cascina di legno  nella quale il Pluskow aveva stabilito lo studio fotografico. In un primo ambiente si trovano gli istrumenti fotografici e stanno disposte su scaffali dozzine e dozzine scatole in ognuna delle quali si trovano numerose negative. Accanto a questo stanzino, sono da un lato, la camera oscura, e dall’altro un elegante salotto. Questo, dal modo com’è tappezzato, ammobiliato e adornato, rivela la raffinatezza di colui che faceva gli onori di casa alla propria clientela e forse ai modelli che convenivano nello studio: stoffe alle pareti e quadri di soggetto molto mondano, soffici divani e cuscini morbidissimi, soprammobili graziosi e gingilli eleganti; un piccolo nido, insomma, ove tutto appare studiatamente disposto per rallegrare gli occhi dei visitatori.
L’abitazione attigua allo studio ha invece un’apparenza modestissima: un corridoio separa quattro stanze, in una delle quali sorge uno scaffale pieno zeppo di libri, e in un’altra è il letto del Pluskow.
L’appartamentino non è ne’ troppo pulito, ne’ profumato: quattro gatti vi stanno rinchiusi, e vivono liberamente nel corridoio, che è cosparso delle loro lordure” (8).

I funzionari di Pubblica Sicurezza entrarono improvvisamente in casa del Plueschow ed ai loro occhi si presentò una scena piuttosto imbarazzante: il fotografo si trovava in camera da letto con il commesso Pietro Magnotti, col dottor Luigi Wulmer e col giovane ragazzo Amedeo Moretti, il quale in fretta e furia stava cercando di rivestirsi.
Nel frattempo un assistente del Plueschow, Enrico Simoncini, stampava fotografie in una stanza attigua.

In occasione del processo contro il fotografo, il commissario riferì che

“il Pluschow interrogato dichiarò che il Moretti era stato denudato per mostrare al meglio la perfezione dei suoi muscoli” (9).

In casa vennero rinvenuti

“33 volumi in foglio rilegati in carta pecora portanti tutti fotografie di nudi, prevalentemente maschi ove erano posti in particolare rilievo le parti posteriori ed i membri virili, con numero corrispondente alla lastra fotografica per le eventuali riproduzioni, fotografie eseguite tutte in epoca prossima non superiore a due, a tre anni, e in un cassetto del comò si trovava l’elenco degli indirizzi dei soggetti fotografati in numero di circa 190, dei quali sei solamente riguardanti donne, 56 maschi fra gli 11 e i 18 anni e 9 fra i 18 e i 21 e gli altri mancanti di indicazione d’età; fu sequestrato da ultimo una numerosa corrispondenza del Pluscow dal quale risultava che egli serviva da mezzano a pederasti attivi e passivi che convenivano nel suo studio” (10).

Non si finiva di appurare un reato che già ne emergeva un altro. Dalla denuncia del Marinelli per atti di libidine verso il proprio figlio si era passati nel volgere di poco ai reati di corruzione di minori, di fotografie offensive del “pubblico pudore”, di lenocinio e persino, ma questa fu un’accusa mossa solo dalla stampa, di “messe nere”.

In occasione del processo, che avvenne nell’aprile dell’anno successivo, fu compito del collegio difensivo di Wilhelm von Plueschow tentare di confutare ogni singola accusa.

Svanito il problema della violenza carnale o comunque dell’atto di libidine sul giovane Ernani Marinelli, il primo scoglio fu il tentare di dimostrare che le fotografie di von Plueschow ritraevano sì ragazzi e ragazze giovani, ma a scopo esclusivamente artistico.

I quotidiani avevano raccontato che

“Il Pluskow (sic) teneva a propria disposizione un centinaio di giovanetti, li fotografava isolatamente e in gruppi in pose diverse e spediva le fotografie alla numerosa clientela sparsa in tutto il mondo, composta esclusivamente di persone dal costume depravato.
Questi si compravano le fotografie, formato gabinetto, ordinavano ingrandimenti a carbone dei soggetti preferiti e spesso chiedevano pure l’invio del soggetto” (11).

