HIV E AIDS: IL MANUALE MERK
tratto dal Manuale Merk, 17a edizione

Definizione.
Infezione causata da uno
di due retrovirus imparentati (HIV-1 e HIV-2) che provocano una grande
varietá di manifestazioni cliniche, che vanno dallo stato di portatore
asintomatico fino a malattie gravemente debilitanti e mortali collegate
allo stato di immunodeficienza.
Il retrovirus umano che ha
avuto il piú grande impatto sociale e medico è il HIV
– 1, che è stato identificato nel 1984 quale causa di una diffusa
epidemia di una grave immunodepressione denominata sindrome da immunodeficienza
acquisita (AIDS).
La AIDS è un disordine
dell’immunità cellulo-mediata caratterizzata da infezioni opportunistiche,
tumori, disturbi neurologici e da una varietà di altre sindromi.
La AIDS è la manifestazione più grave dello spettro
di infezioni correlate al HIV. Il rischio che una persona con HIV, sviluppi
la AIDS è stimato dell’ 1-2% / anno nei primi anni dopo l’infezione
e del 5% /anno in seguito. Il rischio comulativo e di circa il 50 % nei
primi 10 anni. Praticamente tutte le persone con infezione da HIV non trattate
sono infine destinate a sviluppare la AIDS. Alcune conseguenze a lungo
termine dell’infezione da HIV (per es., alcune neoplasie o malattie neurologiche
croniche) possono non essere ancora state delucidate.
La AIDS veniva inizialmente
definito dallo sviluppo di alcune gravi infezioni opportunistiche e/o
di alcuni tumori secondari, come il sarcoma di Kaposi e il linfoma non-Hodgkin,
noto per essere associato a un’immunità cellulo-mediata difettiva.
La definizione formulata dai Centri per il controllo e la prevenzione
delle malattie degli USA (CDC nel 1993 (adottata successivamente dall’OMS
e dall’Italia) caratterizzava come (A) gli adulti e gli adolescenti asintomatici,
come (B) quelli sintomatici con condizioni attribuibili al HIV e come (C)
la AIDS conclamata. I pazienti con infezione da HIV inoltre sono categorizzati
per il numero dei linfociti CD4+ > 500 cellule/mcl (1), 200-499 cellule/mcl
(2), > 200 cellule/mcl (3). All’inizio dell’epidemia molti pazienti divennero
consapevoli della loro infezione da HIV quando ricevettero la diagnosi
di infezione opportunistica altamente letale oppure di un tumore senza
aver presentato in precedenza sintomi di una condizione patologica cronica.
Trasmissione.
La trasmissione del HIV
richiede il contatto con un fluido corporeo contenente cellule o plasma
infetti. Il HIV può essere presente in ogni fluido o essudato che
contiene plasma o linfociti e, sangue, sperma, secrezioni vaginali,
latte materno, saliva o essudati delle ferite. Sebbene teoricamente
possibile, la trasmissione attraverso saliva o goccioline emesse con tosse
o starnuti è estremamente rara e probabilmente non si verifica affatto.
Il HIV non viene trasmesso attraverso contatti casuali o nemmeno per contatti
stretti di natura non sessuale che si verificano nell’ambito lavorativo,
scolastico e domestico. Le più comuni modalità di trasmissione
sono il trasferimento di liquidi biologici attraverso l’uso condiviso di
aghi contaminati oppure i rapporti sessuali.
Le pratiche sessuali
che non comportano l’esposizione a liquidi biologici sono esenti da rischio.
Altre pratiche come la fellatio
e il cunnilingus sembrano essere relativamente, anche se non in maniera
assoluta, sicure.
Il rischio più alto
si ha attraverso il rapporto genitale, in particolar modo il rapporto anale
ricettivo. Le pratiche sessuali che producono traumi delle mucose prima
o durante il rapporto aumentano il rischio. L’uso di condor in latex, ma
non quelli prodotti con membrane naturali o di barriere vaginali diminuisce
ma non elimina il rischio. I lubrificanti a base oleosa diminuiscono il
livello di protezione fornita dai condor in latex in quanto essi li dissolvono.
