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EDITORIALI (continua)
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- Il Mattino BZ, 12 giu 01 - Omosessualità e politica - i gay's s'appellano al governo per una legge antidiscriminatoria
- Il Mattino BZ, 18 giu 01 - "Minoranza trascurate" - I diritti altoatesini di una nuova "minoranza"
Il Mattino di Bolzano

Omosessualità e politica - i gay's s'appellano al governo per una legge antidiscriminatoria

La tematica dei diritti delle persone omosessuali ha trovato spazio durante la recente campagna elettorale e diversi candidati di questa o quella coalizione hanno lanciato la loro ricetta per curare gli interessi di quella che è la più grande minoranza del Paese, cioè quella omosessuale.
Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità infatti, ben il 5 – 7 per cento della popolazione è omosessuale e quindi, a conti fatti, affrontando l’argomento ci si riferisce a ben 3-4 milioni di cittadini italiani, dei quali venticinquemila sono sudtirolesi.
Tuttavia solo una piccola parte di quei candidati hanno dimostrato conoscenza della materia e certe uscite di esponenti di partito hanno lasciato trasparire una vera e propria grezzezza culturale.
Alcuni addirittura hanno frainteso il diritto di parità giuridica richiesto dalle associazioni omosessuali con la libertà di poter avere rapporti sessuali con persone dello stesso sesso, mentre altri, forse più maliziosi, hanno volutamente confuso l’omosessualità con la pedofilia.
Qualche leader di partito, non proprio in regola coi dettami del diritto canonico in materia di famiglia (chi è divorziato, chi separato), si è affrettato a manifestare la coesione del proprio pensiero con quello espresso dalle gerarchie vaticane, unendosi alla condanna dei peccaminosi omosessuali italiani.
Forse il termine omosessualità, creato due secoli fa dall’attivista tedesco Hirschfeld, fa pensare semplicemente a due persone dello stesso sesso che hanno rapporti esclusivamente erotici fra di loro, ma nella realtà si intende per gay tutto l’orientamento psico-affettivo-erotico dell’individuo .
Le lesbiche e gli omosessuali italiani non lottano per la libertà di fare del sesso, (in diversi Stati, specie in quelli islamici, tali rapporti sono perseguiti anche con la pena di morte), mentre si battono per la parità di trattamento da parte dello Stato laico rispetto agli altri cittadini.
Quello che lesbiche e gay chiedono è la possibilità di godere degli stessi diritti di tutti, dal momento che hanno anche gli stessi doveri di tutti. Essi pagano le stesse tasse, sono chiamati agli stessi impegni civili, ma si vedono chiudere le porte in faccia quando chiedono la legalizzazione del proprio rapporto o la possibilità di accedere agli alloggi popolari. D’altro canto se il matrimonio è fondato sull’amore e se tale sentimento è un fatto privato fra due esseri, non ha motivo d’esistere né l’ingerenza dello Stato nei fatti privati della persona, né l’allarmismo sociale creato attorno alla questione.
Qualche esponente politico che si rifà alla filosofia cattolica più integralista ha addirittura sostenuto in campagna elettorale, che riconoscere tali unioni possa comportare gradualmente l’estinzione dell’italica razza, mentre altri candidati si sono limitati a citare versi e versetti della bibbia.
Il Parlamento europeo già nel 1994 aveva invitato, con la risoluzione A30028/94, gli stati membri ad adottare misure di riconoscimento delle coppie omosessuali e quindi ad abbattere ogni forma di discriminazione verso i  gay e le lesbiche europei.
Diversi Stati, comprese la Francia e la Germania, hanno introdotto forme di unione civile fra persone dello stesso sesso e nella cattolicissima Spagna lo stesso Aznar (amico di Berlusconi) ha fatto introdurre in ben quattro regioni l’istituto giuridico della famiglia omosessuale.
