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Le mie interviste (continua)

 

28 giu 08

 

Intervista a Luana Zanaga, poliziotta e lesbica

 

OUTING IN DIVISA

 

A, 2 ott 08

 

di Enrico Oliari – www.oliari.com

 

"In polizia non mi volevano perché sono lesbica. Mi hanno mandata dallo psicologo". Ma l'agente Luana è ancora in servizio.

 

Rovigo, una sera di settembre. Una ragazza tenta il suicidio con il gas. Si salva per un pelo: è riversa sul tavolo della cucina quando arriva Luana, la sua compagna. Che adesso racconta:

 

Avevo un messaggio disperato sul telefonino, era di Sara (il nome è di fantasia, ndr.), che mi scriveva di voler chiudere con la vita. Sono corsa a casa, ho chiamato l'ambulanza e i miei colleghi della polzia.

 

Li chiama colleghi, perché Luana Zanaga, lesbica, 38 anni, fa il poliziotto. Ora è alla Questura di Padova

e ha deciso di parlare della sua storia con GayLib, l’associazione dei gay e delle lesbiche di centrodestra, vicina le sue idee politiche, perché vuole fare qualcosa. Per sé stessa e per gli altri omosessuali della polizia.

 

Un messaggio ha salvato la vita alla mia compagna. Dice. Ma dopo quelle righe sul telefonino in Questura sono girate voci, pettegolezzi. Qualcuno ha detto che Sara aveva cercato idi uccidersi per colpa mia. Non è vero, io e lei ci amiamo, il suo è stato solo un momento di debolezza.

Il problema vero è un altro: è dura essere gay e portare la divisa. Fare il poliziotto è un sogno che avevo fin da bambina. Posso dire di essere fortunata, faccio un mestiere che mi piace e di cui vado orgogliosa. Però ci sono dirigenti che cercano di ferirmi sul mio orientamento sessuale e questo non lo accetto.

 

Com'è vista dagli altri agenti la poliziotta lesbica?

 

Finché gli altri non sanno, non parlano di te, va tutto bene. E su di me, fino a poco tempo fa, non potevano dire niente, sono sempre stata gelosa della mia vita provata. Sì, qualche dubbio lo avevano...  una poliziotta che non cede alle avances dei colleghi e che esce solo con le donne è un elemento sospetto.

 

Per entrare in polizia lei ha dovuto  mentire dichiaratamente e apertamente di non essere lesbica?

 

Al momento dei test psico-attitudinali ti chiedono se sei omosessuale. E' una domanda che fanno a tutti.  Se rispondi di sì non ti pendono. Non viene testata la tua onestà, la forza di volontà nel resistere alla corruzione., la determinazione ad affrontare i criminali, ma indagano sulla tua vita affettiva e sessuale.

 

Quando ha deciso di dire la verità?

 

Mi ero fatta trasferire a Padova, perchè avevo una relazione con una collega del gruppo sportivo della polizia. E lì la mia omosessualità è stata scoperta. I superiori mi hanno chiesto chiarimenti, io ho scelto di non negare, di essere coerente con me stessa. Da allora sono partiti gli episodi di discriminazione, nonostante il mio servizio fosse ineccepibile. Ho sventato anche un sequestro, ma ho ricevuto solo un premio in denaro e non la nota di merito, come speravo. Una lesbica nelle forze dell'ordine proprio non la volevano. Il questore mi ha anche mandato dallo psicologo della polizia per fare dei colloqui con lui ogni 15 giorni. Volevano accertare che vivessi in modo "equilibrato", perché ho delle responsabilità, porto la pistola... Ovviamente ho detto che sono serena con me stessa, non ho conflitti, angosce anche parchè sono omosessuale da sempre.

 

Problemi con i colleghi?

 

Assolutamente no, sono persone eccezionali e mi sono sempre stati vicini. I problemi li ho avuti con i superiori. Dalle volanti, un lavoro che mi piaceva molto, sono stata trasferita alla sala radio, come se volessero controllarmi momento per momento.

 

Sono tanti i poliziotti omosessuali?

 

Sì, certamente, ma non si vedono. Stanno nascosti, perchè uscire alla luce del sole non è facile, come di mostra il mio caso.


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