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ARTICOLI E COMUNICATI  (continua)

 

Povero  Piras, sui gay davvero non sa cosa si perde…

 

Si intende, non nel campo sessuale, ma in quello di un’apertura serena ad una tematica di estrema attualità, che è quella del riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali.

Già, perché nell’articolo pubblicato recentemente su “La Vetta d’Italia” Salvatore Piras di apertura ne dimostra davvero poca, per di più sostenuta da un’imperdonabile scarsità di conoscenza della materia.

Io, che non mi intendo molto di calcoli, non intervengo in materia di bilancio provinciale, come pure non mi permetterei di dare giudizi sulla questione riguardante la scuola o il finanziamento delle opere pubbliche. Se non conosco l’argomento di cui si parla, me ne sto zitto e fermo nel mio angolino ad ascoltare chi la sa più lunga di me.

Mi chiedo quindi perché Piras possa tracciare dall’ex cathedra delle pagine de “La Vetta d’Italia” una linea chiara e distinta del nostro partito provinciale, dal momento che a me non risultano dibattiti ne’ confronti sulla problematica.

Il riconoscimento della coppia omosessuale è, come dicevo, un argomento di attualità e di ampia discussione nel nostro Paese, tanto che un recente sondaggio Eurispes fa notare come la stragrande maggioranza della popolazione sia favorevole al riconoscimento della coppia gay: si tratta comunque di una realtà consolidata non solo in Olanda, come ha comodamente semplificato Piras, ma anche in Danimarca, Norvegia, Svezia, Belgio, Lussemburgo, Finlandia, Ungheria, Francia, Germania, Islanda, Portogallo e Spagna; è in discussione in quasi tutti i paesi neoaderenti all’Unione e ci sono proposte di legge persino nei parlamenti rumeno ed albanese. Nulla di strano, se si pensa che già dal 1994 esiste una direttiva dell’Unione europea in proposito (A30028/94).

Per capire meglio l’argomento di cui stiamo discutendo bisogna lasciare da parte il bigottismo di cui profuma Piras, ragionare in modo laico e tenere presente che si tratta della più grande minoranza del Paese, composta da quasi quattro milioni di persone (OMS, 1.1.1993), ovvero di cittadini che, se ne stupisca Piras, pagano le tasse come tutti, hanno gli stessi doveri di tutti, ma non hanno gli stessi diritti di tutti.

Sono uomini e donne che in una coppia si amano e si sostengo come tutti, caro Piras, e lo fanno senza dare disturbo a nessuno: altro che fare offensive equiparazioni con gli zoofili o con i necrofili come hai vergognosamente scritto.

I gay provengono da duemila anni di discriminazioni, di violenze e di insulti, sono stati costretti a vivere nell’ombra per la paura di essere violentati fisicamente e psicologicamente e mi stupisco davvero che si sia chi si chiede il perché della festa dell’Orgoglio gay (gay Pride).

Piras si lagna de fatto che una tale festa dissacratoria si sia svolta a “Roma, sede del Papa, durante il Giubileo”, ma io sono entusiasta (come lo furono i cinquecento mila presenti) di aver manifestato nella capitale della mia Nazione (non dello Stato della Chiesa, come Piras forse vorrebbe), godendo del diritto di esprimere la mia opinione in uno Stato laico, appartenente a  tutti i cittadini liberi, nonostante gli starnazzi dei non amati e i “purtroppo” di Amato.

Per addentrarmi ulteriormente nel groviglio di palesi errori scritti da Salvatore Piras in un  modo, tra l’altro, così abbondante in un così poco spazio (un record), conviene davvero seguire il testo passo per passo.

Per prima cosa Piras è entusiasta, come me, della vittoria di Bush negli USA. Tuttavia, mentre io lo sono per un milione di ragioni che vanno dall’intervento in Iraq alla sconfitta dei democratici e via dicendo, Piras si esalta perché la vittoria del presidente americano avrebbe lasciato a bocca asciutta gli omosessuali di quel paese.

È evidente che non sa dell’esistenza in Usa di intere lobbyes gay repubblicane e che se è vero che Bush si è duramente opposto al matrimonio fra persone dello stesso sesso, altresì è incontestabile il fatto che lo stesso Bush abbia promosso le Unioni civili in quasi tutti gli Stati uniti d’America.

Perché, mi chiedo, buttarsi nella politica estera quando si dimostra di conoscere poco quella interna? Piras cita infatti una fantomatica Costituzione della Repubblica che riconoscerebbe il “matrimonio  come un vincolo fra un uomo ed una donna”, ma sicuramente non si tratta di quella italiana, dal momento che non vi è scritta da nessuna parte tale prescrizione.

