ARTICOLI E INTERVENTI (continua)
In questa pagina:
- Nel “Centro etico” di Futuro e Libertà c’è posto per tutti. Anche per le coppie gay.
- Roma. L’OSCAD delle Forze di Polizia incontra le associazioni gay
- GayNews, 14 gen 11: Gay con Mirafiori: non si è trattato di sciacallaggio, bensì di memoria corta
Notiziegay.it, 4 dic 10
Nel “Centro etico” di
Futuro e Libertà c’è posto per tutti. Anche per le
coppie gay.
di Enrico Oliari
La vera scommessa di Gianfranco Fini non è la
rifondazione di un Popolo delle Libertà depurato dal
berlusconismo. E’ qualcosa di più, molto di più. Si
tratta infatti di un cambiamento culturale nella
politica di centrodestra che si fonda su basi solo
apparentemente contrapposte, un nuovo modo di vedere
le cose che rompe gli schemi sia dei bigottoni
benpensanti che degli incalliti clericofobi, di
destra o di sinistra che siano.
Non si tratta di una vera e propria rivoluzione
culturale, perché in tutta l’Europa dei diritti e
delle libertà, quella, per intenderci, tanto cara al
Partito Popolare europeo, già da tempo si è trovato
il giusto e comunemente accettabile compromesso fra
i diavoli e gli arcangeli.
Perché se è vero che da Copenhagen a Lisbona e da
Parigi a Berlino, è possibile parlare di testamento
biologico, di procreazione assistita e di coppie gay
senza mettersi le mani nei capelli, altresì è
appurato dai fatti che il berlusconismo per
“libertà” ha saputo solo intendere un vuoto
predicato del verbo “Popolo”, ma niente di più.
Anzi, è proprio sui temi etici che la politica di
Silvio Berlusconi si è dimostrata arretrata e
persino involutiva rispetto a quell’Unione Europea
che è tanto bella e tanto cara solo quando si pensa
ai contributi e alla protezione della salsa di
pomodoro.
Il finismo, insomma, non è l’anteposizione al
berlusconismo per più o meno seri problemi
interpersonali fra i leaders delle due fazioni.
La politica che propone Gianfranco Fini è semmai il
superamento di un conservatorismo impolverito che
forse piace ai porporati e a chi cerca i voti degli
amici dei porporati, ma che di fatto non dà ad una
Nazione con milioni di persone in cerca di diritti
civili quelle risposte che troverebbero se solo
oltrepassassero il Brennero o il Fréjus. Ed è
innovativa perché non sbatte i pro da una parte e i
contro dall’altra (per Berlusconi, i gay “stanno
tutti dall’altra parte”), bensì perché si spinge ad
oltranza nella ricerca della sintesi intelligente
delle posizioni di persone che condividono molte ma
non tutte le idee.
Io stesso, da presidente di un’associazione gay, ho
sempre ritenuto e ritengo tutt’oggi perfetta la
soluzione dell’allargamento del matrimonio civile
alle coppie omoaffettive, ma avendo i piedi per
terra e quindi tenendo presente quella sensibilità
cattolica che è parte integrante della cultura del
nostro popolo e non ultima la recente sentenza della
Corte Costituzionale, ho ritenuto opportuno
analizzare soluzioni alternative che possano
significare dignità e garanzie reciproche a quelle
coppie di individui che, come nel caso mio e del mio
compagno, convivono perché legati da un mutuo
sostegno e soprattutto perché si amano.
E nel partito di Gianfranco Fini c’è spazio anche
per quella “Lettera aperta dei laici credenti di
Futuro e Libertà” scritta da Roberto Rosso e con in
calce le firme di donne e uomini di destra come
Ronchi, Menia, Briguglio, Granata, Buongiorno,
Baldassari, Raisi, Viespoli, Napoli, Conte ed altri:
solo chi ha le fette di salame davanti agli occhi vi
ha letto un mero richiamo al cattofascimo più becero
e al moralismo ad oltranza.
