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L'omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti


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Indice


Varazze, 1907: lo scandalo dei Salesiani e i moti anticlericali

La scena politica italiana degli inizi del Novecento fu caratterizzata da un'opinione pubblica divisa sostanzialmente fra clericali ed anticlericali, dove le forze di entrambe le correnti erano pronte ad utilizzare ogni piccola cosa pur di innescare polemiche contro gli avversari.

Già in occasione dell'Unità d’Italia furono presentate leggi molto discusse, volte alla laicizzazione dello Stato, come la Siccardi del 1850 che prevedeva la riorganizzazione dei beni della Chiesa, l'abolizione del Foro ecclesiastico e di diversi diritti riservati al clero, e, qualche anno dopo, la legge Rattazzi volta, tra l'altro, a chiudere le istituzioni religiose prive di utilità pubblica (furono soppressi circa 334 conventi) (1).

Gli scandali legati a suore, preti e prelati rappresentavano per la stampa di area anticlericale una vera e propria ghiottoneria e così faceva notizia tutto ciò che poteva riguardare la corruzione morale e materiale del clero.

In un periodo di soli pochi giorni dell'estate del 1907 si poteva leggere, ad esempio, di "Atti nefandi in un asilo di pseudo-monache – cinque donne e un prete arrestati" (2), de "L'arresto di don Riva a Torino", coinvolto in uno scandalo di abusi sessuali verso una fanciulla, fatto noto come "lo scandalo Fumagalli" (3), de "Gli scandali nell'educatorio di Alassio" (4), dove don Bretoni venne accusato di sevizie sessuali verso un ragazzo tredicenne, di "Suore denunciate al Procuratore del Re per maltrattamenti e inganni" (5) a Trani.

Fra i tanti scandali di quell'epoca, spicca il fattaccio che coinvolse il collegio dei padri Salesiani di Varazze, un cattivo affare frutto di un'"epidemia nera" (6), come ormai venivano definiti gli scandali negli istituti religiosi, che ebbe conseguenze di dimensioni a dir poco colossali.

Nella bellissima cittadina ligure sorgeva un collegio costruito nel 1871 a spese della comunità per la ragguardevole cifra di 110.000 lire, il quale venne visitato dal "Santo dei fanciulli" e quindi "venduto" ai padri salesiani; si trattava evidentemente di una manovra amministrativa poco pulita, o, per meglio dire, di un finanziamento occulto alla Chiesa, dal momento che l'edificio fu ceduto allo scontatissimo prezzo di 40.000 lire.
Non solo: la comunità di Varazze era tenuta a pagare prima 12.000 e poi 6.000 lire all'anno ai confratelli di don Bosco quale contributo per le attività scolastiche.

Il 31 luglio il quotidiano "Il Caffaro" riportava un articolo a piena pagina il quale informava che

"mentre l'intera nazione è tutt'ora sotto la più penosa impressione per i turpi fatti accaduti nel collegio Greco-Milanese (abusi verso fanciulle, ndr.), giungono oggi notizie di altri scandali scoperti nel Collegio dei Salesiani della vicina Varazze.
La notizia grave giunge fra noi inattesa come un fulmine, aumentando negli animi l'impressione dolorosa"…
"Pare che fatti mostruosi ed incredibili siano risultati, fatti di cui si dice siano complici frati e monache di un convento vicino.
Atti di corruzione sopra gli allievi minorenni sarebbero stati commessi nelle camerate e persino sulle spiagge del mare.
Alcuni bambini, sottoposti ad una visita medica, avrebbero provato le nefandità di cui sarebbero stati vittime" (7).

Era accaduto che la signora Besson, figlia di quello che era stato fino a qualche anno prima il console francese presso il Regno di Sardegna, aveva avuto dal primogenito Alessandro delicate confessioni circa abusi sessuali subiti nel collegio di Varazze, dov'era ospitato.
La madre aveva quindi incaricato il figlio di redigere un diario dettagliato sulle giornate trascorse presso il collegio dei padri salesiani: in quello che presto sarebbe stato il famigerato "Diario Besson" (ne avrebbe parlato a lungo il poeta e scrittore Gian Pietro Lucini (8), grande amico di Paolo Valera (9)), il ragazzo aveva riportato di effigi del re distrutte, di prediche inneggianti il passaggio dell'Italia al governo papale e all'Austria, dell'immagine di Garibaldi bruciata, di messe nere, di atti sessuali tra i frati, le suore del vicino collegio di Santa Caterina da Siena e gli alunni convittori.

