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Gay.TV 31. mag 04 - Questione di simboli
- Pride, apr 2004 - Voglio il matrimonio
- Gay.TV 4 mag 04 - Un gay che vota alle Europee
- Gay.TV 26 lug 04 - Queri Radicali (troppo) liberi
Gay.TV 31. mag 04
Questione di simboli
A giugno, tradizionalmente mese dei gay pride, torno nuovamente sulla questione dei simboli politici e partitici che con discutibile spensieratezza spuntano copiosi nei cortei rainbow.
In precedenza mi ero soffermato sulla contraddittorietà di vedere giovani alle manifestazioni gay portare magliette con la figura di Che Guevara, dal momento che fu un accanito sostenitore della creazione dei famigerati campi di concentramento UMAP, dove molti gay venivano rinchiusi in quanto afflitti di un male capitalista e controrivoluzionario; lo stesso discorso vale anche per le bandiere con falce e martello, visto che si possono stimare nella misura di circa cinquantamila gli omosessuali condannati in base all’articolo 121 del codice penale sovietico, scomparsi poi nel famigerato arcipelago dei gulag. Tanto varrebbe partecipare al gay pride con una bella bandiera colorata sormontata dalla svastica (cfr: omosessualità e comunismo).
Purtroppo il movimento omosessuale italiano sembra non accorgersi che la presenza dei simboli in una manifestazione pesa come un macigno enorme nella dialettica politica e, come ho sempre sostenuto, permette a determinati partiti di monopolizzare l’intera lotta di liberazione omosessuale. Senza, ovviamente, che la comunità gay ottenga qualcosa in cambio, a causa del risaputo ed istituzionalizzato peso del voto cattolico.
Altri simboli diffusi nella massa colorata sono quelli per il sostegno alla lotta di liberazione della Palestina, ed in particolare le bandiere della OlP e i foulard “kefhiah”.
E’ un costume tipico di noi italiani quello di prendere due grossi pentoloni e mettervi in uno tutto e nell’altro il contrario di tutto: da una parte la lotta per i diritti dei gay, il “no global”, l’antiamericanismo, la lotta per la liberazione della Palestina, l’opposizione alla riforma Moratti, la canna libera, eccetera, e nell’altro Berlusconi, la “liberazione” dell’Iraq e via dicendo.
Fa indubbiamente parte della natura umana il bisogno di schierarsi da una o dall’altra parte, ma ho sempre sostenuto che la questione gay è e deve essere transpartitica. Mi sono sempre chiesto, ma è solo un esempio dei tanti, cosa significasse la partecipazione delle associazioni gay al Genoa Social Forum.
La causa gay è spesso associata in modo forzato a mille battaglie estranee alla nostra cultura ed alla nostra lotta, ma la situazione giuridica degli omosessuali viene relegata esclusivamente agli omosessuali stessi.
La kefyah è ritenuta un simbolo caro alla sinistra italiana e, come dicevo, è molto diffuso nelle manifestazioni gay, ma troppo comodamente ci si dimentica è il simbolo di una determinata lotta politica e militare che vuole la liberazione della Palestina dall’occupazione israeliana e l’affermazione di un popolo, della sua cultura e della sua identità.
Proprio in quest’ultimo passaggio si annida l’odio e la persecuzione degli omosessuali tipica dei paesi arabi (cfr. omosessualità e Islam).
Sono ormai centinaia i gay palestinesi costretti a scappare ed a rifugiarsi in Israele, nel tentativo di sfuggire alla violenza ed alle persecuzioni a loro riservate, ma si hanno notizie anche di terribili pestaggi e torture.
Nei territori palestinesi è in fase di analisi una proposta di legge atta a punire i rapporti omosessuali con pene che vanno dai tre ai cinque anni di reclusione, ma è comunque un dato di fatto che è davvero difficile e rischioso vivere la propria omosessualità nel paese di Arafat.
Il mio ragionamento volutamente non tocca la questione annosa dell’odio che l’Islam ha nei confronti di noi omosessuali, ma si concentra sull’ipocrisia e sulla contraddittorietà dei simboli voluti nelle manifestazioni del gay pride.
