HOME PAGE DI ENRICO OLIARI
EDITORIALI (continua)
In questa pagina
- Guide Magazine, gen 02 - Troppe tessere
- Il Mattino BZ, 14 mag 02 - E se Pim fosse stato italiano?
- Guide Magazine, nov 02 - Da Pim Fortuijn a Bertrand Delanoe: gli omosessuali fanno Paura o hanno paura?

Guide Magazine, gen 02 - Troppe tessere

Il momento attuale vede un movimento gay fatto di tessere di partito anteposte alle ragioni ed alle esigenze vere. Ne è conseguita una fase di "stallo" del movimento proprio da quando la sinistra, inefficente ed immobile verso la comunità gay, era al governo.

Ha attraversato momenti di successo, il movimento gay italiano, come il gay pride di Roma 2000 o di Milano 2001, ma anche periodi critici, come l’insabbiamento delle varie proposte di legge a favore dei diritti delle persone omosessuali o gli scandali che hanno colpito circoli “politici” e “commerciali”, indubbiamente si può affermare che ora il movimento si trova in una ben specifica fase di confusione.
Personalmente non credo che ciò sia dovuto ad un maggior numero di militanti (più teste = più idee = più confronto, ma anche più scontro), in quanto, nella realtà, il mondo politico gay è circoscritto pressappoco all’esigua minoranza dei volontari di sempre, quasi una cifra ridicola rispetto alla crescente quantità di frequentatori di locali, saune e discoteche.
Semmai posso affermare che le cose non funzionano nei vertici, dove al posto del dialogo politico e del sostegno reciproco alle iniziative, ci si perde nelle piccole schermaglie e nella testardaggine di coltivare soltanto il proprio orticello.
A mio giudizio il problema sta in chi ha la necessità di anteporre ad ogni scelta ed a ogni intervento l’ideologia partitica, mettendo in secondo piano la necessità di essere un movimento unito e quindi forte.
Non a caso la mia proposta di dar vita ad una federazione unica delle principali associazioni gay è sempre caduta nel vuoto ed ancora esistono gruppi dichiaratamente schierati contro altri gruppi, come le lesbiche di Visibilia, che non vanno al gay pride di Milano perché vi partecipa GayLib.
Di esempi come questi se ne possono fare a bizzeffe e mostrano un movimento fragile e confuso, poco appetibile agli occhi del giovane omosessuale e poco interessante per il mondo politico in generale.
L’estremismo di certe associazioni di estrema sinistra, convinte che la liberazione possa essere solo quella comunista, poco si concilia con la visione più attenta di chi sostiene che i diritti civili dei gay possano derivare solo dal voto laico e soprattutto transpartitico dei parlamentari.
E così succede che i relatori di estrema sinistra disertano la conferenza a cui erano invitati, nonostante avessero garantito il loro intervento, per il fatto che allo stesso tavolo è seduto un esponente della destra moderata o che l’associazione dei gay comunisti litiga con tutti su tutto.
Personalmente non penso che la scelta di Franco Grillini di votare in Parlamento a favore dell’intervento militare in Afganistan sia inconciliabile con la sua carica di presidente onorario di Arcigay (fu lui al congresso dell’associazione di Rimini del 1995 a chiedere che nello statuto venisse indicato Arcigay come un gruppo “ecopacifista”), ma le maggiori critiche, rasenti all’isterismo, sono arrivate proprio dai gruppi di sinistra.
La voglia, che è una necessità, di noi gay liberali e di centrodestra di cooperare in modo produttivo con  la parte più consistente del movimento, che è di sinistra,  si infrange di fronte a mille “niek” e mi viene difficile pensare che  rinati gruppi come il F.U.O.R.I., di estrazione radicale, o il sempre più “eretico” Mapelli, possano riuscirci.
Il momento politico attuale vede un movimento gay fatto di tessere di partito anteposte alla ragione, di caccia ai fascisti dove i fascisti non ci sono e di ululati contro il totalitarismo, dove il totalitarismo non c’è. Bene ha fatto Ombretta Colli (di centrodestra!), presidente della Provincia di Milano, a dare un contributo al Gay Pride e bene ha fatto il sindaco di centrodestra Guazzaloca a concedere la prestigiosa e magnifica nuova sede “ex Salara”, gratis, all’Arcigay di Bologna. Ma chi lo annota?
Tuttavia, se GayLib è pronta a collaborare con il gay comunista, con quello leghista, con quello radicale o con quello cattolico o ancora, se ci fosse, anche con quello musulmano, perché c’è chi si ostina a emettere verdetti di condanna verso chi non condivide la sua scelta partitica? Occorre quindi trarre la conclusione che ad essere intolleranti siano proprio coloro che predicano la tolleranza.
Fa riflettere  che la fase di “stallo” del movimento gay si sia avuta quando la Sinistra, inefficiente ed immobile verso la comunità gay, era la governo.