Il 30 luglio il sottoprefetto cavalier Silva si presentò al collegio di Varazze con otto agenti, separò gli alunni dagli insegnanti ed iniziò gli interrogatori, dai quali risultò una prima fondatezza delle accuse:

"Circa l'inchiesta giudiziaria (Il quotidiano "Il Cittadino", ndr.) afferma che risultarono, in tutta la loro ampiezza, le gesta infami delle quali furono vittime cinque bambini come stabilì la perizia medica. Parla poi di cose viste dal buco della serratura e avvenute sulla spiaggia del mare – e dell'impressione che a Varazze fu enorme e disastrosa.
Aggiungo che tutti biasimano severissimamente l'amministrazione comunale, la quale non solo non ha mai pensato di sottrarre le scuole dalle mani dei padri del Collegio civico don Bosco, ma recentemente avrebbe deliberato di assegnare a quei reverendi Salesiani una medaglia di benemerenza (?) benché da qualche tempo circolassero poco benevoli dicerie a loro riguardo.
 Registra infine la notizia di tre querele sporte contro i Salesiani dai genitori di tre ragazzi" (10).

Verso sera il procuratore del re, il cavalier Polito de Rosa, spiccò un mandato d'arresto per il sacerdote trentenne don Giulio Disperati (insegnante presso il ginnasio), e per il guardarobiere del collegio, Giovanni Lattuada, il quale "aveva incarico della pulizia dei convittori e la cura degli spogliatoi" (11).

Al momento del fermo i due vennero fatti oggetto di durissime contestazioni da parte della folla:

"Furono emesse grida di abbasso accompagnate da fischi ed urli tremendi. Gli arrestati furono sempre accompagnati tra le ostilità della folla sino sul piazzale delle carceri giudiziarie" (12).

Una folla inferocita si recò poi sotto le finestre del collegio, fischiando e urlando invettive contro i padri salesiani, quando si sparse la notizia di un fatto nuovo a svantaggio della buona fede dei religiosi, indice della bufera che stava investendo l'istituto:

"Un'altra impressionante notizia si sparse stamane per la città, non accennata da alcun giornale locale. Si tratta della scomparsa misteriosa di don Musso, grande inquisitore dei collegi ed Istituti Salesiani, il quale sapendosi ricercato dall'autorità pensò bene di prendere il volo per ignota destinazione.
La di lui scomparsa da Savona avvenne questa notte istessa.
Il rev. Don Musso fu per due ani addietro residente nel collegio di Varazze ed attualmente risiedeva da circa un anno nell'Istituto dei Salesiani di Savona.
Egli è ricercato attivamente per procedere al di lui arresto" (13).

Ma non mancarono manifestazioni pubbliche di segno opposto, opera evidentemente di coloro che non vedevano di buon occhio lo scandalo che aveva reso fin troppo celebre la cittadina: anche la signora Besson, giunta a Varazze per ritirare il figlio dall'istituto e per cooperare nelle indagini, una volta riconosciuta da alcuni abitanti divenne intatti bersaglio di insulti e minacce, al punto da dover essere messa sotto la scorta di due carabinieri.

Poco dopo fu emanato l'ordine di chiusura provvisoria del collegio.

A Savona e alla Spezia il mormorio popolare, aggravando fantasiosamente l'accaduto, diede il via a dimostrazioni anticlericali, ma si trattò solo dell'inizio di disordini ben più gravi.

Nel frattempo l'interrogatorio dei ragazzi aveva innescato un'aspra polemica fra il direttore dell'istituto, il sacerdote don Carlo Maria Viglietti, e l’incaricato delle indagini cavalier Zaglia: il primo incolpava il secondo di pressioni psicologiche e di confessioni estorte, l'altro sosteneva ovviamente il contrario.

E, trattandosi di preti, si fece avanti anche la Santa Sede, dalla quale partirono amari strali contro gli inquirenti, accusati di aver sottoposto i giovani "a una vera tortura morale da insidiosi interrogatori" ed ancora di aver dato "forti tirate d'orecchi, schiaffi e percosse, finché qualche alunno impaurito o suggestionato disse che le accuse erano vere" (14).

