RASSEGNA STAMPA
Il Manifesto, 4 mar 2003
Caccia al gay nel Basso Nilo
di
Marco D'Eramo
In Egitto sono centinaia gli omosessuali arrestati e condannati.
La tradizionale tolleranza dell'Islam e' finita davanti alle rivendicazioni
dell'orgoglio gay. La persecuzione serve ai regimi laici per tenere buoni i
fondamentalismi. E gli Usa coprono le torture nelle carceri egiziane
Secondo il giornale egiziano Al Wafd, sabato 2 marzo sono stati formalmente
incriminati per aver «praticato immoralita' sessuale» e «depravazione con
uomini» 13 giovani - tra cui impiegati di albergo e studenti - arrestati
lunedi' 24 febbraio al Cairo. Rischiano fino a 5 anni di prigione. Questi 13
arrestati vanno ad aggiungersi ad altri 19 imprigionati nel solo mese di
febbraio, che a loro volta si aggiungono alle centinaia di perseguiti da due
nni a questa parte, da quando in Egitto e' iniziata la caccia al gay: l'11
maggio 2001, il locale Queen Boat, un battello ormeggiato sul Nilo nel quartiere
degli alberghi di lusso, noto luogo d'incontro tra omosessuali, fu oggetto di
una spettacolare retata che porto' all'arresto e all'incriminazione di 52 gay.
Nel novembre di quell'anno la sentenza ne libero' 29 e ne condanno' altri 23 a
reclusioni fino a cinque anni. Da allora arresti, processi e condanne si sono
susseguiti senza tregua, nonostante le proteste internazionali per le torture
cui erano sottoposti gli accusati per estorcere loro la confessione non solo di
omosessualita', ma di orge dissolute (l'omosessualita' di per se' non e'
espressamente vietata in Egitto). Degli 83 paesi al mondo in cui, secondo
Amnesty International, l'omosessualita' e' considerata un reato penale, 26 sono
musulmani e i sette che puniscono l'omosessualita' con la condanna a morte, lo
fanno tutti in nome della Shari'a, cioe' l'interpretazione ortodossa della
giurisprudenza islamica, anche se i teologi discutono ancora se l'omosessualita'
sia esplicitamente condannata nel Corano, nella Sura dei poeti (n. XXVI) dove
Lot inveisce contro gli abitanti di Sodoma: «Avrete commercio con maschi fra le
creature, abbandonando le spose che Dio ha creato per voi? Siete un popolo
criminale» (versetti 165-166). Ma non va dimenticato che fino a non tanto
tempo
fa anche in molti stati cristiani l'omosessualita' era condannata a morte e che,
in vari Stati della federazione statunitense, ancora oggi la sodomia e'
considerata un reato anche se e' praticata nell'intimita' delle mura domestiche.
In un certo senso, la situazione dell'omosessualita' nel mondo islamico puo'
essere paragonata a quella nell'Inghilterra vittoriana, dove le public schools
(cioe' le scuole private d'e'lite) e le grandi universita' erano veri e propri
vivai di omosessualita' maschile, ma dove Oscar Wilde fu condannato (1898) e
imprigionato, e dove, persino dopo la seconda guerra mondiale, il grande
matematico Alan Turing fu condannato (1952) e «curato» con gli ormoni fino a
essere spinto al suicidio, proprio come la chiesa cattolica condanna l'omosessualita'
che pure proverbialmente fiorisce in conventi e seminari.Lo stesso e'
storicamente avvenuto nell'Islam. Condanna severissima, ma tolleranza benevola
per l'omosessualita' discreta favorita dalla segregazione sessuale: in una
conferenza pan-araba sulla sessualita' tenutasi a Oxford nel 2000, un
ricercatore venuto dal Golfo arabo diceva: «In prigione il sesso omosessuale e'
la norma. E l'Arabia saudita e' solo una grande prigione». Nei miei viaggi
giovanili in Africa del nord sono stato spesso oggetto di (infruttuosi)
corteggiamenti maschili: erano per lo piu' signori felicemente sposati, con
figli, che cercavano alcuni una sveltina, altri un amore esotico. Due anni fa in
Kuwait l'omosessualita' era dilagante, ma doveva rispettare alcune regole. Il
gay deve essere baffuto, a riprova della sua virilita', sposato e con figli.
