PAGINA WEB DI ENRICO OLIARI

ISLAM (continua)

 

NIGERIA
 

 

In questa pagina:

- Radicalidisinistra.it, 23 set 03: Condanna a morte di un omosessuale

- Queer-Blog, 26 ago 07: Nigeria: niente pena di morte per i ragazzi gay, la folla s'infuria

- Il Giornale, 11 ago 2007: In Nigeria contro 18 gay: rischiano la morte per lapidazione

- Gay.tv, 23 ago 07: Nigeria, prigione e frustate per gay che celebrano matrimonio


 

Condanna a morte di un omosessuale

 

Lo scorso 23 settembre (2003) Jibrin Babaji è stato condannato a morte per lapidazione da un tribunale islamico della Nigeria, per il reato di sodomia. Nello stesso giorno in cui Amina si salva, la comunità internazionale tace su Jibrin. La condanna, conseguenza diretta dalla confessione di Babaji che avrebbe ammesso di aver pagato i ragazzi , è stata infatti pronunciata lo stesso giorno in cui è stata concessa la grazia ad Amina, condannata anch'essa alla lapidazione, in conseguenza del reato di adulterio, e per la quale si era verificata una grande mobilitazione internazionale.
Da alcune fonti di informazione, risulterebbe che Babaji avrebbe avuto rapporti con due ragazzi (a loro volta condannati a fustigazione) che avrebbero 13 e 10 anni, ma Jibrin Babaji non è stato condannato per pedofilia, bensì perché omosessuale.
Sebbene la pratica pedofila sia deprecabile, occorre una nuova grande mobilitazione per salvare la vita di Jibrin Babaji e contro l'uso disumano della pena di morte in ogni caso. Per queste ragioni i Radicali di sinistra lanciano una campagna di sensibilizzazione delle autorità nigeriane e del nostro ministro degli esteri.  (www.radicalidisinistra.it)


 

Queer-Blog, 26 ago 07

 

Nigeria: niente pena di morte per i ragazzi gay, la folla s'infuria

In Nigeria si è tenuto il processo contro il gruppo di ragazzi gay “beccati” mentre cercavano di celebrare un matrimonio in un hotel. La sentenza è stata questa: ai 18 accusati per “essersi vestiti in modo indecente” (ovvero da donna) spetta una pena che va fino a
un anno di prigione e 30 frustate in pubblico. Solo 5 sono stati liberati. Considerando che in base alle leggi vigenti contro l’omosessualità la condanna che rischiavano era la morte non è andata poi così male. Ma non è finita qui. Al termine della sentenza ad aspettare gli imputati c’era una folla di fanatici che voleva la condanna a morte. Per la delusione hanno lanciato bottiglie incendiarie contro il tribunale e ne sono seguiti scontri con la polizia.
Il popolo che chiede a gran voce la condanna a morte per sodomia. Pensate sia il Medioevo? E’ successo l’altro ieri…


 

Il Giornale, 11 ago 2007

 

In Nigeria contro 18 gay: rischiano la morte per lapidazione

 

di Gian Micalessin

 

Chi fosse lo sposo e chi la sposa di preciso non si sa, ma di certo rischiano grosso. E con loro i sedici invitati. Una cosa, però, è sicura, la scelta del luogo per una celebrazione così poco convenzionale non era propriamente felice. Quei diciotto ragazzotti nigeriani in gonna, tacchi e borsetta - con a disposizione le distese dello stato più grande d’Africa han scelto di celebrare le loro belle nozze gay nella fossa dei serpenti, ovvero nel cuore del Bauchi, uno di quegli Stati settentrionali della federazione Nigeriana dove la sodomia è punita con la lapidazione. Certo, l’idea era quella di una festa scanzonata e trasgressiva. Nessuno dei diciotto si sognava di rischiare la vita. Avevano prenotato un albergo e ci si erano infilati dentro. Certo l’arrivo di quella mandria di donnine dai polpacci poderosi, la voce roca e dai seni miracolosamente in crescita non era passata inosservata. Ma l’autentico fattaccio, raccontano, si è verificato in quella torrida notte prima della cerimonia tanto desiderata. In quella notte quando tutte le vacche sono diventate decisamente nere nessuno ha distinto uomini e donne, ma tutti hanno ascoltato i latrati di passione, le risate eccitate, il concerto di molle sfondate, le rincorse tra le stanze, il festoso trafelato arrivo di un primo amato e di quello immediatamente successivo.