Non solo:

"Un infame equivoco fu creato sulla messa nera. Gli alunni dissero che spesso l'avevano vista celebrare dai salesiani, intendendo parlare delle messe da morto che vengono celebrate con le pianete nere.
Allora gli interroganti spiegarono con ributtante linguaggio che la messa nera era una schifosa orgia e i poveri giovanetti, che non avevano nemmeno inteso parlare di tali nefandezze, ne ebbero per la prima volta cognizione dai vindici della moralità" (15).

La Segreteria di Stato Vaticano protestò anche contro la "vergognosa visita fatta da un medico scelto dagli interroganti" (16) ed "Il Corriere della Sera" riportò una nota a dir poco incandescente del pontefice apparsa su "La Corrispondenza romana":

"Pio X è rimasto profondamente colpito dalla benevola inerzia e dal mal celato appoggio del Governo e della sua stampa verso la campagna anticlericale organizzata dalla massoneria e dal socialismo e rafforzata dalla teppa.
Mentre ormai tutti comprendono che lo sfruttamento in senso anticlericale dello scandalo Fumagalli è favorito dalla stampa ministeriale, come paravento alla realtà tutt'altro che clericale dello scandalo stesso, è sopravvenuta l'enormità di Varazze, ove i rappresentanti del Governo hanno tenuto un comportamento ributtante di settari" (17).

Il diario di Alessandro Besson era il motore immobile che faceva girare sempre più vorticosamente la catena degli eventi; riportava tuttavia la verità o i fatti erano frutto di chissà quali fantasie?
Gli abusi sessuali dei padri salesiani nei confronti degli alunni erano accaduti realmente oppure erano il prodotto dell'immaginazione di un quattordicenne sognatore?

Il "Corriere della Sera" del 2 agosto riportava una descrizione abbastanza pittoresca del ragazzo:

"Egli ha circa 14 anni ed è un tipo speciale, degno dello studio di qualche scienziato.
Ha tutte le caratteristiche esteriori del rachitico e dell'isterico: molto sviluppato di statura ha, come tutti i rachitici, le gambe eccessivamente lunghe, il busto corto ed esile, il torace pochissimo sviluppato, ha capelli biondi e alquanto lunghi, occhi non molto vivi, naso aquilino, quasi privo di setto nasale, terminante a punta e alquanto aguzzo.
Parla a scatti e pare sotto l'impressione continua di una grande agitazione non giustificata" (18).

Si trattò forse di un tentativo di screditarlo e quindi di rendere inattendibili le sue dichiarazioni?

Il filo-clericale "Il Secolo XIX", in un evidente tentativo di indebolirne l'immagine, se la prese anche con la signora Besson:

"La madre è una donna che rasenta i sessant'anni, dai tratti ormai flosci e incartapecoriti, magra, segaligna, alquanto curva di spalle, la si crederebbe la nonna del ragazzo. Parla con una rapidità vertiginosa, a sbalzi, citando, quando le torna, qualche verso dantesco" …
Riassumendo, la mia impressione è che madre e figlio sono squilibrati, e che non abbiano affatto visione esatta della gravità dei fatti che affermano" (19).

Le si attribuiva inoltre un certo interesse a gettare fango sui salesiani per via di un torto subito in passato.
Sorge tuttavia spontaneo un dubbio sull'obiettività di tali osservazioni: se il giovane Besson era alunno della quinta ginnasiale aveva quattordici anni. Come poteva allora la madre averne sessanta?

Le notizie si rincorrevano, e nel turbinio degli eventi le une venivano contraddette da quelle del giorno successivo, per essere a loro volta smentite il giorno seguente.
La tensione politica andò aumentando e, a gettare ulteriore benzina sul fuoco, vi fu la notizia della fuga di un altro padre salesiano inquisito, tal don Rolla.

