pagina web di enrico oliari


I miei libri


L'omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti


(è severamente vietatala riproduzione, anche in parte, del contenuto del presente libro senza prima aver consultato l'autore)



Indice

Pallanza, 1904: il terribile “scandalo dei Marianisti”

Nel lontano 1896 il sindaco di Pallanza, Giuseppe Cavanna, volle darsi da fare per conservare nella sua città la presenza di scuole superiori e del regio Ginnasio.

Veniva così ad essere di primaria importanza la costruzione di un collegio e magari di qualche altra scuola di formazione; dal momento però che le casse comunali non erano certo in grado di far fronte a tali spese, si consultò con il parroco Emilio Sacco ed invitò alcuni educatori francesi membri dell’ordine dei Marianisti a fondare nell’idilliaca cornice del lago Maggiore un proprio istituto.

Quella dei Marianisti era una congregazione di religiosi e di laici dediti all’educazione dei giovani, voluta e fondata da Guillaume Joseph Chaminade, un sacerdote che portò avanti il suo impegno durante gli anni duri della Rivoluzione francese.

Per la giunta pallanzese la formazione dei giovani era una priorità ed a tal proposito il comune di Pallanza cedette ai Marianisti un vasto terreno collinare presso la località Castagnola, dove essi costruirono un “grandioso stabilimento a cinque piani per adibirlo a collegio-convitto” (1).

Non tutti furono contenti di quell’operazione che, si mormorava, privilegiava eccessivamente i religiosi seguaci di Chaminade: vi si opposero le forze politiche di minoranza, gli anticlericali e persino chi sosteneva che

“l’impiantarsi di quella congregazione a Pallanza aveva lo scopo di combattere il collegio dei Rosminiani, che sorge a Stresa…” (2).

I lavori di costruzione vennero affidati all’architetto Febo Bottini e nel 1901 i primi marianisti poterono abitare nella nuova struttura. Sempre nello stesso anno il parroco di Pallanza don Emilio Sacco ed il sindaco Agostino Viani si diedero da fare per trasferire presso il nuovo istituto le Scuole Tecniche ed il regio Ginnasio.

La direzione dell’istituto spettò al padre Teodoro Juglar, mentre intestatario dei beni e quindi parte contraente nei contratti con la comunità di Pallanza fu il professor Eugenio Burg, unico marianista ad avere la cittadinanza del Regno.

La nuova istituzione sembrava funzionare in modo ottimale, dal momento che vi erano ospitati sia giovani di famiglie note e benestanti, che delle classi meno abbienti e di anno in anno si andavano ingrossando le file degli alunni.

E’ interessante notare un particolare curioso che appare sul quotidiano

“Il Tempo”: “ Nel convitto, ma staccato da questo, erano alunni raccolti in famiglie povere, gratuitamente tenuti, non conviventi con gli altri compagni e soggetti a speciali fatiche religiose” (3).

A distanza di pochi anni, in un’epoca che vedeva la società civile spaccata fra clericali ed anticlericali, scoppiò tuttavia un grave scandalo che coinvolse il collegio e che ebbe per protagonista lo stesso Burg.

Si trattava di un insegnante brillante, originario di Minversheim (Francia), dov’era nato nel 1866; era entrato nella congregazione marianista nel 1884 e dal 1890 risiedeva presso il Collegio Santa Maria di Roma (4).

Il quotidiano “Il Tempo”, che certamente non veniva annoverato fra la stampa filoclericale, fornì una breve e forse un po’ azzardata descrizione del marianista:

“Chi era padre Burg? Un alsaziano, profugo dalla Francia, dove non avevano voluto saperne dell’opera sua educativa e del suo ordine; nell’abito marianistico, corretto nei modi, gentilissimo sempre, angoloso e acceso nel viso magro, con un leggero tremito costante alle mani, era notissimo ivi e dintorni; delle qualità morali ed educative sue e dell’ordine, al quale egli appartiene, aveva dato ampio affidamento il cavalier Viacci, e perciò nessuno avrebbe mai pensato alla possibilità di un’accusa quale è l’attuale” (5).

Ma cos’era successo di tanto grave?

“Tra due ragazzi pallanzesi e frequentanti il collegio dei Marianisti, ecco sin da venerdì scorso scoppiare un diverbio durante il quale, incollerito, uno dei ragazzi affibbia all’avversario un epiteto soverchiamente… espressivo. Il padre di uno dei contendenti ode e credendo in sulla prima trattarsi di una pura e semplice locuzione  battagliera, redarguisce il ragazzo offensore e lui si spiega ancora più chiaramente e racconta quanto gli è noto delle messe nere del gesuita. L’uomo rimane male e si accinge a recarsi tosto a denunciare presso qualcuno l’ignominia; quand’ecco sulla via farglisi incontro un amico, un macellaio, a cui gli occhi scintillano di dolore.
Sai ciò che mi accade? - Comincia l’uno
Non sarà mai eguale a ciò che succede a me – Ribatte l’altro.
I due si spiegano; il macellaio ha ricevuto dal proprio figliolo, ex convittore dei Marianisti, proprio allora la identica confessione; i disgraziati volano entrambi dall’assessore scolastico e la mala nuova si diffonde come fulmine per la borgata” (6).