Forse Rosso si esprime servendosi di concetti che
personalmente trovo impropri, come “giusnaturalismo”
(chi può, nell’epoca Ruby, dare lezioni di natura e
di contro natura?), ma io stesso sono arrivato alla
conclusione che se lo Stato deve considerare, come
accade anche per le coppie eteroaffettive, il
diritto del minore di essere adottato e non quello
della coppia di adottare, è giusto che ad un bimbo
sia data l’opportunità di godere di quei processi
identificativi utili alla fase dello sviluppo che
solo un padre ed una madre possono offrire.
Non è un caso, tuttavia, se il documento riporta
anche la firma di Luca Barbareschi, il quale si è
dichiarato con forza a favore del riconoscimento dei
diritti delle persone omoaffettive: nei comunicati
stampa e nell’intervista di Stefano Simoni apparsa
su QuotidianoSanità.it, Roberto Rosso, spingendosi
fino alla reversibilità della pensione per le coppie
gay (diritto che ne implica il pieno
riconoscimento), supera in quarta diverse proposte
più o meno bislacche che se sono dormienti nei
meandri del Parlamento ed ancor più quell’obbrobrio
che erano di Dico della Bindi e della Pollastrini,
dove, di fatto, era magicamente sparita la coppia.
Noi di GayLib crediamo che sia possibile parlare nel
centrodestra di diritti delle coppie gay e lo
facciamo rifacendoci al modello della
Lebensparnerschaft austriaca, paese, l’Austria, non
meno cattolico dell’Italia, dove sono state
riconosciute le coppie dello stesso sesso nei loro
diritti e nei loro doveri senza togliere nulla alla
forma tradizionale del concetto di famiglia.
Non è riconoscendo un diritto, che se ne nega un
altro e i firmatari del documento di Rosso sembrano
averlo ben presente nel momento in cui approvano un
chiaro passaggio: “Siamo quindi tutti laici in
politica. Vengono meno al loro compito quei
neoclericali che assumono come loro dovere
l’automatica trasposizione sul terreno normativo dei
dogmi e degli insegnamenti della comunità
cristiana”.
Notiziegay.it, 18 ott 10
Roma. L’OSCAD delle Forze di Polizia incontra le
associazioni gay
Incontro venerdì 15 ottobre 2010 presso la sede centrale della Polizia Criminale
a Roma fra le associazioni gay ed il neonato OSCAD, l’Osservatorio per la
Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori voluto dal Prefetto Antonio Manganelli,
capo delle Forze di Polizia, dopo l’incontro di giugno con GayLib ed Arcigay: il
Prefetto Francesco Cirillo, numero due delle Forze di Polizia, ha parlato ad
un’assemblea interessata e composta, oltre che da GayLib e da Arcigay, anche da
Agedo, l’associazione dei genitori delle persone omosessuali, da Polis Aperta,
l’associazione dei membri omosessuali delle Forze dell’Ordine e Militari, da Dì
gay Project, rappresentato dall’instancabile Imma Battaglia, da Certi Diritti ed
da Andrea Macarrone del Circolo Mario Mieli.
Cirillo è intervenuto sostenendo la necessità che l’OSCAD ha ragion d’essere nel
momento in cui anche la comunità omosessuale apporta il proprio contributo,
denunciando e segnalando gli episodi di reato legati all’omofobia. Secondo il
prefetto è necessario abbattere il muro della diffidenza e quindi ha sostenuto
l’importanza di Forze di Polizia pronte ed educate a fornire una risposta di
intervento adeguata. Ha poi ribadito che comunque l’OSCAD non sostituisce la
funzione del classico 113, il numero di pronto intervento.
Il prefetto Cirillo era accompagnato dal direttore del Servizio di Analisi
Criminale della Polizia, il questore Enzo Calabria, dal generale Basso dei
Carabinieri, dal colonnello Fischione della stessa Arma e dal dirigente di
Polizia Esposito. Calabria ha descritto in modo dettagliato l’inquadramento
nelle Forze di Polizia e l’organigramma dell’OSCAD, pensato come tavolo di
interazione fra la Polizia criminale, i Carabinieri e l’Ufficio nazionale
anti-discriminazioni razziali del Dipartimento per le Pari Opportunità,
rappresentato per l’occasione dal direttore generale Massimiliano Monnanni. Il
questore ha spiegato che l’OSCAD, istituito con decreto del Capo della Polizia –
Direttore Generale di Pubblica Sicurezza del 27 luglio 2010, ha lo scopo di
ricevere le segnalazioni trasmesse dalle istituzioni, dai cittadini e dalle
associazioni, di attivare interventi mirati sul territorio e di seguire le
evoluzioni delle denunce dei reati legati alla discriminazione. Inoltre,
avvalendosi di strumenti informatici, propone momenti formativi e favorisce il
collegamento e lo scambio di informazioni con le istituzioni.
