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LE MIE INTERVISTE (continua)

BOLZANO, DUE LESBICHE, DIECI AGGRESSORI

Pride, novembre 2001

Sembra incredibile, ma a Bolzano, nella pacifica e perbene Bolzano, si può essere aggrediti due volte nella stessa sera. Gli ingredienti della vicenda? Un balordo, dieci giovinastri e due ragazze. Lesbiche.

Stefania e Rita sono due ragazze che non hanno mai fatto mistero della loro omosessualità, perché si sentono dignitosamente amanti e perché si ritengono due esseri normali con le aspettative di tutti. Stefania è editrice (Gander edizioni) e Rita ha scritto un libro uscito nel maggio scorso (Da donna a donna).
I fatti. Le due amiche, ed amanti, partecipano alla serata lesbica organizzata presso la sede di Arcigay Centaurus ed a un certo punto un balordo scaglia una bottiglia nella sala dell’incontro, rompendo una finestra. Le ragazze escono ed invitano l’uomo ad andarsene, ma questi, in preda a chissà cosa, molla pugni e calci. Stefania viene colpita al mento, Rita viene strattonata e percossa.
Sembrerebbe già abbastanza, ma un paio di ore dopo vanno verso casa, tranquille e quasi dimentiche di quanto era successo poco prima. La cagnetta Laika annusa ogni angolo della strada, mentre loro due si scambiano un bacio e qualche carezza.
Improvvisamente il finimondo: dieci ragazzi di madrelingua tedesca (altoatesini) le insultano, si dirigono verso di loro e le pestano per bene.
Stefania, cos’è successo?
Indubbiamente nella prima aggressione era un balordo, penso che avrebbe fatto lo stesso se fosse stata una riunione di testimoni di Geova. Non ci siamo preoccupate tanto per lui: la vera violenza è stata fatta dopo.
Rita, la stessa domanda anche per te.
Sì, insulti di ogni genere, rivolti a noi come lesbiche. Ricordo le loro voci e solo ora mi rendo conto della loro carica aggressiva: “lesbiche di merda, non avete mai provato il cazzo?”. Io mi sono avvicinata ad uno di loro, ma lui ha continuato ad insultarmi. Sono scesi da due macchine, in dieci, mi hanno sbattuto contro una macchina, ho preso un pugno allo stomaco e quindi sono finita per terra. Addosso a me si è scaraventato uno che mi ha preso per il collo e mi stava strangolando. Quindi è intervenuta Stefania, che però è stata presa a calci e pugni. Qualcuno di loro incitava gli altri, un paio li invitavano a fermarsi “perché”, dicevano, “sono solo due lesbiche”. Poi è arrivata la polizia, sono scappati. Eravamo sotto shock.
Li avete denunciati, immagino…
Sì, ma sembra addirittura che manchi il verbale dell’ intervento delle Forze dell’ordine.
Fin qui il fatto di cronaca.  Cosa può essere all’origine di tanta violenza?
Indubbiamente la loro omofobia, l’ignoranza. Ho cercato di dare una motivazione a quanto successo, chessò, colpa della società, della loro voglia di trasgressione, ma tutto è stato causato dal loro odio per le persone omosessuali.
Stefania: tu a cosa dai la colpa di quanto successo?
Ci sono colpe dirette e colpe indirette. Chi ci ha fatto del male, quella sera, ha una colpa diretta. Ma a Bolzano c’è una società maschilista che ancora vede nella donna un oggetto. Da qui a due anni, probabilmente, quei dieci si sposeranno ed avranno una famiglia, rientreranno nei canoni e per loro non cambierà nulla. Poi, più in generale, in Italia non è stata approvata la legge antidiscriminatoria nei confronti delle persone omosessuali che, se ci fosse stata, avrebbe fatto sì che ad occuparsi del caso fosse stata la DIGOS, mentre la polizia ordinaria ha pure dimenticato di stilare il rapporto dell’aggressione.
Ed infine do la colpa ai vari Bossi, Storace e Prosperini, che contribuiscono alla crescita del livello di omofobia nella società ad ogni battuta che esce dalla loro bocca.
Avete sentito vicina la comunità gay bolzanina?
Titti de Simone e Franco Grillini, deputati, hanno presentato un’interpellanza al ministro Scajola. GayLib si è dimostrata solidale e si è subito data da fare con la stampa, come Arcilesbica ed il gruppo Centaurus. Abbiamo inoltre ricevuto una moltitudine di telefonate e di e-mail da persone che volevano esprimere solidarietà nei nostri confronti. Così ci sono state vicine le Donne dei Verdi, la  Sinistra Giovanile ed abbiamo ricevuto persino una lettera di Giorgio Holzmann (consigliere prov. Alleanza Nazionale, ndr), il quale si è molto rammaricato per l’accaduto: la solidarietà non ha colore.
Il fatto è che quello che facciamo noi non è ostentazione, siamo due donne normali e, come tali, vogliamo sentirci libere.
Rita, nessuno, a parte questo fatto, vi ha mai dimostrato sufficienza o condanna per il fatto che siete lesbiche?
Voci che non ci ha fatto piacere sentire, ce ne sono arrivate, anche da parte di persone omosessuali. Ad esempio, c’è stato chi, dopo l’aggressione, ci ha detto che abbiamo sbagliato a scambiaci qualche secondo di tenerezza in strada, anche se in verità erano le tre di notte e non passava nessuno. A volte la chiusura sta proprio fra noi omosessuali,
Tu, Stefania, scrivi articoli coraggiosi sulla liberazione dei gay e delle lesbiche in una società, quella altoatesina, “multitutto”, dove le differenze fra le etnie, i pensieri ed altro non dovrebbero esistere.
In realtà diversi episodi, accaduti di recente, dimostrano che vi è molto ancora da fare in tema di tolleranza. Oltre agli episodi di violenza che ci hanno riguardato, vi sono anche retate al parco Petrarca, aggressioni di cui nessuno parla. Francamente non capisco come possano accadere questi fatti in una città in cui ognuno fa i fatti propri. Magari si tratta solo di una teoria, di una società dipinta in un modo, ma che in realtà si basa su un humus di insoddisfazione o di paura del diverso. Se guardi gli episodi di violenza sono in aumento e non compiuti da extracomunitari o da balordi, ma da bolzanini, da gente di qua.
Io credo nella lotta alla discriminazione e che essa vada fatta anche nella Bolzano del XXI secolo. Per questo abbiamo dato vita ad un’associazione per lesbiche, Aimee e Jaguar.
Recentemente, Rita, hai pubblicato un libro dal titolo “Da donna a donna”, incentrato sulle tue esperienze personali. Lo trovi attuale anche dopo il grave fatto di violenza che avete subito?
Sì, rimane attuale, anche perché sono cose che, purtroppo, accadono sempre. Le donne devono prendere coscienza del loro ruolo nella società, dove sono strumentalizzate e ritenute semplici oggetti. Esse devono lottare per un’ emancipazione che, a quanto sembra, ancora non c’è stata del tutto.


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