LE MIE INTERVISTE (continua)
Pride, sett 05
VACANZE AMARE IN TUNISIA
Meta di turismo gay italiano, la Tunisia è un paese contraddittorio: L'omosessualità è di fatto tollerata, ma secondo una legge è reato. E da qualche tempo, anche sulla spinta dell'integralismo religioso, la legge viene applicata più che in passato. Ecco un caso molto sgradevole accaduto a un turista gay italiano e ai suoi partner tunisini.
Ormai da diversi anni Marco si recava in Tunisia per incontrare la persona amata. Ed anche l’estate scorsa ha compiuto quel viaggio, quasi che il suo tornare verso il paese nord africano fosse un rito per ritrovare il suo Mohammed e per passare con lui momenti di felicità, di intimità e di pienezza interiore.
Doveva essere il viaggio di sempre: aereo dall’Italia, arrivo a Tunisi, alloggio in una stanza presso il migliore hotel della città ed incontro con l’amico del cuore. E magari l’invito di un altro amico, Omar, con lo scopo di rendere più frizzante l’armonia dell’intimità.
Qualcosa però andò storto e per i tre amici quell’incontro dell’estate scorsa si tramutò in un terribile incubo di cui ancora non se ne vede la fine.
Marco è un professionista affermato di mezza età, che vive e lavora nel Centro Italia. Il nome è inventato per proteggere la sua privacy e soprattutto, come lui ci tiene a dire, il quieto vivere dei due amici tunisini.
Lui
stesso mi aveva contattato mesi or sono per dire la sua su un’inesattezza che, a
suo giudizio, appare nel mio sito, laddove si legge che l’omosessualità in
Tunisia è sì perseguita in base all’articolo 330 del codice penale, ma viene
comunque tollerata.
“L’omosessualità in Tunisia è praticata un po’ ovunque, in tutte le classi sociali e da molte personalità pubbliche – aveva puntualizzato - ma è sbagliato e pericoloso affermare che sia tollerata. Io stesso sono stato condannato a due anni di reclusione”.
Quando ricevo questa e-mail, rimango sbigottito. Abituato al mio modo emancipato di vivere l’orientamento sessuale, ritenevo che gli arresti per “sodomia” fossero notizie di paesi lontani e non alla portata del turista medio europeo. Tutto sommato c’è solo una striscia di mare a separare le coste del paese africano da quelle della nostra Sicilia…
Decido di saperne qualcosa di più. La telefonata arriva dal Marocco dove i due si erano dati appuntamento, dal momento che per Marco è impossibile recarsi in Tunisia.
Passo subito al sodo:
Cos’è accaduto?
“Come ogni anno mi recavo a Tunisi per incontrare Mohammed, col quale condivido una relazione sentimentale che dura ormai da parecchio tempo. Entrambi siamo uomini maturi e non abbiamo mai dato nell’occhio, non ci vestiamo in modo particolare ed abbiamo un contegno irreprensibile.
La notte prima del mio rientro abbiamo invitato in albergo un ragazzo di circa trent’anni, Omar. Per non dare sospetti, abbiamo preso due camere, entrambe messe sul mio conto. Io ero in stanza solo, mentre gli amici tunisini avevano una camera doppia, con i letti separati. Abbiamo trascorso una notte intensa e piacevole ed il giorno dopo ci siamo salutati, mi sono recato in aeroporto e sono rientrato in Italia.
Dopo circa un mese ho ricevuto la telefonata della moglie di Mohammed, la quale mi ha messo davanti ad un fatto terribile: Mohammed ed Omar erano stati arrestati ed io stesso ero stato processato in contumacia”.
Per aver avuto rapporti omosessuali?
“Sì. La cosa ha dell’incredibile, specie se si pensa che a Tunisi vivono molti omosessuali in modo aperto, riconoscibilissimi sia per i modi di fare che per il vestire. Vi sono ragazzi e uomini gay che si comportano come molti loro “colleghi” a Milano o in qualsiasi altra città europea.
Nonostante ciò noi siamo stati processati e condannati per sodomia e l’avvocato mi ha raccontato di un numero di casi simile al mio crescente in modo vertiginoso, anche con turisti europei”.
Se eravate chiusi in una stanza d’albergo, come hanno fatto a scoprirvi?
“Ancora non lo abbiamo capito. Noi pensiamo che sia stata l’invidia di qualche membro del personale, ma bisogna costatare che in Tunisia se da un lato aumentano i gay visibili, da quell’altro si sta radicando il fondamentalismo islamico”.
Comunque per te è stata una bella fortuna essere fuori dal paese, altrimenti a quest’ora saresti in gattabuia.
“Indubbiamente. Sono stato condannato a due anni, ma già il giorno dopo il nostro incontro in albergo, ero in viaggio per l’Italia. Ora non potrò più recarmi in Tunisia e la cosa mi dispiace molto, poiché mi sento legato a quel paese e alla sua gente. Ho comunque incaricato un avvocato di presentare ricorso in appello, nella speranza di vedere cancellata la condanna e quindi di poter tornare a circolare liberamente per Tunisi”.
Chiedo di poter intervistare Mohammed e mi stupisco di come parli bene l’italiano.