Massimiliano Monanni dell’UNAR ha precisato che il compito del suo ufficio è
intervenire prima che si manifesti il reato ed ovviamente comunicare all’OSCAD
quei casi di discriminazione che si manifestano quali reati. Monanni ha poi dato
la disponibilità del suo ufficio a collaborare con le Forze di Polizia anche per
ciò che riguarda gli aspetti formativi.
Paolo Patanè, presidente di Arigay, ha manifestato compiacimento per
l’importante azione di lotta ai reati omofobici e quindi ha espresso la
disponibilità a collaborare da parte dell’associazione che rappresenta, la
quale, essendo diffusa in modo capillare sul territorio, può mettere a
disposizione per gli studi ed i dati accolti.
Enrico Oliari di GayLib ha voluto sottolineare l’importanza del fatto che le
Forze di Polizia si presentino come “forza amica”, specie gli omosessuali che, a
differenza di altri sottogruppi, non possono contare sempre sull’aiuto del
proprio circuito famigliare o sociale. Il presidente dell’associazione dei gay
di centrodestra ha espresso il suo compiacimento per come in poco tempo si è
passati dall’idea ai fatti e ha ricordaco come oggi sia arrivato il momento di
mettere da parte i preconcetti nei confronti delle Forze di Polizia.
Imma Battaglia della romana Dì Gay Project ha fatto notare l’importanza di come,
dopo anni di lavoro da parte delle associazioni, le istituzioni si avvicinino
alla comunità omosessuale e quindi di come sia essenziale che nella lotta
all’omofobia lo stesso movimento gay faccia la sua parte. Battaglia ha poi
ricordato il ruolo chiave che riveste oggi la rete e quindi ha auspicato la
diffusione di OSCAD sui media.
Con il sui intervento di Nicola Cicchitti, di Polis Aperta, ha tracciato un
parallelismo fra la situazione italiana e quella europea, dove le Forze di
Polizia già da diversi anni operano contro i reati omofobici anche coinvolgendo
poliziotti omosessuali. Oltre a sottolineare l’importanza della necessità della
formazione, Cicchitti ha proposto l’individuazione di “ufficiali di
collegamento” che avrebbero il compito di favorire l’interscambio delle
esperienze fra le varie Polizie europee; si è poi soffermato sul ruolo che
potrebbe rivestire la denuncia anonima, non prevista dal nostro ordinamento,
raccolta però in Francia e in Gran Bretagna ai fini statistici. Inoltre
Cicchitti ha fatto notare come ci troviamo davanti ad un enorme sommerso di
soprusi e di violenze, ovvero di reati che non vengono denunciati perché fino ad
oggi è mancata la fiducia nelle Forze dell’Ordine anche per il comportamento di
alcuni agenti. Interessante il passaggio in cui ha fatto spiegato come
determinati reati legati all’omofobia, come il ricatto, avvengano in specifici
luoghi ed in precise ore della notte, come nel caso del ricatto: la persona che
si trova in un cruising (luogo di incontro) viene costretta a prelevare al
Bancomat intorno alla mezzanotte, al fine di permettere il doppio prelievo del
plafond giornaliero.
Anche Fabrizio Marrazzo, presidente della Gay Help Line, si è espresso sul
bisogno della formazione nell’ambito della Polizia affinché l’omosessuale abbia
la facoltà di denunciare il reato senza il rischio di incorrere in dissuasioni o
in derisioni. Marrazzo, che presiede Arcigay a Roma e cioè la città dove avviene
il più alto tasso di reati omofobici e di omicidi di persone omosessuali, ha
posto poi il problema della fuga di notizie che può avvenire in occasione di una
denuncia, tanto che, viste le esperienze precedenti, oggi si preferisce
rivolgersi direttamente alla Procura e non alle Forze dell’Ordine.