La bomba era ormai scoppiata in tutta la sua potenza.

Per il giornale socialista “L’Aurora”, era un “pancia mia fatti capanna”:

“A Pallanza è successo quello che fatalmente doveva succedere e succederà nello stolido sistema di far educare i figli da tonsurati, i quali nella loro pazzesca libidine trascinano una vita delle più infami…” (7),

mentre “Il Tempo” intitolava

“Le infamie del convitto dei Marianisti a Pallanza – Le turpitudini innominabili del padre gesuita Burg” (8);

di questo tenore erano anche gli articoli riportati dagli altri quotidiani, sia da quelli anticlericali, che da quelli filoclericali, ai quali conveniva una linea di dura condanna se non verso l’ordine religioso, quantomeno verso il professor Burg.

In realtà Eugenio Burg apparteneva sì alla congregazione marianista, ma non si trattava ne‘ di un sacerdote (9), ne’ di un gesuita, termine, quest’ultimo, attribuito come epiteto dispregiativo.

 “L’Asino”, settimanale socialista ed anticlericale fondato e diretto dal terribile Guido Podrecca, non risparmiò ai Marianisti nessun colpo e riportò una miriade di satire con didascalie pesanti e dirette:

“Sul lago Maggiore – Signori, abbiano cura di non guardare verso Pallanza! Potrebbero rimanere di sale, come la moglie di Loth!” (10), “Il piroscafo Pallanza – Ora Inkula” (11) e molte altre ancora.

Più velenosi gli articoli:

“Il sistema di Pallanza innato nella Chiesa cattolica, apostolica, romana!!! - E continuiamo ad occuparci della interessate questione, come promettemmo nell’articolo antecedente, ci facciamo ora ad indagare perché il peccato contro natura (sistema di Pallanza!), è innato nella Santa Madre Chiesa! E prima di tutto fa d’uopo cercare dove sta riposta la causa del male. Veramente non occorrono tante investigazioni per rintracciarla, poiché subito noi la troviamo ascosa nella morale cattolica, e propriamente nel principio immacolatista della medesima, per ottemperarsi al quale il prete è costretto a vivere contro natura e ad agire quindi contro natura; ed ecco il motivo nel quale egli cercherà sempre l’incosciente fanciullo, di cui farà strazio!!! Il prete è per se stesso un corruttore” (12), ed ancora “Pallanza apre una cattedra scientifica - Sinora i maiali neri lavoravano nelle tenebre senza parlare, o tutt’al più rabbonivano le vittime con la volgare parabola della cura del serviziale. Testè, in un seminario d’Italia, il reverendo rettore elevava il fatto comune a scientifica teoria.
Ecco nella sua crudezza il sermoncino che, perss’a poco, egli avrebbe usato di tenere un allievo renitente:
Tu, caro mio, sai benissimo che a noialtri preti è proibito di avvicinare donne. Ma così non si può stare assolutamente. Onde non c’è per noi altra via che quella di rivolgersi a voi ragazzi. Dovete capirla una buona volta: oggi tocca a me, che sono il tuo superiore; domani, fatto grande, toccherà a te -.Largo dunque alla pallanzologia!” (13).

Non appena si era diffusa la notizia, il professor Burg, come consigliatogli da padre Juglar e dagli altri confratelli, aveva immediatamente abbandonato il collegio a bordo di una carrozza e di lui si persero le tracce.
Si seppe poi che si era rifugiato nella vicina Svizzera e che in seguito avrebbe lasciato la congregazione e si sarebbe trasferito negli Stati Uniti (14).

Ci fu quindi un aiuto nella fuga e di conseguenza responsabilità da parte dei confratelli? Riportò “Il Tempo”:

“E mentre il cuore sanguina a vedere giovinetti innocenti così infamemente deturpati da questo assassino di anime giovanili, sfuggito alla pena con una sollecita corsa all’estero consigliatagli dai capi, ci domandiamo quale possa essere per avventura la responsabilità dei suoi colleghi marianisti del Convitto; pur troppo l’interesse fa dire da alcuni che la colpa di uno non offende tutto l’ordine…” (15).