Le cellule infette o i virioni liberi possono raggiungere le cellule bersaglio
in un nuovo ospite attraverso la trasfusione di sangue, un’iniezione accidentale
o l’esposizione di una membrana mucosa. Il ruolo dell’infiammazione della
membrana mucosa è illustrato dall’effetto di altre malattie sessualmente
trasmissibili (STD) sulla suscettibilità dell’infezione da
HIV. La trasmissione da HIV è sicuramente aumentata dall’ulcera
venerea ed è più probabile in presenza di herpes, sifilide,n
infezioni da trichomonas e forse da altre STD.
La trasmissione del
HIV attraverso una puntura accidentale, stimata attorno a 1/300
incidenti, è molto più difficile e meno frequente della trasmissione
dell’epatite B, , presumibilmente a causa del numero relativamente basso
di virioni di HIV presenti nel sangue della maggior parte dei pazienti
infetti. Il rischio di trasmissione da HIV sembra essere aumentato nel
caso di ferite profonde o iniezioni di sangue, come quando gli aghi cavi
penetrino la cute.
Il rischio di trasmissione
del HIV da personale sanitario infetto che osservi delle buone tecniche,
a pazienti non infetti è molto basso, anche se non è chiara
la sua quantizzazione.E’ stata documentata la trasmissione da un
singolo dentista ad almeno sei dei suoi pazienti. Tuttavia, indagini
accurate effettuate su pazienti trattati da altri medici con infezione
da HIV e da chirurghi non ha permesso di evidenziare altri casi di
pazienti infettati. Le procedure o le situazioni dalle quali il personale
medico infetto deve essere escluso non sono state identificate con chiarezza.
La trasmissione dell’HIV durante l’assistenza medica costituisce
un problema potenziale se il sangue da trasfondere non viene sottoposto
a screening o gli strumenti medici non vengono sterilizzati in modo adeguato.
Il ricorso al test ELISA
per il controllo dei donatori di sangue ha ridotto enormemente il
rischio di contrarre il IV tramite trasfusione. Tuttavia gli individui
ai primi stadi dell’infezione da HIV che non abbiano già prodotto
una risposta anticorpale, possono avere i test ELISA e Western Blot
transitoriamente negativi, mentre sono positivi i risultati all’antigene
p24 del HIV nel plasma. Queste persone rendono ragione di un rischio potenziale
molto basso , ma continuo, di infezioni da HIV associata a trasfusioni
(stimato tra 1/10000 e 1/100000 per unità trasfusa). Attualmente
lo screening obbligatorio sia con la ricerca degli anticorpi che
dell’antigene p24 può ulteriormente ridurre tale rischio.
Patogenesi
Due retrovirus strettamente
correlati, HIV-1 e HIV-2 sono stati identificati come causa di AIDS in
diverse regioni geografiche. Il HIV-1 causa la maggior parte di AIDS
nell’emisfero occidentale, in Europa, in Asia e nell’Africa centrale, meridionale
ed orientae; il HIV-2, che sembra meno virulento del HIV-1, è il
principale agente della AIDS nell’Africa occidentale. In alcune regioni
dell’Africa occidentale sono presenti entrambi i microrganismi.
Tutti i microrganismi contengono
un’enzima chiamato transrittasi inversa che converte l’RNA virale in una
copia del DNA provirale che si integra nel DNA della cellula ospite.
Questi provirus integrati si duplicano con i normali geni cellulari durante
ogni divisione della cellula. Così tutte le cellule discendenti
dalla cellula infetta conterranno il DNA retrovirale. Il Dna provirale
della HIV è trascritto a RNA che tradotto in proteine in modo da
produrre centinaia di coppie del virus infettante. Cruciale per il ciclo
finale dell’HIV è un altro enzima, la proteasi del HIV. Quest’enzima
converte il virus immaturo, non contagioso, nella forma contagiosa tramite
la separazione di proteine importanti così che si possono
sistemare all’interno del virus una volta che questo sia uscito dalla cellula
umana infetta.
Il HIV infetta uno dei principali
sottogruppi dei linfociti T, definito sul piano fenotipico dalle glicoproteine
di membrana T4 o CD4 o sul piano funzionale come cellule helper/inducer.
Il HIV infetta anche cellule non linfoidi, come i macrofagi, le cellule
microgliali e varie cellule endoteliali e epiteliali.