Forse ha letto male i testi ed allude all’articolo 29 della nostra Costituzione, che recita: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”, ma, ahimè, i Padri costituenti si sono dimenticati di spiegare a quale sesso devono appartenere i membri di tale vincolo.

Il movimento gay italiano inoltre non lotta per ottenere il matrimonio, ma il riconoscimento dell’Unione civile. Non va dimenticato però che al Nord un matrimonio su due fallisce entro i primi sette anni e tutti noi conosciamo la situazione altoatesina. Ma chi lo vorrebbe un istituto in crisi? Se Piras ci tiene, se lo tenga!

Tuttavia per lui i gay avrebbero già una serie di diritti patrimoniali riconosciuti dal Codice civile, a parte “la reversibilità della pensione”. È interessante notare come ci sia chi ritiene che lo Stato dovrebbe ricordarsi della coppia omosessuale solo in caso di morte, ovvero di estinzione della stessa! In realtà vi sono un’infinità di problematiche relative anche ai vivi, come il diritto-dovere all’assistenza reciproca anche in caso di malattia grave. E scusate se è poco.

Francamente non so se Piras è sposato, ma in tal caso, sono sicuro che non lo ha fatto solo per motivi legati all’eredità patrimoniale ed alla reversibilità della pensione. E neppure solo per far figli, dal momento che inorridisce al pensiero che i gay possano chiedere il diritto all’adozione. Io stesso sono contrario all’adozione di figli da parte di coppie dello stesso sesso, perché considero  primario il diritto del bambino di essere adottato e di crescere in una famiglia composta da un padre e da una madre, non quello della coppia di adottare. Tuttavia ci tengo a tranquillizzare Piras, dal momento che nessun’associazione omosessuale italiana, ne’ di destra, ne’ di sinistra ha mai chiesto di adottare bambini.

Possibile che quando si è a corto di argomenti si tiri addosso ai gay la questione delle adozioni?

Non contento Piras si lancia passa dal politico al giuridico stigmatizzando l’idea del PACS, Patto civile di Solidarietà (non di “assistenza”, come scrive Piras: quello è compito del Servizio Sanitario Nazionale). Si tratta di un istituto giuridico presente in Francia ormai da qualche anno, non un’invenzione dell’on. Grillini, ed in esso sono confluite decine di migliaia di coppie omosessuali: bello o brutto che sia ha è stato un istituto che ha avuto successo ed ha riscosso la soddisfazione dell’opinione pubblica.

Le proposte di legge sul riconoscimento della coppia di fatto depositate in Parlamento attualmente sono tredici, non una sola, provengono da entrambi gli schieramenti e ve ne è persino una presentata dalla Regione Toscana.

Perché, per quanto Piras si spaventi, la “questione omosessuale” non è una moda passeggera delle sinistre progressiste, ne’ tanto meno un segnale del “vuoto dei valori” dei nostri tempi. La storia è piena zeppa di conservatori e neo-conservatori tristi per il fatto che la società è perennemente in decadimento, salvo poi scoprirsi i primi fruitori delle nuove leggi. O nella destra italiana non esistono divorziati?

Essere gay o lesbica non è neppure poi tanto bello, come vorrebbero far apparire i “magnifici 5” o il Jonathan di turno.

Si tratta spesso di vivere in una situazione di disagio e magari di paura, dal momento che sono ancora molte le persone licenziate sul posto di lavoro a causa del loro orientamento omosessuale, quelle percosse, quelle insultate o più semplicemente vittime di pregiudizi.

Chi, fra i lettori, è disposto ad accettare serenamente un figlio gay alzi la mano.

Tuttavia certi oscurantismi e certi bigottismi tanto cari ad alcune frange della nostra Destra portano questa grande battaglia di civiltà in mano alle sinistre, anzi, glie la regalano! Possibile che nessuno abbia capito che anche i gay hanno diritto al voto? Piras, lo sapevi?

Ed il nemico accetta e ringrazia, anche quando si scopre che, tolte le chiacchiere, sono loro i primi a negare i diritti delle perone omosessuali; proprio il 13 dicembre lo stesso Niki Vendola, deputato di Rifondazione Comunista, ha riferito del nieck di Massimo D’Alema a candidare lui omosessuale per la poltrona di governatore della Regione Puglia.

Mi chiedo allora se esiste una ragione storica per cui Alleanza Nazionale debba a tutti i costi vedere i diritti dei gay col fumo negli occhi. Bisogna forse ricercarla nel Fascismo? Ma non diciamo sciocchezze. Nel 1930, alla stesura del nuovo Codice Rocco, furono gli stessi fascisti che si opposero ad un articolo di condanna del rapporto omosessuale. E si noti: era l’epoca durante la quale cinquanta mila omosessuali sparivano nei gulag sovietici, mentre in tutto il resto d’Europa andavano a spaccare pietre con le catene ai piedi.