Mohammed, tu al contrario sei stato arrestato e processato…
“E’ stata un’esperienza terribile, la cosa più brutta della mia vita. Una sera verso le undici, un mese circa dal nostro incontro nell’albergo di Tunisi, si presentò la polizia a casa mia e mi arrestò. Per me fu una doccia fredda: ero incensurato, non avevo mai fatto nulla di male in vita mia. Mi portarono via per interrogarmi e mi rinchiusero in una cella. Rimasi quattro giorni senza mangiare, venivo insultato, deriso e pestato dalle guardie in continuazione. Ho ancora male ad un braccio”.
Secondo te, come si é saputo della vostra relazione omosessuale?
“Non lo so, non sono state esibite prove neppure al processo. Io ho sempre negato. L’avvocato mi ha detto che il primo a finire agli arresti è stato Omar, al quale è stata estorta una sorta di confessione a suon di botte e di insulti.
Come dicevo, al processo non sono state prodotte ne’ prove, ne’ testimonianze. E’ bastata la “soffiata” di un membro del personale dell’albergo, forse del direttore notturno, per processare e condannare me, Omar e Marco. E pensare che si trattava di un hotel di alta categoria…
Avevo sempre negato ogni responsabilità, d’altro canto sono sposato e speravo che questo desse una chiara immagine di me quale eterosessuale. Poi la polizia ha consegnato al giudice una mia confessione, in realtà scritta da loro e firmata da me sotto la minaccia di percosse continue.
Omar ed io siamo stati condannati ad un anno di reclusione, Marco a due anni, forse perché contumace. Per il giudice loro hanno violato l’articolo 330 del codice penale, quello che si riferisce ai rapporti contro natura, mentre io sarei stato un “intermediario” cioè un prosseneta, non coinvolto direttamente nel rapporto omosessuale”.
La tua famiglia…
“Io sono sposato, ho tre figli. In breve ho perso il lavoro e la stima dei miei amici e puoi immaginare quali difficoltà ho incontrato ed incontro tutt’oggi per mantenere moglie e figli.
E’ terribile. Nella Tunisia di oggi la polizia può venire a casa tua e rovinarti per sempre l’esistenza. Ho paura, molta paura. Spesso mi capita di andare in giro ed avere la sensazione che tutti mi guardino o di essere spiato.
Dopo la condanna comunque ricorsi in appello e riuscii ad ottenere la riduzione di sei mesi della pena”.
Tua moglie ha scoperto la tua relazione omosessuale con Marco?
“Mia moglie è stata informata dalla polizia, la quale mi ha descritto come un mostro. Tuttavia lei non ha loro creduto , anche perchè, come ho spiegato, sono risultato un intermediario, ovvero uno che in cambio di denaro avrebbe organizzato l’incontro fra Marco e Omar”.
In prigione hai saputo di altri condannati per sodomia?
“Sì, ve ne sono molti, anche europei”.
Secondo te, in Tunisia c’è un ritorno al passato per quanto riguarda l’accettazione degli omosessuali?
“Come in tutto il mondo arabo, anche in Tunisia si sta manifestando un certo radicalismo religioso e temo che questo sia destinato ad aumentare”.
Riprende il telefono Marco, ansioso di aggiungere altro al suo racconto.
“Il motivo per cui ho accettato di fare l’intervista è proprio questo: raccomandare prudenza ai molti europei che vengono in Tunisia. L’omosessualità è sempre meno tollerata di prima. Magari se fossimo stati colti sul fatto la cosa sarebbe finita lì, con una bustarella alla polizia, ma purtroppo siamo finiti sotto processo.
La trovo una cosa ingiusta ed indegna di un paese civile o che si sforza di apparire tale: noi non eravamo per strada, ne’ abbiamo dato pubblico scandalo. Eravamo in una camera d’albergo, chiusi nella nostra intimità.
Personalmente potrei fregarmene della condanna subita in un paese straniero, nel quale non vivo e non lavoro. Per questo reato, tra l’altro, non esiste neppure l’estradizione e potrei tranquillamente evitare di andare in Tunisia per le mie vacanze.
Tuttavia ritengo di aver subito un’ingiustizia e quindi ho incaricato un avvocato di ricorrere in appello. Ho interessato del mio caso anche il nostro ministero degli Affari Esteri”.
Non temi che Mohammed ed Omar possano subire ripercussioni a causa della tua azione legale?
“Loro sono già ricorsi in appello ed hanno già scontato la pena, non penso che possano avere altri fastidi, almeno dal punto di vista legale. In particolare per Mohammed, tuttavia, mi sento in qualche modo responsabile per i molti problemi che ha avuto e, non avendo difficoltà di carattere economico, ho pensato di sostenere la sua famiglia nel periodo in cui è stato incarcerato e di contribuire alle spese legali”.
Non capita spesso di venire a conoscenza di casi simile al vostro…
“Non sono pochi i turisti europei omosessuali arrestati in Tunisia. Il fatto è che tutti preferiscono tacerei, per paura di ritorsioni o che il loro caso arrivi al loro paese. Noi abbiamo deciso di raccontare quanto ci è accaduto, per invitare tutti ad essere prudenti. E soprattutto a non considerare l’omosessualità come una trasgressione tollerata”.
Link:
Nella foto:
L'albergo El Mechtel, dove si sono svolti i fatti