Le cellule dendritiche dei
linfonodi possono far aderire Il HIV alla superficie cellulare anche
se non ne sono invase. Come conseguenza dell’infezione da HIV, il numero
e le funzioni delle cellule , delle cellule B, delle cellule natural-killer
e dei monociti/macrofagi, subiscono delle alterazioni. Malgrado le anomalie
delle cellule CD4+ molte delle disfunzioni immunologiche nella AIDS sembrano
spiegarsi per la perdita di questi linfociti helper la cui importanza è
determinante per l’immunità cellulo-mediata.
I migliori predittori
di insorgenza di gravi infezioni opportunistiche cheI migliori
predittori di insorgenza di gravi infezioni opportunistiche che caratterizzano
la AIDS sono dati dal numero dei linfociti CD4+ (conta dei CD4 in circolazione
e dal livello di HIV RNA (carica virale). Il numero dei CD4 è
il prodotto del numero di GB (globuli bianchi, ndr.), della percentuale
di linfociti nei GB e della percentuale dei linfociti marcatori dei DC4.
I livelli normali sono di circa 750 +/- cell mcl, ma i livelli sono di
solito ridotti nelle prime fasi dell’infezione. La vulnerabilità
alle infezioni opportunistiche si accresce marcatamente quando i livelli
dei linfociti CD4 sono <200/mcl. Un altro segno della diminuzione
dell’immunità cellulare mediata è la perdita dell’ipersensibilità
ritardata agli Ag (antigene, ndr.) iniettati intradermicamente come il
test alla tubercolina della TBC. La carica virale (numero di coppie di
HIV-1 RNA in 1 ml di plasma) rappresenta un marcatore predittivo utile
del decorso clinico e una misura della risposta alla terapia antiretrovirale.
I livelli di HIV-1 RNA aumentano all’aumentare del livello di immuno depressione,
ma gli alti livelli anticipano che la velocità futura del
numero di CD, anche in pazienti senza sintomi o evidenza di grave immuno
depressione (> 500 CD4 cell/mcl). Il rischio di progressione verso la AIDS
o la morte sembra aumentare di circa il 50% ad ogni aumento di tre volte
dell’RNA virale plasmatico.
I linfociti CD8+ suppressor/citotossici
sembrano essere normali dal punto di vista funzionale e aumentati numericamente
in corso di infezione da HIV, fatto questo che può contribuire a
un’ulteriore immunosoppressione e dare come risultato una riduzione del
rapporto CD4:CD8 (di noma simile 2:1) a < 1.
Dal momento che altre infezioni
virali (per es, CNV, epstein-bar virus, influenza, epatite B) possono produrre
delle riduzioni transitorie del rapporto CD4:CD8, rapporti ridotti non
sono specifici.
I concetti sulle modalità
di alterazione del sistema immunitario da parte del HIV sono stati radicalmente
modificati dalla scoperta dell’elevata velocità sia di produzione
che di rimozione del HIV, come è rivelato dalla rapida riduzione
del HIV RNA plasmatici durante il trattamento con potenti farmaci retrovirali.
Il tempo mediano di turnover del HIV RNA nel plasma (tempo impiegato perché
la metà dei virioni sia rimpiazzato) è stimato essere inferiore
a 1 giorno, che corrisponde in un’infezione da moderata a grave circa 1.000.000.000
– 10.000.000.000 virioni/die. Questa rapida replicazione virale fornisce
molte opportunità perché possano verificarsi delle mutazioni
e perciò ci possa essere la possibilità per la rapida comparsa
di mutanti viali resistenti ai farmaci retrovirali. Nel caso delle cellule
CD4, l’emivita è più breve (circa 2 giorni). Sembra che le
cellule CD4 infettate più di recente forniscano > 99% dell’RNA plasmatico;
dopo circa 2 giorni di replicazione virale, queste cellule muoiono. Perciò
anche nei pazienti asintomatici si svolge una costante distruzione
delle cellule CD4 a velocità determinate dal livello dell’RNA plasmatici.
Nel corso di una terapia antiretrovirale efficace, i livelli di HIV RNA
plasmatici scendono nel giro di giorni e raggiungono livelli più
bassi o diventano non evidenziabili nel giro di pochi giorni o di mesi.