Ma, si sa, l’Italia è il Paese del Papa e sia il centrodestra che il centrosinistra hanno assorbito quel pensiero moralista racchiuso prima nella democrazia cristiana, sfalsando in molti casi il patrimonio ideologico del partito.
L’appoggio alle lotte del movimento omosessuale viene così ad essere la cartina di Tornasole con la quale è possibile misurare il laicismo di uno schieramento.
Nel 1996 l’accordo delle parti che formavano l’Ulivo aveva volutamente escluso ogni possibilità di occuparsi della questione e quindi il PDS aveva rifiutato della candidatura di Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay e oggi eletto deputato.
La prova inconfutabile del disinteresse della politica di centrosinistra consiste nel fatto che cinque anni di governo non hanno portato nulla alla comunità omosessuale italiana. Immobilismo totale.
A destra la situazione non è certo migliore: chi non ha notato il continuo sforzo da parte degli esponenti della coalizione nel ritenere unico modello di famiglia quella tradizionale formata sul rapporto fra uomo e donna?
Per Alleanza Nazionale, ad esempio, l’effimera ventata di liberalismo del congresso di Fiuggi ha lasciato il posto,  specie in epoca giubilare, a posizioni di fermo moralismo, tanto che qualcuno ha, a torto o meno, definito il partito di Fini “la democrazia cristiana di destra”.
La Lega fino a poco fa sosteneva addirittura i diritti delle persone omosessuali e diversi uomini  dalla camicia verde avevano speso fiumi di parole per sostenere i “matrimoni gay nella repubblica Padana” (Corriere della Sera, 5 apr 98); forse per acchiappare  qualche voto in più nelle parrocchie, l’atteggiamento di Umberto Bossi e dei suoi si è capovolto fino a trasformare l’Albertino nel più acceso nemico della lotta per i diritti civili dei gay e delle lesbiche. Ma. come si sa, certi partiti non sono nuovi ai ribaltoni.
Le forze  conservatrici, che hanno paventato il riconoscimento dei diritti civili degli omosessuali, sono uscite ridimensionate dalle urne, mentre la liberale Forza Italia, che ha attuato un prudente silenzio sulla questione, ha vinto e stravinto in buona parte d’Italia.
Il fermento delle associazioni omosessuali, la risoluzione del Parlamento di Strasburgo e l’introduzione di norme a favore del riconoscimento delle coppie omosessuali in diversi Stati, sono il frutto di un lento ma radicato cambiamento dell’opinione pubblica europea: dalla condanna degli omosessuali si è passati all’accettazione ed alla considerazione che essere gay è semplicemente una diversità che riguarda la sfera dell’orientamento sessuale.
Il crescente numero di gay e di lesbiche che si riconoscono e che sono conosciuti come tali non è da attribuirsi ad una moda passeggera o al bisogno di distinguersi, come hanno affermato alcuni esponenti politici, bensì alla possibilità di accettarsi e di essere accettati, anche perché sono cambiati i modelli di identificazione dei giovani.
L’omosessuale non è quindi né lo sporcaccione della stazione che adesca i ragazzini né la camionista che tira pugni e bestemmia, ma si tratta di uomini e di donne normali presenti nella vita di tutti i giorni: l’infermiera, il poliziotto, l’impiegata, il maestro.
I diritti delle persone omosessuali vengono quindi ad essere improcrastinabili e il nuovo governo dovrà quanto prima affrontare la questione.
C’è da augurarsi che  la poca conoscenza da parte di diversi politici sulla questione e l’influenza di chi pensa che lo Stato debba essere subordinato ai voleri della Chiesa (vedi il diverbio per Radio Vaticana) non portino ad una leggina leggera e superficiale.
In Italia c’è bisogno urgentemente di una legge antidiscriminatoria, dove il gay o la lesbica possano trovare tutela contro i soprusi fisici e psicologici che sono costretti a subire e certamente vi è la necessità che migliaia di coppie omosessuali possano godere di un serio istituto giuridico che le riconosca e che ne garantisca i diritti.