Il 28 giugno dovrebbe essere la festa di tutti i gay e magari una lotta sindacale della comunità omosessuale italiana con il chiaro scopo di ottenere determinati diritti e magari determinati doveri, punto e basta.
Ho sempre ritenuto sbagliato regalare il significato politico delle nostre manifestazioni a questo o a quell’altro partito ed ancor più reputo ingiusto “inquinare” tali avvenimenti con simboli non solo estranei, ma addirittura avversi alla nostra lotta.
Gli esponenti del movimento gay italiano hanno quindi delle responsabilità e delle colpe nel non solo tollerare, ma addirittura incentivare quella simbologia che è indiscutibilmente un insulto nei confronti di coloro che hanno patito e stanno patendo pene, torture ed addirittura uccisioni in quanto omosessuali nei paesi totalitaristi politici o religiosi.
Pur di assicurare la nostra la lotta politica a determinati capi partito, essi trascurano il ricco patrimonio culturale degli omosessuali italiani e prediligono di gran lunga la presenza del “Che” e della face e martello in una lotta che, per antonomasia, dovrebbe essere transideologica e quindi transpartitica.
Ai gay pride abbiamo bisogno di contare come entità e come minoranza, con una chiara identità e con obbiettivi veri e chiari, non come filopalestinesi, no global o antiberlusconiani.
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Link:
- L’incubo gay in Palestina: http://www.oliari.com/islam/palestina.html
- Ernesto “Che Menglele”: http://www.oliari.com/comunismo/cuba4.html
- Arcigay, “non si divende Cuba il giorno del Gay Pride”: http://www.oliari.com/comunismo/cuba4.html
- Omofobia sovietica: http://www.oliari.com/comunismo/russia4-bita.html
- Paesi con condanne dell’omosessualità: http://www.oliari.com/inpiu/paesi.html
Pride apr 04
VOGLIO IL MATRIMONIO
Cominciano ad essere diverse migliaia a San Francisco, le coppie omosessuali che si sono unite in matrimonio, grazie alla tenacia del giovane sindaco della città californiana Gavin Newson.
Più che per aver sfidato l’ira di “Conan il Barbaro”, governatore della California, ed aver ignorato gli strali delle molte chiese americane, la sua scelta è stata coraggiosa in quanto ha voluto adottare l’istituto giuridico del matrimonio per unire due persone dello stesso sesso.
Il matrimonio civile per gay è lesbiche non è un’idea inedita di Newson, ma basta rimanere nel Vecchio Continente per trovare realtà come l’Olanda e la Danimarca, dove le coppie omosessuali hanno la possibilità di sposarsi.
E proprio in Europa si stanno evidenziando forti differenze fra gli Stati, quasi ogni governo avesse la sua ricetta per far felici gay e lesbiche.
L’Italia, ahimè, rischia ancora una volta di arrivare ultima, anche se è sempre più forte il grido di chi propone l’istituzione delle Unioni civili o del Patto civile di solidarietà, imitando il modello francese del PACS.
Trattandosi di due istituti giuridici simili, ma non uguali, viene da chiedersi quale sia la differenza fra il Matrimonio laico e l’Unione civile, o meglio, per quale motivo, a ben guardare, l’Unione civile fra persone dello stesso sesso rappresenta una discriminante nei confronti degli altri cittadini.
L’articolo 3 della Costituzione della Repubblica stabilisce che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” ed è quindi auspicabile che un omosessuale abbia gli stessi diritti di un cittadino eterosessuale.
L’allargamento del Matrimonio ai gay ed alle lesbiche risponde pienamente al concetto - valore dell’“Uguaglianza”, mentre creare un istitutino giuridico ad hoc per gli omosessuali significa dare loro opportunità “simili”, quindi diverse, rispetto a quelle degli eterosessuali.
A sostegno dell’Unione civile vengono addotte le più svariate motivazioni:
1. In Italia è possibile arrivare all’Unione se non si tocca il Matrimonio, perché per buona parte dell’opinione pubblica il Matrimonio è sacro e ha lo stesso valore, se non coincide pienamente, di quello religioso.
