BOLZANO, DUE LESBICHE, DIECI AGGRESSORI
Sembra incredibile, ma a Bolzano, nella pacifica e perbene Bolzano, si può essere aggrediti due volte nella stessa sera. Gli ingredienti della vicenda? Un balordo, dieci giovinastri e due ragazze. Lesbiche.
Stefania e Rita sono due
ragazze che non hanno mai fatto mistero della loro omosessualità,
perché si sentono dignitosamente amanti e perché si ritengono
due esseri normali con le aspettative di tutti. Stefania è editrice (Gander edizioni) e Rita ha scritto un libro uscito nel maggio scorso (Da
donna a donna).
I fatti. Le due amiche,
ed amanti, partecipano alla serata lesbica organizzata presso la sede di
Arcigay Centaurus ed a un certo punto un balordo scaglia una bottiglia
nella sala dell’incontro, rompendo una finestra. Le ragazze escono ed invitano
l’uomo ad andarsene, ma questi, in preda a chissà cosa, molla pugni
e calci. Stefania viene colpita al mento, Rita viene strattonata e percossa.
Sembrerebbe già abbastanza,
ma un paio di ore dopo vanno verso casa, tranquille e quasi dimentiche
di quanto era successo poco prima. La cagnetta Laika annusa ogni angolo
della strada, mentre loro due si scambiano un bacio e qualche carezza.
Improvvisamente il finimondo:
dieci ragazzi di madrelingua tedesca (altoatesini) le insultano, si dirigono
verso di loro e le pestano per bene.
Stefania, cos’è
successo?
Indubbiamente nella prima
aggressione era un balordo, penso che avrebbe fatto lo stesso se fosse
stata una riunione di testimoni di Geova. Non ci siamo preoccupate tanto
per lui: la vera violenza è stata fatta dopo.
Rita, la stessa domanda
anche per te.
Sì, insulti di ogni
genere, rivolti a noi come lesbiche. Ricordo le loro voci e solo ora mi
rendo conto della loro carica aggressiva: “lesbiche di merda, non avete
mai provato il cazzo?”. Io mi sono avvicinata ad uno di loro, ma lui ha
continuato ad insultarmi. Sono scesi da due macchine, in dieci, mi hanno
sbattuto contro una macchina, ho preso un pugno allo stomaco e quindi sono
finita per terra. Addosso a me si è scaraventato uno che mi ha preso
per il collo e mi stava strangolando. Quindi è intervenuta Stefania,
che però è stata presa a calci e pugni. Qualcuno di loro
incitava gli altri, un paio li invitavano a fermarsi “perché”, dicevano,
“sono solo due lesbiche”. Poi è arrivata la polizia, sono scappati.
Eravamo sotto shock.
Li avete denunciati,
immagino…
Sì, ma sembra addirittura
che manchi il verbale dell’ intervento delle Forze dell’ordine.
Fin qui il fatto di cronaca.
Cosa può essere all’origine di tanta violenza?
Indubbiamente la loro omofobia,
l’ignoranza. Ho cercato di dare una motivazione a quanto successo, chessò,
colpa della società, della loro voglia di trasgressione, ma tutto
è stato causato dal loro odio per le persone omosessuali.
Stefania: tu a cosa dai
la colpa di quanto successo?
Ci
sono colpe dirette e colpe indirette. Chi ci ha fatto del male, quella
sera, ha una colpa diretta. Ma a Bolzano c’è una società
maschilista che ancora vede nella donna un oggetto. Da qui a due anni,
probabilmente, quei dieci si sposeranno ed avranno una famiglia, rientreranno
nei canoni e per loro non cambierà nulla. Poi, più in generale,
in Italia non è stata approvata la legge antidiscriminatoria nei
confronti delle persone omosessuali che, se ci fosse stata, avrebbe fatto
sì che ad occuparsi del caso fosse stata la DIGOS, mentre la polizia
ordinaria ha pure dimenticato di stilare il rapporto dell’aggressione.
Ed infine do la colpa ai
vari Bossi, Storace e Prosperini, che contribuiscono alla crescita del
livello di omofobia nella società ad ogni battuta che esce dalla
loro bocca.
Avete sentito vicina
la comunità gay bolzanina?
Titti de Simone e Franco Grillini, deputati, hanno presentato un’interpellanza al ministro
Scajola.
GayLib si è dimostrata solidale e si è subito data da fare
con la stampa, come Arcilesbica ed il gruppo Centaurus. Abbiamo inoltre
ricevuto una moltitudine di telefonate e di e-mail da persone che volevano
esprimere solidarietà nei nostri confronti. Così ci sono
state vicine le Donne dei Verdi, la Sinistra Giovanile ed abbiamo
ricevuto persino una lettera di Giorgio Holzmann (consigliere prov. Alleanza
Nazionale, ndr), il quale si è molto rammaricato per l’accaduto:
la solidarietà non ha colore.
Il fatto è che quello
che facciamo noi non è ostentazione, siamo due donne normali e,
come tali, vogliamo sentirci libere.
Rita, nessuno, a parte
questo fatto, vi ha mai dimostrato sufficienza o condanna per il fatto
che siete lesbiche?
Voci che non ci ha fatto
piacere sentire, ce ne sono arrivate, anche da parte di persone omosessuali.
Ad esempio, c’è stato chi, dopo l’aggressione, ci ha detto che abbiamo
sbagliato a scambiaci qualche secondo di tenerezza in strada, anche se
in verità erano le tre di notte e non passava nessuno. A volte la
chiusura sta proprio fra noi omosessuali,
Tu, Stefania, scrivi
articoli coraggiosi sulla liberazione dei gay e delle lesbiche in una società,
quella altoatesina, “multitutto”, dove le differenze fra le etnie, i pensieri
ed altro non dovrebbero esistere.
In realtà diversi
episodi, accaduti di recente, dimostrano che vi è molto ancora da
fare in tema di tolleranza. Oltre agli episodi di violenza che ci hanno
riguardato, vi sono anche retate al parco Petrarca, aggressioni di cui
nessuno parla. Francamente non capisco come possano accadere questi fatti
in una città in cui ognuno fa i fatti propri. Magari si tratta solo
di una teoria, di una società dipinta in un modo, ma che in realtà
si basa su un humus di insoddisfazione o di paura del diverso. Se guardi
gli episodi di violenza sono in aumento e non compiuti da extracomunitari
o da balordi, ma da bolzanini, da gente di qua.
Io credo nella lotta alla
discriminazione e che essa vada fatta anche nella Bolzano del XXI secolo.
Per questo abbiamo dato vita ad un’associazione per lesbiche, Aimee e Jaguar.
Recentemente, Rita, hai
pubblicato un libro dal titolo “Da donna a donna”, incentrato sulle tue
esperienze personali. Lo trovi attuale anche dopo il grave fatto di violenza
che avete subito?
Sì, rimane attuale,
anche perché sono cose che, purtroppo, accadono sempre. Le donne
devono prendere coscienza del loro ruolo nella società, dove sono
strumentalizzate e ritenute semplici oggetti. Esse devono lottare per un’
emancipazione che, a quanto sembra, ancora non c’è stata del tutto.