Forse la ragione è più proiettata nel futuro e magari sta nel fatto che i gay non fanno bambini? Per carità… siamo sei miliardi sulla Terra e non saranno certo i gay a portare all’estinzione della razza.

Io penso che in Alleanza Nazionale, anche nel nostro Coordinamento provinciale, debba aprirsi un dibattito sereno e costruttivo per affrontare con chiarezza la questione dei diritti delle coppie omosessuali, sia per dare delle risposte in sintonia con le nostre convinzioni e con i nostri valori, sia per non lasciare alle sinistre il monopolio di una storica battaglia di civiltà.

 

16 dic 04

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La “Vetta d’Italia”

 

Dicembre 2004

 

NEL FORSENNATO ASSALTO GAY TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE

 

Di Salvatore Piras

 

Credevano che ormai, con la sconfitta di Bush alle elezioni americane e l’"onda lunga" conseguente, la strada sarebbe stata spianata verso i matrimoni tra di loro, peraltro già istituiti in Olanda e già ammessi e poi annullati in uno stato degli U.S.A.

Ma, purtroppo per loro, le elezioni le ha vinte Bush che non ha perso tempo a riaffermare la sua contrarietà ai matrimoni gay.

Da quel momento è esplosa la rabbia ed ogni dibattito giornalistico o televisivo è caratterizzato da una, particolare aggressività con la quale i gay e le lesbiche chiedono se non proprio un matrimonio almeno una codificazione e un riconoscimento da parte dello Stato delle loro forme di convivenza. Ogni opinione contraria viene etichettata rabbiosamente come clericale da parte degli esponenti di questo settore della società che ha voluto spesso distinguersi con determinazione per gli atteggiamenti provocatori e dissacratori letteralmente sbattuti in faccia alla gente. È sufficiente ricordare che nell'anno del Giubileo, nella città sede del Papa e centro della cristianità universale che è Roma, proprio nel periodo in cui si celebravano le più toccanti cerimonie della religione cattolica, hanno voluto fare, senza accettare rinvii di alcun genere anzi proprio "a sfregio", la loro manifestazione del "gay pride day", la giornata dell'orgoglio omosessuale, sfilando proprio nelle vie più centrali della città una kermesse di ostentazione irridente di natiche e seni al vento, baci languidi e interinterminabili, mascherate oscene di ogni tipo. E ciò non ha certo contribuito a renderli più simpatici.

Ma, lasciando da parte le simpatie e le antipatie, cominciamo a sgombrare il campo dalle accuse di clericalismo che non c'entrano proprio per nulla. Infatti, se fosse una questione religiosa sarebbe già conclusa: per la religione cattolica si tratta di un peccato di sodomia, contro natura, punto e basta.

E' dunque su un piano civile e di rapporto sociale che vanno svolte alcune considerazioni.

Innanzitutto non si può prescindere dal dilagante nichilismo in cui ogni valore è considerato uguale al suo contrario per cui anche in campo sessuale ogni tendenza o espressione, giusta o sbagliata che sia, viene considerata equivalente ad ogni altra. Ed infatti si è coniata l'espressione "orientamento sessuale", riferita alle persone, per affermare che ogni atto sessuale, di qualunque tipo e fatto con chiunque, è perfettamente uguale a qualunque altro.

Partendo da questa base si è arrivati a creare, non solo in campo sessuale ma anche più in generale, una sconvolgente equazione e cioè che ogni desiderio di qualsiasi genere costituisca un diritto del singolo da rivendicare e sbandierare come "diritto civile" per il quale combattere "contro gli oscurantismi e le forze reazionarie". Equazione evidentemente ingannevole ed anche pericolosa. Se si applicasse, infatti, anche a coloro che desiderano fare sesso con i cadaveri o con gli animali, dove andremmo a finire? E perché costoro non dovrebbero combattere per il "diritto civile" di veder riconosciuto il loro "orientamento sessuale"?.

E, allora, cominciamo col rimettere le cose a posto dicendo semplicemente che, in linea di principio, non ogni desiderio, sessuale o no, é di per se stesso un diritto soggettivo.

problema da questa falsa petizione di principio e pur considerando tutti i casi di omosessualità come geneticamente naturali (il che non sempre è vero), resta da considerare la questione per quella che è realmente a cioè il rapporto affettivo e sentimentale che può intercorrere tra due persone di uguale sesso, siano esse uomini o donne, che va considerato col massimo rispetto e in nessun caso deve essere motivo di discriminazione sociale o nei luoghi di lavoro. In verità, tanto per la precisione, anche la Chiesa cattolica è su questa posizione contro ogni discriminazione.