Falso: in Italia vi è una chiara distinzione fra il Matrimonio civile e quello religioso e l’opinione pubblica si è dimostrata, in passato, più pronta a riconoscerlo di quanto si pensasse, com’è successo in occasione del voto per il divorzio o per l’aborto.
2.
In Italia c’è il Papa e la Chiesa è radicata nelle istituzioni civili.
Gli italiani non sono tutti dei madonnari e dei baciapile e comunque non si capisce perché debba essere necessario svendere i propri ideali e le proprie battaglie politiche calando i calzoni davanti alla Chiesa.
Inoltre va ricordato che il matrimonio esisteva assai prima del cristianesimo e che comunque è un contratto fra due individui. Possibile che per fare un “contratto” sia indispensabile l’approvazione del Papa?
3.
Non bisogna toccare la “famiglia”…
Come gay di destra sono convinto che la famiglia sia la base della società. Ma davvero non si capisce perché due gay che si amano, che si sostengono reciprocamente e che dividono la buona e la cattiva sorte non possano essere considerati una famiglia.
4.
Le Unioni civili varrebbero anche per gli eterosessuali…
Si sono mai visti gli eterosessuali combattere per i diritti dei gay?
5.
Ma includendo anche gli eterosessuali, le Unioni civili sarebbero più
facilmente ottenibili.
E se si arrivasse alle Unioni civili solo per gli eterosessuali? Col clima bigotto che c’è in Italia…
6.
Con l’Unione civile ci sarebbero meno responsabilità e meno difficoltà
nel separarsi.
Se due gay partono con questo principio, allora val la pena che si limitino alla convivenza.
7.
Per ora si lotta per ottenere l’Unione civile che è più alla portata,
poi si penserà al Matrimonio.
Se si ottiene l’Unione civile, non si otterrà mai il Matrimonio.
E’ tipico della classe politica italiana, anche quella gay, ricercare perennemente compromessi. E il movimento gay lo è al punto da trascurare la raccolta di firme per una Legge ad iniziativa popolare promossa dai radicali nel settembre 2001 per dare ai gay la possibilità di sposarsi.
I gay italiani sono chiamati a lottare per i loro diritti in nome della libertà e dell’uguaglianza, ma l’ottenimento dell’Unione civile rappresenterà una vittoria a metà ed essi non si sentiranno mai identici, a pieno titolo, agli altri cittadini.
Il coraggio del sindaco Gavin Newson viene ad essere uno schiaffo morale a chi propone la teoria della similitudine (o dell’Unione Civile) ed insegna che è meglio aspettare tempi più maturi ed un momento politico più favorevole per avere vittorie piene.
Gay.TV, 4 mag.04
UN GAY CHE VOTA ALLE EUROPEE
In un momento storico fondamentale per le sorti dell’Unione Europea, Enrico Oliari si chiede se sia giusto che un cittadino gay voti solo in base al proprio orticello.
Col
primo maggio di quest’anno l’Europa si è allargata, arrivando ad
includere 10 nuovi paesi, molti dei quali provenienti dal mondo che si
trovava al di là della cortina di ferro.
Se cresce l’Europa, cresce anche la comunità gay europea e subito ci si
accorge che, mentre in nessun paese europeo vi sono leggi contro gli
omosessuali, solo in una minima parte di essi sono garantite le pari
opportunità di vita sociale e civile per le coppie omosessuali.
Soltanto negli ultimi anni Stati come la Romania e la Lituania hanno
abrogato leggi che sanzionavano il rapporto omosessuale, tuttavia
l’assenza di istituti giuridici come il Matrimonio per le persone
omosessuali o le Unioni civili lasciano ancora i gay e le lesbiche europei
su un gradino inferiore rispetto ai cittadini eterosessuali.
Nonostante quest’avvenimento storico sia ancora fresco, ci si trova già
nel periodo pre-elettorale: a distanza di pochi giorni vi saranno le
elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo.