I moti di piazza assunsero proporzioni preoccupanti, al punto da spingere le autorità di pubblica sicurezza a far affluire in Liguria truppe dell'esercito di rinforzo ai carabinieri.
Alla Spezia in particolare vi erano stati diversi casi di religiosi aggrediti e di chiese saccheggiate. In più occasioni i manifestanti ingaggiarono scontri violenti con le Forze dell'ordine:

"Davanti alla chiesa dei Salesiani (della Spezia, ndr.) vennero lanciati dai soliti ignoti sassi contro le truppe. Dopo i segnali venne fatta una prima scarica. Seguitando la sassaiola, seguì una seconda scarica a salve. Rimasero feriti vari carabinieri e guardie. Nel frattempo essendo stato ferito piuttosto gravemente un carabiniere vennero sparati alcuni colpi di rivoltella. All'angolo di via Napoli un individuo non ancora identificato (20) venne ferito all'addome cadendo morto al colpo" (21).

A Roma furono appesi dai filoclericali manifesti con i quali si dava sostegno alla tesi secondo cui i fatti di Varazze altro non erano che manovre massoniche e socialiste per screditare l'Italia nei confronti dei Paesi esteri, e da lì a trasformare il fattaccio del collegio dei Salesiani in una bagarre parlamentare il passo fu breve.
Vi furono invettive di deputati di una parte contro quelli dell'altra, comizi nelle piazze di tutt'Italia dove gli esponenti dell'ala filoclericale attaccavano duramente tutti i politici che non apparissero devoti a Santa Romana Chiesa.
E mentre il presidente del Consiglio Giovanni Giolitti si dava da fare per smentire un articolo apparso su "La vita pubblica", nel quale veniva riportata una sua idea circa una legge atta a ridurre la punibilità delle congregazioni religiose, i tumulti continuavano ed aumentavano di numero e di gravità in tutto il Paese.

Dalla Spezia continuavano intanto a giungere notizie allarmanti di scontri di inaudita violenza, con carabinieri e dimostranti gravemente feriti; in uno scontro con le Forze dell'ordine cadde un secondo giovane operaio, Angelo Micchi.

Per i religiosi del Belpaese le cose non andavano certo meglio, dal momento che vi furono numerose aggressioni fisiche e verbali, come quelle rivolte a Firenze al noto astronomo padre Guido Alfani e a Milano a don Guido Gondangelo; a Roma l'abate dei cistercensi, don Amedeo de Bie, fu oggetto di una sassaiola; stessa sorte toccò al vescovo di Faenza, mentre a Palermo un tal padre Pasta venne soccorso da un giovane operaio filoclericale armato di rivoltella, il quale salvò il sacerdote da un gruppo di anticlericali inferociti che lo insultavano al grido di "abbasso i preti, viva la scuola laica".

Da ogni città erano segnalate agitazioni e cortei di protesta, cariche dei carabinieri contro i dimostranti, vetri delle chiese infranti, conventi imbrattati; a Sampierdarena una folla inferocita si diresse al convento dei padri salesiani con l'intento - si disse - di appiccarvi fuoco: i dimostranti resero inoffensivi i due carabinieri di guardia e sfondarono il portone. Furono gli stessi frati a sparare sette colpi e quindi allontanare i manifestanti, ma ci volle un battaglione di alpini ed uno di finanzieri per disperdere i rivoltosi.

La paura era molta e motivata, tanto che diversi collegi dei salesiani furono prudentemente chiusi e nell'isteria generalizzata del momento; persino i preti andavano armandosi, o almeno così giurò il clericale "Secolo XIX", forse dimentico del monito del Vangelo secondo cui "chi di spada ferisce, di spada perisce":

"È ormai dimostrato che nelle manifestazioni pubbliche di questi giorni predomina la teppa, per cui moltissimi preti fecero domanda per ottenere il porto d'armi allo scopo di poter difendersi se aggrediti" (22).

La Chiesa sospese i pellegrinaggi previsti per il giubileo sacerdotale, la Camera del Lavoro ligure indisse uno sciopero generale, il gruppo cattolico delle "donne di Varazze" organizzò una marcia di sostegno ai padri salesiani e la "Giordano Bruno", un'organizzazione anticlericale ampiamente diffusa, pubblicò un nuovo manifesto:

"Non una reale giustificazione, non una smentita sulla gravità terribile delle accuse, ma la vacua bestialità delle ingiurie ed il grottesco appello all'intervento delle potenze straniere e la minaccia di sopprimere il misero beneficio di pellegrinaggi di cui hanno usufruito poche congregazioni religiose, costrette dalla civiltà degli altri paesi a sfruttare il nostro" (23).