Tanto piu' dilagante l'omosessualita', tanto piu' va ostentato il machismo e
vanno irrisi i «culi», in un esercizio d'ipocrisia ben noto alle societa'
cattoliche: l'Organizzazione egiziana per la difesa dei diritti umani si e'
rifiutata di difendere i gay, perche' «altrimenti avrebbe perso il consenso del
popolo egiziano per altre cause», ha detto il suo segretario.D'altronde la
pratica omosessuale era ed e' tanto diffusa nell'Islam che per decenni e decenni
gli omosessuali di tutto il mondo si sono recati per safari sessuali a Marrakesh,
come Andre' Gide si recava in Algeria, senza che fosse lanciata nessuna caccia
alle streghe.Ma con l'americanizzazione del mondo, anche la pratica omosessuale
ha cambiato registro, persino nell'Islam. Gli omosessuali del Cairo sono andati
a vedere Philadelphia dove Tom Hanks vince una causa per discriminazione
proclamandosi gay. E' stato aperto un sito Internet GayEgypt.com che costituisce
luogo, supporto e strumento con cui si e' creata una «community» gay, anche se
poi questo sito e' l'arma che il ministero degli Interni egiziano spesso usa per
individuare e intrappolare i gay, grazie a una speciale task force informatica:
«Un mio amico ha cambiato messaggi per parecchie settimane con un italiano, si
sono scambiati foto, discusso per ore in italiano. Un giorno il tizio ha
annunciato che veniva per una vacanza in Egitto. Si sono dati appuntamento. Ma
all'appuntamento c'era la polizia ad aspettare», ha detto al quotidiano
francese Liberation il gay cairota Khaled.
Molti
gay hanno cominciato a portare non piu' baffi ma capelli lunghi: «Nascondersi
e' peggio di essere arrestati, voglio sentire la mia dignita'. Quando mi
molestano, i miei amici mi dicono `Tagliati i capelli', ma io dico no, non e' da
me, io non voglio nascondermi», diceva nel marzo 2002 all'agenzia stampa Reuter
un attivista gay egiziano che si era dato il nome di Horus, il dio dalla testa
di falco, patrono del faraone vivente, e a volte associato con l'omosessualita'.Si
e' fatta cioe' strada l'idea dell'omosessualita' non come un «vizietto»
versione islamica, ma come identita' gay, di cui essere fieri. Non e' l'omosessualita'
in se' a essersi scontrata con i «valori musulmani», ma e' il «Gay Pride»,
esattamente come l'omosessualita' non ha mai shockato nessun monastero o
seminario, ma la celebrazione del «Gay Pride» a Roma stava per suscitare una
guerra di religione con i «valori cristiani» per la sua concomitanza con il
Giubileo e la vendita delle indulgenze (nel 2000, non nel 1520). La rotta di
collisione si e' prodotta tra un fondamentalismo islamico e un movimentismo gay,
l'uno ritenendo il secondo sempre piu' blasfemo, l'altro considerando il primo
sempre piu' insopportabile. In un articolo sul New Internationalist, la
franco-algerina Anissa Helle ricorda che la prima vittima del fondamentalismo
algerino fu Jean Senac, un poeta gay assassinato nei primi anni `80. Sempre in
Algeria, nel 1989 Oum Ali, una donna nubile, che viveva sola con i suoi figli
nella citta' meridionale (in pieno Sahara) di Ouargla, fu linciata e un suo
figlio rimase ucciso quando la sua casa fu bruciata. Questi due episodi, scrive
Helle, «avvennero molto prima l'inizio `ufficiale' del conflitto e rivelano la
falsita' delle pretese fondamentaliste secondo le quali loro ricorsero alla
violenza solo nel 1992, dopo essere stati derubati della vittoria, quando il
governo invalido' le elezioni».Percio', curiosamente, la persecuzione degli
omosessuali e' relativamente nuova e puo' essere considerata come una
conseguenza non voluta dell'americanizzazione dei gay islamici. Non solo: essa
e' intrecciata alla politica mondiale ben piu' di quanto sembri a prima vista.La
persecuzione dei gay e' solo uno dei tanti modi con cui i regimi «laici»
tentano di tenere buoni i fondamentalismi. Da un lato gli integralisti vengono
selvaggiamente repressi con le armi, ma dall'altro lato i regimi cedono al
fondamentalismo su terreni sensibili come l'istruzione, il diritto di famiglia,
il ruolo della donna, i criteri di moralita'.