«Venite, presto, qui è un casino», avrebbe detto il solito vigile bacchettone telefonando alla polizia. Col senno di poi l’insonne ospite magari non avrebbe neppure alzato la cornetta. Ma che ne sapeva, in fondo, di chi e cosa si muovesse sotto quelle gonne e nel fragore delle loro alcove. Anche i diciotto strepitanti travestiti a saperlo avrebbero preferito consacrare la notte alla tranquillità delle riflessioni prematrimoniale. Invece è andata come quando l’imprevisto ci mette lo zampino. E così, quando la polizia bussa alle porte del gaio alberghetto, il «casino» diventa tragedia.

In quel del Bauchi una notte di festa tra ometti agghindati in tanga, gonnellino e reggiseno non è una burla oscena, ma un misfatto da pena capitale. La Sharia, la rigorosa legge islamica reintrodotta nel 2000 parla chiaro. Per i maschietti sodomiti l’unica punizione possibile e la lapidazione fino alla morte. Mentre la polizia incomincia a caricarli sul cellulare i diciotto realizzano. Il matrimonio rischia di non farsi né domani, né mai. A spegnere le residue speranze dell’ormai disperata dozzina e mezza ci si mette anche il signor Malam Tanimu, stimato, ma inflessibile presidente del tribunale islamico. Li squadra dall’alto al basso, ascolta disgustato le loro motivazioni, afferra il martelletto, batte tre colpi, semina un silenzio di gelo e ordina di rispedirli in cella. Come dire colpevoli, meritevoli di un processo islamico, di una pena appropriata e, «ça va sans dire», di quella morte crudele regalata straziandoti il corpo pietra dopo pietra.

Certo, non è la prima volta. In passato gli zelanti Stati islamici del settentrione hanno già provato a comminare ed applicare le loro abominevoli pene. La volta più famosa fu quella di Amina Lawal, la ragazza madre dichiarata colpevole di adulterio nel 2002 dalle autorità islamiche dello Stato di Katsina. Il suo caso fecero inorridire l’Italia ed il mondo. Un anno dopo il clamore e lo sdegno suscitati dalla vicenda indussero l’Alta corte per la Sharia a cancellare la pena. Nessuna delle dozzine di condanne alla lapidazione, tra cui quella inflitta nello stato del Bauchi ad un uomo colpevole di aver adescato e sedotto tre ragazzini, è mai riuscita, ad onor del vero, a superare il riesame della suprema corte islamica. E qualora la pena venisse ratificata, anche a quel livello resterebbe comunque possibile un ricorso alla corte federale dove vige l’incostituzionalità della Sharia. La legge islamica adottata dagli Stati del nord, in aperta contrapposizione con il potere centrale, non è infatti mai stata considerata valida dalle autorità federali. Auspicabilmente quindi, i diciotto allegri travestiti dovrebbero poter riuscire a celebrare altrove le desiderate nozze. Chi continuerà a non cavarsela saranno invece i disgraziati condannati per furto o ubriachezza. A loro, in più di un caso, l’amputazione della mano o qualche decina di dolorose frustate non le cancellerà nessuno.


 

Gay.tv, 23 ago 07

 

NIGERIA: PRIGIONE E FRUSTATE PER GAY CHE CELEBRANO MATRIMONIO
 

Il tribunale ha evitato la pena di morte. La folla, aizzata dai media, chiedeva la gogna. Nel paese 3 persone attendono la pena capitale per sodomia e ad altre 40 sarà amputato un arto.

Lagos - Sono comparsi davanti al tribunale il gruppo di ragazzi arrestati con l'accusa di celebrare un matrimonio gay in un hotel della capitale. Gli inquisiti sono in tutto 23 e sono stati arrestati mentre molti di loro erano vestiti da donna secondo l'agenzia
governativa NAN. Il tribunale dopo aver esaminato il caso ha accusato 18 degli accusati per "essersi vestiti in modo indecente" e accattonaggio mentre 5 sono stati liberati. La sentenza relativamente leggera del tribunale (i 23 rischiavano la condanna a morte per
omosessualità in base alla Shaaria in vigore nel paese) ha causato la rivolta della folla che aspettava fuori dal tribunale e che voleva, grazie all'azione dei media che avevano montato il caso, a tutti i costi assistere alla condanna a morte degli accusati.
Ne è seguito un lancio di bottiglie incendiarie contro il tribunale e scontri con la polizia. Agli accusati aspetta una pena che va fino a un anno di prigione e 30 frustate in pubblico. Secondo la BBC ci sono 3 persone in Nigeria che aspettano l'esecuzione della condanna a morte per sodomia e 40 che aspettano l'amputazione di una o entrambe le braccia per furto.

Giorgio Lazzarini


pagina della nigeria

pagina dell'islam

i gay nel mondo

status rifugiato
pagina web di enrico oliari

pagina web di gaylib