Il Mattino di Bolzano

"Minoranza trascurate" - I diritti altoatesini du una nuova "minoranza"

E’ notizia di queste ore che il Tar della Toscana ha accolto il ricorso del Comune di Firenze contro l'annullamento della delibera di istituzione del registro delle unioni civili, anche fra persone dello stesso sesso, approvata nel 1998.
Il Consiglio comunale della città toscana infatti aveva istituito un registro che riconosceva una connotazione giuridica alle coppie di fatto ed in particolar modo dava, pur rispettando le graduatorie, la possibilità alle coppie dello stesso sesso di presentare domanda per l’assegnazione degli alloggi popolari.
Pronta la risposta del Co.re.co, l’organo di controllo regionale, che si era infatti opposto all’iniziativa per sospetta violazione della riserva legislativa di competenza esclusiva dello Stato.
Tutti sanno però che lo Stato italiano è completamente assente in materia e la tematica del riconoscimento della coppia omosessuale, o anche della più comune e generica “coppia di fatto”, è ben lontano dal divenire ordine del giorno di una seduta parlamentare.
In Italia vivono e pagano le tasse ben tre milioni di omosessuali, persone cioè che hanno un orientamento affettivo verso individui dello stesso sesso, ma che però, causa il vuoto legislativo, la discriminazione sociale o il più semplice pettegolezzo, vivono spesso in clandestinità o con difficoltà la propria condizione.
In Europa vi sono risposte diverse alla soluzione del problema e Paesi come Germania, Spagna e Francia hanno introdotto, con forme simili, il pieno riconoscimento della coppia gay o lesbica.
L’Italia, come si sa, è il Paese del Papa e lo Stato laico molte volte non può competere serenamente con gli altri membri dell’Unione. Quasi sfidando il potere centrale, alcune istituzioni locali, come il consiglio comunale di Firenze, hanno voluto essere vicine a tutti i cittadini approvando soluzioni che legalizzino, almeno per quanto di loro competenza, la coppia di fatto.
Ed il super-autonomo Alto Adige? Il mini-parlamentino della nostra provincia, come di fatto è il Consiglio provinciale, ha sempre ignorato il problema, trascurando così le necessità della minoranza gay e lesbica bolzanina.
Per carità, in una Terra con continui problemi di minoranze, diventa complicato porsi un ulteriore problema di considerazione di una "sottospecie" della popolazione, anche se, è logico, i diritti civili delle persone omosessuali non hanno barriere etniche.
Se da una parte l’istituzione locale attua un opportuno disinteresse sulla questione dei diritti civili per gay e lesbiche, da un’altra bisogna notare singolari e bizantine prese di posizione di alcuni personaggi noti.
La palma d’oro per l’affermazione che ha destato più stupore spetta senza dubbio al allora Giudice per le Indagini Preliminari Edoardo Mori, che, nel novembre del 1997 aveva sostenuto che i gay bolzanini arrivavano ad avere fino a duemila rapporti sessuali all’anno.
La cosa, che raccontata oggi potrebbe far sorridere, a suo tempo aveva lasciato molti di stucco per due motivi: innanzitutto non ci si sarebbe mai aspettati una simile affermazione da parte di un Magistrato ed in secondo luogo, dopo essersi rianimati dallo shock, ci si era chiesti se era il nutrimento a base di saporito speck dei masi a dare agli omosessuali altoatesini la necessaria energia e vigore per arrivare ad avere "duemila" rapporti sessuali all’anno, cioè circa cinque amplessi e mezzo al giorno per tutti i giorni dell’anno, domeniche comprese.
Haymo Planoetscher, candidato alle comunali con il “Movimento per la difesa dei valori della famiglia”, verso la fine di aprile 2000 aveva probabilmente scambiato il consiglio comunale con il consiglio pastorale e, promettendo al suo elettorato la salvaguardia dei valori cattolici, invitava i cittadini a non votare il centrosinistra ed Alleanza Nazionale perché candidavano un transessuale ed un omosessuale.
Nel novembre dello stesso anno, l’Astat, l’Istituto di statistica provinciale, aveva pubblicato una ricerca sul mondo giovanile dove, in sostanza, venivano messi allo stesso livello alcuni comportamenti definiti “devianti” dal punto di vista sociologico, come abortire, farsi tatuare, assumere droghe, avere rapporti omosessuali e convivere. Era il sereno prima della tempesta.
In un batter d’occhio si erano unite in un unico coro le proteste dell’Asdi, del Centro separati e divorziati, delle associazioni gay e persino del Movimento obiettori etnici.
Questi tre esempi sono diverse opinioni sul mondo omosessuale, ma lasciano capire quanto i gay e le lesbiche altoatesini siano ancora al margine della società e quanto soprattutto vengano ancora considerati dei fenomeni estranei alla normalità.
In una regione dove i gay sono visti come degli assatanati in cerca di sesso o come i distruttori della famiglia cristiana, la presenza di militanti omosessuali e quindi di persone disposte a dichiarare il proprio orientamento sessuale è circoscritta a pochi individui e i giovani omosessuali si guardano bene dall’avere dei sereni rapporti affettivi alla luce del sole.
Le obiezioni mosse da alcuni politici locali circa il fatto che l’omosessualità resta e deve restare un fatto privato da vivere al massimo sotto le lenzuola, sono facilmente confutabili. I gay e le lesbiche non chiedono il diritto di avere dei rapporti sessuali, ci mancherebbe. Essi reclamano la copertura del vuoto "in iures" che li riguarda, e cioè il diritto ed il dovere di assistersi reciprocamente, la possibilità di subentrare nei contratti di locazione o di succedere nel testamento, di vedersi riconosciuta la reversibilità della pensione o di potersi iscrivere alle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari e così via.
L’istituzione del registro delle unioni civili nella Provincia autonoma di Bolzano verrebbe quindi ad avere il duplice effetto di garantire la parità di trattamento della coppia omosessuale rispetto a quella eterosessuale e nello stesso tempo di educare la popolazione all’accettazione delle diversità.
La provincia di Bolzano verrebbe così ad essere una delle prime regioni ad adottare una norma per il riconoscimento delle coppie di fatto fra persone dello stesso sesso, punto nello spazio delle libertà civili verso cui l’Europa dei popoli è diretta.


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