Avviene in Egitto come in Algeria, dove la disoccupazione e la poverta'
dilagano e regimi corrotti e impopolari si barcamenano per restare al potere con
un sapiente misto di repressione, illegalita' e cedevolezza. Il governo di
Algeri potra' fare strage di militanti del Gia sulle montagne dell'Atlante, ma
le donne algerine sono oggi molto meno tutelate dalla legge di 20 anni fa. Non a
caso in Egitto - dove 23 dei 65 milioni di abitanti vivono sotto la soglia di
poverta' - la caccia al gay e' iniziata nel 2001 dopo che i fondamentalisti
avevano ottenuto una sonante vittoria elettorale, conquistando piu' seggi di
tutte le altre opposizioni «laiche» messe
insieme. Ma «gia' nel 1997, 78 adolescenti erano stati arrestati con l'accusa
di aver dato vita a un culto satanico: furono rilasciati dopo due mesi di
prigione e mai processati, ma nel frattempo le loro vite erano state distrutte
perche' i giornali avevano pubblicato i loro nomi e le loro foto», scriveva nel
2001 Hossam Bahgat che per aver difeso i gay fu poi allontanato
dall'organizzazione egiziana per i diritti umani. E nel 2000 il reato di «disprezzo
verso sacre religioni» e' stato usato due volte, contro lo scrittore Saheddim
Mohsen e la predicatrice Manal Manea. Nel giugno del 2001 la famosa scrittrice
femminista Nawal Al Saadawi e' stata interrogata dalla procura per lo stesso
reato. La «strategia della diversione» spinge il governo e i media a esso
subalterni a distogliere a colpi di scandali l'opinione pubblica dalla crescente
crisi economica (e dalla svalutazione precipitosa della lira egiziana). Poco
prima della retata al Queen Boat un uomo d'affari fu processato per avere 17
mogli, una caso che appassiono' l'Egitto intero. Poco dopo fu messa in
circolazione una videocassetta clandestina in cui un ex prete copto aveva
rapporti sessuali con le donne che venivano al monastero in cerca di guarigione
miracolosa: fu il porno piu' visto dall'Egitto intero. E' opinione comune che la
cassetta fu fatta filtrare dalle forze di sicurezza, fatto sta che porto' a
violente dimostrazioni anti-copte, scontri con la polizia e processi che fecero
la delizia dei fondamentalisti.Cosi', il presidente egiziano Hosny Mubarak da'
in pasto i gay ai potenti Fratelli Musulmani considerando quanto gli Stati uniti
abbiano bisogno dell'Egitto nella «guerra al terrorismo»: per estorcere
segreti ai membri di Al-Qaida e per non sporcarsi le mani, gli Usa hanno usato e
usano i torturatori egiziani nelle prigioni egiziane. Non possono quindi
formalizzarsi per qualche tortura a qualche povero gay cairota. Ma il vento puo'
anche girare, perche' il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, va
sostenendo che la guerra contro l'Iraq e' l'unico modo per fare diventare
democratica tutta la regione, Egitto compreso. Tenendo conto che la lobby gay
statunitense e' lungi dall'essere ininfluente, il paradosso e' che, dopo aver
foraggiato Mubarak per decenni (l'Egitto e' il secondo ricevitore di aiuti
americani all'estero, dopo Israele), gli Stati uniti brandiscano i gay egiziani
come una delle cause di liberta' e democrazia per cui i marines dovranno
risalire il Tigri: ovvero, della strumentalizzazione politica della sessualita'.