Il Mattino BZ, 14 mag 02

E se Pim fosse stato italiano?

Figura enigmatica, contraddittoria, eccentrica…sono molti i modi in cui viene oggi descritta la personalità di Pim Fortuyn, illustre semi-sconosciuto a capo di una destra semi-sconosciuta di un’Olanda distante ed irraggiungibile.
In questi giorni Fortuyn è di tutto e di più: un neonazista haideriano con qualche distinguo, un liberale ma non troppo, un conservatore un po’ progressista, un razzista ma non con tutti, un illuminato con qualche ombra.
Nessun intellettuale italiano, neanche quei pochi che possono permettersi di lanciarsi fra piroette e azzardi, è riuscito a collocare quell’individuo scomodo sotto ogni profilo, anche quello giornalistico. D’altro canto è diventata un’impresa capire quale sia l’esatta pronuncia del suo cognome, dal momento che ognuno sposta accenti e vocali, a seconda di come gli riesca meglio.
Quello che più spaventa noi italiani è che possa esistere una realtà fatta di pensieri che escono dai nostri schemi, a dire il vero non troppo tradizionali, dove da una parte c’è la destra, dall’altra la sinistra, poi il sindacato di Cofferati, la Chiesa  e da lì lo spazio assoluto.
Un gay dichiarato razzista con gli islamici?. Un olandese che propone l’overdose per i tossici? “Anatema!”, si sarebbe gridato in Italia, davanti a tali affermazioni. Eppure sono piaciute (e piacciono tutt’ora) ad un numero crescente di olandesi, cittadini della nostra stessa Europa e con in tasca la nostra stessa moneta, abitanti di un Eden non troppo lontano che, a conoscerlo meglio, dopotutto non è esente da problemi e malumori.
Pim Fortuyn non era né padre né figlio dell’estrema destra xenofoba, omofoba e perbenista che siamo abituati a vedere, realtà in crescita costellata di personaggi sempre più visibili grazie ad una destra bigotta ed imborghesita ed a una sinistra in crisi su scala internazionale.
Era un leader politico con idee e ragioni latrici di pensieri scomodi, condivisibili o meno. In Italia, ad esempio, è inconcepibile che un gay dichiarato, impegnato nella politica, possa essere anche anti-islamico. La cultura del movimento gay italiano infatti prevede da una parte gli omosessuali, i palestinesi, la classe operaia (e un pelino anche quella imprenditoriale), gli spinelli liberi, gli islamici, i no global e quant’altro, e, dall’altra parte, gli americani e i fascisti che vorrebbero tutti nei forni. Poco tempo fa aveva suscitato sgomento e scalpore l’assassinio, in quanto omosessuale, di un ragazzo ventenne negli Stati Uniti, mentre non era stato riservato neppure un sussurro ai due diciottenni sepolti vivi in Arabia Saudita, scoperti mentre facevano l’amore.
Fortuyn vedeva uno scontro di culture con differenze dogmatiche nel modo di volere la società, in crescente radicalizzazione e dai segnali inconfutabili, fortunatamente lontano mille miglia dalle nostre case e dalle nostre coscienze.
Cosa potrebbe tuttavia succedere se anche in Italia, Paese abituato a tutto ed a tutti, nascessero nella popolazione idee marcatamente contrapposte, ad esempio, sul modo di vedere il ruolo della donna? Impensabile e pericoloso, in Italia, essere tolleranti con i tolleranti ed intolleranti con gli intolleranti?



Guide Magazine, nov 02

Da Pim Fortuijn a Bertrand Delanoe: gli omosessuali fanno Paura o hanno paura?

