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INTERVISTA A MARCELLO VENEZIANI

 

di Enrico Oliari, Pride, 03/05

 

Ancora un’altra “voce dell’altra sponda”: Marcello Veneziani, di An, consigliere di amministrazione Rai, che non ha mai nascosto la sua ostilità alla parità di diritti civili fra eterosessuali e gay. Dopo le sue dichiarazioni sul “caso Buzzanca” lo abbiamo intervistato.
Dopo le sue dichiarazioni sul “caso Buzzanca” lo abbiamo intervistato.
Marcello Veneziani è considerato da molti l’ideologo per eccellenza della destra: di se stesso dice di avere “un solo vizio incurabile: sono liberamente, ma profondamente di destra”.
Giornalista di successo, editorialista (“Il Giornale”, “Libero”) e scrittore di saggi (con titoli in tema quali: La cultura della destra; Di padre in figlio. Elogio alla tradizione; La rivoluzione conservatrice in Italia; Sinistra e destra. Risposta a Norberto Bobbio, e molti altri ancora), attualmente è consigliere di amministrazione Rai. In questo ruolo ha reagito infastidito alle lodi per Lando Buzzanca (che simpatizza dichiaratamente per An) per lo sceneggiato Mio figlio: “Nella fiction il tema è trattato con sobrietà. Mi infastidisce però il coro di elogi: succede solo quando si affrontano certi argomenti politicamente corretti. Si possono fare anche i peggiori film, ma basta una battuta illuminata sull'omosex e tutti applaudono”.
Ma già nel 2002 Veneziani aveva contestato il governatore della Regione Puglia Fitto (FI) per il patrocinio al gay pride, a suo dire “raduni clowneschi, vanitosi, a tratti penosi, ma pacifici”, e di recente ha iniziato una sua personale (ma non solo) crociata contro una “condizione” gay diventata, a suo dire, una sorta di lasciapassare, una strategia per emergere o per essere eternamente giustificati.

E sui diritti dei gay? Intervistato per “Pride” Marcello Veneziani è un fiume in piena e arriva immediatamente al dunque:
“Il punto non è se dare o meno un riconoscimento giuridico alla coppia omosessuale, ma riportare al centro della discussione la famiglia tradizionale, quella che, con la procreazione, garantisce il futuro alla nostra società”.

Tuttavia in quasi tutto il resto dell’Europa occidentale le coppie omosessuali hanno ottenuto il matrimonio civile, l’unione civile o il pacs. Non pensa che sia arrivato il momento anche per la destra italiana di esprimersi per un sì o per un no?
Certamente: la destra ha il dovere di fornire una risposta a una tematica di piena attualità com’è quella del riconoscimento della coppia gay, ma io lealmente e francamente sono per un no deciso. La coppia omosessuale deve aver garantita la libertà di vivere serenamente il proprio rapporto, ma senza il diritto pubblico di essere riconosciuti dallo Stato, riservato, com’è giusto che sia, alla famiglia tradizionale.

Se si discutesse in Parlamento di una legge per le coppie gay inoffensiva verso il concetto tradizionale di famiglia, cosa consiglierebbe ai deputati di Alleanza Nazionale, suoi colleghi di partito?
Consiglierei comunque loro di opporvisi. Ripeto: Alleanza Nazionale è per la difesa della centralità della famiglia eterosessuale, l’unica che può assicurare la continuità della società.

Se ipoteticamente suo figlio le confidasse di essere omosessuale, e si presentasse a casa con il proprio compagno comunicandole la volontà di convivere, come reagirebbe?
Non ne sarei contento, ovviamente. Cercherei di dissuaderli, di riflettere attentamente.

Nel suo intervento su “Libero” del 19 gennaio afferma che “in un paese civile ci sono conservatori e progressisti, quelli che difendono la tradizione e quelli che difendono l’emancipazione”. La tradizione non può andare d’accordo con l’emancipazione?
Io penso che sia l’emancipazione che la tradizione abbiano il loro ruolo, ben distinto. Ci sono punti su cui questi due concetti possono incontrarsi, ma rimangono ben distinti.

Sempre nello stesso intervento afferma che “i gay hanno in mano le chiavi dell’opinione pubblica”. Che intende dire?
Si è venuta a creare nel nostro paese, non tanto ad opera dei gay, una mentalità, un codice di “politicamente corretto”. Basta essere gay per essere ben visti, perdonati dei propri errori ed addirittura rivalutati. Si veda, ad esempio, il recente caso Buzzanca, ovvero di un attore considerato fino a ieri quasi di serie B, ed oggi, dopo il film sul rapporto fra padre e figlio gay, esaltato dai media.

Alessandro Cecchi Paone però ha respinto con forza (http://www.arcigaymilano.org/dosart.asp?ID=18451) questo suo ragionamento...
Cecchi Paone ha reagito in modo isterico ad osservazioni che non erano contro di lui. Io ho criticato la retorica mass-mediatica, non le sue scelte personali.

Dunque secondo lei esiste una lobby gay?
Può darsi di sì, o se non proprio una lobby, sicuramente una sorta di passaparola. Quando, ad esempio, cerco di trattare determinate tematiche con schiettezza, mi ritrovo contro quasi contemporaneamente diversi media. Questo mi fa pensare che c’è una forma di organizzazione...

In effetti, esiste un movimento di liberazione omosessuale... Ma torniamo ad An. Non pensa che le posizioni di alcuni esponenti di quel partito, come quella recente di Tremaglia e quella di Fini sui maestri gay, possano portare il gay di destra a votare a sinistra?
È indubbio che la derisione è discutibile. Tuttavia sul piano elettorale non deve prevalere l’esigenza di prendere voti a tutti i costi, magari rinnegando i propri principi.

E di Vendola, che batte Boccia in Puglia?
Ho una certa stima di Nichi Vendola. Facendo una volta parte di una giuria, avevo giudicato positivamente un suo libro di poesie. Politicamente posso dire che è una persona valida e coerente, anche se non so quante possibilità abbia, in quanto parte di un segmento minoritario delle sinistra, di battere Fitto.

Come consigliere d’amministrazione Rai, quanti film a tematica omosessuale è disposto ad approvare in un anno?
Non credo nelle quote, né a quelle rosa, né a quelle gay. Quindi non si tratta di quantità, ma di qualità. Un film non deve essere diseducativo, ma interessante.
Non boccerei mai un film ben fatto, ad esempio, sulla vita della Yourcenar, solo per il fatto che è a tematica gay.


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