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FASCISMO (continua)

La repressione dell'omosessualità durante il fascismo

di Gianfranco Goretti

Tratto dal sito dell'Università di Verona - studi sulla Resistenza, abstract dell'intervento di Gianfranco Goretti al convegno internazionale organizzato dall'università di Verona nel 2000 "Il tempo degli indesiderabili"

Non è stato semplice ricostruire la storia della repressione dell'omosessualità durante il fascismo, perché è una storia che presenta contraddizioni al suo interno e difficoltà di lettura e di interpretazione delle fonti archivistiche. Va poi aggiunto che molta documentazione (quella relativa al confino comune) non è ancora aperta agli studiosi.
E' una storia ambigua, che inizia con il tentativo di inserimento di un articolo antiomossesuale nel progetto del nuovo codice penale (articolo cassato in sede di approvazione definitiva) e che prosegue, soprattutto dal 1938, con l'uso delle sanzioni amministrative previste dal T.U. di polizia quale mezzo di repressione applicato a centinaia di persone omosessuali in tutta Italia.
Di fatto noi oggi sappiamo:
- che i confinati accertati per omosessualità (sia "politici" che "comuni") dal 1938 al 1943 furono circa trecento
- che per altre persone furono adottate altre misure repressive (ammonizione e diffida)
- che in circa 50 province su 90 ci furono arresti e condanne per omosessualità.
Non sono dati di poco conto.
Nella prima parte della mia relazione ripercorrerò brevemente le fasi salienti in cui tale repressione si è compiuta.
Partendo dall'analisi delle motivazioni che spinsero all'inserimento e poi alla cassazione dell'articolo antiomosessuale nel nuovo Codice Rocco, arriveremo ad analizzare lo strumento delle sanzioni amministrative (confino, ammonizione e diffida) disciplinate dal T.U. di polizia del 1931, principale mezzo nella repressione non solo degli oppositori politici, ma anche delle persone omosessuali.
I due Testi Unici (del 1926 e del 1931) non fanno distinzione fra confino politico e comune: la distinzione è tutta amministrativa, con la creazione già dal 1927 di due differenti sezioni nel Ministero dell'Interno che si occupano dei diversi istituti. Questo ha creato difficoltà di ricostruzione storica e solo con attenta ricerca ed osservazione dei documenti conservati in ACS siamo riusciti a sapere che dal 1938 centinaia di omosessuali sono stati confinati sia come politici (soprattutto nel 1938-39) che come comuni (suppongo dallo stesso periodo, e sicuramente fino al 1942).
Se è stato possibile ricostruire la storia delle persone confinate come politiche (grazie al lavoro dell'ANPPIA che ha studiato e catalogato tutto il fondo dei confinati politici contenuto in ACS), la stessa cosa non è stata ancora possibili per i confinati omosessuali come comuni, i cui fascicoli personali non sono ancora in visione.
Dalle relazioni mensili delle sentenze delle Commissioni provinciali inviate al Ministero dell'interno dal 1926 al 1943, e da altri Documenti trovati negli Affari Generale del fondo del Confino Comune, si è poi potuto scoprire che accanto ai confinati politici, un numero ben più elevato di persone omosessuali furono spedite a Ustica, Favignana o altre colonie di confino comune.
Di fatto sappiamo che ci furono 10 casi politici dal 1928 al 1937; 67 casi politici dal 1938 al 1941, di cui 44 catanesi; altre sentenze di confino comune per pederastia negli stessi anni; 195 ancora confinati sicuramente come comuni nel 1942. Questi i casi certi di confino: non sappiamo se il numero è destinato a salire, quanti gli ammoniti e i diffidati nello stesso periodo.
La repressione omosessuale sembra essere legata alla nuova politica della razza (come pare di capire leggendo alcune relazioni dei questori di Sondrio, Palermo, Salerno e Catania).
Non ho trovato direttive centrali che organizzino e spingano all'azione repressiva le diverse Commissioni provinciali, ma il numero delle province coinvolte (50 province fra cui Catania, Roma, Palermo,Vercelli) lascia capire che il fenomeno è esteso su scala nazionale e non è solo opera di questori particolarmente zelanti; inoltre alcune indicazioni nei documenti studiati lascerebbe almeno intendere una gestione centralizzata della "repressione della pederastia".
Nella seconda parte prenderemo in esame la vicenda di 44 catanesi, arrestati in 4 diverse retate dal gennaio al maggio del 1939 e condannati a 5 anni di confino. E' stato possibile ricostruire la loro storia proprio perchè confinati come politici.
Di loro racconteremo il momento dell'arresto, dell'interrogatorio in questura, della visita medica all'ano, del rapporto con i parenti, della traduzione nelle sedi di confino, del loro arrivo a S. Domino delle Tremiti, della permanenza sull'isola e del loro rilascio nel giugno del 1940, con la pena commutata in due anni di ammonizione. La loro storia è stata ricostruita non solo attraverso i documenti contenuti nei fascicoli personali, ma anche grazie ai racconti di due protagonisti della vicenda, che ho incontrato e intervistato pochi anni fa a Catania.

Conclusioni - possibilità di sviluppo della ricerca:
- trovare, attraverso i fascicoli dei confinati comuni, altri dati, conferme o nuovi elementi per far luce sull'organizzazione del fenomeno repressivo.
- tentare di ricostruire la vita omosessuale in diverse province del regno negli anni Trenta, dal punto di vista sociale e culturale.


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