Omosessualità e politica - i gay's s'appellano al governo per una legge antidiscriminatoria
La
tematica dei diritti delle persone omosessuali ha trovato spazio durante
la recente campagna elettorale e diversi candidati di questa o quella coalizione
hanno lanciato la loro ricetta per curare gli interessi di quella che è
la più grande minoranza del Paese, cioè quella omosessuale.
Secondo
l’Organizzazione mondiale della Sanità infatti, ben il 5 – 7 per
cento della popolazione è omosessuale e quindi, a conti fatti, affrontando
l’argomento ci si riferisce a ben 3-4 milioni di cittadini italiani, dei
quali venticinquemila sono sudtirolesi.
Tuttavia
solo una piccola parte di quei candidati hanno dimostrato conoscenza della
materia e certe uscite di esponenti di partito hanno lasciato trasparire
una vera e propria grezzezza culturale.
Alcuni
addirittura hanno frainteso il diritto di parità giuridica richiesto
dalle associazioni omosessuali con la libertà di poter avere rapporti
sessuali con persone dello stesso sesso, mentre altri, forse più
maliziosi, hanno volutamente confuso l’omosessualità con la pedofilia.
Qualche
leader di partito, non proprio in regola coi dettami del diritto canonico
in materia di famiglia (chi è divorziato, chi separato), si è
affrettato a manifestare la coesione del proprio pensiero con quello espresso
dalle gerarchie vaticane, unendosi alla condanna dei peccaminosi omosessuali
italiani.
Forse
il termine omosessualità, creato due secoli fa dall’attivista tedesco
Hirschfeld, fa pensare semplicemente a due persone dello stesso sesso che
hanno rapporti esclusivamente erotici fra di loro, ma nella realtà
si intende per gay tutto l’orientamento psico-affettivo-erotico dell’individuo
.
Le
lesbiche e gli omosessuali italiani non lottano per la libertà di
fare del sesso, (in diversi Stati, specie in quelli islamici, tali rapporti
sono perseguiti anche con la pena di morte), mentre si battono per la parità
di trattamento da parte dello Stato laico rispetto agli altri cittadini.
Quello
che lesbiche e gay chiedono è la possibilità di godere degli
stessi diritti di tutti, dal momento che hanno anche gli stessi doveri
di tutti. Essi pagano le stesse tasse, sono chiamati agli stessi impegni
civili, ma si vedono chiudere le porte in faccia quando chiedono la legalizzazione
del proprio rapporto o la possibilità di accedere agli alloggi popolari.
D’altro canto se il matrimonio è fondato sull’amore e se tale sentimento
è un fatto privato fra due esseri, non ha motivo d’esistere né
l’ingerenza dello Stato nei fatti privati della persona, né l’allarmismo
sociale creato attorno alla questione.
Qualche
esponente politico che si rifà alla filosofia cattolica più
integralista ha addirittura sostenuto in campagna elettorale, che riconoscere
tali unioni possa comportare gradualmente l’estinzione dell’italica razza,
mentre altri candidati si sono limitati a citare versi e versetti della
bibbia.
Il
Parlamento europeo già nel 1994 aveva invitato, con la risoluzione
A30028/94, gli stati membri ad adottare misure di riconoscimento delle
coppie omosessuali e quindi ad abbattere ogni forma di discriminazione
verso i gay e le lesbiche europei.
Diversi
Stati, comprese la Francia e la Germania, hanno introdotto forme di unione
civile fra persone dello stesso sesso e nella cattolicissima Spagna lo
stesso Aznar (amico di Berlusconi) ha fatto introdurre in ben quattro regioni
l’istituto giuridico della famiglia omosessuale.
Ma,
si sa, l’Italia è il Paese del Papa e sia il centrodestra che il
centrosinistra hanno assorbito quel pensiero moralista racchiuso prima
nella democrazia cristiana, sfalsando in molti casi il patrimonio ideologico
del partito.
L’appoggio
alle lotte del movimento omosessuale viene così ad essere la cartina
di Tornasole con la quale è possibile misurare il laicismo di uno
schieramento.
Nel
1996 l’accordo delle parti che formavano l’Ulivo aveva volutamente escluso
ogni possibilità di occuparsi della questione e quindi il PDS aveva
rifiutato della candidatura di Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay
e oggi eletto deputato.
La
prova inconfutabile del disinteresse della politica di centrosinistra consiste
nel fatto che cinque anni di governo non hanno portato nulla alla comunità
omosessuale italiana. Immobilismo totale.
A
destra la situazione non è certo migliore: chi non ha notato il
continuo sforzo da parte degli esponenti della coalizione nel ritenere
unico modello di famiglia quella tradizionale formata sul rapporto fra
uomo e donna?