Lungo le strade delle città sono già apparsi i cartelloni pubblicitari
che invitano a votare per questo o per quel candidato e per questo o quel
partito ed anche gli esponenti del movimento omosessuale si stanno dando
da fare per far arrivare ai gay italiani le loro “indicazioni” di
voto.
Effettivamente l’Europa si è dimostrata più vicina agli omosessuali di
quanto lo sia lo Stato italiano, dal momento che, almeno a Strasburgo, i
diritti dei gay e delle lesbiche sono discussi in Parlamento; tuttavia,
ahimè, i nostri governi, di centrosinistra e di centrodestra, sembrano
fare orecchie da mercante alle raccomandazioni del Parlamento europeo.
La prima Risoluzione di rilievo è la A3
0028 del 1994, con la quale l’Europa unita raccomandava agli
Stati membri di rimuovere le barriere che creano differenze fra cittadini
omosessuali ed eterosessuali, e quindi, ad esempio, la possibilità per le
coppie dello stesso sesso di vedersi legalizzata la propria unione.
Quindi vi sono state Risoluzioni
prodotte con lo scopo di raccomandare agli stati membri di tutelare le
persone omosessuali sul lavoro o quelle che subiscono discriminazioni nei
loro Paesi.
Alla fine quindi sono stati messi insieme dei buoni propositi, degli
“inviti ad operare”, delle “raccomandazioni”, ma in dieci anni in
Italia non è cambiato nulla per le persone omosessuali.
La colpa è ovviamente della mancanza di volontà dei nostri politici
romani, di destra e di sinistra, che, approfittando del fatto che
l’Europa non può costringere nessuno Stato membro ad adottare una
determinata risoluzione, ma solo “invitare a fare…”, calano i
pantaloni davanti al mondo cattolico e disattendono le richieste di dignità
e di uguaglianza della comunità gay e lesbica italiana.
E’ questo un comportamento che riguarda sia la destra omofobica e
forcaiola, sia la sinistra ipocrita e bigotta.
Le
leggi per i diritti delle persone omosessuali possono venire solo dal
Parlamento italiano e il voto gay alle politiche europee viene così ad
essere un semplice gesto per sperare nelle raccomandazioni e negli inviti,
quindi niente in più di un venticello di aria fresca.
La comunità gay deve rendersi conto che la lotta per i diritti delle
persone omosessuali deve svolgersi in Italia e soprattutto deve cambiare:
basta con la svendita gratuita del patrimonio culturale ed elettivo del
movimento gay ai partiti, che tutto pretendono e nulla danno.
E’ sbagliato, quindi, che gli esponenti del mondo omosessuale, servi dei
partiti, si accaniscano a dare indicazioni di voto in occasione
delle elezioni europee, mentre è giusto che ogni cittadino europeo,
compreso quello gay, voti conscio di far parte di una più grande comunità,
formata da 450 milioni di abitanti, che si estende da Valletta a Dublino,
da Nicosia a Tallin.
Ogni omosessuale di questo grande insieme di nazioni è anche un cittadino
che ha gli stessi problemi degli altri cittadini, le cui risposte variano
a seconda della coalizione partitica. E’ tuttavia un errore affidarsi ad
un voto piuttosto che un altro solo per il fatto di essere gay.
Per carità, i diritti dei gay e delle lesbiche sono di primaria
importanza, ma non bisogna dimenticare che la nuova Europa presenterà
un’infinità di nuove problematiche, soprattutto di carattere economico
ed interetnico.
Ad esempio è scandaloso vedere un’Europa unita con tre sedi e due
Parlamenti, i cui costi di gestione sono esorbitanti (oltre tremila
missioni retribuite alla settimana), senza contare il finanziamento delle
numerose infrastrutture (strade, ferrovie ecc…) che l’Europa unita sta
costruendo in Polonia, nelle Repubbliche baltiche e via dicendo, tutto a
carico di noi cittadini.
I problemi e le nuove problematiche di quest’immensa e forte Europa non
sono davvero pochi, ed è tremendo pensare che un omosessuale possa
pensare, al momento del voto, solo a se stesso ed al proprio orticello.