Si precipitarono al collegio i genitori preoccupati degli alunni “a ritirare risolutamente i loro figli”, ma anche “gli scolari rimasti fanno sentire la loro volontà di uscire con urli e schiamazzi” (16).

La cittadinanza era indignata ed offesa per l’accaduto, “non trascriviamo le invettive che il popolo lancia contro a questi forastieri” (17).

La giunta comunale fu costretta a sedute prolungate, a discussioni interminabili con il resto del consiglio sulla gravità della situazione ed in particolare sui contratti stipulati con i marianisti.
Fu richiesto l’intervento energico del Consiglio Scolastico provinciale, in modo da far sì che

“l’onore della Città sia incontaminato”… “E’ evidente di quanta antipatia sia ora già fatta segno questa Congregazione per questi fatti ignobili, per quanto personali, e senza dubbio la cittadinanza non vuol più saperne” 818).

Ed ancora, causticamente, “Il Tempo”: “Qui infatti (dopo un’ipotetica chiusura del convitto, ndr.) sorge una curiosa questione, nella quale noi auguriamo che l’autorità intervenga a tagliar corto ed a liberare il paese da tutta questa immondizia marianistica” (19).

La tensione popolare andò crescendo quando si seppe che l’autorità giudiziaria aveva in un certo qual modo le mani legate, dal momento che sarebbe mancata la querela di parte: il Burg deteneva infatti la patria potestà degli alunni ospitati presso il collegio e molti lessero in questa presa di posizione la volontà di non procedere e quindi di mettere tutto a tacere.

Tuttavia il prefetto volle comunque vederci chiaro, interrogò i ragazzi ed appurò le responsabilità del Burg, ormai evidenti al punto da non poter essere smentite neppure dalla stampa cattolica:

“Anzi, l’accusa formulata contro il professore Burg (laico e non prete) fu di aver egli commessi non atti turpi nel senso ultimo della parola, non laidezze innominabili, non ‘atti di pederastia’, non aver rovinati moralmente e ‘materialmente’ i giovani; ma solo di essersi abbandonato a qualche atto libidinoso” (20).

Emersero anche contraddizioni, poiché se da un lato si affermava che

“Nell’interrogatorio avvennero scene commoventi, perché a tutta prima i ragazzi cercavano di negare ogni cosa, ma poi stretti dalle rivelazioni fatte dai compagni, confessarono di essere stati vittime di atti turpi del Burg” (21),

dall’altro vi furono alunni che parlarono di confessioni estorte, come nel caso del giovane Fernando Valero che, scrivendo al professor Delpech, sostenne:

“Vogliono per forza farmi parlare e dire delle cose che io non so: non ho mai dovuto lamentarmi dei modi di fare del signor Burg, e ne’ le promesse, ne’ le minacce mi faranno mai parlare diversamente” (22).

Vennero anche ipotizzate malattie:

“A quanto si dice queste cose vergognose avevano cominciato a verificarsi fin dal 1902; nello scorso carnevale due ragazzi erano stati seriamente ammalati” (23),

ma il dottor Guglielmo Massazza, il medico che aveva visitato gli alunni convittori, negò l’esistenza di patologie “dipendenti da fatti della natura di quelli imputati al prof. Burg” (24).

Il 18 dicembre 1904 il provveditore agli studi di Novara decise la chiusura del collegio 

“colla massima soddisfazione della cittadinanza civile e religiosa unanime, stomacata dalle turpitudini del Burg e più ancora nauseata dei vani sforzi dei suoi turibularii per coprire lo scandalo” (25)

e, come informano i quotidiani d’allora, i ragazzi ospitati gratuitamente ed i padri marianisti furono inviati nella loro Casa di Roma.

Intanto la bagarre fra clericali ed anticlericali non accennava a terminare.
Quasi ogni sera venivano organizzate a Milano e in altre città serate di discussione e comizi sui fatti di Pallanza, nei quali intervenivano personaggi di ogni estrazione politica a condannare o ad appoggiare la presenza delle congregazioni religiose nel settore scolastico ed educativo dei giovani.
Di tanto in tanto i dibattiti sfociavano in veri e propri incidenti, con filoclericali, socialisti, repubblicani, anarchici e persino qualche prete che se le suonavano di santa ragione.

Arrivò il tempo del processo per giudicare in contumacia il professore marianista.
L’8 febbraio del 1905 il giudice dichiarò il

“non farsi luogo a procedimento in confronto di Burg Eugenio per difetto di querela” (26)

ed il 6 maggio del 1905 il collegio venne riaperto.

Lo scandalo dei Marianisti di Pallanza ebbe uno strascico che si protrasse diversi anni e si accompagnò ad altri episodi simili accaduti in altri collegi italiani.