L’invito di Daniele Priori, segretario di GayLib, è stato quello di fare in modo
che le associazioni informino dell’OSCAD le polizie locali, mentre Mario Moisio,
del consiglio direttivo della stessa associazione, ha tracciato un dettagliato
esame della situazione elvetica, dove è in atto una proficua cooperazione fra
PinkCop, l’associazione dei poliziotti gay e la Polizia stessa.
Moisio ha poi spiegato come la valorizzazione delle differenze e quindi
l’autostima all’interno dei grandi gruppi aziendali abbia portato ad un aumento
della produttività, strategia che potrebbe essere attuata anche all’interno
delle Forze di Polizia, sfida ormai colta dalla Polizia svizzera. Visibilità e
conoscenza sono quindi le parole chiave per rendere la Polizia attenta e
dinamica nell’operazione di lotta ai reati omofobici.
Anche Moisio ha poi proposto seminari formativi capillari e la preparazione di
un vero e proprio vademecum per l’agente.
L’OSCAD rappresenta la prima risposta concreta delle istituzioni all’omofobia
intesa come violenza e reato contro le persone omosessuali ed è quindi un
importantissimo strumento con il quale le associazioni che davvero sentono il
problema, posso interagire.
L’indirizzo e-mail dell’OSCAD al quale segnalare l’abuso e la violenza è:
oscad@dcpc.interno.it.
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GayNews, 14 gen 11
Gay con Mirafiori: non si è trattato di sciacallaggio, bensì di memoria corta
di Enrico Oliari
La Alicata ha ragione, ormai si prova di tutto pur di andare sui giornali. Una volta almeno per mandare un comunicato stampa dovevi prenderti la briga di inviare una montagna di fax, mentre oggi esistono le e-mail e zac! basta un click per diventare l’opinionista superesperto o il capopopolo improvvisato.
E così, grazie all’esponente di Equality Aurelio Mancuso, i gay italiani, in quanto tali, sono improvvisamente diventati sostenitori degli operai di Mirafiori, sebbene in questo caso ci starebbe benissimo un dipietrista “che c’azzecca”. Infatti non solo l’orientamento affettivo è cosa ben diversa da una catena di montaggio, ma anche e soprattutto la storia recente ci racconta dell’omofobia del mondo operaio, anche di Mirafiori, dove, fino alla metà degli anni Settanta, bastava essere anche lontanamente amico di un gay per essere esclusi, scomunicati: la morale comunista, per certi versi assai più rigida di quella cattolica, comportava infatti la morte sociale dell’omosessuale o dell’amico dell’omosessuale.
Un altro tempo ed un altro pianeta? Sembrerebbe proprio di no, stando a quando accaduto in occasione della tornata elettorale del 2008, dove dal Parlamento era sparita la Sinistra comunista e negli stabilimenti di Torino si poteva concludere che
Mirafiori ha bocciato l’Arcobaleno: “Pensa solo a froci e zingari, non a noi”[1];
D’altro canto anche lo stesso Massimo D’Alema, aveva affermato nel 2006:
È mai possibile che i problemi dell'Italia siano i Pacs e la Tav? Ci siamo fatti incastrare a discutere di questioni marginali rispetto ai problemi del Paese
Indubbiamente infelice è l’uscita del deputato pidiellino Giancarlo Lehner, il quale ha prontamente risposto ad Equality: “Aurelio Mancuso, gay di lotta e di governo, ha annunciato, urbi et orbi, che gli omosessuali sono dalla parte degli operai della Fiat, senza specificare da quale parte: davanti, di lato o di dietro?", tuttavia diciamoci la verità, dal momento che i gay in quanto tali dovrebbero appoggiare le istanze dei lavoratori FIAT, si sono mai visti i lavoratori FIAT in quanto tali appoggiare le istanze dei gay?
[1] Maurizio Pagliassotti, Mirafiori ha bocciato l’Arcobaleno: “Pensa solo a froci e zingari, non a noi”, Liberazione, 16.4.2008;