ISLAM (continua)
EGITTO
In questa pagina:
- La stampa, 28 feb 05 - Vita underground dei gay nei paesi arabi
- Afp, dic 20 - Deux étudiants égyptiens condamnés pour avoir créé des sites pour homosexuels (F)
- 10 mag 01 - Il caso Mahmud
Per centinaia di milioni di persone
nel Medio Oriente, Africa e Asia l'ascesa del fondamentalismo islamico ha
significato cadere in un'era di oscurantismo religioso ed
intolleranza e la
parte più liberale e progressista dell'Islam è dovuta arretrare in posizioni di
difesa, sacrificando la vita di molte persone.
Il
fattore che unisce i fondamentalisti islamici in tutto il mondo è il tentativo
di istituire uno stato religioso dove ogni aspetto della vita sia determinato
dai principi contenuti nel Corano e nelle tradizioni mussulmane; questo sigifica
uno stato dove l'omosessualità è illegale e punita con il carcere e spesso con
la morte.
L'omosessualità è attualmente illegale in 26 paesi islamici: Afghanistan,
Algeria, Bahrain, Bangladesh, Bosnia, Iran, Giordania, Kazakhstan, Kyrgyzstan,
Kuwait, Libano, Libia, Malesia, Mauritania, Marocco, Oman, Pakistan, Qatar,
Arabia Saudita, Sudan, Siria, Tajikistan, Tunisia, Turkmenistan, Emirati Arabi
uniti e Yemen.
Tra questi, l'Iran, la Mauritania, l'Arabia Saudita, il Sudan e lo Yemen
prevedono la pena di morte; il Pakistan prevede la fustigazione ed almeno due
anni di carcere; in Malesia la pena arriva fino a 20 anni e negli Emirati Arabi
fino a 14, mentre in Bangladesh e libia la pena è rispettivamente di 7 e 5 anni
di carcere.
L'Iran è comunque il paese più zelante nel reprimere l'omosessualità: dal 1980,
quando i fondamentalisti hanno preso il potere sotto la guida dell'Ayatollah
Khomeini, oltre 4000 gay e lesbiche sono stati giustiziati, stando a quanto
riferisce il gruppo in esilio per i diritti dei gay, Homan.
In soli tre paesi a maggioranza mussulmana non ci sono leggi contro
l'omosessualità: l'Egitto, l'Indonesia e l'Iraq, anche se in questi paesi il
clima verso le persone omosessuali rimane comunque estremamente pesante.
Per i gay e le lesbiche che vivono in quei paesi dove vi è un ritorno alle leggi
islamiche volute dai fondamentalisti essere omosessuali vuol dire ancora perdere
non solo ogni diritto alla dignità ma anche la propria vita.
(Fonte: Peter Tatchell, OutRage! Londra)
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La Stampa, 28 feb 05
Vita underground dei gay nei paesi arabi
di Klaus Davi
Non c'è tregua per i gay in Egitto. Nel silenzio più generale - è l'attivissima
Arabic Network for Human Rihgts Wacht a segnalarlo - gli arresti di omosessuali
nel paese del "moderato" Hosni Mubarak non conoscono pause. E basta un niente
per finire nelle poco raccomandabili guardine del Cairo o di Alessandria:
contattare un sito, acquistare una rivista o un film, bazzicare un luogo di
"rimorchio" omo. La persecuzione, secondo la suddetta associazione, non ha
soluzione di continuità almeno dal famigerato episodio della barca sul Nilo, la
Queen Boat, tre anni fa, quando in occasione di una festa a bordo ci furono
arresti e processi burla di massa, in cui cittadini egiziani vennero incarcerati
e imprigionati per immoralità. D'altronde l'ostilità dei governi arabi e
africani verso le persone gay non è solo di carattere penale. Peggio. L'odio
ideologico viene alimentato ad arte dagli iman: l'ultimo in ordine di tempo
accusava le "checche" di aver scatenato nientemeno che lo tsunami. Ignorata nel
placido occidente, la fatwa ha fatto molto rumore in vari paesi dell'ex
mezzaluna fertile trovando la ribalta televisiva nei salotti tv di Al Arabya e
di altri network panarabi. Ancor più scalpore, poi, sempre in Egitto, ha
suscitato la storia di un adolescente cairota condannato a ben 17 anni di
carcere (17! ), inclusi due anni di lavori forzati, semplicemente per aver
inviato a un sito gay il proprio profilo. Un affaire Dreyfuss alla rovescia che
almeno fino a pochi giorni fa (la promessa di apertura democratica fatta da
Mubarak alla Rice è confortante) ha alimentato una nuova crociata verso la
comunità gay lesbo del paese, distraendo l'opinione pubblica dal giro di vite
autoritario del rais. Naturalmente tanto odio non impedisce alla cultura omo di
proliferare e diffondersi in molti paesi. Da Damasco ad Algeri, ad esempio, si
assiste a un vero e proprio boom della cinematografia, venduta clandestinamente
e di rigorosa produzione araba. Non sempre però i registi dipingono bene la
comunità gay, anzi. In "Disco disco" il protagonista Metwally si ammala di aids
e viene arrestato. In "Mercedes", i gay sono assassini e stupratori, anche se
poi non manca il lieto fine fra l'amante maturo e quello più giovane. In "Uomini
prepotenti", invece, viene addirittura narrata la storia di una donna araba
sposata che diventa uomo per sottrarsi al maschilismo del marito. Insomma
produzioni non recentissime ma molto popolari fra lesbiche e omo mussulmani. Con
tanto di scene hard. Cinematografia a parte, la parte più elitaria della cultura
gay indigena, è alimentata soprattutto dai siti gay americani in lingua araba
(si va da Gayegypt.com al maghrebino Kelma.org ), dove proliferano annunci
erotici, manuali per difendersi dai controlli della polizia, mappe dei luoghi
d'incontro, elenchi di locali friendly e via elencando, come in una qualsiasi
delle nostre città. Anche se quello via web è il canale di proselitismo e
comunicazione più a rischio. Dall'Egitto fino agli Emirati Arabi Uniti, infatti,
i governi arabi riescono spesso ad individuare le persone omosessuali
infiltrando insospettabili che poi li arrestano. Ben inteso, la circolazione
resta sempre semiclandestina. Difficile anche trovare riviste gay. L'unica di
cui v'è traccia è "Huryiah" diffusa in Egitto, Marocco e Libano. Nota curiosa ma
fino ad un certo punto: la cultura gay araba è soprattutto filo occidentale. Lo
dimostrano proprio i gadget che, via internet, vengono distribuiti e
pubblicizzati tra gli omosessuali collegati. Oltre ai soliti prodotti pro
erezione tipo Cialis, non mancano altr gadget piuttosto "forti" (anche questa è
esportazione di democrazia...) Uno di questi, addirittura, sta facendo
particolarmente furore nel basso Nilo: si tratta di un mosaico medievale
risalente all'XI secolo, che ritrae Riccardo Cuor di Leone, impegnato in una
scena di sesso con il mitico Saladino. Nonostante l'attenzione internazionale,
però, risultano quasi insignificanti le iniziative a favore dei diritti civili
nel mondo arabo. In controtendenza solo il Libano, dove recentemente è stata
lanciata una petizione per la depenalizzazione del reato di omosessualità.