Ma si trattava di arte o di pornografia? L’articolo 339 del Codice penale proibiva la vendita al pubblico di fotografie oscene, ma non era facile dare la giusta interpretazione al caso in questione.

Di certo si sa che von Plueschow riprendeva ragazzi e ragazze ormai da diversi anni, generalmente giovani appartenenti a famiglie bisognose; operava sia su propria iniziativa che per commissione, come nel caso del quindicenne Nino Cesarini fotografato a Capri per lo scrittore e poeta Jacques barone Adelsward-Fersen.

La stampa si accanì contro l’artista tedesco:

“I critici d’arte hanno molto discusso intorno alla rappresentazione del nudo, soprattutto per stabilire quando questa cosa oltrepassi i confini del pudore per invadere quelli dell’inverecondia: naturalmente, le lunghe dispute non hanno impedito che gli artisti si compiacciano della bellezza del corpo umano riproducendola in quadri e modellandola in statue, che il pubblico, quando ha trovato meritevoli d’ammirazione, non ha mai giudicato che siano opere scandalose. Qualche fotografo ha voluto emulare gli artisti, ma quasi sempre e rimasto nel terreno della volgarità, non riuscendo a sottrarre al proprio obbiettivo quelle crudezze che chi ha il sentimento d’arte sa idealizzare o nascondere.
Un fotografo, che forse ebbe siffatto intendimento, ma che finì per rinunciare a ogni tentativo platonico per dedicarsi unicamente allo smercio di ritratti molto veristi è il signor Guglielmo Plueskow”…”Il fatto più grave era poi questo: che il Plueskow non si contentava di ritrarre separatamente i modelli, ma li disponeva in gruppi, in atteggiamenti impuri.
A questa scuola dell’inverecondia convennero in questi ultimi tempi molti minorenni, e di quelle promiscuità fotografiche il tedesco raccolse migliaia di negative” (12).

Per la Corte, che lo giudicò in occasione del processo, quella del Plueschow non era arte, ma vile pornografia che il fotografo utilizzava per

“infiammare i pervertiti che si dilettano di tali laidezze e di facilitare con tal mezzo la corruzione di minorenni suoi modelli e lo sfogo di appetiti pederastici dei suoi clienti” (13).

Von Plueschow, cosa che lui stesso non poté negare, fotografò nudi per poi rivenderli e ricavarne un lucroso guadagno, mettendoci, come ebbero modo di dire i periti – artisti Portanuova e Solivieri,

“la cura costante e non dissimulata di mettere in evidenza e in rilievo con una tecnica veramente irreprensibile gli organi genitali delle singole figure (specialmente maschili) in pose ed atteggiamenti tali da stimolare gli appetiti carnali di persone degenerate e dediti alla pederastia” (14).

Spediva le sue opere fotografiche in ogni angolo d’Europa e spesso, oltre al denaro, riceveva anche richieste di incontro dei modelli ritratti, una disponibilità di impegno che il fotografo tedesco non rifiutava.

In occasione della perquisizione furono sequestrate diverse lettere di corrispondenti stranieri, dalle quali emerse una chiara responsabilità di von Plueschow nel fungere da intermediario e quindi da prosseneta.

Nella sentenza del 4 aprile se ne trovano alcune tracce:

“A parte la cartolina a firma di un certo M. Otto-Von Lechmitzhy ove questo individuo afferma di essere un omosessuale  o urning e chiede se di urning ve ne siano molti a Roma, sono da notare, fra le moltissime, quelle lettere che contengono frasi non equivoche e rivelano a chiaro male i pervertimenti degli amici o clienti del Pluschow.
Così quelli a firma di Geofray dove si legge: Stamane ho avuto la sorpresa di trovare fra la mia posta la meravigliosa fotografia di Nino e ne sono rimasto in estasi. Quanto è bello e quali dolci ricordi mi ha risvegliato in quel momento.
Così un’altra a firma dello stesso dove si legge: Chi sono i modelli del n. 12214?  Sono …sogni siti. Qual piacere sarà per me di vederli realmente!
Così un’altra a firma illeggibile dove si legge: quando verrete a Parigi ne avrò molto piacere….ultimamente una comitiva di giovanotti è venuta in una casa che io frequento e mi sono divertito alla follia con essi loro….. il mio affare delle automobili prende il suo sviluppo: io spero che esso dal prossimo anno mi renderà molto e allora sì: viva i vezzosi birichini!.....Siate certo che è un buon ragazzo (ne fa il nome) di maggiore fiducia che non certi monelli sfrontati. Vogliate voi dargli una lira ed alcuni baci da parte mia? È un gioiello in verità!
E finalmente un’altra a firma S. W. proveniente da Frascati che merita essere riprodotta per intero: Caro buon Pluschow, veramente buon e vecchio amico, sabato i miei vanno a Roma. Come sarebbe se voi veniate qua fuori prima a mangiarmi i maccheroni?  Il vostro protetto potrebbe venire con voi o dopo di voi. Vorrei però che egli rimanesse tutta la notte. E questo si potrebbe eventualmente ripetere ogni Sabato. Vi prego di una risposta il vostro vecchio (amico) che vi saluta cordialmente” (15).

Ed ancora sui giornali:

“Per esempio un signore del club nazionale liberale di Londra, scrive il 16 maggio 1907: Caro signore, io sono rapito, estasiato per le fotografie e mandovi ora 34 fr. e 50 centesimi. Sono ansioso di sapere se venendo di questi tempi a Roma vorreste incaricarvi di presentarmi due o tre giovanotti dei quali già conosco le meravigliose fotografie” (16).

Un giovane di nome Rodolfo Consorti testimoniò che il von Plueschw gli propose di incontrare a Capri il barone Adelward-Fersen, un “noto pederasta passivo” (17) e che, presentatasene l’occasione, il ragazzo rifiutò seccamente le avances dell’Adelsward-Fersen.

Per il Tribunale di Roma non v’erano dubbi:

“Assodata come innanzi la responsabilità del Pluschow in ordine al reato di lenocinio crede però il Collegio che si versi non già nell’ipotesi dell’art. 345 n. 4 CP ma in quello del successivo articolo 346 nel senso che il Pluschow avrebbe favorita ed agevolata la corruzione dei minorenni suoi modelli, non solo col fotografarli oscenamente, ma più specialmente col metterli in relazione con i suoi clienti,  sospetti di pederastia e tutto ciò abitualmente ed a fine di lucro” (18).

Ingenerosa, la stampa si occupò anche dei clienti del fotografo – intermediario: apparve su “Il Messaggero” del 15 giugno 1907 un aspro trafiletto dal titolo “Non sono generosi i psicopati”, dove si tentò di far apparire gli omosessuali stranieri clienti di von Plueschow come dei mostri avari e lesivi della gioventù italica; in esso si può leggere:

“In generale questi individui partono da Roma, da Capri, da Taormina, da Napoli, portando con se uno o più grooms, vestiti in elegante costume attillato, dai colori vivaci, il berretto senza ale sul cucuzzolo, i pantaloni corti, le calze lunghe, che ordinano di preferenza all’Unione Militare.
La loro generosità non é però quasi mai in relazione diretta colla loro passione. Fissano stipendi dalle 30 alle 60 mensili con obblighi stranissimi, molto chiaramente, sfacciatamente, specificati.
E si lagnano se… i modelli chiedono più tardi un aumento di salario proporzionato all’aumento del lavoro.
“Un lato meno simpatico del carattere degli italiani – scrive uno di essi – é quello di chiedere sempre qualche cosa in più della somma stabilita. Avvertite la famiglia che sarò sempre puntuale nell’inviare il denaro tutti i mesi: ma non mi annoi con richieste eccessive”.
Le soverchie occupazioni stancano, sfibrano molte giovani vittime di questi stranieri e vi é la lettera di un padre che lamenta l’eccesso… di lavoro del figlio a Berlino, il quale stanco chiedeva di tornare a casa.
Nelle stesse condizioni si trovano altri giovani, per quanto ben nutriti e trattati con tutti i riguardi: ed allora i ricchi clienti scrivono al Pluskow lagnandosi come di una merce soggetta a facile avaria! „Mandatemene di più energici“.
Ancora un po’ e si scaglieranno contro la frollezza della gioventù italiana.
Allora l’agente promette l’invio di marinai.
E l’ottimo signor Pluskow si presta con molta buona grazia a cambiare, a rifornire la merce, a sostituire i … modelli che non sono più all’altezza della situazione” (19).

