ARTICOLI E INTERVENTI (continua)
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- Libertiamo, 17 feb 12: Che egoisti, questi gay. Che palla, quella della famiglia ‘finalizzata’ alla procreazione
- Notiziegeopolitiche, 17 nov: L'antisociale bacio fra il papa e l’imam
Libertiamo, 17 feb 12
Che egoisti, questi gay. Che palla, quella della
famiglia ‘finalizzata’ alla procreazione
Siamo alle solite. Non si finisce neppure di reagire all’ennesima bacchettata
omofobica dell’inesauribile Carlo Giovanardi, che subito spunta un nuovo
moralista, uno che pontifica su come sia e debba essere la famiglia “naturale”
italiana e su quanto siano “egoisti” gli omosessuali. E spunta da dove meno te
lo aspetti. Si tratta del capogruppo in Consiglio comunale a Napoli per Futuro e
Libertà, Andrea Santoro.
L’occasione per questa nuova “lezione di famiglia” è stata la discussione
sull’istituzione del cosiddetto registro delle unioni civili, approvato lo
scorso 13 febbraio nella città partenopea. Il tema e l’oggetto – un registro
simbolico, che ricorda da vicino le mozioni per la pace e la fratellanza tra gli
uomini e i popoli, approvati nell’era della guerra fredda da migliaia di comuni
italiani – non era tale, mi rendo conto, da suscitare l’entusiasmo. Ma Santoro
per l’occasione ha sfoderato un voto, quello di astensione, che è la via più
comoda per tenersi lontani dai guai e dalle responsabilità.
Se Santoro, che ha giustamente contestato la vaghezza del termine “unioni
civili” che “mette sullo stesso piano la coppia gay con l’anziano accudito da
una badante”, avesse votato contro sulla base di queste ragioni, non gli si
sarebbe potuto dar torto. Non è omofobia contrastare l’omofilia a buon mercato.
Per risolvere la discriminazione giuridica delle coppie gay occorre cambiare le
leggi, non intonare le messe cantate nei consigli comunali. L’astensione invece
di “futurista” ha ben poco.
Ma è la motivazione dell’astensione ad essere sfrontatamente passatista. “Nel
merito della questione – ha spiegato l’esponente di FLI – se è vero che
l’omosessualità è una inclinazione naturale, è vero anche che essa si manifesta
in concreto nell’ambito della libertà individuale e questa libertà individuale
non deve diventare egoismo”. E ancora: “Alla base vi sarà sempre la famiglia
naturale, un uomo ed una donna uniti dalla finalità della procreazione e della
crescita della prole. E che nel nostro Stato è istituita attraverso il
matrimonio. La sfida più grande è questa: riuscire a non mettere in competizione
il matrimonio con le altre forme di aggregazioni sociali che noi vogliamo andare
a riconoscere e tutelare”.
Gli argomenti sono quelli triti e ritriti di sempre: la natura altruistica e
naturalmente positiva della famiglia naturale, l’egoismo sociale e individuale
dei gay, il matrimonio come suggello della vera famiglia, contrapposto a forme
di unione meno vere, meno giuste, meno buone…E pensiero tipico dell’omofobia
della vetero-destra italiana, che ha iniziato a tollerare gli omosessuali da
soli, ma non li tollera quando sono in due, e mettono su casa e famiglia e fanno
il mutuo e assistono insieme i propri vecchi, proprio come una famiglia
“normale”, e pretendono di non essere trattati dalla legge e dalla politica come
semplici coinquilini. Non è cosa da Futuro e Libertà mettersi a cavillare così,
forse da Pdl in miniatura.
La parte del pensiero di Santoro più fragile è proprio quella sul matrimonio
“finalizzato” alla procreazione, sulla famiglia che è unita “dalla finalità
della crescita della prole”. Il matrimonio non serve affatto alla procreazione,
ma a dare un ordine civile ai rapporti tra i coniugi e con i figli e a prevenire
il disordine “naturale” della procreazione eslege. Il matrimonio è un contratto
tra parti che scelgono di condividere la vita e (anche) la scelta di fare o di
non fare figli. Se il requisito del matrimonio fosse la capacità procreativa
occorrerebbe privare di questo diritto le donne ultra cinquantenni, dal momento
che non possono più procreare. O procedere al divorzio forzato di quelle coppie
che non possono o non vogliono aver figli. Sostenere che il matrimonio (civile:
stiamo parlando di quello!) è finalizzato alla procreazione è storicamente e
giuridicamente falso, visto che è un contratto fra le parti di mutua assistenza
e di solidarietà, in un equilibrio di diritti e di doveri.