Queste informazioni e un numero di nuovi e potenti farmaci retrovirali
hanno radicalmente cambiato l’approccio alla terapia retrovirale.
Le relazioni tra RNA nel
plasma e i livelli nei linfonodi e nel cervello sono in corso di intenso
studio, dal momento che non è chiaro l’effetto del trattamento su
questi serbatoi di HIV.
Anche quando le terapie
di combinazione riducono il HIV RNA plasmatici a livelli non misurabili,
il virus rimane evidenziabile per diversi anni nei linfonodi. I livelli
liquorali di HIV RNA nei pazienti trattati con farmaci efficaci come gli
inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (zidovudina o stavudina)
sono di solito non misurabili e possono riflettere i livelli del virus
nel cervello, anche se questo non è ancora provato. Colpire l’ HIV
in questi serbatoi può costituire un passaggio fondamentale verso
l’eliminazione dell’infezione da HIV nei pazienti.
Il modello di perdita
dei linfociti CD4.
Procede in 3 fasi, a velocità
variabili da paziente a paziente. Entro i primi mesi dell’infezione, il
numero di cellule CD4 circolanti diminuisce rapidamente. Un periodo prolungato
di diminuzione più lenta può essere seguito da un altro di
diminuzione più rapida per uno-due anni prima che si sviluppi in
AIDS. La variazione nei tassi di deplezione linfocitaria nel tempo e tra
gli individui sembra correlarsi ai livelli di HIV RNA nel plasma. Tuttavia,
i meccanismi sottostanti la distruzione cellulare non sono stati del tutto
compresi.
L’immunità umorale.
E’ altrettanto compromessa.
L’iperplasia dei linfociti B (produttori di Ac) nei linfonodi causa la
linfadenopatia e l’aumento della secrezione di Ac, che porta all’iperglobulinemia.
Persiste la produzione di Ac per Ag precedentemente incontrati; tuttavia,
la risposta ai nuovi Ag è difettiva e a volte assente. Così,
i livelli totali degli Ac (specialmente IgG e IgA) possono essere elevati
e il tasso degli Ac contro agenti specifici (per es., il Citomegalovirus)
può essere superiore ai livelli normali, ma la risposta all’immunizzazione
diminuisce in maniera sempre maggiore con la diminuizione dei CD4.
Le anomalie immunologiche
misurabili nell’AIDS comprendono energia (dimostrata dalla mancanza di
risposte di ipersensibilità ritardata all’iniezione intradermica
dei comuni Ag; tetano, parotite, candida albicans), scarsa risposta proliferativi
delle cellule T ai fitogeni ed agli antigeni, un ipergammaglobulinemia
policlonale, livelli plasmatici dei complessi immuni aumentati, diminuiti
Ac di risposta agli Ag di richiamo e di prima sensibilizzazione, una diminuizione
della funzione delle cellule natural killer e un aumento dei livelli dei
marcatori di attivazione immunitaria come la alfa1 timosina, l’interferone
acido labile, la neopterina e la beta2 microglobulina.
Infezioni opportunistiche.
La tipologia delle specifiche
infezioni opportunistiche varia geograficamente, tra gruppi a rischio e
come risultato di interventi sanitari. Negli USA e in Europa , >90&
dei pazienti con AIDS che presentano il sarcoma di Kaposi (SK) è
omosessuale o bisessuale di sesso maschile, forse a causa della confezione
del virus umano herpes-8, un cofattore virale di nuova identificazione
(con HIV) per il sarcoma di Kaposi La Toxoplasmosi e la TBC sono più
comuni nelle zone tropicali dove è alta la prevalenza di infezioni
latenti da Toxoplasma gondii e Mycrobacterium Tubercolosis nella popolazine
generale. Anche nei paesi industrializzati dove l’incidenza della
TBC è bassa, il HIV ha causato l’aumento del tasso di TBC
e delle sue presentazioni atipiche: L’ampia utilizzazione di schemi di
profilassi efficaci contro patogeni quali Pneumocistis carinii e Mycrobacterium
avium complex ha ridotto il rischio di queste infezioni almeno nei paesi
industrializzati.
(continua)