Per
Alleanza Nazionale, ad esempio, l’effimera ventata di liberalismo del congresso
di Fiuggi ha lasciato il posto, specie in epoca giubilare, a posizioni
di fermo moralismo, tanto che qualcuno ha, a torto o meno, definito il
partito di Fini “la democrazia cristiana di destra”.
La
Lega fino a poco fa sosteneva addirittura i diritti delle persone omosessuali
e diversi uomini dalla camicia verde avevano speso fiumi di parole
per sostenere i “matrimoni gay nella repubblica Padana” (Corriere della
Sera, 5 apr 98); forse per acchiappare qualche voto in più
nelle parrocchie, l’atteggiamento di Umberto Bossi e dei suoi si è
capovolto fino a trasformare l’Albertino nel più acceso nemico della
lotta per i diritti civili dei gay e delle lesbiche. Ma. come si sa, certi
partiti non sono nuovi ai ribaltoni.
Le
forze conservatrici, che hanno paventato il riconoscimento dei diritti
civili degli omosessuali, sono uscite ridimensionate dalle urne, mentre
la liberale Forza Italia, che ha attuato un prudente silenzio sulla questione,
ha vinto e stravinto in buona parte d’Italia.
Il
fermento delle associazioni omosessuali, la risoluzione del Parlamento
di Strasburgo e l’introduzione di norme a favore del riconoscimento delle
coppie omosessuali in diversi Stati, sono il frutto di un lento ma radicato
cambiamento dell’opinione pubblica europea: dalla condanna degli omosessuali
si è passati all’accettazione ed alla considerazione che essere
gay è semplicemente una diversità che riguarda la sfera dell’orientamento
sessuale.
Il
crescente numero di gay e di lesbiche che si riconoscono e che sono conosciuti
come tali non è da attribuirsi ad una moda passeggera o al bisogno
di distinguersi, come hanno affermato alcuni esponenti politici, bensì
alla possibilità di accettarsi e di essere accettati, anche perché
sono cambiati i modelli di identificazione dei giovani.
L’omosessuale
non è quindi né lo sporcaccione della stazione che adesca
i ragazzini né la camionista che tira pugni e bestemmia, ma si tratta
di uomini e di donne normali presenti nella vita di tutti i giorni: l’infermiera,
il poliziotto, l’impiegata, il maestro.
I
diritti delle persone omosessuali vengono quindi ad essere improcrastinabili
e il nuovo governo dovrà quanto prima affrontare la questione.
C’è
da augurarsi che la poca conoscenza da parte di diversi politici
sulla questione e l’influenza di chi pensa che lo Stato debba essere subordinato
ai voleri della Chiesa (vedi il diverbio per Radio Vaticana) non portino
ad una leggina leggera e superficiale.
In
Italia c’è bisogno urgentemente di una legge antidiscriminatoria,
dove il gay o la lesbica possano trovare tutela contro i soprusi fisici
e psicologici che sono costretti a subire e certamente vi è la necessità
che migliaia di coppie omosessuali possano godere di un serio istituto
giuridico che le riconosca e che ne garantisca i diritti.
"Minoranza trascurate" - I diritti altoatesini du una nuova "minoranza"
E’
notizia di queste ore che il Tar della Toscana ha accolto il ricorso del
Comune di Firenze contro l'annullamento della delibera di istituzione del
registro delle unioni civili, anche fra persone dello stesso sesso, approvata
nel 1998.
Il
Consiglio comunale della città toscana infatti aveva istituito un
registro che riconosceva una connotazione giuridica alle coppie di fatto
ed in particolar modo dava, pur rispettando le graduatorie, la possibilità
alle coppie dello stesso sesso di presentare domanda per l’assegnazione
degli alloggi popolari.
Pronta
la risposta del Co.re.co, l’organo di controllo regionale, che si era infatti
opposto all’iniziativa per sospetta violazione della riserva legislativa
di competenza esclusiva dello Stato.
Tutti
sanno però che lo Stato italiano è completamente assente
in materia e la tematica del riconoscimento della coppia omosessuale, o
anche della più comune e generica “coppia di fatto”, è ben
lontano dal divenire ordine del giorno di una seduta parlamentare.
In
Italia vivono e pagano le tasse ben tre milioni di omosessuali, persone
cioè che hanno un orientamento affettivo verso individui dello stesso
sesso, ma che però, causa il vuoto legislativo, la discriminazione
sociale o il più semplice pettegolezzo, vivono spesso in clandestinità
o con difficoltà la propria condizione.
In
Europa vi sono risposte diverse alla soluzione del problema e Paesi come
Germania, Spagna e Francia hanno introdotto, con forme simili, il pieno
riconoscimento della coppia gay o lesbica.
