Le mie interviste (continua)
Notiziegay.it, 7 nov 09
"Non posso assistere liberamente e
dignitosamente il mio compagno in ospedale"
Antonio a Marco hanno una lunga relazione di convivenza alle spalle. Abitano
in una città del Sud e il loro cammino procedeva libero e sereno, fatto
della normalità e della meraviglia che è la vita di coppia. Questo fino alla
malattia di Marco ed alle difficoltà di Antonio di stargli a fianco a causa
del vuoto legislativo che caratterizza il nostro Paese in materia di coppie
omoaffettive.
Tu e il tuo compagno convivete da 25 anni. Come vi siete conosciuti?
- Ci siamo conosciuti per strada. Si passeggiava con i propri amici. Ricordo
che i nostri sguardi si sono incontrati e subito un sorriso ci ha legato.
Poco dopo ci siamo fermati e abbiamo incominciato a parlare del più e del
meno.
Com'era vivere una relazione di coppia nell'Italia di un quarto di secolo
fa? I famigliari, gli amici, hanno accettato da subito la vostra relazione?
- Sono stati molti gli "amici" che ci hanno lasciato dopo aver messo i
puntini sulle ‘i’. Oltre tutto lui è sempre stato corteggiatissimo dalle
donne... e quindi vederlo con un compagno a fianco...
La mia famiglia sa della nostra relazione, ma la sua finge ancora di non
esserne a conoscenza.
Vivere una relazione omosessuale allora per noi che viviamo al sud non
presenta molte differenze rispetto ad oggi e se qualcosa sta cambiando, lo
si deve ad un processo molto, molto lento. Sono i diritti però che non
possono aspettare.
La scelta di convivere ha comportato difficoltà?
- Non abbiamo mai incontrato vere e proprie difficoltà nel convivere,
abbiamo deciso di farlo e l'abbiamo fatto. Viviamo in una villetta e quindi
non abbiamo vicini "impiccioni".
Rispetto ad allora, oggi cos'è cambiato per una coppia omoaffettiva?
- Sinceramente non saprei dire. Non penso che si possa generalizzare su
tutto il mondo gay, non siamo tutti uguali.
Io ho sempre ambito ad avere una relazione stabile, come pure il mio
compagno. Una volta che abbiamo messo su casa insieme abbiamo sempre avuto
la volontà di andare avanti insieme. Non si tratta solo di qualcosa che
possa nascere da una passione, anzi. Quella poi si raffredda, credo che
debba subentrare la volontà di amare, che cementifichi il rapporto, che gli
dia stabilità.
Come dice un mio amico sacerdote "voi siete entrati l'uno nell'anima
dell'altro". Credo proprio che sia così. Non posso pensare di vivere senza
di lui. Lui è parte di me, del mio cuore, della mia anima. Senza di lui io
non mi riconosco. Credo che questo valga anche per lui. Ovviamente non sono
sempre state rose e fiori, vi sono stati anche certi periodi di guerra... ma
che poi finivano puntualmente per ritrovarci l'uno a fianco dell'altro,
sempre alleati.
Poi la malattia del tuo compagno ed il ricovero in ospedale: quali
difficoltà avete incontrato?
- L'unica grande difficoltà è il lavoro. Il non poter essere chiari, non
poter avere quei diritti che mi diano la possibilità di stare a fianco del
mio compagno, di assisterlo, come congedi o altro. In ospedale per essergli
vicino devo spacciarmi per il "fratello", sperando che vada sempre bene e
non mi sbattano fuori. Qualche giorno fa era in sala operatoria... io ero a
lavoro e dovevo far finta di nulla, avevo il cuore a pezzi. Pensavo a quello
che lui stava subendo. Avevo informazioni dal cognato o per vie traverse,
senza apprendere di prima mano notizie cruciali per la sua salute. Poi però
tocca a me assisterlo a casa, farmi in quattro per trovare la strada giusta
da percorrere.
Cosa chiedi alla classe politica del nostro Paese?
- Laicità. Non è possibile che in una società moderna le lenti di alcuni
credenti debbano condizionare la vita di altri che non condividono quel
credo. Una democrazia dovrebbe dare uguali diritti a tutti i cittadini,
siano etero, gay o altro. E il tasso di democrazia di un Paese penso che si
riconosca dal rispetto delle minoranze che quel paese ha in sè.
Un grande sogno personale è di farla finita una volta per tutte con i
condizionamenti del Vaticano. Togliere ogni aiuto finanziario ad ogni forma
di religione. La Chiesa per l'obolo si rivolga ai fedeli.