Gay dichiarato, Delanoë è il sindaco di Parigi. Qualche giorno fa è stato accoltellato da uno squilibrato, è vivo, e tanto basta per archiviare il caso nella coscienza politica del movimento gay italiano. Il giorno dopo l’aggressione, ho scritto un comunicato stampa in cui esprimevo solidarietà a Bertrand Delanoë e mi dimostravo allarmato per il fatto che l’attentatore era un fondamentalista islamico. Ho esagerato, in quanto la stampa aveva parlato di un algerino, non proprio di un estremista religioso. Naturalmente c’è stato chi ha contestato questa mia battuta, imputandomi falsi allarmismi e intolleranza religiosa.  L’algerino aveva dichiarato che aveva agito contro il sindaco Delanoë in quanto fortemente avverso ai politici ed ai gay, e la persona di Delanoë incarnava entrambe le caratteristiche.
Non sono un intollerante religioso.  Io ho una cultura di tolleranza verso le culture tolleranti, e di intolleranza verso le culture intolleranti. Non pongo la tradizione europea e quella dei Paesi arabi su due piatti della bilancia: penso semplicemente che è assurdo continuare a far finta di niente ed ignorare che esistono comunque delle differenze insormontabili, specie in tema di libertà sessuale e più specificatamente di omosessualità.
E l’algerino arrestato viene appunto da uno di quei Paesi dove l’omosessuale viene imprigionato, se non sgozzato. Trovo quindi più facile credere all’episodio omofobico legato alla cultura islamica, che all’odio per i politici in generale.
Riflettendo (a me piacciono i paragoni), mi sono ricordato della figura di Pim Fortuijn, ucciso non da un islamico, ma da un estremista ecologista. Fortuijn, dell’estrema Destra olandese e gay dichiaratissimo, abitava in un Paese tradizionalmente aperto a tutte le libertà, dove i gay si possono sposare. Eppure una delle sue battaglie politiche, non secondaria alle altre, consisteva proprio nel denunciare le crescenti  aggressioni agli omosessuali olandesi ad opera di islamici, fondamentalisti o meno non ha importanza. Pim Fortuijn non era razzista e sarebbe un errore accomunare la Destra italiana, a quella olandese. Non aveva difficoltà a proporre per il suo Paese flussi migratori provenienti dall’America latina o da altre parti del pianeta. Solo sosteneva l’inconciliabilità fra la cultura europea e quella islamica, quando l’immigrato non si integra nella cultura ospitante.
Personalmente penso che il movimento gay italiano non abbia digerito completamente la figura di Pim Fortuijn, abituati come da costume tradizionale italiano a dividere tutto in due parti: scrivevo in un editoriale di Guide Magazine che la cultura del movimento gay italiano mette da una parte gli omosessuali, i palestinesi, la classe, gli spinelli liberi, gli islamici, i no global e quant’altro, e, dall’altra parte, gli americani e i fascisti che vorrebbero tutti nei forni. Al gay pride è normale incontrare gay e simpatizzanti che portano la Kefija, simbolo dell’ Intifada (in Palestina i gay se la vedono davvero male!), ma chi porta la bandiera israeliana, come Reibman, viene aggredito dagli stessi manifestanti (e in Isralele i gay hanno diritti e possono unirsi civilmente). Nessuna associazione gay italiana (e lo dico rivolgendomi anche alla mia, GayLib) non ha ancora organizzato conferenze o incontri sul rapporto fra immigrati islamici e gay italiani in cerca di diritti civili, tematica attuale. Forse perché proprio non si vuole credere che le diverse aggressioni accadute a Milano, a Roma ed in altre città possono essere dovute anche a motivi legati al fondamentalismo islamico. Bisogna tuttavia considerare che il fenomeno migratorio nel nostro Paese è di dimensioni ridotte rispetto agli stati del nord e della mittel Europa, ma non ho dubbi sul fatto che, crescendo il numero delle comunità islamiche in Italia e quindi della loro rappresentatività partitica, i gay italiani possano avere nuovi nemici, sia in termine politico, che di mera violenza.
E’ naturale, quindi, vedere nell’aggressione al socialista Bertrand Delanoë una chiara e nitida ostilità all’omosessuale, uno di quei segni, cioè, che Pim Fortuijn invitava a non sottovalutare.


editoriali
rassegna stampa
home page di enrico oliari