Umberto Bianchi, che dalle colonne del “Corriere di Catania” del 1908 attaccava duramente von Gloeden e quello che lui riteneva un “commercio di giovani da parte dei tedeschi”, riassunse lo scandalo di Pallanza in un aggettivo:

“Difatti… pallanzerebbe il prete, alfonsinerebbe la Taide Fumagalli, ove l’uno e l’altro avesse il mezzo legale e naturale di sciogliere i debiti dell’orgasmo?” (27).

Foto:
1 - Il collegio dei Marianisti.
2 - Collegiali dell'epoca.
3 - Padre Burg in divisa di cappellano militare.

Note:

1 - Scandalo in un collegio di Pallanza – tenuto dai padri Marianisti francesi, “Il Corriere della Sera”, 17/12/1904.
2 - Ancora lo scandalo dei Marianisti – nel convitto di Pallanza,-  “Il Tempo”, 21/12/1904.
3 - Le infamie del convitto dei Marianisti a Pallanza – Le turpitudini innominabili del padre gesuita Burg, “Il Tempo”, 17/12/1904.
4 - Piero monti, Le origini del Collegio Santa Maria di Pallanza – Ed. ARSGL 2005, p. 10.
5 - “Il Tempo”, 17/12/1904 - cit.
6 - Ivi-
7 - Nefandezze, “L’Aurora”, 17/12/1904.
8 - “Il Tempo”, 17/12/1904 – cit.
9 -Cfr. per esempio, Archivio Storico di Pallanza – Fondo Comune Pallanza, sede Contratti, busta 2, repertorio 339 ed ancora Archivio Storico di Pallanza – Fondo Comune Pallanza, busta 731, fascicolo 5.
Ed inoltre, “L’Osservatore Cattolico”, 24/12/1904, in Piero Monti, Le origini del Collegio Santa Maria di Pallanza – Ed. ARSGL 2005.
10 - Fra loro,  “L’Asino”, 26/2/1905.
11 - Dalla capitale clericale – Il piroscafo Pallanza, “L’Asino”, 9/9/1905.
12 - L’opinione di san Pier Damiano sui fatti di Pallanza, “L’Asino”, 16/4/1905.
13 - Pallanza apre una cattedra scientifica, “L’Asino”, 21/10/1905.
14 - Pietro Monti – Il Collegio Santa Maria, 75 anni di vita – Stampato in proprio, 1977, pag. 56
15 -  “Il Tempo”, 17/12/1904, cit.
16 - “Il Corriere della Sera”, 17/12/1904, cit.
17 - L’indignazione cittadina “La Vedetta”, 17/12/1904.
18 - Ivi.
19 - Lo scandalo dei Marianisti a Pallanza – Una questione locale di padre Burg, “Il Tempo”, 18/12/1904.
20 - “L’Osservatore Cattolico”, 24.12.1904, come riportato in Piero monti, Le origini del Collegio Santa Maria di Pallanza – Ed. ARSGL 2005.
21 - “La Vedetta”, 17/12/1904, cit.
22 - Pietro Monti – Il Collegio Santa Maria, 75 anni di vita – Stampato in proprio, 1977, p. 56.
23 - “La Vedetta”, 17/12/1904, cit.
24 - “Il Tempo”, 21/12/1904, cit.
25 - Gli scandali di Pallanza e il ministero della Pubblica Istruzione, “La Vedetta”, 12/1/1905.
26 - “L’Asino”, 5/3/1905; ed inoltre Pietro Monti – Il Collegio Santa Maria, 75 anni di vita, cit., p. 58.
27 - Una mala erba che non si sradica,  “Il Corriere di Catania”, 6/5/1908; si veda anche il capitolo “von Gloeden e il commercio di carne umana”. Per “Taide Fumagalli” il riferimento va ad uno scandalo accaduto nel 1907 a Torino, dove don Riva fu arrestato per aver abusato di una fanciulla in un istituto di proprietà di una signora Fumagalli. Cfr. in proposito: Atti nefandi in un asilo di pseudo-monache – L’arresto di don Riva a Torino,  “Il Corriere della Sera”, 20/7/1907.


Metto a disposizione i libri e le ricerche che ho scritto a titolo gratuito, dopo averne riacquisto i diritti. Hanno richiesto approfonditi studi presso archivi di Stato, tribunali e biblioteche: se vuoi contribuire con un'offerta libera, sarà un gesto apprezzato, utile a sviluppare nuovi lavori: per essere comunità noi gay, lesbiche e persone transessuali dobbiamo dimostrare di avere una nostra cultura, un patrimonio identitario.
Clicca qui per Paypal, Posterai e Conto corrente. Se desideri il libro cartaceo, scrivimi.

pagina dei libri di storia gay - indice de L'omo delinquente

pagina web di enrico oliari