Poi, se le coppie procreano, è perché lo vuole la natura (è ovvio!) e
soprattutto il desiderio di genitorialità e di amore, che nessuno vuole
scardinare. Ma non venga Santoro a parlare di gay, perché se le coppie
eterosessuali italiane non fanno figli non è perché si sentono minacciate dalle
famiglie gay, ma perché sono preoccupate dal costo di questa scelta. Nei Paesi
in cui esistono il matrimonio gay o istituti simili ai Pacs, ci sono più
famiglie eterosessuali e fanno più figli. A fare la differenza è un welfare
familiare più giusto e generoso.
Un po’ più difficile da smontare è il concetto di ‘egoismo’ dei gay – per essere
altruisti dovrebbero, a quanto pare, darsi ai rapporti eterosessuali – perché
non si capisce bene a quale “egoismo” Santoro si riferisca. Alla promiscuità,
alla lussuria? Eppure, si contano ormai a bizzeffe i machi integerrimi, posati,
sposati e risposati di ‘destra’, i cattoliconi in prima fila al Family Day,
beccati con le mani nella marmellata. Ma uno solo, per passare da altruista, si
è messo a raccontare che “quella” era la nipote di Mubarak.
Forse è arrivato il momento che anche in Futuro e Libertà si apra una
riflessione sul tema dei diritti delle coppie omoaffettive. Non sulla tolleranza
umana verso gli omosessuali, ma sulla necessità politica di riconoscere la
realtà delle loro famiglie “non naturali”. Le libertà, che interessano milioni
di persone e che dimostrano la modernità di un partito, non vanno lasciate a
parole ed a concetti controversi, imprecisi, stupidi e bacchettoni.
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Notiziegeopolitiche, 17 nov
L'antisociale bacio fra il
papa e l’imam
di Enrico Oliari
Ci sono molti modi per far parlare di sé, per
incrementare le vendite e per dare dell’azienda
un’immagine frizzante e colorata.
La strategia di rompere gli schemi ha sempre
richiamato l’attenzione dei media, in perfetta
sintesi con la logica del ‘bene o male, purché
se ne parli, come giustamente osservava Oscar
Wilde, persona che del bello ne sapeva qualcosa.
A volte, tuttavia, si supera il limite. Non
tanto della decenza, come è d’uopo far notare
dalle parti dei catto-conservatori che si
spacciano ingiustamente per persone di destra,
bensì dello scontro ideologico, del sospetto e
dell’odio reciproco, cose distruttive nel
momento in cui ad essere interessata è una
minoranza impegnata nella perpetua ricerca dei
propri diritti.
E così il bacio fra papa Razinger e Ahmed
al-Tayyeb, il grande imam della moschea di Al
Azhar del Cairo (massima istituzione dell’islam
sunnita), suona come una trovata per vendere
qualche maglia o qualche pantalone in più, ma si
presenta come un macigno che urta la sensibilità
di molti, moltissimi individui.
Benetton questa volta ha strafatto: in un colpo
solo è riuscito a raccogliere il ‘dispiacere’
(chiamiamolo eufemisticamente così) dei
cristiani cattolici così come dei musulmani
sunniti, il tutto in un momento di forti
tensioni nel Nordafrica e nel Medio Oriente,
dove, con la caduta a catena dei vari regimi,
sono riaffiorati radicalismi che hanno un
atavico odio giurato nei confronti
dell’Occidente consumista ed immorale.
Ed è stato un bacio di Giuda anche per la
comunità omosessuale sia italiana, paese dove
c’è chi la percepisce come distruttrice degli
schemi e della famiglia, che nel mondo arabo,
dove con oggi ha un ulteriore motivo per essere
osteggiata.
I gay e coloro che vogliono bene ai gay, devono
essere latori di una cultura di pace, dove la
propria dignità e la propria libertà non
sostituisce quella degli altri, ma si identifica
e si pone accanto a quella degli altri.
Non occorrono di certo lo shock e lo scontro
ideologico per vendere più prodotti: serve
semplicemente che i prodotti siano di qualità ed
a un buon prezzo. E questo Benetton dovrebbe
saperlo.