L’Italia,
come si sa, è il Paese del Papa e lo Stato laico molte volte non
può competere serenamente con gli altri membri dell’Unione. Quasi
sfidando il potere centrale, alcune istituzioni locali, come il consiglio
comunale di Firenze, hanno voluto essere vicine a tutti i cittadini approvando
soluzioni che legalizzino, almeno per quanto di loro competenza, la coppia
di fatto.
Ed
il super-autonomo Alto Adige? Il mini-parlamentino della nostra provincia,
come di fatto è il Consiglio provinciale, ha sempre ignorato il
problema, trascurando così le necessità della minoranza gay
e lesbica bolzanina.
Per
carità, in una Terra con continui problemi di minoranze, diventa
complicato porsi un ulteriore problema di considerazione di una "sottospecie"
della popolazione, anche se, è logico, i diritti civili delle persone
omosessuali non hanno barriere etniche.
Se
da una parte l’istituzione locale attua un opportuno disinteresse sulla
questione dei diritti civili per gay e lesbiche, da un’altra bisogna notare
singolari e bizantine prese di posizione di alcuni personaggi noti.
La
palma d’oro per l’affermazione che ha destato più stupore spetta
senza dubbio al allora Giudice per le Indagini Preliminari Edoardo Mori,
che, nel novembre del 1997 aveva sostenuto che i gay bolzanini arrivavano
ad avere fino a duemila rapporti sessuali all’anno.
La
cosa, che raccontata oggi potrebbe far sorridere, a suo tempo aveva lasciato
molti di stucco per due motivi: innanzitutto non ci si sarebbe mai aspettati
una simile affermazione da parte di un Magistrato ed in secondo luogo,
dopo essersi rianimati dallo shock, ci si era chiesti se era il nutrimento
a base di saporito speck dei masi a dare agli omosessuali altoatesini la
necessaria energia e vigore per arrivare ad avere "duemila" rapporti sessuali
all’anno, cioè circa cinque amplessi e mezzo al giorno per tutti
i giorni dell’anno, domeniche comprese.
Haymo Planoetscher, candidato alle comunali con il “Movimento per la difesa dei
valori della famiglia”, verso la fine di aprile 2000 aveva probabilmente
scambiato il consiglio comunale con il consiglio pastorale e, promettendo
al suo elettorato la salvaguardia dei valori cattolici, invitava i cittadini
a non votare il centrosinistra ed Alleanza Nazionale perché candidavano
un transessuale ed un omosessuale.
Nel
novembre dello stesso anno, l’Astat, l’Istituto di statistica provinciale,
aveva pubblicato una ricerca sul mondo giovanile dove, in sostanza, venivano
messi allo stesso livello alcuni comportamenti definiti “devianti” dal
punto di vista sociologico, come abortire, farsi tatuare, assumere droghe,
avere rapporti omosessuali e convivere. Era il sereno prima della tempesta.
In
un batter d’occhio si erano unite in un unico coro le proteste dell’Asdi,
del Centro separati e divorziati, delle associazioni gay e persino del
Movimento obiettori etnici.
Questi
tre esempi sono diverse opinioni sul mondo omosessuale, ma lasciano capire
quanto i gay e le lesbiche altoatesini siano ancora al margine della società
e quanto soprattutto vengano ancora considerati dei fenomeni estranei alla
normalità.
In
una regione dove i gay sono visti come degli assatanati in cerca di sesso
o come i distruttori della famiglia cristiana, la presenza di militanti
omosessuali e quindi di persone disposte a dichiarare il proprio orientamento
sessuale è circoscritta a pochi individui e i giovani omosessuali
si guardano bene dall’avere dei sereni rapporti affettivi alla luce del
sole.
Le
obiezioni mosse da alcuni politici locali circa il fatto che l’omosessualità
resta e deve restare un fatto privato da vivere al massimo sotto le lenzuola,
sono facilmente confutabili. I gay e le lesbiche non chiedono il diritto
di avere dei rapporti sessuali, ci mancherebbe. Essi reclamano la copertura
del vuoto "in iures" che li riguarda, e cioè il diritto ed il dovere
di assistersi reciprocamente, la possibilità di subentrare nei contratti
di locazione o di succedere nel testamento, di vedersi riconosciuta la
reversibilità della pensione o di potersi iscrivere alle graduatorie
per l’assegnazione degli alloggi popolari e così via.
L’istituzione
del registro delle unioni civili nella Provincia autonoma di Bolzano verrebbe
quindi ad avere il duplice effetto di garantire la parità di trattamento
della coppia omosessuale rispetto a quella eterosessuale e nello stesso
tempo di educare la popolazione all’accettazione delle diversità.
La
provincia di Bolzano verrebbe così ad essere una delle prime regioni
ad adottare una norma per il riconoscimento delle coppie di fatto fra persone
dello stesso sesso, punto nello spazio delle libertà civili verso
cui l’Europa dei popoli è diretta.