Mentre Arabia Saudita , Egitto, Siria, Libia, Tunisia e Yemen restano in prima
linea nella repressione dei siti internet dedicati al movimento omosessuale.
Censura, però, come detto, che non impedisce la proliferazione di rapporti
"impuri", anzi. L'"Independent" proprio qualche giorno fa raccontava come fra i
sauditi sia diffusa la sodomia fra adulti consenzienti. Ad esempio nei college
privati di Gedda gli studenti maschi presentano i loro amanti come "al walid
hagi" (il ragazzo che mi appartiene). Morale: pur rifiutando l'etichetta di gay
e pur nell'ostilità generale, il maschio arabo non sembra privarsi dei piaceri
proibiti.
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dic 2001
Deux étudiants égyptiens
condamnés pour avoir créé des sites pour homosexuels. (Justice) par Judith
Silberfeld Une cour égyptienne a condamné mardi 18 décembre
deux étudiants égyptiens à un an de prison ferme pour la
création de sites internet sur lesquels ils s'étaient proposés comme partenaires
homosexuels, a-t-on appris mardi
de source judiciaire. Le tribunal correctionnel de Boulak, au
Caire, a condamné Chérif Abou Bakr, étudiant à la faculté d'ingénierie, et
Mohamed Al-Saoui, étudiant à la
faculté des sciences, à un an de prison chacun, dans deux
affaires distinctes, pour avoir créé deux sites internet où ils publiaient des
annonces pour homosexuels, a-t-on
précisé de même source. Les deux prévenus, âgés d'une vingtaine
d'années, sont accusés également d'avoir diffusé des photos personnelles
indécentes sur les sites,
a-t-on précisé, ajoutant qu'ils proposaient leurs services pour
100 Livres égyptiennes (160 F). Les deux étudiants avaient été arrêtés fin
octobre dans un hôtel de luxe au
Caire, alors qu'ils attendaient un "riche arabe du Golfe" qui
avait répondu à leurs ann! onces, et qui était en fait un policier. Deux hommes
avaient été arrêtés dans les
mêmes circonstances fin mars, et condamnés respectivement à 15
et trois mois de prison, avant que la Cour d'appel du Caire ne revoie leurs
peines à la baisse,
condamnant l'un d'eux à trois mois de prison et l'autre à une
amende. Ces décisions interviennent un mois après la condamnation de 23
Égyptiens poursuivis pour
homosexualité et "mépris de la religion" à des peines de prison
allant jusqu'à cinq ans. Un mineur, jugé séparément en raison de son âge, avait
fait appel. Le verdict en
appel est attendu dans la journée (avec AFP).
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Il caso Mahmud
Mahmud fu arrestato il 10
maggio 2001 in seguito ad un rapporto omosessuale e condannato in primo grado,
il 18 settembre, a 3 anni di lavori forzati, dal tribunale dei
minori del Cairo. Durante le prime 2 settimane dopo l'arresto
gli è stato impedito di incontrare i suoi familiari e di vedere un avvocato. Le
"confessioni" che la polizia ha
strappato a Mahmud in queste due settimane sono state utilizzate
come prove contro di lui durante il processo. Il suo avvocato ha dichiarato che
queste confessioni sono
state ottenute tramite pressioni sul ragazzo, che le ha
successivamente smentite.
Il caso di Mahmud si inserisce nel processo che si è consumato
al Cairo contro 52 presunti omosessuali, imputati di "comportamento immorale".
L'arresto e il conseguente processo hanno acceso in Egitto una
vera e propria "caccia alle streghe" anti-omosessuale. In alcuni casi le foto e
addirittura l'indirizzo di casa
degli imputati sono finiti sui giornali. Gli arrestati e i loro
familiari hanno ripetutamente denunciato torture, violenze, ammissioni di
responsabilità strappate con la forza e si
sono professati innocenti. Il processo, eccetto che per il
giovane Mahmud, è stato affidato all'Alta Corte per la Sicurezza dello Stato, un
tribunale speciale il cui giudizio
inappellabile, emesso il 14 novembre scorso, ha visto condannati
23 degli imputati, a pene da 1 a 5 anni di carcere