Gay.TV 27 lug 04
Quei Radicali (troppo) liberi
Il movimento omosessuale italiano è decisamente nelle mani delle sinistre. Questo non significa che i gay italiani sono tutti seguaci di Bertinotti, di Rutelli o di Fassino, ma semplicemente che i vertici del movimento di lotta per i diritti delle persone omosessuali sono parte integrante di quel determinato schieramento politico. Ed ovviamente impegnano ogni energia ed ogni sforzo affinché la lotta gay resti partiticizzata ed i gay pride rimangano monocolore: alla fine è sempre una questione di voti e di tessere.
Ritengo che sia sbagliato generalizzare ed io stesso conosco personalmente chi antepone la lotta gay alla tessera del partito, ma basta dare un’occhiata alle manifestazioni gay per rendersi conto di come vanno le cose.
In precedenza, ad esempio, avevo fatto notare come determinati simboli siano adottati con leggerezza dagli stessi omosessuali durante i gay pride ed i particolare le immagini con il volto di Guevara (assassino ed imprigionatore di omosessuali), dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (paese dove i gay vengono pestati ed imprigionati) e dell’Unione Sovietica (50 mila gay scomparsi nei Gulag, cfr. http://www.oliari.com/ricerche/gulag.html).
L’amore per la tessera, talvolta, arriva a livelli esagerati e alcuni esponenti del mondo omosessuale, piuttosto che applaudire alle iniziative pro gay di altre formazioni politiche, si eclissano dietro un misterioso silenzio, che poi è un insulto alla nostra stessa lotta.
I primi a subire l’”odioso silenzio” sono i Radicali italiani, i quali, non essendo ne’ comunisti, ne’ di sinistra, sono stati e sono tutt’ora sistematicamente ignorati dal movimento omosessuale nelle loro lotte a favore dei gay e delle lesbiche italiani.
Nel settembre del 2001, ad esempio, pochi timidi comunicati stampa di poche timide associazioni gay venivano ad essere tutto l’impegno offerto dal mondo omosessuale ai militanti del partito Radicale che andavano raccogliendo le firme per la presentazione di una legge di iniziativa popolare per l’allargamento del matrimonio civile alle coppie omosessuali (http://www.oliari.com/singoli/lip.html). Tuttavia il “diktat” per i gay era chiaro: Unioni civili, punto e basta. Eppure solo il matrimonio garantisce la perfetta uguaglianza fra cittadini eterosessuali ed omosessuali, ma tale”eresia” era un concetto troppo forte per un movimento omosessuale intenzionato a non pestare i piedi ai cattolici presenti negli schieramenti politici.
I Radicali Italiani però avevano visto chiaro: sono bastati tre anni per dimostrare che le mezze misure delle Unioni civili verrebbero ad essere un istituto antiquato ancora prima della sua realizzazione e, guarda caso, in mezzo mondo il matrimonio fra persone dello stesso sesso è già una realtà o sta per diventarlo.
Altra battaglia importante per gli omosessuali è l’abrogazione della legge sulla procreazione assistita, la 40/2004, che all’articolo 5 prevede il divieto per le coppie omosessuali di usufruire dell’inseminazione eterologa.
Indubbiamente si tratta di una legge liberticida e proprio per questo motivo i Radicali Italiani si sono rimboccati le maniche e si stanno dando da fare, tramite l’associazione “Luca Coscioni” per raccogliere le firme necessarie per arrivare alla totale abrogazione della legge in questione.
I Democratici di Sinistra, al contrario, hanno proposto solo un parziale ritocco della legge e tramite un referendum mirano ad abrogarne solo alcuni articoli.
Nadina Sassu, militante di Alleanza Nazionale e consigliere di GayLib, ha però fatto notare che fra gli elementi della legge 40 che i DS vorrebbero lasciare inalterati, c’è proprio quell’articolo 5 che proibisce l’inseminazione delle lesbiche.
E i vertici del movimento omosessuale, quelli che svendono alle sinistre le lotte per i diritti dei gay? Silenzio.