Guglielmo von Plueschow venne condannato a 7 mesi e 15 giorni di reclusione, a 1000 lire di multa, alla confisca dei beni sequestrati ed al risarcimento delle spese processuali.

Ritenendo la condanna ingiusta e viziata nella forma, il condannato presentò per ben due volte ricorso, il 29 maggio e il 12 ottobre del 1909, ma entrambe le richieste ebbero esito negativo.

Uscito di prigione il von Plueschow  lasciò la fotografia del nudo per dedicarsi a una più tranquilla ripresa di paesaggi e dopo poco, come fa notare Giovanni Dall’Orto nel suo studio “gettò la spugna e tornò in Germania” (20).

Guardando a distanza di quasi un secolo le sue fotografie, è ancora difficile stabilire chi fu Wilhelm von Plueschow: di certo un uomo coraggioso ed uno spirito libero, come lo sono le sue opere.

Foto:
1 - Wilhelm von Plueshov.
2 - Wilhelm von Plueschow.- Ragazzo nel cortile della casa di Plueschow, Posillipo, Napoli-circa-1890.
3 -
Sentenza Tribunale penale di Roma n. 3755 del 4/4/1908, Archivio di Stato di Roma (vedi trascrizione integrale).

Note:
1 - Gabriele D’Autilia – L’Età giolittiana 1900 – 1915 – Roma, Ed. Riuniti 1998 – p. 6.
2 - Ivi.
3 - Ivi.
4 - V. Mor, Il nudo secondo il misterioso barone von Pluschow – “Il Corriere della Sera”, 12/12/1983.
5 - Giovanni Dall’Orto - Istantanea di Wilhelm von Plueschow, in Sito internet di Giovanni Dall’Orto, http://www.giovannidallorto.com/biografie/pluschow/pluschow.html.
6 - Sentenza Tribunale penale di Roma n. 3755 del 4/4/1908, Archivio di Stato di Roma.
7 - Un processo scandaloso – L’industria di un tedesco speculatore del vizio, “Il Messaggero”, 15/6/1907
8 - Un fotografo corruttore – L’incitamento all’inverecondia, “La Tribuna”, 15/5/1907.
9 - Sentenza penale del 4/4/1908, cit.
10 - Ivi.
11 - “Il Messaggero”, 15/6/1907, cit.
12 - “La Tribuna”, 15/5/1907, cit.
13 - Sentenza penale 4/4/1908, cit.
14 - Ivi.
15 - ivi.
16 - “Il Messaggero”, 15/6/1907, cit.
17 - Sentenza penale del 4/4/1908, cit.
18 - Ivi.
19 - “Il Messaggero”, 15/6/1907, cit.
20 - Giovanni Dall’Orto, Sito internet, cit.


Metto a disposizione i libri e le ricerche che ho scritto a titolo gratuito, dopo averne riacquisto i diritti. Hanno richiesto approfonditi studi presso archivi di Stato, tribunali e biblioteche: se vuoi contribuire con un'offerta libera, sarà un gesto apprezzato, utile a sviluppare nuovi lavori: per essere comunità noi gay, lesbiche e persone transessuali dobbiamo dimostrare di avere una nostra cultura, un patrimonio identitario.
Clicca qui per Paypal, Posterai e Conto corrente. Se desideri il libro cartaceo, scrivimi.

pagina dei libri di storia gay - indice de L'omo delinquente

pagina web di enrico oliari