Detto questo - e detto con forza, se necessario - si deve aggiungere che uno stato laico e liberale, quale è oggi il nostro Paese, deve la sciare, secondo un generale principio di libertà, che ciascuno esprima i propri affetti e la propria sessualità come ritiene più giusto, senza ledere il diritto degli altri. Ed, infatti, ad esempio, l'adulterio che una volta costituiva un reato perseguito penalmente, oggi non è più un reato così come sono del tutto libere le unioni di fatto siano esse eterosessuali che omosessuali. Pretendere però che siano riconosciute e codificate dallo Stato è una cosa ben diversa.

Escludendo ogni possibile matrimonio, codificato nella nostra Costituzione come vincolo tra un uomo e una donna e quindi non applicabile alle unioni di fatto sia perché da loro rifiutato, nel caso di unione eterosessuale, o per l'uguaglianza dei sessi, nel caso di unione omosessuale, rimane da capire come attribuire delle tutele umane e civili ai partner di queste unioni. Per quanto riguarda le convivenze eterosessuali a mio modo di vedere il problema non si dovrebbe porre nella quasi totalità dei casi. In altri termini, se un uomo e una donna che potrebbero contrarre matrimonio assumendosene tutti i conseguenti oneri e obblighi, decidono per loro libera scelta di vivere liberamente di fatto, non possono poi rivendicare i vantaggi di un matrimonio che hanno rifiutato per non averne anche i pesi. Per quanto riguarda invece le convivenze omosessuali, nel codice civile ci sono già tutte le leggi necessarie a stabilire le tutele reciproche dei rapporti patrimoniali e di tutti gli altri rapporti. Si tratta di andare di fronte a un notaio e stendere un atto più completo possibile. E' vero però che non godrebbero di nessuna pensione di reversibilità e su questo ed altri particolari aspetti si potrebbero creare delle aperture creando delle possibilità solo per quei casi di indigenza conseguenti ad una convivenza stabile e duratura certificata da quei documenti notarili. Per quanto fin troppo ovvio, non è in nessun caso ammissibile l'adozione di un bambino da parte di coppie gay e ciò perché tutta la psicologia evolutiva ci dice che per uno sviluppo psichicamente sano di un bambino sono indispensabili una figura materna ed una paterna e quando ciò patologicamente non si verifichi deve essere per una ragione sopravvenuta, come una vedovanza o una separazione, ma non può essere preordinata volutamente. Nel quadro di questo vero e proprio attacco forsennato da parte dei gay, uno dei loro leader più conosciuti, l'On. Grillini, parlamentare dei DS, presidente dell'Arcigay, ha ripreso a sbandierare un suo disegno di legge presentato qualche tempo fa che, secondo lui, dovrebbe dare alle convivenze gay tutta una serie di tutele, nelle diverse vicissitudini della vita. L'istituto giuridico che ai vorrebbe creare è denominato "pacs - patto di civile assistenza" - che in parecchie trasmissioni televisive e interviste, anche a Bolzano, ha voluto puntigliosamente illustrare. Tutto all'insegna della dichiarata stabilità di coppia e dunque dei sentimenti meritevoli di tutela.

Non si è però accorto, I'On Grillini, di essersi dato da solo la zappa sui piedi. Egli.ha infatti previsto che una convivenza gay "ufficiale" si costituisca con la sottoscrizione di una dichiarazione congiunta di fronte all' Ufficiale di Stato Civile che la controfirma ma ha anche previsto - udite, udite! - che questa convivenza si possa sciogliere con una semplice dichiarazione presentata allo stesso funzionario pubblico anche solo da una delle due persone, addirittura, anche all'insaputa dell'altro! Alla faccia della stabilità di coppia meritevole di tutela! In qualunque momento dunque, magari per una banale litigata o semplice mente perché l'amore è passato, tutto può esseri sciolto da un momento all'altro. In buona sostanza mentre due persone sposate si assumono tutti i doveri i gli oneri conseguenti e si vogliono divorziare devono aspettare tre anni e subire tutte le conseguenze negative, una coppia gay non si assume nessun dovere, vivi sul precario e può sciogliersi quando vuole ma dovrebbe poter pretendere tutte lo tutele di chi si impegna con un regolare matrimonio.

La domanda è: è questo un discorso in buona fede o noi è piuttosto una volontà maldestramente camuffata che pretende di poter fari sempre e comunque quello che vuole non rinunciando furbescamente a nulla?


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