Il 5 agosto una nota forse un po' troppo ardita del Vaticano informò addirittura che:

"Da ottima fonte documentata possiamo affermare quanto segue: la presente campagna anticlericale in Italia è sostenuta anche col denaro della massoneria francese. Tra la recente campagna elettorale e quella attuale del teppismo di penna e di piazza contro le case religiose, la massoneria francese ha speso in Italia circa 150.000 lire - giova rammentare che i Besson, fabbricanti del fantastico romanzo di Varazze, sono francesi" (24).

E così nell'estate del 1907 avvenne che un semplice ed quasi insignificante ragazzo di quattordici anni scosse la giovane Italia da cima a fondo; per alcuni si trattava di un sognatore, per altri di un diffamatore, per altri ancora di uno strumento in mano alle "logge massoniche".

Più probabilmente fu solo un giovane stanco di essere vittima di abusi sessuali da parte dei padri salesiani del collegio di Varazze in cui era ospitato.

Una curiosità: nello stesso anno in cui si svolsero i fatti, era ospitato presso il collegio di Varazze l'allora undicenne Sandro Pertini, futuro Presidente della Repubblica italiana.

Foto:
1 - Il collegio oggi.
2 - Il collegio agli inizi del Novecento
3 - Don Viglietti.
4 - Foto di classe con Sandro Pertini.

Note:
1 - Michele Ruggiero, Cavour, Ed. Rusconi, Milano 1997, p. 124 (Legge Siccardi) e pp. 180, 189 (Legge Rattazzi).
2 - Atti nefandi in un asilo di pseudo-monache – L'arresto di don Riva a Torino, "Il Corriere della Sera", 20/7/1907.
3 - Ivi. Per lo scandalo "Fumagalli" il riferimento va ad uno scandalo accaduto nel 1907 a Torino, dove un don Riva fu arrestato per aver abusato di una bambina in un istituto di proprietà di una signora Fumagalli.
4 -
Gli scandali nell'educatorio di Alassio, "Il Corriere della Sera", 28/7/1907.
5 - Ivi.
6 - Scandalo a Varazze, "Il Popolo", 31/7/1907.
7 - Scoperta di fatti scandalosi nel Collegio Salesiano di Varazze, "Il Caffaro", 31/7/1907.
8 - Poeta e scrittore (1867–1914) – Risedette per un lungo periodo a Varazze e scrisse “Il diario di Besson”;  si veda Gian Pietro Lucini, Le Antitesi e le Perversità, Ed. Ganda, Parma 1970, p. LXXXVIII.
9 - Giornalista e scrittore (1850–1926), scrisse, tra l'altro, I gentiluomini invertiti. Echi dello scandalo di Milano, Floritta, Milano 1909, col quale denunciò la "corruzione" nel Corpo dei pompieri del capoluogo milanese. Cfr. Paolo Valera, Milano sconosciuta, Ed. La Folla, Milano 1923, capitolo "Gli invertiti a Milano".  Sulla vicenda si veda nel presente libro il capitolo "Milano 1919: scoppia lo scandalo dei pompieri".
10 - I brutti scandali di Varazze, "Il Secolo XIX", 1/8/1917.
11 - Ivi.
12 - I fatti di Varazze, "Il Secolo XIX", 2/8/1917.
13 - Ivi.
14 - La fase politica dell'agitazione anticlericale – Il Papa interverrebbe con una protesta – Enormità di accuse a Varazze – Violenze e devastazioni, "Il Corriere della Sera", 1/8/1907.
15 - Ivi.
16 - Ivi.
17 - Ivi.
18 - La ridda degli scandali in convitti clericali – Dai salesiani di Varazze alle convittrici di San Gerolamo a Roma, "Il Corriere della Sera", 2/8/1907.
19 - Per i fatti di Varazze – I Besson, "Il Secolo XIX", 3/8/1907.
20 - Si trattava di Domenico Rugi, "scaricatore di carbone" e membro della "Fratellanza dei Facchini" della Spezia.
21 - Le vere proporzioni degli scandali clericali – Violente scene di protesta – Morti e feriti a Spezia, "Il Caffaro", 2/8/1907.
23 - Un manifesto della Giordano Bruno, Alto Adige, 7/8/1907.
24 - "La Corrispondenza Romana", 6/8/1907.


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